venerdì , 17 novembre 2017
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Io e Afra – parte XVII: Non entrate in quella strada

IMG_0187di MARIO GIOVANNINI – Piccolo riassunto delle puntate precedenti: a luglio del 2011 mia moglie ed io abbiamo adottato in canile Afra, una meticciona di quasi 30 Kg, dolcissima, ma assolutamente non socializzata e sinceramente terrorizzata dal genere umano.
Consci di quello che stavamo affrontando, abbiamo intrapreso un percorso di desensibilizzazione progressiva, che continua tutt’ora, con alti e bassi (tutte le tappe del percorso sono sempre disponbili digitando “Io e Afra” sul motore di ricerca del sito).
Periodicamente mi capita di rileggere le cose che scrivo. Di solito in periodi di scarsa ispirazione, faccio un po’ come Inzaghi che pare – non sono milanista, quindi è solo un sentito dire – prima di ogni partita rivedesse ossessivamente un filmato con il montaggio di tutte le sue reti. Allo stesso modo, ogni tanto faccio un ‘ripasso’, forse alla ricerca di conferme… e nella speranza di non scoraggiarmi troppo.
Comunque, rileggendo gli articoli su Afra, mi sono reso conto che è quasi un anno che non faccio un aggiornamento serio sulla situazione, avendo divagato alquanto negli ultimi articoli, cazzeggiando anche parecchio. Chiedo venia, cercherò di rimediare e mi impegno a essere molto più serio e puntuale.
A questa non ci ha creduto nessuno, vero? Bene.

foto 3La fuga di Afra di un anno fa (Io e Afra XII, per chi volesse rinfrescarsi la memoria) ha segnato un punto preciso nella nostra convivenza. In pratica ho buttato nel… alle ortiche un anno di lavoro e siamo praticamente ripartiti da zero.
Il percorso è stato complicato, esattamente come la prima volta, forse anche di più. Certo, avevamo alcune basi solide su cui poggiare, almeno per la deferenza e la routine quotidiana, ma per il resto non è stata una passeggiata.
Volendo rappresentare visivamente la nostra avventura, assomiglierebbe molto ad un grafico di borsa: il trend generale positivo, ma frastagliato da infinite fluttuazioni – anche piuttosto marcate – in un verso o nell’altro. In particolare, ad inizio estate, c’è stato un crollo verticale che mi ha fatto preoccupare parecchio. Al punto di rompere le palle anche a Valeria, che è stata gentilissima e molto disponibile. Afra sembrava aver perso completamente interesse a… tutto. In passeggiata era pigra, si piantava continuamente, voltandosi indietro, tirando per tornare a casa. Non un po’, tanto. Una volta le ho contate: si è bloccata 72 volte in un’ora. Persino al parco, dopo un giro velocissimo, si straiava all’ombra e non muoveva più un passo.
L’ho fatta rivoltare come un calzino dal vet, ma senza nessun risultato. Per fortuna. Ma il problema rimaneva. Eccome.
Una mattina, preso dallo sconforto, a un certo punto ho smesso di sollecitarla e ho cominciato a lasciarle fare quello che voleva. Pensavo tornasse a casa di filato (eravamo a poche centinaia di metri), invece ha deviato dal solito giro, riprendendo un po’ di entusiasmo.
Mi si è accesa una lampadina. Ho cominciato a lasciarle scegliere da che parte iniziare il giro ogni volta e pian piano ho capito – mi ci è voluto un po’, per la verità – che era passare in due vie precise vicino a casa che le creava problemi. Al punto di rovinarle la giornata.
Sinceramente, cosa abbia associato a quelle strade non saprò mai dirlo. In un caso, forse, si è trattato di un camion della nettezza urbana che una mattina continuava a superarci e a fermarsi (gente che saliva e scendeva, rumori forti, luci lampeggianti), ma è solo un’ipotesi. Fatto sta che, una volta compreso quello, ho eliminato il percorso incriminato ed è letteralmente rinata.
Quest’estate abbiamo poi affrontato diverse situazioni complicate (per lei), ospiti a casa a lungo termine, l’imbiancatura dell’appartamento… ma ne siamo venuti fuori bene e senza strascichi. E qualche giorno fa mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta imboccando decisa la via del camion della spazzatura, senza nessuna esitazione.

foto 2E’ tornata ai suoi livelli migliori, recuperando quello che avevo buttato… va be’ ci siamo capiti, un anno fa.
La confusione le crea ancora problemi, ma per fortuna viviamo in un quartiere tranquillo e gli orari delle nostre uscite non sono esattamente quelli ‘di punta’.
Anche il cambio della macchina è stato superato brillantemente, malgrado il nuovo fuoristrada abbia il pianale piuttosto alto e la obblighi a fare un bel salto per salire.
Il capitolo ‘macchina’ poi ha dato delle belle soddisfazioni: abbiamo scoperto che la lunghezza del viaggio non è un problema. Fino a ora, ma non per colpa sua, non avevamo mai provato a farle fare viaggi lunghi.
Be’, abbiamo visto che l’auto per lei è una zona sicura e viaggia tranquilla. Grazie a questo, ho cominciato a portarla in campagna in posti diversi dal solito e ho scoperto che avrebbe un vero talento per la caccia. Il DNA dell’antenato segugio è decisamente predominante. Ficca il naso a terra e non lo alza più. Senza fare preferenze trova di tutto: quaglie, fagiani, lepri, storni… peccato che io non sia esattamente il compagno ideale per questo genere di attività, altrimenti non si tornerebbe mai a casa a mani vuote.

IMG_0175Di recente ho assistito a una gara per cani da ferma: devono individuare la preda, fare l’avvicinamento in un certo modo, bloccarsi e poi alzare la quaglia di fronte al conduttore.
Se fosse di razza, si vincerebbe facile: ce l’ha nel sangue e nessuno le ha insegnato nulla.
Ho in mente di provare con i tartufi, per vedere di farla lavorare in qualche modo che le dia soddisfazione. Ma non ho le idee ancora molto chiare in merito.
Un’altra cosa su cui abbiamo lavorato, e di cui sono discretamente orgoglioso, è la condotta al guinzaglio.
Non so se ‘formalmente’ il termine sia corretto, ma ora se è alla mia destra, con il guinzaglio in una mano sola, sa che può annusare, fermarsi e sgrufolare come vuole. Ma se la passo alla mia sinistra, con il guinzaglio a due mani, capisce che mi deve guardare e seguire senza distrarsi. E anche questo è molto utile per uscire in fretta dalle situazioni che le creano stress.
In questo momento, comunque, siamo in una fase positiva, con giornate da ‘cane normale’ alternate ad altre in cui i vecchi fantasmi fanno capolino da dietro l’angolo, ma senza essere eccessivamente invadenti.
Sinceramente, se si stabilizzasse a questi livelli, sarei più che soddisfatto. Di portarla in centro a fare lo’struscio’ domenicale francamente mi importa poco, anzi nulla. Se invece si trovasse la quadra per poter andare in ferie tutti assieme l’anno prossimo senza usare photoshop…

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Informazioni su Mario Giovannini

Mario Giovannini è nato a Vercelli nel 1968, dove vive tuttora con quattro gatti, un cane, tre chitarre e una moglie molto paziente. Giornalista, scrittore, fotografo e musicista, si occupa di editoria da più di vent’anni, conciliando la professione di editor responsabile dei contenuti di una piccola casa editrice con l’attività di giornalista free lance per alcune delle più prestigiose riviste del settore musicale italiano.




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