2014-10-22 13.03.53di DANIELA IANNELLI – La mia storia inizia con una bambina, divenuta poi ragazza, che dei cani ha sempre avuto paura, piccoli o grandi che fossero; tant’è che se dietro ad un cancello c’era un cane, o qualcuno stava passeggiando con il proprio cane al guinzaglio, magari anche un “cane-topo”… beh, lei preferiva passare al lato opposto della strada.
Una bambina che quando il papà, amante dei cani, provava a proporle di andare a vedere qualche cucciolo, preferiva di gran lunga farsi prendere un canarino. Perchè questa bambina non è che non amasse gli animali, solo che preferiva conigli, tartarughe e uccellini. Il cane era e doveva restare uno sconosciuto, e neanche un cucciolo la smuoveva da questa idea.
Ecco me stessa fino al 2006.
Poi, in quell’anno, il mondo mi è crollato addosso.
Avevo ventidue anni e papà, il mio papà super eroe, è tornato a casa e mi ha detto di avere il cancro. E’ seguito un anno di sofferenze indicibili, in cui non sapevo se il mio cuore avrebbe retto tutto quel dolore: poi una notte del giugno 2006 papà si è addormentato per sempre.
I giorni seguenti ho vissuto come un automa: non vivevo, mi lasciavo vivere. D’altronde mia mamma doveva occuparsi dei nipoti, mia sorella e mio fratello dovevano occuparsi delle loro famiglie ed io non avevo nulla, se non un gran vuoto e tanto dolore.
Poi è arrivata lei. Milla.
Come mi fosse saltato per la testa di prendere un cane ancora non lo so. So solo che la barboncina di Stefano, il proprietario del mobilificio sotto lo studio di mio padre, in cui io passavo le giornate perchè lì, papà, mi sembrava di vederlo ancora alla sua scrivania,  aveva fatto una cucciolata ed era rimasta l’ultima cucciola e…. e così è arrivata Milla.
E mi ha salvato a suon di ciabatte mangiate, leccottini e corse al parco.
Mi ricordo alla perfezione il giorno in cui sono andata a prenderla, ero pervasa da mille pensieri e sensazioni, il dispiacere di portarla via dalla sua mamma, l’emozione per una nuova  avventura che mi apprestavo a vivere, ma soprattutto un dubbio: come avrei fatto ad avere un cane io, che dei cani ero terrorizzata?
Ebbene si, avevo paura anche di quel batuffolo color camomilla che stavo portando a casa, tant’è che indossavo dei jeans lunghi anche se era un caldo giorno di luglio, perchè ero intimorita all’idea che il cane, il mio cane da quel momento, mi graffiasse (forse all’epoca facevo confusione tra cane e gatto!). E così Milla, nome scelto per via del suo color camomilla, è arrivata a casa.

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Milla con Penny, la cocker della sorella di Daniela, trovata in Puglia in uno scatolone

Ci siamo studiate per giorni, settimane, abbiamo imparato a conoscerci.  Io non sapevo nulla: non sapevo che un cane ti fa le feste (e tutta l’agitazione di quei momenti mi spaventava un po’, e via di pantaloni lunghi per paura dei graffi!), non sapevo che avrei dovuto insegnarle io ad andare al guinzaglio, non sapevo che avrei avuto un intero universo da scoprire!
Soprattutto le prime settimane vedevo la cucciola spaesata, ero convinta le mancasse la mamma e spesso pensavo che avrei dovuto riportarla da lei, che avevo fatto uno sbaglio ad adottarla. Poi, pian piano mi sono accorta che qualunque cosa facessi, che mi stessi lavando i denti, cucinando o apparecchiando la tavola, lei, silenziosa, era sempre lì, accanto a me, non mi perdeva un attimo.
In quel momento è scattato qualcosa: è stato amore, punto. E in quel momento è iniziata la nostra avventura insieme. Inseparabili.
E’ stato così che quell’esserino peloso mi ha salvata, mi ha costretta a darmi da fare, a non crogiolarmi nel mio dolore. Non potevo crollare, avevo lei di cui prendermi cura ora, avevamo un mondo da esplorare, avventure da vivere insieme, e quando mi scendeva qualche lacrima lei era lì ad asciugarla.
Quante cose da raccontare, ogni giorno io insegnavo a lei e lei insegnava a me, anche se a dire il vero è molto più quello che Milla mi ha insegnato del contrario.
Quanti errori fatti, non posso negarlo, se ci ripenso mi viene la pelle d’oca.
L’aiuto di un bravo educatore è stato fondamentale per tutte e due, e fortuna che avevo una barboncina non troppo difficile da gestire. Ho studiato, ho cercato di rimediare agli errori fatti, in primis riguardo alla socializzazione,  perchè, se del mio cane non avevo più paura, degli altri continuavo ad averne.
In quattro anni Milla mi ha fatto entrare in un mondo nuovo, stupendo, mi ha “Presentato il cane”; io, che quattro anni prima avevo paura anche di un cane-topo, mi trovavo a far la volontaria nei canili e a passare i pomeriggi nei campetti addestramento tra “orde” di quattrozampe.

2014-10-22-13.01Poi, in un freddissimo dicembre, è arrivata Peanut.
E’ stato un azzardo portarla a casa, primo, perchè mia madre ha seriamente pensato di sbattermi fuori alla vista del secondo cane (ah adesso), secondo perchè Peanut aveva solo un mese ed era stata stata messa in canile da un “professionalissimo” allevatore, perchè nata zoppa, o più probabilmente lo era diventata per qualche incidente subito dopo la nascita.
E così in famiglia è arrivata una piccola yorkie che non si reggeva sulle zampette, che faceva i bisognini dovunque e andava pulita come un neonato, e soprattutto era stata tolta dalla mamma davvero troppo presto, mentre il mio primo cane, Milla, era stata con la mamma fino a  quattro mesi e il grosso degli insegnamenti le era stato dato.
Da dove dovevo cominciare?
Una nuova avventura era iniziata: ma Peanut è sempre stata una tosta, tostissima, e ce l’abbiamo fatta.
E che pazienza Milla, con una cuccioletta che tutto il giorno le saltava addosso per giocare! Fortunatamente quando è arrivata lei, tre dei miei vicini di casa avevano anche loro adottato dei cuccioli, quindi giochi e lotte tutto il giorno.
Poi a 4 mesi l’intervento alla zampa e la convalescenza, con Milla che si prendeva cura di Peanut con una incredibile dedizione. Zoppia rimasta, ma stava su quattro zampe ora, ed era una tempesta.
Purtroppo bisogna ammettere che al distacco precoce con la mamma è davvero quasi impossibile sopperire, io non ci sono riuscita in pieno, ma grazie ad un buon educatore e all’aiuto di Milla, sono riuscita a prendermi cura di Peanut.
Peanut che è amica di tutti  (si si, è un cane da parchetto il mio), Peanut che caccia i piccioni, Peanut che mi ha costretto a limitare le libere uscite delle mie cavie peruviane (eh sì, a casa ci sono pure loro) che prima gironzolavano per casa e si accoccolavano con Milla, mentre ora si ritrovano con un piccolo tornado che gli da la caccia, Peanut che quando ha smesso di fare i bisognini in casa, volevo dare una festa.

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Con la nonna...
Con la nonna…

Io, Milla e Peanut, che nel frattempo è diventata Pilù, perchè mia madre, che ora ovviamente la ama alla follia, a pronunciare Peanut proprio non ci riusciva.
Io e le mie due “necessarie appendici”. La laurea in giurisprudenza e la tesi con ovvia dedica a Milla e Pilù, sulla “Tutela penale degli animali”, occupandomi di zoomafia, di traffico di cuccioli e combattimenti tra cani.

2014-10-22 13.09.04Poi è arrivato il tumore maligno alla mammella di Milla, nonostante fosse stata sterilizzata da cucciola, la disperazione e l’intervento che le ha tolto entrambe le file di mammelle.
Vedere Peanut che, mentre Milla era ricoverata, girava per casa cercandola dovunque mi faceva venire le lacrime agli occhi; poi Milla è tornata a casa e quel terremoto di Peanut  sembrava aver capito, anzi sono certa avesse capito, che qualcosa non andava e si premurava di portare tutti i giocattolini sparsi per la casa da Milla, costretta immobile nella cuccia, e stava ora accoccolata con lei, cosa che non faceva più da anni, anzi,  era solita dare il tormento alla ben più calma e pacata Milla.
Io medicavo la ferita della mia Compagna di vita e pregavo che non se ne andasse, che non mi lasciasse sola così presto. Poi, pian piano, la ripresa.
Ed eccoci qui oggi: Milla ha nove anni e Peanut quattro, se ne stanno accoccolate vicino ai miei piedi mentre io scrivo questa lettera, e dico grazie, grazie dell’opportunità che ho avuto, perchè un cane ti cambia per sempre. In meglio.
E chissà se papà mi vede da lassù, mi vede e se la ride, mentre io gratto la pancia delle mie pelose.
E anche se mi sento ancora molto ” sciuramaria”, spero di riuscire a fare ogni giorno un passo avanti!

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…e l’ex bambina che aveva tanta paura dei cani oggi fa anche sleddog!

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14 Commenti

  1. anche io avevo paura dei cani, che mi saltassero addosso e graffiassero (idem panntaloni lunghi), ora ho un piccolo terrier, mi sono abituata a stare attorniata da cani anche grossi, l’unica cosa che non ho superato è il cane grosso agitato che salta addosso, quello no, ma chissà… 😉

  2. anche io avevo paura dei cani,un pastore tedesco mi aveva seguita da bambina perchè mangiavo un panino. mentre la padrona e mio padre mi urlavano di fermarmi e di lasciare il panino e nel frattempo cercavano di far calmare il cane. adesso capisco si era eccitato dalla mia fuga ma allora mi è venuta la fobia. quando avevo 8 anni mio padre mi ha regalato un cockerino,Rintintin (che volete,allora mi sembrava un nome stupendo!) e da allora è nato il mio amore per i cani! <3

  3. Adesso non ho più 7 anni,ho avuto pastori tedeschi e mio genero e mia sorella ne hanno uno. Li adoro e so che sono dei grandi buffoni! Quasi quasi la mia cockerina é più pericolosa con gli estranei,non vuole che la tocchino!

  4. Per me il rapporto con gli animali è stato invece una lotta continua. Mio padre non tollerava animali in casa per una serie interminabile di motivazioni (forse alcune giuste ma tulle le altre inaccettabili). Con mia madre sarei anche riuscita a convincerla ma il veto di mio padre incombeva su tutte noi. Eppure nel mio cammino gli incontri con gli animali cani e gatti in particolare ed in difficoltà erano all’ordine del giorno. La frustrazione che provavo (ora posso dirlo con il senno del poi) era maggiore della mia tenera età. Guardavo un cane o un gatto vagante e loro mi seguivano. Mi trattenevo un poco con loro ma dovevo poi correre a casa dall’uscita della scuola per non far tardi…..Iniziai un rapporto particolare con una cagnetta che si era stabilita vicino la mia abitazione, mi aspettava poiché nelle prime ore del pomeriggio quando avevo il permesso per uscire a giocare davanti casa le portavo di nascosto la merenda che mia madre mi preparava. Poi un giorno mio padre si accorse, disse che non voleva cani intorno casa e capii che l’avrei persa. Da li a qualche giorno non la vidi più. Disse che se ne era andata ma io so che fu lui a farla prelevare.
    Il mio unico obiettivo fu quello di andarmene da casa appena fossi cresciuta un poco.

  5. Penso a quanto tuo padre sarebbe stato felice e orgoglioso per questa tua grande conquista! Una straordinaria eredità quella che ti ha lasciato, la chiave per una vita mille volte più felice!

  6. Mia figlia non aveva paura dei cani, ne era letteralmente terrorizzata.
    Questo perchè all’età di due anni mentre giocava in un cortile un pastore tedesco la prese in faccia con i suoi dentoni, facendole dei vistosi graffi.
    Il danno fisico in un mesetto sparì completamente, ma quello psicologico era veramente preoccupante, dalla pipì addosso ad urli e pianti alla vista di qualsiasi cane.
    Non sapendo che fare mi rivolsi al suo pediatra, che mi disse “non voglio obbligarla, ma il mio consiglio è di prendere un cucciolo”
    E per un destino scritto mi si presentò l’occasione proprio dopo pochi giorni, come se Lillo avesse sentito di questa bimba bisognosa.
    Sono cresciuti assieme, e quella bimba ora è una ragazzona di 16anni che si fa sberleccare da tutti i cani che incontra.
    Lillo non c’è più, ma c’è Tommi, e pure un altro bimbo piccolo, vederli giocare insieme sul divano mi riempe il cuore.
    E una delle regole della mia famiglia è “mai più senza cane”.

  7. …sembra la mia di storia…!! All’inizio mi rifugiavo sul divano terrorizzata da quel batuffolo nero che ora pesa 40 kg !!! E ora mi pento di ogni anno non “canino” …anni persi !! 😀

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