giovedì , 23 novembre 2017
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L’italiano medio odia i cani?

excaliburdi VALERIA ROSSI – Il quotidiano più diffuso in Italia è il Corriere della Sera, che batte di poco Repubblica: tutti gli altri stanno a distanza abissale (le statistiche  le ho trovate su  Wikipedia). Il Corriere online dovrebbe quindi essere il quotidiano più letto dagli italiani informatizzati, che si presume (non so se a torto o a ragione) stiano un pelino al di sopra, dal punto di vista intellettuale/culturale, della media generale.
Piccola considerazione preoccupante: i commenti in calce a qualsiasi articolo che parli di cani, sul Corriere, sono all’ottanta per cento cinofobi. Nel migliore dei casi sono improntati al concetto che “l’uomo vale mille volte più di un cane” (e quindi giustificano qualsiasi infamia che riguardi gli animali), nel peggiore sono proprio intinti in una sorta di odio viscerale verso i cani e di riflesso anche un po’ verso i proprietari.
L’ultimo esempio riguarda l’articolo su Excalibur, il cane dell’infermiera spagnola infettata dall’Ebola, che è stato stupidamente e inutilmente soppresso perché sospettato di aver contratto il virus e di poterlo trasmettere.
In realtà colui che ha avuto le maggiori probabilità di beccarsi la malattia è ovviamente il marito dell’infermiera, che infatti se ne sta in quarantena.
Balza immediatamente agli occhi che lo stesso procedimento si sarebbe potuto seguire con il cane, senza rischi per nessuno… invece il cane l’hanno fatto fuori e il Corriere gli ha dedicato questo articolo, che  già di per sé sembra un filino dalla parte delle autorità spagnole (il fatto che “non sia mai stata documentata la diffusione dell’Ebola tramite i cani” sta proprio nelle ultimissime righe): ma quelli che fanno davvero inorridire sono – come al solito – i commenti.
Ci sono quelli chiaramente cinofobi, quelli semplicemente cretini, quelli che vorrebbero essere pacati e intelligenti e invece risultano cretini lo stesso.
Uno in particolare mi ha fatto sorridere amaramente: “Il male del ventunesimo secolo è la superficialità. Noi non sappiamo se ebola infetta gli animali. Il cane sezionato, analizzato studiato a dovere può fornire informazioni preziosissime per il progredire della conoscenza su questo virus letale per l’uomo. Per gli animali può essere letale? Possono gli animali contrarre il virus o solo ospitarlo? e se si, possono ritrasmetterlo agl uomini? Se il cane non è infetto, perchè non lo è? E se lo è dove e come lo è? E che comportamento ha il virus nel cane? Che trofismo ha nel cane? Quali sono gli organi bersaglio? Sono informazioni preziose che potrebbero contribuire a far progredire le conoscenze per questo virus, visto che gli animali delle zone di partenza non sono studiabili, la carcassa di questo cane lo è“.
Perché mi ha fatto sorridere?
Per l’incipit: “il male del ventunesimo secolo è la superficialità“. Dopodiché ci fa tutto lo spiegone su come quando e quanto l’uccisione di Excalibur potrebbe essere utile all’umanità… peccato che nelle primissime righe dell’articolo si legga che il cane è stato soppresso e poi cremato. Nessuna autopsia, nessuno studio, nessuna informazione utile.
Il lettore evidentemente ha letto con molta attenzione: quello superficiale è il resto del mondo!
Certo, il caso di questo povero cane innocente trucidato senza alcuna motivazione valida (quella del possibile contagio ricorda tanto la caccia agli “untori” durante la peste di Milano) è veramente triste: ma il tutto è successo in Spagna, e non è che ci si possa aspettare una grande sensibilità animalista da un Paese in cui lo sport nazionale è la corrida, i levrieri da corsa a fine carriera vengono impiccati e il trattamento riservato ai cani randagi è il vero e proprio orrore delle perreras.
Per questo a me fanno molta più paura i commenti degli italiani (anzi, dell'”italiano medio” che è il lettore del Corriere) che il fatto in se stesso.
L’italiano medio, con commenti come questi, dimostra di non avere il minimo rispetto per la vita (mentre li scorrevo mi chiedevo se prima o poi ne avrei incontrato uno nel quale si suggeriva di far fuori anche il marito dell’infermiera: nessuno l’ha scritto, ma mi piacerebbe sapere in quanti l’hanno pensato); in più dimostra un’ignoranza abissale e una vera e propria incapacità di capire quello che legge.
Un tizio sostiene, bello convinto, che il cane “continuera’, come sua natura, a leccare chi gli è simpatico e a mordere chi gli è antipatico. Tutte e due le azioni, leccata e morso, contribuiranno alla diffusione della malattia che raggiungera’ altre persone e altri animali. Le persone saranno ricoverate e isolate, gli animali continueranno a leccare e a mordere altre persone o animali, secondo natura“. A parte questa strana idea dei cani che vanno in giro mordendo o leccando a seconda di come gli gira, neppure questo tizio ha letto l’articolo fino in fondo, visto che in fondo si dice appunto che non c’è alcun caso documentato di contagio attraverso gli animali. Insomma, non è arrivato neanche a leggere tutto l’articolo – oppure non ci ha capito una mazza – eppure si sente in dovere di dire la sua).
Di fronte a questa gente io mi chiedo ogni volta, molto amaramente, se abbia davvero un senso continuare a cercare di diffondere un po’ di cultura cinofila attraverso la parola scritta. Mi chiedo se ci sia speranza non solo per i cani, ma proprio per l’italiano medio.
E dopo tutta questa amarezza, mi ritrovo addirittura a sorridere (e stavolta apertamente) di fronte all’ultimo commento che dice: “Ma cosa c’entro io con il cane, francamente non l’ho capito“, firmato dal nick Excalibur57.
Almeno il senso dell’ironia, per fortuna, a qualcuno è rimasto. Per tutto il resto… si salvi chi può.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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