venerdì , 24 novembre 2017
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La mia realtà bernese

NOTA: aggiungo questa nota qualche giorno dopo la pubblicazione, in seguito agli appunti di alcuni lettori, per spiegare che il senso della storia che segue è quello di dare una visione evidentemente “di parte” e sicuramente diversa da quella di molti appassionati della razza… ma altrettanto sicuramente vera per chi l’ha scritta.
Per questo l’articolo si intitola “La MIA realtà Bernese”: perché è solo un punto di vista, che può coincidere o meno con quello di altri. Parla di come questa persona – e non altre – ha vissuto il suo impatto con questo cane.
Personalmente non trovo giusto pubblicare sempre e solo lodi sperticate delle varie razze, perché a mio avviso (poi si può anche non essere d’accordo, per carità!) è sempre utile vedere i due lati della medaglia.
Ogni razza di cane, anzi ogni singolo cane (Bernese o Chihuahua o Alano, poco importa) può essere perfetto per un umano e disastroso per un altro: nel caso di questa lettera è evidente che i lati negativi sono stati almeno in parte indotti da errori umani (che comunque si capiscono chiaramente dal racconto…), ma è altrettanto evidente che una persona “fatta così” (né bene né male: “così” e basta!) forse non avrebbe dovuto prendere un Bernese, ma sarebbe stata meglio con un altro tipo di cane. O con nessun cane.
Queste esperienze di vita vissuta possono servire, sempre a mio avviso, a far capire a chi legge che il cane NON è un bel peluchone, né un angelo peloso, né il cane perfetto in assoluto. Dipende sempre dal feeling che si crea tra cane e proprietario.
Questo non significa che io approvi o condivida il punto di vista dell’autrice: ma lo ritengo degno di rispetto come qualsiasi altro e non trovo che “rovini l’immagine della razza”: fa semplicemente capire che ciò che può sembrare meraviglioso ad una persona può essere sgradito ad altre… e viceversa.

 bess_aperdi KARIN SANCIN – Da bambina incontrai un Bovaro del Bernese e fu un colpo di fulmine, mi innamorai perdutamente di quell’orsetto peloso e decisi che sarebbe arrivato il giorno in cui anch’io ne avrei posseduto uno tutto mio. All’epoca (circa una ventina di anni fa) non se ne vedevano molti in giro e  ogni volta che ne incontravo uno diventava vittima di una bambina, poi adolescente, poi adulta – semplicemente non potevo resistere e il fatto che tutti gli esemplari incontrati avessero un buon carattere non faceva che rafforzare la mia convinzione di possederne uno.
Volevo a tutti i costi un maxi peluche da spupazzare a piacimento. Non potevo certo immaginare che gli orgogliosi compagni di vita umani omettessero di proposito la parte scomoda della realtà di possederne uno – forse anche questo è uno dei motivi per il quale la razza è oggi tanto diffusa.
La scorsa primavera è venuta a mancare la mia amata Rottweiler a causa di un tumore e non appena ebbi la certezza che sarei presto rimasta senza di lei mi misi a cercare un cucciolo di Bernese.
Rinunciai a rivolgermi ad allevamenti italiani in quanto a controlli e qualità non mi sembravano adeguati – dai siti internet risulta al loro attivo un’impressionante susseguirsi di cucciolate (anche più di tre nello stesso mese), pertanto non sono sicura che i cuccioli vengano allevati come piace a me, cioè seguiti personalmente dall’allevatore uno per uno.
Mi rivolsi quindi all’estero trovando un allevamento che stava programmando una cucciolata per l’autunno, ma non volevo aspettare tutto quel tempo.
Dopo svariate ricerche sul web e contatti con altri possessori di cani provenienti dallo stesso allevamento ho rintracciato la proprietaria di un maschio, tra l’altro il cane più titolato dello Stato, che era appena diventato “papà”.
I tre cuccioli erano tutte femmine quindi non c’era un grosso interesse nei loro confronti ed erano ancora disponibili – le piccole erano nate lo stesso giorno in cui avevo scoperto che la mia Peggy era ormai nella fase terminale.
Essendo abbastanza superstiziosa pensai che fosse un segno del destino e così decisi che sarei andata a vederli nel caso in cui Peggy fosse venuta a mancare a breve.
Purtroppo abbiamo dovuto sopprimerla la settimana dopo e così stabilimmo di andare a vedere i cuccioli che avevano poco più di un mese.
Non potevamo vivere senza un cane in casa, il vuoto che si era venuto a creare era troppo grande per entrambi.
Partimmo una domenica mattina, avevamo appuntamento a casa della padrona del maschio, che ci avrebbe poi accompagnato in allevamento.
Stranamente, vista la nostra predisposizione a sbagliare le strade, arrivammo in orario e restammo meravigliati dai cani –  la signora in questione ha due Bernesi maschi che sono anche fratelli.
I cani erano semplicemente meravigliosi e la proprietaria rispose pazientemente a tutte le mie domande riguardo a carattere, cura, alimentazione, malattie ecc. ecc.  rafforzando sempre di più la mia convinzione di volere un Bernese.
Dopo un’oretta circa di interrogatorio  ci avviammo verso l’allevamento, che è in realtà una semplice casa attorniata da un enorme prato. Mi aspettavo di trovarvi un recinto con le cucciole, invece queste erano con la mamma all’interno della casa, lasciate libere di scorrazzare.
Avevano appena compiuto sei settimane ed erano già educate a fare i bisogni sui tappetini quando si trovavano all’interno: la cosa mi sorprese piacevolmente in quanto da noi il cane dorme in casa  e con un cucciolo è ovvio che la mattina trovi dei regalini poco piacevoli sparsi in giro.
Ripartimmo verso casa nel tardo pomeriggio, dopo aver versato un acconto per la nostra Stella Calanthe Danty Bess e con la promessa di tornare a monitorare la crescita della cucciola.
Appena a casa presi il calendario e cominciai a segnare i giorni che mancavano al fatidico giorno X, avendo già  stabilito la data della consegna. Tornammo a vedere i cuccioli due settimane dopo, constatando che erano stati abituati a indossare il collare, rispondere al proprio nome e a viaggiare in automobile:  l’allevatrice aveva fatto tutto questo da sola, vivendo appieno l’ultima cucciolata della sua fattrice.
La cagna infatti avrebbe compiuto sette anni a breve e questa era la terza ed ultima cucciolata consentita dall’equivalente locale del nostro ENCI.
L’allevatrice mi fece conoscere anche alcuni cuccioli e proprietari delle cucciolate precedenti e mi inviava regolarmente foto e informazioni sullo sviluppo della prole. Non potevo chiedere di meglio.
Nel frattempo avevo iniziato a preparare il corredone per la nuova arrivata e a cercare un buon centro di addestramento. Su consiglio di un’amica proprietaria di pastori tedeschi iscrissi la cucciola a una puppy class di 50 ore e andai a controllare le lezioni ancor prima di avere il cane.
L’addestratore era bravo, ma non mi resi conto del fatto che essendo specializzato in allevamento e addestramento dei soli pastori tedeschi forse non era adatto a noi.
Finalmente, dopo la visita intermedia fatta a due settimane dalla prima, riaffrontammo il viaggio consapevoli di tornare a casa in tre e ci presentammo a prendere Bess emozionati come bambini, con al seguito uno zainetto fornito di ciotole, acqua, snack da masticare, pupazzi, collare,  pettorina, guinzaglio e coperte per il viaggio.
Per il viaggio di ritorno mi sedetti con lei sul sedile posteriore e mi si addormentò in braccio. Ero sempre più innamorata di quel piccolo orsetto, che aveva da poco superato i 10 kg di peso.
All’arrivo a casa si ambientò in men che non si dica e dormì poi per tutta la notte sul suo cuscino in soggiorno, senza un solo lamento. Era un cucciolo perfetto, non fece danni eclatanti (se non si contano i vasi di fiori svuotati per seppellire il cibo avanzato, un paio di pantofole che le avevo dato il primo giorno – dopo più di un anno abbiamo ancora una tomaia che viaggia in giardino – e un intero guardaroba bucato dai suoi dentini visto che adorava mordere le maniche e i pantaloni) e si abituò a stare da sola senza mai piangere.
Avevo un cucciolo di Bernese praticamente perfetto ed ero felice ed orgogliosa della mia piccolina.
Dopo averla portata a fare il richiamo dei vaccini dal veterinario dell’allevatrice (altro viaggio all’estero) cominciammo a portarla a scuola. E lì iniziò un calvario.
Bess non voleva seguirmi e tentava in ogni modo di scappare dal campo, felice solo quando poteva interagire con gli altri cuccioli – cosa che, regolarmente, l’addestratore proibiva.
Mi ritrovai così, a fine dell’estate, con una cucciola che mi abbaiava contro non appena vedeva il collare e che si rifiutava di andare a lezione. Decisi di correre ai ripari e trovai un altro centro cinofilo con un’addestratrice che mi aiutò a recuperare la voglia di fare e collaborare del cane.
Ero di nuovo orgogliosa di lei e l’adoravo sempre di più – stabilimmo di entrare nella squadra del centro e partecipare alle gare di Rally Obedience, visto che il Bernese è poco adatto a discipline più atletiche.

bernbess2Nel frattempo la piccola orsa stava crescendo e iniziò a rifiutare di mangiare i croccantini: arrivò una seconda crisi di coscienza della sottoscritta.
Avevo appena finito di dannarmi per l’errore commesso con la scelta del primo centro cinofilo e già mi dimostravo inadeguata una seconda volta – il mio cane mangiava solo gli snack fuori pasto contenuti nei suoi Kong e dei gustosi extra forniti dalla sua dog-sitter, alias mia madre, alias nonna canina innamorata persa del batuffolo che cresceva davanti ai nostri occhi come un fungo sotto la pioggia.
Iniziammo così a variare il cibo, aggiungendo carne, verdure, pesce ecc. ecc. ai soliti croccantini… con il risultato che mangiava l’aggiunta e il giardino era invaso da crocchette sputate con faccia sdegnata.
La nonna, immancabilmente visto che abitiamo in una bifamiliare, ad ogni pasto-battaglia ripeteva che il povero cane non poteva certo essere felice di mangiare quello schifo e allungava del cibo “vero” – leggi prosciutto, formaggio, carne, brodo, verdure passate ecc. ecc.-  fiera del fatto di avere ragione in quanto la cagna mangiava tutto ciò che lei le dava.
E intanto io ero alla forsennata ricerca del croccantino magico, continuando a invadere la casa con i sacchi di tutti i mangimi che mi sembravano adatti, ma che la signorina puntualmente non gradiva.
La bestiolina, nel frattempo, aveva cambiato tutti i denti e io da brava genitrice sono riuscita a salvare un paio di dentini che conservo gelosamente. Finalmente aveva anche smesso di bucare i vestiti e avevamo tirato un sospiro di sollievo.
Aveva anche imparato a non ingoiare indistintamente ogni cosa le sembrasse commestibile, visto che le sue prodezze ci erano costate ben due gite notturne dal veterinario, ovviamente felice di dover aprire la clinica per noi nel cuore della notte (una volta aveva ingoiato per intero lo stecco di uno spiedino, facendoci perdere dieci anni di vita, per vomitarlo tranquillamente intero dopo due settimane; la volta dopo aveva pensato bene di ingurgitare un pezzo di un vecchio osso seppellito da chissà quale dei nostri precedenti cani e si era procurata un eritema che abbiamo dovuto curare con il cortisone).
Il primo calore è stato superato senza problemi di sorta, non c’è stata nemmeno la gravidanza isterica che aveva creato non pochi problemi con la cagna precedente e visto che ormai ci avvicinavamo all’anno di età ero, ovviamente erroneamente, convinta di aver superato la fase critica.
A forza di prove e ricerche ho anche trovato dei croccantini che la bestiola si degna di mangiare, ovviamente rigorosamente cruelty free, senza cereali, senza additivi, importati dal Canada e a base di salmone – tanto per chiarire, non è che li divori ma si degna di smangiucchiarli giusto per sopravvivere.
Quando una conoscente, anche lei Bernese munita, si disperava che dopo l’anno il suo pacioso cucciolone si era trasformato in un diavolo a quattro zampe, io sostenevo orgogliosa che la mia Bess era diventata quasi un angioletto.
Puntualmente arrivava la smentita – adesso siamo in piena fase adolescenziale e c’è veramente di che disperarsi.
Parlando con l’allevatrice e la proprietaria del padre ho avuto la conferma che mi sono stati omessi dei piccoli dettagli al momento della consegna del cucciolo – nessuno mi aveva detto che tutti questi bellissimi peluche attraversano un periodo nel quale sei realmente tentato di riportarli indietro e ti penti amaramente di esserti portato a casa questa specie di piranha in incognito.
Poi però non lo fai, basta che ti guardino in un momento sì e ti sciogli letteralmente davanti a quello sguardo – nei rari momenti di lucidità in cui il mostro di oltre 40 kg non è impegnato a ridurti a brandelli gli abiti, non ti abbaia contro perché gli chiedi di eseguire un comando appreso ormai da secoli, non ti gira le spalle infischiandosene del tuo richiamo o si offende perché osi alzare la voce con lui, ricorda di essere comunque perdutamente innamorato di te e ti si spalma addosso sbaciucchiandoti come se tu fossi un lecca-lecca e poi ti guarda sollevando la pelle ai lati del muso e sembra che ti sorrida.
Allora ti ricordi del proverbio svizzero secondo il quale il Bernese è tre anni cucciolo, tre anni cane e tre anni anziano e speri di poter accelerare il tempo per arrivare il più velocemente possibile dalla fase cucciolo-terrorista alla fase cane.
E’ innegabile poi la frustrazione che si prova quando tutti quelli che ti fermano per strada per accarezzarla ti fanno i complimenti su quanto sia brava e socievole, perché da vera zoccola patentata lei fa le feste a tutti e sguaina il repertorio di pinzate, abbai e altri atti di ribellione solo tra le mura domestiche in modo che nessuno possa crederti quando ti lamenti di lei.
Da un punto di vista prettamente serio, invece, se di base c’è un buon rapporto, durante le sessioni di addestramento  o quando le richiedi un comportamento adeguato alle circostanze createsi, esegue i comandi in maniera tanto impeccabile da farti sentire un dio in terra, visto che, a detta degli esperti, è una razza poco disposta a obbedire se non lo ritiene utile  e fanno una fatica enorme a mantenere la concentrazione per lunghi periodi.
Consiglio a chiunque pensi di prendere un Bernese di considerare le varie sfaccettature di questo cane, che è veramente un cane meraviglioso, ma che bisogna saper prendere nel verso giusto e con una pazienza degna dei monaci tibetani, altrimenti si rischia una delusione.
Se il cane non viene seguito durante i primi mesi di vita con i dovuti accorgimenti del caso, visto quanto sa essere permaloso,  rischiate di ritrovarvi con un mostro fuori controllo, cosa che è purtroppo successa a persone di mia conoscenza, che avevano preso un Bernese per il solo fatto estetico, dovendolo poi relegare in un box esterno fino a quando non l’hanno soppresso.
Il Bernese è tutt’altro che un tontolone come può sembrare, è un cane che mette costantemente alla prova la tua coerenza e sa  approfittare di ogni lacuna dimostrata dal proprietario qualora lo ritenga indegno.
Noi, da bravi autolesionisti quali siamo, stiamo già progettando di prendere un secondo Bernese quando la fase critica sarà superata (altrimenti con due contemporaneamente rischio il manicomio), perché è impossibile avere un cane come questo e non desiderarne altri, come credo succeda con qualsiasi razza che uno sente sua.
Una volta capito il suo modo di essere, e accettate le sfaccettature del suo carattere, ti modifica lo stile di vita e semplicemente non puoi pensare di fare nulla nel tempo libero che non lo coinvolga. Ti entra nel cuore come finora a me non è successo con nessun cane, anche se sono cresciuta avendone sempre come minimo uno al fianco.
La casa è sicuramente più sporca, in quanto non sono secondi a nessuno per perdita di pelo e anche perché la maggior parte del tempo libero è dedicata a lei e non alle pulizie, però noi ci sentiamo molto più completi.
Preferisco avere il pavimento sporco ma il cane felice perché ha appena finito di esplorare tutte le pozzanghere trovate nel bosco…  e questo è un termine di paragone che è bene tenere a mente quando ci si orienta verso questa razza.
Sarebbe molto importante che gli allevatori specificassero anche questi lati del carattere, oltre ad esaltare quelli più attraenti, in quanto la gente che segue le mode potrebbe causare a questi splendidi cani moltissimi danni e solo a causa dell’ignoranza (non intesa in senso dispregiativo).

E per finire, da brava mamma innamorata persa,  pecco un po’ di orgoglio:
– a settembre  Bess è stata sottoposta a una valutazione caratteriale da parte un esperto cinofilo italiano e , nonostante il signore in questione abbia prevalentemente in simpatia le razze da UD, ha ottenuto un risultato più che positivo – concedetemi di illudermi che ho qualche merito in proposito…
– per avere poi una valutazione estetica l’ho iscritta anche a un’esposizione, dove ha vinto il BOB e ha mancato il ring d’onore per un solo posto: abbiamo deciso però che queste non sono manifestazioni adatte a noi, preferiamo una bella passeggiata in montagna.

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