venerdì , 17 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Rifugi-canili-adozioni >> Io non capisco la gente – che non ci piacciono i crauti

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Io non capisco la gente – che non ci piacciono i crauti

10734232_10205525013991213_8587152345264084912_ndi VALERIA ROSSI – Forse siete troppo giovani per ricordarvi de “I Crauti”, uno dei primi (e sicuramente uno dei più riusciti) esempi di canzone totalmente demenziale. L’ho già citata in un altro articolo, mi pare, e se volete sentirla (ve lo consiglio, perché è un capolavoro di follia) la trovate qui. Ma se non la ascoltate non importa, perché intanto non c’entra niente con quello di cui voglio parlare stamattina (in realtà non c’entra niente con niente: è demenziale e basta).
Perché questo titolo, allora?
Be’, perché quello di cui voglio parlare c’entra almeno con la prima parte: io non capisco la gente.
Non capisco la gente che, leggendo di questa iniziativa, ha commentato acidamente: “Incontro di marketing!”, specificando che in due ore non si può trattare un argomento complesso come quello del rapporto cane-neonato.
Certo, due ore saranno anche poche: ma sempre meglio che non parlarne affatto, direi.

10358748_10205525193475700_1478243487561247653_nPeccato che questa affermazione così lineare e scontata si prenda a pugni con quello che io stessa pensavo ieri tornando da Avola, dopo aver tenuto insieme al collega Davide Cardia un corsetto di due ore moltiplicate, sì, per tre giorni… ma sempre assolutamente insufficienti a passare veri messaggi, vera informazione, vera cultura.
Per tutto il viaggio di ritorno ho continuato a ripetermi “Ma a cosa serve? In questo tempo così ridotto, cosa avranno potuto capire?”.
Abbiamo parlato un po’ di tutti i problemi comportamentali che si possono riscontrare nei cani, soprattutto in quelli di canile (essendo il corso rivolto soprattutto ai volontari); abbiamo risposto a molte domande del pubblico e dei volontari stessi. Ma è indubbiamente una goccia nel mare, così come sono gocce i sei cuccioli che abbiamo portato con noi al ritorno e che i Canisciolti faranno adottare qui al Nord. Sei cuccioli sembrano tanti (sono tanti!), ma domani – o forse oggi stesso – in canile ne arriveranno sicuramente altri dieci.

63952_10205440276234737_1702702844036399612_nSono tre anni che vado ad Avola, è dal 2009 che i Canisciolti aiutano il canile di Avola… e il numero di cani in canile non è mai diminuito, nonostante lo sproposito di adozioni che sono riusciti a portare felicemente a termine.
Ma allora, a cosa serve tutto questo? Tutto lo sbattimento, i viaggi, i voli, i corsi… a cosa servono, se non cambia mai nulla?
Ieri me lo sono chiesto più volte; oggi sono tornata a casa, ho letto la critica acida all’iniziativa su cani e bambini e ho pensato – abbastanza acidamente anch’io: “ma sarà sempre meglio che niente, no?”.
Ma se la cosa vale per un incontro, allora deve valere anche per Avola e per tutto quello che tutti i volontari del mondo fanno ogni giorno: se penso che non serva quello che si fa, che è troppo poco, che non si cambierà mai il mondo con qualche sporadico salvataggio o qualche goccia di cultura trasmessa quando e come si può… allora non soltanto non capisco la gente che non ci piacciono i crauti: non capisco neanche me stessa.
E magari è così.
Però… però resta sempre un tarlo che mi rosicchia malignamente, quando cerco di convincermi che “meglio che niente” sia una risposta.
E continuo a pensare che ci sia differenza tra un incontro di due ore sul tema X o Y (che a mio avviso – se fatto bene – può essere qualcosa di utile, anche se forse non sarà risolutivo al 100%) e l’adozione di qualche cucciolo, o la diffusione di qualche goccia di cultura sul tema del randagismo.
“Meglio che niente” vale per gli incontri, così come vale per seminari e stage (due ore per capire saranno anche poche… ma due giorni non sono molti di più, eh!): ma non riesco a convincermi che possa valere per un problema che dovrebbe essere affrontato in modo molto più incisivo, e soprattutto da parte di persone ben diverse dai volontari.

simonaIl randagismo è responsabilità delle istituzioni, e noi c’entriamo sempre perché le istituzioni vengono votate e non imposte dal cielo: però bisogna anche andare a vedere chi dovrebbe occuparsi di cosa, e come potrebbe farlo.
L’assessore al randagismo di Avola (a me vengono già i brividi a pensare che debba esistere, in alcune parti d’Italia, un “assessore al randagismo”) è una giovane donna dall’apparenza fragile e delicata (è quella al mio fianco nella foto, con l’attestato in mano), che però si rivela tostissima quando è impegnata nel suo lavoro: si chiama Simona Loreto e ha tutta la mia ammirazione, perché fa veramente l’impossibile per aiutare i cani (in passato è stata lei stessa volontaria al canile).
Però, a cena con lei, sentendole raccontare delle difficoltà che il Comune deve affrontare ogni giorno (è in stato di pre-dissesto, rischia il commissariamento, ha milioni di debiti…) sono addirittura io a pensare “Ma in una situazione come questa, come si può pretendere che si pensi al canile?”.
Ma le “situazioni come questa” – che in Italia sono millemila, e al Sud sono millemila moltiplicato millemila – non dipendono neppure dalla volontà delle amministrazioni comunali, che in alcuni casi forse hanno sbagliato personalmente, ma in molti altri (e quello di Avola è sicuramente il secondo caso) devono cercare di “metter pezze” sugli errori di chi li ha preceduti.
Ma perché è possibile commettere errori, fare buchi (o voragini) nei bilanci, ritrovarsi con situazioni ingestibili e così via?
Perché nessuno controlla, perché lo Stato non aiuta, perché lo Stato è perennemente assente.
Sì, certo: aiutare un cane sarà sempre “meglio che niente”. Però non può neppure essere “tutto lì”.
Un corso, un seminario, uno stage possono essere troppo brevi, possono dire poco… ma di sicuro non si fanno danni a pensare “meglio che niente”.
Salvare pochi cuccioli e pensare la stessa cosa, invece, fa un danno enorme nel momento in cui si comincia a pensare che non si possa fare di più, o peggio ancora che ci si crogioli nella propria autocelebrazione. Viene perfino a me la voglia di autoincensarmi perché faccio questi microviaggi a titolo di volontariato: figuriamoci se non è autorizzato a sentirsi santo, martire o eroe chi a queste attività dedica gran parte della sua vita.
In tutto questo si rischia di pensare che il “meglio che niente” sia una risposta: si rischia di non fare mai un passo in più e di non confrontarsi con i problemi reali, quelli che il randagismo lo provocano, lo alimentano, permettendo che qualcuno addirittura ci speculi sopra.
Sì, è carino tenere corsi ogni anno cercando di insegnare ai volontari come si socializza un cucciolo, o come si dividono due cani che litigano. E’ anche utile, per carità. Ma resta il fatto che quei cani, lì, non ci dovrebbero essere.

10624919_10205440265594471_6593809667704233926_nResta il fatto che per cinquanta o cento persone a cui puoi spiegare la rava e la fava dell’amore e del rispetto – perché sono venute spontaneamente al corso, il che significa che una certa sensibilità verso gli animali già ce l’avevano – restano milioni di persone che in Italia, e nel 2014, pensano ancora che un cane “malriuscito” si possa tranquillamente buttare nel cassonetto dell’immondizia. E’ proprio da un cassonetto che arriva Luana, la rottweilerina – bellissima! – che abbiamo portato con noi e che ha già pronta un’adozione qui a Torino, come il suo compagno di kennel Gino che è stato addirittura accolto in aeroporto dai suoi nuovi umani: Luana è stata buttata via perché ha le zampine un po’ storte e qualcuno, evidentemente, non aveva nessuna intenzione di curargliele.
Meglio buttarla e aspettare che arrivi il camion a triturarla viva insieme agli altri rifiuti.
Luana è stata fortunata: l’hanno trovata e salvata.  Molti altri cuccioli non hanno avuto e non avranno la stessa fortuna… e sono assolutamente certa che l’essere sub-umano che ha gettato la cucciola in quel cassonetto non sia stato presente al nostro corso, né abbia mai partecipato ad alcuna iniziativa simile.
Per evitare che personaggi del genere (chiamarle “persone” è troppo) continuino a fare cose del genere, non basta il “meglio che niente”. Ci vuole molto, ma molto di più.

10354871_10205510288703090_2236956038734050390_nCi vuole la cultura cinofila nelle scuole, obbligatoria e continuativa, per creare nuove generazioni che conoscano il significato del rispetto; ci vuole l’intervento di istituzioni locali che possano disporre di cifre “reali” da destinare alla lotta al randagismo, e che non si trovino nella situazione di dire “ogni nostra entrata non può diventare un investimento, perché in realtà non si tratta mai di entrate, ma solo di riduzioni dei nostri debiti”; ci vogliono istituzioni nazionali che pensino ai problemi reali e non soltanto a come vincere le prossime elezioni facendo promesse che nessuno realizzerà mai.
Sì, è carino fare incontri, è carino salvare qualche cucciolo… ma è tutto “meglio che niente”, e credo che si potrebbe e dovrebbe andare un po’ oltre.
Non so quanti volontari ci siano in Italia: credo una marea.
Credo che se si mettessero tutti d’accordo e cominciassero a protestare tutti insieme verso i veri responsabili del randagismo, qualche risultato lo otterebbero: perché farebbero paura. Perché la politica si renderebbe conto che sono una vera forza e che rappresentano una fetta di elettorato da non sottovalutare.
Ma i volontari, per la maggior parte del tempo (quello che gli rimane dopo aver spalato cacche, accudito cuccioli, somministrato medicine e così via), si scannano tra loro; o se la prendono con gli allevatori. Sono sempre troppo impegnati nelle guerre tra poveri, per provare a combattere contro  chi potrebbe davvero cambiare qualcosa.
E così si rimane fermi al “meglio che niente”.
E io non capisco la gente – che non ci piacciono i crauti. Ma non capisco neppure la gente che si accontenta di continuare così, sentendosi (e spesso essendo) tanto eroica perché salva qualche cane, ma non trovando mai la forza di prendersela con chi i cani li mette ogni giorno nell‘evitabilissima condizione di aver bisogno di eroi.

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo




Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico