di VALERIA ROSSI – Sì, lo so, ho già trattato più volte questo argomento: ma essendo mamma (anche se di Grande Orso vicino al quintale e non più di pupetto: ma pupetto è stato anche lui, anche se non sembra…), questo è un tema che sento molto.
In più, ogni volta che leggo di bambini morsi (più o meno severamente) da un cane, penso tristemente a quanti di questi episodi si sarebbero potuti evitare spiegando semplicemente ai bambini cos’è lecito fare e cosa no.
Torno quindi sull’argomento (forse anche ripetendo storie già narrate in passato: ma siccome non tutti hanno letto l’Opera Omnia di Valeria Rossi, per qualcuno saranno nuove..), provando ad elencare i pochi e semplici insegnamenti che possiamo dare ai nostri figli per ottenere, da un lato, la massima sicurezza possibile… e dall’altro, possibilmente, per renderli persone rispettose del “diverso da sè”, cosa che si potrà tranquillamente estendere anche a soggetti diversi dal cane (e in particolare agli “umani” diversi da noi, ma non per questo meno meritevoli della giusta considerazione).
Vediamo, dunque, cosa possiamo dire e fare alle varie età:

SCOPRI IL NOSTRO PET SHOP

bambini1Da 0 a 12 mesi
E’ opinione comune che il bambino cominci a capire le parole umane a partire dall’anno di età: gli studi più recenti sostengono invece che già a sei mesi il neonato sia in grado di collegare termini precisi alle parti del corpo (manine, piedini…) e al cibo. Tutto questo, ovviamente, non ci permette certo di cominciare ad educare il piccolo in senso cinofilo: quindi al bambino piccolissimo non possiamo insegnare nulla.
Possiamo invece (anzi, dobbiamo) vigilare sulla sua incolumità, anche se abbiamo in casa un cane buonissimo-dolcissimo-patatosissimo: e vigiliamo anche sull’incolumità del cane stesso!
Insomma, teniamo sempre e comunque d’occhio le interazioni cane-pupo e non fidiamoci mai ciecamente di nessuno dei due.
Il cane potrebbe sempre interpretare male un movimento o un gesto; il bambino potrebbe compiere (involontariamente, a questa età) gesti fastidiosi o dolorosi per il cane. E anche se il cane non reagisce (il famoso cane che “si fa fare di tutto”), è una vera cattiveria nei suoi confronti permettere che venga infastidito o tormentato dal cucciolo umano. Tra le altre cose, questo potrebbe indurre il cane a pensare che i bambini siano degli emeriti stronzi: e se non reagisce alle provocazioni di quelli che fanno parte del suo branco, potrebbe sfogare la sua frustrazione sul primo bambino estraneo che incontra.
Ricordiamo che “socializzare il cane con i bambini” non significa “darlo in pasto” ai bambini.

bambini2Dai 12 ai 24 mesi
L’evoluzione del linguaggio nel bambino, tratto da Wikipedia: “A partire da 12 mesi il bambino comincia ad utilizzare parole. È in grado di riprodurre con precisione i fonemi. Comincia ad esprimersi con parole bisillabiche, parlando anche di situazioni non-contestuali. I gesti referenziali servono a rappresentare un oggetto attraverso un simbolo gestuale. A 12 mesi il bambino comincia ad esprimersi con olofrasi (composte da una sola parola), a 18 utilizza frasi telegrafiche. Tra i 16 e i 24 mesi comincia a distinguere tra nomi e verbi e arriva allo stadio delle 50 parole (le femmine sono più precoci) che gli consente di formare le prime frasi vere e proprie”.
Come possiamo inserire tutto questo nell’educazione cinofila del pupo?
Intanto utilizzando i marker… proprio come facciamo con i cuccioli! Possiamo reagire con un “sì, bravo!” alle interazioni corrette del bimbo con il cane… e premiarle (magari non con i wurstel, ma con l’approvazione sociale: sorrisi, carezze, coccole), e fermare con un “no!” quelle scorrette. Il bambino a 12 mesi sa benissimo cosa significano “sì, bravo” e “no”: a differenza del cucciolo, inoltre, il bambino comincia ad avere una certa cognizione della loro connotazione morale. Dire a un cucciolo “Non dare zampate al gatto, perché gli fai male” non ha senso: il cane non capisce. Il bambino invece sì… ma solo a partire dai due anni circa.
Prima di arrivare a questa età potremo semplicemente “condizionare” il piccolo a non fare gesti pericolosi per sè o per il cane.
E non scandalizzatevi, please, di fronte al termine “condizionamento”: tutti noi siamo stati abituati ad usare il vasino tramite il condizionamento operante (anche se quand’ero bambina io non si sapeva neppure cosa fosse!), e di condizionamenti nostro figlio ne subirà a decine di migliaia nel corso della sua vita.
Rassegnamoci… e prendiamo fin d’ora ciò che può derivarne di buono.

GUARDA I NOSTRI WEBINAR

bambini3Dai 2 ai 4 anni
Il bambino è ora in grado di capire diverse parole e frasi, quindi si può cominciare a spiegargli anche i “motivi” per cui non deve fare certe cose, per esempio tirare la coda al cane di casa o fiondarsi addosso ai cani sconosciuti.
“Non fare così, gli fai male” è ormai un concetto comprensibile per il piccolo.
La cosa assolutamente fondamentale è non creare condizionamenti negativi, tipo “Non lo toccare che ti morde”, tanto diffusi quanto pericolosi perché possono creare bambini cinofobici… e tutti sappiamo (o almeno, dovremmo sapere!) che i bambini cinofobici sono quelli che rischiano più di ogni altro di essere morsi.
Meglio dire cose come: “aspetta ad accarezzarlo: prima chiediamo a questo signore se al suo cane piacciono i bambini”.
Nella mente del bambino, una cosa “che non piace” è una cosa dalla quale si sta lontani, o che si rifiuta di mangiare: non è una cosa che si aggredisce. Quindi il piccolo non penserà di poter essere morso, ma semplicemente che il cane può preferire stare lontano da lui: concetto che è perfettamente in grado di comprendere senza per questo provare timore o paura.
Con il bambino di questa età possiamo già introdurre le più semplici regole anti-incidente: quelle dei nostri nonni, per capirci (non toccare il cane di casa quando mangia o dorme, non entrare nel territorio di un cane estraneo).

bambini4Una cosa che non dovremmo proibire (dando per scontato che in casa ci siano cani perfettamente sani!) è che il bambino divida il cibo con il suo cane.
A questa età è normalissimo che il piccolo umano voglia condividere il cibo (così come è normale che invece i cuccioli non vogliano farlo): il mio, di figlio, faceva “un po’ a te a un po’ a me” anche con il biberon.
Nonostante tutte le remore di mia madre (che riuscii poi a convincere spiegandole che “così il bambino si faceva taaaanti begli anticorpi”) e le urla isteriche di mia zia (che non riuscii mai a convincere e che continuò a pensare che il bambino si sarebbe preso tutte le malattie del mondo),  io lo lasciai sempre fare, ottenendo due risultati:
a) mio figlio si fece effettivamente degli anticorpi grossi come cavalli (non so se per cause genetiche o se per merito dei cani, ma il dato di fatto resta): infatti smentì clamorosamente la zia non prendendosi assolutamente nulla, almeno fino a quando non cominciò a frequentare altri umanini… ma anche quando furono questi ad attaccargli le tipiche malattie infantili, se ne tirò sempre fuori in tempi da record. Il suo pediatra lo definì “il bambino più robusto che avesse mai conosciuto”… ed era un pediatra  anziano e di lunghissima esperienza;
b) tutti i miei cani – e specialmente i suoi cani personali – fecero l’associazione positiva “bambino=portatore di cibo” e accolsero sempre con grande entusiasmo non solo mio figlio, ma gli umanini in generale: perfino i pastori tedeschi, che in media non sono particolarmente entusiasti dei bambini (neppure i miei lo erano mai stati, finché il figlio non cominciò a dividere i biscotti con loro).
Ovviamente non intendo mettermi a discutere con chi preferisce fare scelte diverse e con chi ritiene che l’igiene possa essere messa a dura prova da pratiche di questo tipo: sono scelte, ognuno è liberissimo di fare le sue. Però posso dire che la mia ha funzionato benissimo.

bambini5Dai 4 ai 6 anni
Il bambino è ormai in grado di capire frasi e concetti anche complessi, sa strutturare le frasi, conosce gli interrogativi ed è capace di capire l’umorismo. Tutte queste abilità si affineranno sempre più man mano che cresce, ma già a partire dai quattro anni è possibile impartirgli una vera e propria educazione cinofila.
In particolare, potremo (e dovremmo) spiegargli:
a) come si deve comportare con i cani di casa (rafforzare il concetto di rispetto; iniziare ad introdurre quello di “diverso da sé”; cominciare a spiegargli le differenze tra le nostre due specie e fargli capire che alcuni gesti che per noi sono affettuosi – per esempio l’abbraccio – non sono altrettanto graditi al cane; spiegare meglio le “regole del nonno”, visto che adesso è in grado di capirne anche le motivazioni. A questa età si può spiegare al figlio che i cani hanno i denti, che l’unica cosa che possono usare per dire “lasciami in pace” è la bocca e che quindi non bisogna metterli in condizione di dirlo, perché i denti fanno male.
Non c’è bisogno di spaventare nessuno, ma soltanto di spiegare e far comprendere;
b) come ci si deve approcciare ad un cane estraneo (e questo vale anche per tutti i bambini che non hanno cani in casa): sempre e solo in presenza del suo umano, perché altrimenti i cani sconosciuti non si approcciano.
Gli insegneremo a chiedere prima di tutto all’umano se il suo cane ama i bambini ed è buono con loro, e a non offendersi (né tantomeno ad aver paura) in caso di risposta negativa.
Se invece la risposta è positiva, gli ricorderemo che ai cani NON piace essere abbracciati e baciati, né ricevere pacche sulla testa: non c’è bisogno di andarsi ad addentrare in discorsi di dominanza e sottomissione, basta dirgli che i cani non si scambiano i nostri stessi gesti di affetto.
Spieghiamogli che deve restare fermo (non abbassandosi: il bambino è già abbastanza basso di suo), tendendo la manina verso il basso e verso il muso del cane, per fargliela annusare. Sarà il cane a decidere se vuole fare amicizia oppure no.
Possiamo già  cominciare ad insegnare al piccolo come NON comportarsi di fronte a un cane estraneo (non correre, non strillare, non colpirlo neppure per gioco) e a distinguere tra segnali amichevoli, segnali di diffidenza/paura e segnali di aggressività vera e propria.

davide_cuccIl mio, di figlio, li conosceva così bene (anche prima dei quattro anni) che potevo portarmelo tranquillamente in expo e lasciarlo girare tra cani di qualsiasi genere. Non mi risulta che abbia corso alcun rischio, anzi a volte era lui che, indicandomi un cane, mi diceva: “telo lì non toccallo, pecché inghia”.
Solo una volta mi fece prendere un colpo, quando andò ad infilarsi nella gabbia di un rottweiler (l’avevo perso di vista per non più di un minuto, giuro): io li trovai che si dividevano felicemente i biscotti, ma mi vennero i sudorini freddi lungo la schiena quando il proprietario del cane si stupì nel vedere il bambino tutto intero e definì il suo rott come “solitamente piuttosto aggressivo”.
Certo, mio figlio è un caso piuttosto sui generis, essendo nato e cresciuto in un allevamento ed avendo imparato prima il canese che l’italiano: probabilmente per questo riuscì ad interpretare bene quel cane e a capire che poteva essergli amico.
Questo non toglie nulla al fatto che io abbia rischiato l’infarto… ma è indubbio che un bambino che conosca almeno l’ABC della comunicazione canina correrà sempre meno rischi di uno per cui i cani sono soltanto dei generici “bau bau” (o peggio ancora dei “babau”, nel senso di spauracchi di cui aver paura).
Infine: poiché stiamo parlando di bambini in età prescolare, o al primo approccio con la scolarità, ai discorsi sarebbe sempre bene affiancare dei disegni, delle favolette, delle storielle divertenti che lo aiutino a capire meglio i nostri insegnamenti.
In altri Paesi sono diffusissime le tavole “a misura di bambino” che aiutano gli adulti a mostrare, per esempio, i segnali più plateali che il cane può inviare con la mimica corporea: in Italia cominciano a vedersi solo adesso, così come è da pochi anni che si comincia (faticosamente) a portare un po’ di educazione cinofila nelle scuole dell’obbligo.
In attesa che qualcuno scopra l’importanza vitale che questi insegnamenti potrebbero avere, però, cominciamo a pensarci noi:   tenendo presente che un bambino informato e bene educato verso i cani non diventerà per forza un cinofilo, ma se non altro sarà al riparo dai rischi.
E scusate se è poco.

Articolo precedenteLa mia realtà bernese
Articolo successivoElogio del cane grande

Vuoi aggiungere qualcosa? Dì la tua!

27 Commenti

  1. Grazie! Avendo io due nipoti di sei e 2 anni e mezzo e un cucciolo di sette questo articolo mi ci voleva proprio. A proposito mi chiedevo come mia nipote (la maggiore) possa avere paura dei cani visto che mia sorella ha sempre amato tutti gli animali (tanto che ne ha portati a quintali a casa anche quelli che, evidentemente, non avevano molte speranze tipo uccellini pieni di zecche che avevano giocato troppo con i gatti del cortile..) e avuto e amato cani e gatti. Lei infatti vorrebbe accarezzare il mio cucciolo ma poi ha paura e toglie la mano. Noi non li abbiamo mai lasciati soli col cucciolo, so che lui non può averli spaventati e lei aveva già paura prima quando lui era un piccolo batuffolo. Mi piacerebbe poterla aiutare a superare questa paura anche perché vorrei evitare che contagiasse anche il piccolo che, per ora, pare tranquillo. Però ho l’impressione che importi più a me che a lei quindi mi riesce difficile affrontare un discorso e provo più con piccole indicazioni.

    • La domanda che mi faccio io da mamma (e che forse si fa anche tua sorella) è: ma è giusto cercare di far passare la paura dei cani ad un bambino?
      Cioè, una volta che gli hai spiegato che per la sua sicurezza deve evitare determinati comportamenti (scappare, urlare ecc), se un bambino i cani li scansa più che volentieri e non gli va di averci a che fare… dobbiamo intervenire o va benissimo anche così?
      Io non mi sono ancora data una risposta univoca.

    • Fai bene: forzare i bambini timorosi è sempre un errore. Se la bimba ha paura devi solo tranquillizzarla, ma senza chiederle di toccare per forza il cane o di giocare con lui. Non è proprio verissimo che tutti i bambini amano spontaneamente i cani: così come i cani sono ancora un po’ lupi, anche noi siamo ancora un po’ scimmie e un po’ di timore dei predatori, istintivamente, lo manteniamo. Lasciale i suoi tempi, limitati a “piccole indicazioni” come stai facendo, e vedrai che col tempo i suoi timori passeranno.

  2. Secondo me i bambni che nascono con cani e gatti in casa impararno naturalmente il loro linguaggio. Io ho fatto cose da piccolissima che in toeria mi avrebbero dovuto far sbranare da diversi cani anch sconosciuti eppure ricordo che capivo perfettamente quello che potevo pertermi e quello che il cane di turno non mi concedeva. Il substrato famigiare seondo me e` fondamentale per trasmettere al bambino le informazioni necessarie anche istintive di cosa puo` o non puo` fare sia col cane di casa che con cani estranei. Immagino Valeria che tuo figlio abbia assimilato questo concetti dalla famiglia come e` successo a me e a mia sorella.
    Inoltre ho il fondato sospetto che un bambino che cresca in una famiglia che gli insegni il rispetto per qualsiasi membro della stessa umana o canina crescera` con l`idea che i membri della famigli siano tutti ugualmente importanti e i cani di casa riconosceranno questa sua convizione trattandolo di conseguenza. Sono anche convinta che un cane adulto sia perfettametne in grado di riconoscere se una cosa e` fatta in maniera intenzionale o casuale per cui solo un clamoroso fraintendimento potrebbe portare al morso
    Per i gatti e` un altro discorso..ci sono gatti dispettosi e bastardi inside per natura e bisogna dire che aiutano molto un bambino a iintegrarsi nella vita reale dove pullulano i bastardi ahahahah!

  3. Ho sempre tentato (invano) di proibire a mio figlio di condividere il suo cibo con il cane, non per motivi igienici, ma per paura che mi uccida il cane e suon di cioccolatini, allora non mi preoccupo più? Lo lascio condividere?

    • Il fatto che tuo figlio non si becchi qualche malattia non significa che il cane non stia male per colpa del cibo che condividono…

      • E, infatti, proprio perchè non voglio che il mio cane stia male, cerco di insegnare a mio figlio che il nostro cibo fa male al cane, però per lui evidentemente tutto ciò non ha senso, perchè, ogniqualvolta mangia, specie se sono cose molto buone (patatine, cioccolata, gelati…) lui le condivide con il cane,e sapendo che noi non vogliamo, tenta di imboscarsi per nutrirlo di nascosto. Ora Valeria dice di non proibirglielo…

        • Valeria pensava che i bambini mangiassero cose più sane :-). No, patatine, cioccolata e gelati NON si dividono con il cane: devo essere rimasta indietro di qualche annetto, perché mio figlio mangiava merendine ai cereali, tortine alla carota, insomma tutte cose che al cane non fanno male!

        • anche mio marito, sapendo che io non voglio, tenta di nutrire il cane di nascosto…sempre pensato che i maschi non crescono mai…
          Prova ad insegnare a tuo figlio che mentre lui mangia qualcosa che fa male al cane può dargli contemporaneamente i suoi biscottini da cane, non è proprio condivisione ma ci si avvicina, avrà comunque cane sbavante con occhioni “dai dammene un pezzo che sto morendo di fame” di fronte che è quell’espressione che fa intenerire e sciogliere chiunque e a cui non si può dir di no, mentre quando mangia sano tipo panino al prosciutto allora può condividere

          • Grazie per il consiglio, Silvia. Stavo seriamente pensando di cominciare a nutrire a crocchette anche il pupo per evitare intossicazioni al cane 🙂

  4. Bell articolo!!!! Una domanda… mia figlia che ora ha due anni e cresciuta condividendo sempre il cibo con I nostri cani, volontariamente e involontaramente, il seggiolone era diventato il piu bel posto per I pelosi. Solo che a forza di mangiare questo e quello, biscottini con cioccolata etc… la femmina si era ingrassata quattro kg e il maschio si era preso una bella gastrite!!! Allora da qualche mese ho proibito a mia figlia di dare cibo ai cani e l assalti al seggiolone non si fanno piu perche quando viola mangia non li lascio avvicinare. Poi non gli do piu neanche il cibo dal nostro tavolo perche sto iniziando a dargli alimentazione barf. Secondo lei questo potrebbe rovinare il rapporto che si era creato tra loro?

    • Ehm… per “condivisione del cibo” si intende condivisione del cibo “sano”: non dei biscotti al cioccolato! 🙂
      No, non si rovinerà il rapporto, non preoccuparti!

  5. Quando è nata mia figlia avevamo un vecchio cane molto aristocratico e gattosissimo che si faceva i fattacci suoi ignorando platealmente la bambina e tutto il resto del mondo a parte me (e manco sempre). E’ morto che la bimba aveva un anno e mezzo e per ovvi motivi hanno interagito poco. Era un bel greyhound che avevo ereditato. L’ho adorato, ma non ho più preso cani dopo.
    Ora mia figlia ha sei anni e… la domanda sarebbe come farle “piacere” i cani, dato che vorrei prenderne uno. Non ne ha paura, ma li scansa.
    Fuori non è un problema: indifferenza reciproca e mai avuto nessun problema. Forse solo una volta un enorme cucciolone festeggione a casa di amici che è stato prontamente allontanato senza drammi da parte di nessuno quando la bambina ha manifestato di non gradire di essere atterrata dal medesimo.
    Non è che in generale sia una bambina fobica, tuttaltro, è allegra affettuosa sportivissima e piena di amichetti, ma l’idea di una “cosa viva” per casa non è che la entusiasma. E soprattutto le da molta noia l’idea di toccarlo.
    Abbiamo un cricetino simpaticissimo, per cui costruisce fantasmagorici palazzi e labirinti di lego. Lo guarda, ma non lo toccherebbe MAI. Il che è un gran bene per il criceto, tra l’altro.
    Abbiamo spesso “ospite” per qualche giorno la jack russel di una amica: educatissima, super obbediente, sembra un robottino.Non salta addosso, dorme nel suo trasportino, abbaia praticamente mai. Gioca volentieri ma educatamente. Lei appena appena la guarda, si scansa al passaggio, assolutamente non la vuole in camera sua. Le piace un pochino portarla al guinzaglio fuori ma è disgustatissima dalla”raccolta” (che ovviamente non fa lei, eh!!).
    La sua comunque non è paura ma disinteresse al limite del fastidio.
    E’ giusto “intervenire” o va rispettata così com’è? Dopotutto non è che sia una bambina sofferente o infelice. Tuttaltro!!
    Tutto l’aspetto “essere vivo” che ha odore, rumore, peli, presenza fisica tra le sue mura, non la interessa o al limite la infastidisce. L’idea poi che un cane possa rosicchiarle una cosa sua, magari uno dei sacri oggetti della scuola, la indispone non poco.
    Quando le chiedo se vorrebbe un cane a casa, mi dice semplicemente “no grazie!. Se le chiedo perchè: preferisco di no.
    Insomma, devo perdere le speranze? I bambini sono membri della famiglia a pieno titolo. E se prendessi sto benedetto cane mi sembrerebbe di prevaricarla.

    • Che un bambino possa avere paura dei cani non mi sorprende né mi turba più di tanto: però questa “indifferenza schifata” mi suona molto più strana della paura… anche perché non si limita ai cani, ma addirittura arriva anche al criceto di casa.
      Secondo me ci dev’essere qualcosa sotto, qualche esperienza sgradevole vissuta in precedenza, non so (non sono una psicologa e tantomeno voglio provare a tirarmela da tale): sta di fatto che questa bimba prova un disagio nei confronti degli animali e che, se fosse figlia mia, proverei ad indagare sulle cause, perché è davvero molto strano.

      • Grazie per la risposta!
        Il mio dubbio è proprio questo: ma per forza chi non ama l’idea di avere una animale in casa, nè l’idea di coccolarlo è uno un po’ da far curare?
        Lei ne è certa, io francamente non so più se lo sono tanto….
        Mi pare una cosa come cercare di convincere che nuotare è bello, che è bello sciare o viaggiare o leggere. Ad alcune persone non piace proprio. Eppure sono persone normalissime, persino simpatiche, ricche di qualità e di interessi.
        Se mia figlia vivesse male sta cosa, interverrei. Ma è palesemente serena al riguardo.
        Certo, se prendessi sto famoso barboncino le farei un bel dispetto però…. mah….

        • Anche a me sinceramente sembra un atteggiamento anomalo.. il fatto di essere infastidita dal fatto che gli esseri viventi siano, appunto, viventi, quindi che si muovano, abbiano un odore, emettano rumori, siano VIVACI.. cioè questo tipo di atteggiamento lo capirei di più in un anziano, tipo mia nonna che passa la vita a tirare la cera sui pavimenti e spolverare le credenze, tiene la casa come fosse una natura morta e quindi le danno fastidio cani e gatti che “sporcano, lasciano peli dappertutto, puzzano”.. ma da una bambina.. secondo me faresti benissimo a prenderle il bamboncino, proprio per smuoverla un po’ da questa sua rigidità.. e vedrai che dopo 2 giorni diventeranno inseparabili, e le avrai fatto il regalo più bello della sua vita!

          • Ho molta voglia di prendere questo famoso barboncino. Però non ci credo mica che dopo due giorni la bambina si smuove. No-no. Abbiamo spesso in casa un simpatico ed educatissimo cagnolino e lei proprio non si smuove eh. Non lo guarda neanche, di più: il cane è educatissimo, gioca solo con i suoi giochini dorme solo nella sua cuccettina, e sembra di non averlo. Un cucciolino un po’ esuberante la scoccerebbe proprio.
            Dopotutto forse è una cosa genetica: da bambini abbiamo avuto su mia insistenza una foxterrier memorabile.
            Mia madre si è ricordata che mia sorella talvolta diceva: ma come stavamo bene quando eravamo senza cane!!! Ed in effetti ripensandoci, la cagnolina non l’ha guardata mai per i cento anni in cui è vissuta con noi.
            A mia figlia poi gli animali piacciono anche tanto: ma solo quelli selvatici che vivono per conto loro.
            Non ama accudire e non ama avere i suoi spazi “invasi”.
            Insomma, prima di mettermi un guaio in casa, e coinvolgerci un innocente bambina ed un innocentissimo cane, ci voglio pensare bene.
            Grazie per questo scambio di idee

    • Mah, Cricri, non so se è davvero così strano. Io ho un caro amico, fra l’altro cresciuto in campagna e che oltre ai classici animali da campagna in giro per casa aveva sempre gatti, che anche lui non ha mai amato gli animali. Anche quando era piccolo non è mai stato interessato, non ha mai fatto discorsi da animalofobo ma anche lui fin da bambino era un po’ come tua figlia. Ed è una persona perfettamente normale. Quindi il fatto che non le piacciano gli animali perché li associa a qualcosa di sporco e di sgradevole non vuol dire che sia necessariamente sintomatico di qualcosa che non va. Certo, senza voler scendere nella psicologia infantile, che non è certo il mio ambito, se io fossi mamma inizierei a preoccuparmi solo se a questo atteggiamento se ne associassero altri di strani e poco infantili. Visto che i barboncini sono cani molto intelligenti e facilmente educabili dici che sia improbabile riuscire ad introdurre la cucciola come una semplice coinquilina con la quale tua figlia non è obbligata ad interagire?

  6. Bello! E molto condivisibile. Forse potresti aggiungere una piccola “nota” circa il COME far condividere il cibo dai 2 ai 4 anni, ma a parte ciò, mi ripeto, un bell’articolo! 🙂

  7. … Giusto stamattina,passeggiavo con il mio cane (meticcio) al guinzaglio e mio figlio nel passeggino, quando mi passa accanto un bimbo di 3/4 anni accompagnato da sorella e padre… Bhe ve la faccio corta, nel passare da una bastonata al cane… Il padre nn è intervenuto… Io mi sono limitata a digli che nn ci si comporta così… Ma avrei voluto sbranarlo ( il padre, nn il bimbo)!!!!!

  8. Dopo un episodio che mi è successo ieri mi pare doveroso aggiungere che BISOGNEREBBE parlare, almeno fare un accenno (se non si ha un cane), ai propri figli di chi è e di come ci si comporta con un cane. Ero in un negozio di bricolage col mio cucciolone (Tra l’altro si è comportato benissimo..!!!) e sento dietro di me la seguente conversazione: bimbo (sui 6 anni): “mamma hai visto il cane?” “Si. Che bello!” “Adesso gli tiro la coda” “No, non si fa” “perché?” “Perché non si fanno i dispetti” “Ma non faccio un dispetto, gli tiro la coda”… Io sono rimasta a pagare alle casse mentre il mio compagno ha portato fuori il cucciolo. Ora, per fortuna non è successo, ma se il bimbo l’avesse fatto veramente? Posto che io avevo dietro la museruola ma in quel negozio non è obbligatoria, che ho abituato il cucciolo a essere toccato anche sulla coda, posto anche che non si spaventa facilmente ma io non posso mettere la mano sul fuoco che se fosse arrivato il bambino da dietro e gli avesse tirato la coda lui non avrebbe nemmeno detto bu!!! E la colpa di chi sarebbe stata? Possibile che in 6 anni questi genitori non abbiano mai visto un cane (anche un gatto tra l’altro non la prenderebbe bene, anzi…) insieme al loro bimbo per affrontare un minimo di dialogo su questo??? O è la coda del mio particolarmente attraente..? Invece stesso post, stese giorno, arriva un bimbo (8-9) sui pattini, da solo e io avevo già il cucciolo seduto quindi aspetto pensando che lo accarezzerà diretto, invece no, mi chiede il permesso nonostante non ci fossero i suoi li accanto. Il cucciolo si è preso le sue coccole restando seduto e ricambiando con leccatine alle mani del nostro educato amico (con gli adulti invece è ancora un po’ troppo espansivo ma solo quando sono loro i primi a salutarlo). Comunque, secondo voi nel caso di prima, cosa avrei dovuto fare?

    • Martina, il fatto è che quella mamma crede di averlo affrontato, il dialogo! “Non si fanno i dispetti” per lei è tutto quello che il bambino deve sapere. Il fatto è che spesso si trattano i bambini come dei perfetti imbecilli, a cui si pensa di dover dare delle regolette “sì”-“no” senza prendersi il disturbo di spiegarle. E’ molto triste che dei bambini crescano così, anche perché le regole senza motivazione sono le prime a venire infrante.

      • Ma che il discorso per lei fosse finito li lo immaginavo. Quello che mi fa, a questo punto, un po’ di timore convivendo io, appunto, con un cane è l’idea che questo bimbo non sapesse neppure di non dover tirare la coda a un animale (perché a nessun animale fa piacere quello che può cambiare è la reazione) dato che non penso che il mio fosse il primo che vedeva in vita sua. Cioè quanti bambini si potrebbero approcciare al mio cane in modi diciamo avventati? E io cosa dovre fare? Mettergli sempre la museruola (al cane)? Io non pretendo neppure che gli si spieghi il perché ma cosa proprio non fare sarebbe carino e tutelerebbe i bambini stessi in primo luogo. Cani ce ne sono tanti in giro proprio per questo trovo pericoloso per i bambini essere totalmente ignoranti (letteralmente) in merito. Per come la vedo io i cani sono parte della nostra società e, anche se non sono di famiglia, capita comunque di doversi rapportare con loro in qualche modo. E secondo me è nell’interesse di tutti che sappiano almeno che sono animali, non pupazzetti o giocattoli. Questo un bambino di 6 anni (se gli tiri la coda gli fai male) lo capisce eccome! Io confesso di aver fatto dei “dispetti” alla gatta quando ero più piccola di quel bambino e mi sono presa la giusta reazione della micia che non è stata colpevolizzata da nessuno (lei) io sono stata sgridata anche dai miei perche ovviamente mi avevano spiegato che non avrei dovuto… Mentre se fosse il mio cane a reagire male la colpa sarebbe prima del kanekattivo e poi mia.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

Potrebbero interessarti anche...