domenica , 19 novembre 2017
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Non sono assicurabili i cani “di razza Perro”. Ovvero, i cani?

axa_logodi VALERIA ROSSI – In cerca di un’assicurazione più specifica di quella “del capofamiglia” (che pare assicurare di tutto e di più,  ma che in realtà ha più esclusioni che casi effettivamente coperti), apprendo che l’Axa assicurazioni propone una polizza dal nome accattivante di “ConFido – protezione cane e gatti”.
Molto interessante, eh! Copre infortuni e malattie, contribuisce addirittura all’acquisto di un altro animale in caso di morte per infortunio e ovviamente copre la responsabilità civile, perfino nel caso in cui il cane danneggi chi se ne sta occupando al posto nostro.
Insomma, una cosina proprio ben studiata… se non fosse per le solite discriminazioni del cavolo, che appaiono praticamente in tutte le polizze di tutte le Compagnie italiane (e che sono tutte figlie della ridicola ordinanza Sirchia e dei suoi depravati figli e figliastri… perché tutti gli assicuratori sembrano ignorare che l’ordinanza Martini – quella attualmente in vigore, essendo stata rinnovata più volte dal 2009 ad oggi – mise finalmente uno stop alle stupide, inutili e antiscientifiche “liste nere”).
Alcune compagnie assicurative fanno pagare di più se hai cani appartenenti a certe razze; altri ritengono proprio “non assicurabili” determinati cani.
L’Axa appartiene alla seconda categoria, e per questo ho dovuto scartarla perché il mio rottweiler appartiene alla lista degli “animali non assicurabili”: ma non è questo il punto, perché questo è – ripeto – abbastanza “normale” (anche se palesemente causato da  un’overdose di ignoranza cinofila).
Ma lasciamo perdere le solite, annose disquisizioni sul fatto che un cocker ineducato sia sicuramente più pericoloso di un rottweiler sotto controllo: dovrebbero saperlo anche i bambini, e anche se non lo sapessero gli basterebbe leggere quanto scritto proprio nell’ordinanza attualmente in vigore, cioè che “come confermato dalla letteratura scientifica di Medicina Veterinaria, non è possibile stabilire  il rischio di una maggiore aggressività  di un cane sulla base dell’appartenenza ad una  razza o ai suoi incroci“.
Veniamo invece alla parte che lascia decisamente basiti, e cioè alla decisione dell’Axa si ritenere “non assicurabili” i cani “di razza perro”.
Sorgerebbe immediata la risataccia, perché “perro” altro non è che la traduzione in spagnolo di “cane”: quindi i cani “di razza perro”, se fossimo in Spagna, sarebbero “i cani di razza cane” e non ne sarebbe assicurabile proprio nessuno.
Diamo però per scontato che queste brillanti menti sappiano che siamo in Italia e che parliamo in italiano. A questo punto l’unica alternativa valida diventa quella di considerare “non assicurabili” i cani che hanno il termine “perro” nel nome ufficiale della razza. E cioè: Perro de agua español, Perro dogo mallorquin e Perro sin pelo del Perù.
Bene: vediamo un attimo di che cani si tratta.

perrodogomallorquina) il Perro dogo  mallorquin è quasi (quasi!) comprensibile che sia ritenuto un “cane a rischio” dagli assicuratori, dando per scontato che si basino solo sull’aspetto fisico: infatti è un cagnolone appartenente alla tipologia dei cani da presa, dall’aspetto temibile e dal peso abbastanza ragguardevole (intorno ai 35 chili).
Però, tutto sommato, non è che ce ne possa importare molto se l’Axa non lo assicura: perché se andiamo a spulciare le statistiche ENCI, vediamo che nel 2013, in Italia, sono stati iscritti zero cuccioli.
Nel 2012, zero.
E nel 2011? Neanche uno!
Non sono andata più indietro, perché mi basta questo per supporre che il nostro Paese decisamente non pulluli di perri di Majorca; in ogni caso, se voleste l’assicurazione “ConFido” e aveste un perro dogo mallorquin, vi consiglio di scrivere “Ca de Bou” come nome della razza. Sono sinonimi, ma non c’è “perro” e quindi presumo che ve lo assicureranno;

perrodeaguab) il Perro de agua espagñol somiglia al nostro Lagotto: un cagnolino tutto riccioluto e carinissimo. Ma è anche un cane dolcissimo, usato per il riporto in acqua e in alcune zone dell’Andalusia anche come pastore, e soprattutto considerato un ottimo cane da famiglia. Non per niente lo Standard lo descrive come “fedele, obbediente, gaio, duro lavoratore, attento e ben equilibrato. Notevole la sua abilità nell’apprendere, dovuta alla sua straordinaria capacità mentale; si adatta a tutte le situazioni e condizioni”.
Un vero pericolo pubblico, cazzarola! Considerando poi che il peso dei maschi va dai 18 ai 22 chili (e le femmine sono ancora più piccine).
Fortunatamente anche questa razza non è rappresentata in Italia, quindi nessuno probabilmente salterà mai su a dire all’Axa “Are you fucking kidding me?”, come disse la Sharapova al giudice di sedia (la traduzione la lascio a voi).
Però, se permettete, glielo chiedo io… soprattutto se andiamo a vedere la terza razza di “perro”, e cioè…

perrosinpelodelperuc) il Perro sin pelo del Perù (noto anche come “cane nudo peruviano”):  decisamente il clou della pagliacciata dei “non assicurabili”.
Questo è un cane primitivo che il suo Standard di razza definisce “d’indole nobile e affettuosa con quelli che gli sono vicini, riservato con gli estranei”.
Ne ho incontrato uno solo in vita mia (perché anche questo in Italia è quasi inesistente) e il “riservato con gli estranei” lo tradurrei piuttosto con “moooolto timido”.
Io non sono riuscita neppure a sfiorarlo, perché andava a nascondersi dietro le gambe del padrone.
Minchia, un vero killer! Assicurarne uno potrebbe mandare in rovina la Compagnia!
Notare poi che del Perro sin pelo esistono tre taglie: la più grande arriva a ben 25 chili, ma la piccola va dai 4 agli 8 chili.
Ora… posso dire che se andassi all’Axa col mio cagnolino nudo da cinque chili, e mi sentissi dire che non me lo assicurano perché “è un perro”, i miei urlacci si sentirebbero davvero fino al Perù?

axa_prrrA questo punto, vi interessa sapere quali altri cani sono ritenuti “non assicurabili” dall’Axa?
Eccoli qua: il rottweiler (nella foto a sinistra, l’opinione di Samba), il dobermann, il pitbull (invece l’amstaff no: peccato che sia lo stesso cane, tacendo del fatto che – come dovrebbe essere nuovamente noto anche ai bambini di cinque anni – i terrier di tipo bull sono quelli con la minore aggressività verso l’uomo in assoluto), il bull terrier (perlappunto… altro terrier di tipo bull), l’american bulldog, “i doghi” (sic), il bullmastiff e il mastino napoletano.
Fine. In base a quali misteriosi criteri siano state scelte queste razze (ritenendo invece assicurabilissimi altri cani quasi identici), non è dato di saperlo.
Sicuramente non si sono potuti basare sulla statistiche dei cani morsicatori, perché in Italia non ne esistono di ufficiali: ce ne sono invece di ufficiose (una di queste l’abbiamo redatta io e il mio collega Stefano Nicelli quando, per scrivere il libro “Cani pericolosi?”, abbiamo telefonato ai Pronto Soccorso di mezza Italia), e tutte – dico tutte – vedono al primo posto i meticci e al secondo posto il pastore tedesco… solo perché sono i cani più diffusi, e non certo perché siano i più pericolosi!
Ma se proprio si vogliono fare “liste nere” (ripeto: cretine, inutili e scientificamente assurde), mi aspetterei che almeno ci si basasse su fattori di rischio concreti, come appunto potrebbero essere le statistiche degli ospedali.
Invece no. Forse hanno tirato a sorte? Hanno fermato al parchetto la Sciuramaria col chihuahua e le hanno chiesto “quali cani le fanno più paura?” (anche se dubito che la Sciuramaria avrebbe citato il Perro dogo mallorquin…)?  Oppure hanno chiesto al veterinario sotto casa, che si era beccato un morso da un dobermann e voleva vendicarsi in qualche modo?
Sinceramente non riesco proprio ad immaginare quali altri criteri potrebbero stare alla base di una scelta simile.
L’unica cosa che so è che non mi rivolgerò mai all’Axa per nessunissimo cane. Neppure per la Bisturi, che per loro andrebbe bene, grazie mille: ma sono io che mi rifiuto di assicurare un mio cane con una compagnia che propone una polizza riservata ai cani dimostrando un’ignoranza cinofila talmente abissale da farmi dubitare della loro professionalità in qualsiasi campo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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