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La mia storia con Poldo

poldo (17)di ROBERTA ROMANI – Poldo, l’ho chiamato così… perchè lo sentivo chiamare cosi.
Mi ha incontrata in Sicilia, a Noto, nel 2007: sì, “lui” mi ha incontrata e “lui” ha deciso di diventare il mio cane. Noto, come tante città siciliane, brulicava di cani randagi e ogni giorno, andando al lavoro o passeggiando, vedevo decine di cani liberi; ma era semplicemente la norma.
Allora lavoravo come restauratrice di affreschi alla cattedrale e palazzo Nicolaci di Noto.
Un giorno, seduta sulle scalinate davanti alla chiesa, un cane nero, lupoide, mi si è avvicinato semplicemente per ricevere un contatto umano.
In mezzo a tanta gente,  in mezzo a tanti colleghi, ha scelto me.
Da quel giorno, ovunque andassi, lo incontravo. Ogni giorno, per pochi minuti, io e lui eravamo uniti.
Passa il tempo e comincio a vederlo arrivare in qualsiasi angolo io mi trovi. Voleva stare con me anche solo un attimo, anche solo un istante… ma bastava a me, forse bastava a lui… almeno all’inizio.
In seguito Poldo cominciò a venire sotto casa per accompagnarmi al lavoro: mi aspettava tutti i giorni alla stessa ora e mi veniva a prendere tutti i giorni quando avevo finito. Durante i weekend, in cui partivo in gita per le varie città della Sicilia, i locali mi raccontavano che Poldo girava sempre vicino a casa mia e che per un’intera giornata mi aspettava.
Poldo era un cane “solo”: non amava la compagnia degli altri cani e mai l’ho visto insieme ad altri cani. Lui cercava le persone: poi  cominciò a cercare me.

poldo (3)In un giorno di pioggia, anzi di diluvio universale, decisi con la mia collega di non lasciarlo fuori. Come al solito, sfidando il tempo, lui mi aspettava fuori dal lavoro. Come sempre mi accompagnò a casa… ma quel giorno la porta della mia casa si è aperta per lui.
Poldo era evidentemente abituato all’appartamento: non ha avuto nessun tentennamento e da li è entrato nella mia vita.
Ricordo ancora un giorno in cui ero in macchina e mi sono accorta, guardando lo specchietto retrovisore, che mi stava correndo dietro….
Poi arrivò un momento decisivo, che avrebbe cambiato tutto per sempre: Poldo in primavera venne accalappiato perchè “fastidioso”, come altri cani, per i turisti in arrivo: venne  chiuso in un rifugio di cui non voglio dire le dimensioni e le condizioni… 30/40 cani randagi in un fazzoletto. L’unica salvezza, per gli ospiti di quel rifugio, era la veterinaria di Noto che nonostante le difficoltà cercava di gestire al meglio la situazione.
Io andavo a trovare Poldo, ma poi ho smesso perchè quando entravo per salutarlo litigava con gli altri cani.
Un giorno un ragazzo di Noto decide di tirarlo fuori da lì e di adottarlo:  io ero felicissima. Cosa poteva esserci di meglio per un cane di quel territorio? Cosa meglio di un’adozione che l’avrebbe fatto vivere nella sua terra?

i phone 391Poldo, però, purtroppo venne sbattuto in una casa in campagna a 15 km dalla sua città, isolato da tutti, lasciato lì solo come cane da guardia: ma lui amava talmente l’essere umano che tutto poteva essere, tranne quello!
Per tre volte scappa dalla campagna e si fa 15 km per venire da me …. per tre volte il ragazzo che l’aveva adottato viene a riprenderselo, ma lui scappa di nuovo.
La terza volta che l’ex proprietario se lo viene a riprendere Poldo se la fa addosso salendo nel furgone: quel giorno ho giurato a me stessa che sarebbe stato con me.
Ho aspettato dieci giorni che tornasse: poi un giorno lo vidi al mare, solo… completamente isolato dagli altri cani. Solo, in un territorio non suo…..
Quel giorno l’ho riportato con me a casa, ho chiamato l’anagrafe canina di Noto per farmi fare il passaggio di proprietà ed è cominciata la nostra vita insieme… fino al 17 ottobre 2014.

poldo2 (7)Abbiamo fatto il viaggio in macchina insieme fino a Milano e Poldo si è affidato totalmente a me:  inutile dire che questi anni insieme a lui sono stati meravigliosi.
Poldo era un cane speciale… e non lo dico perchè era mio, ma perchè lo era  a tutti gli effetti…
Si dava totalmente all’essere umano, in qualsiasi situazione: aveva una fiducia totale in me e negli altri.
Tutti lo conoscevano perchè lui, da lontano, quando vedeva una persona piagnucolava per attirare l’attenzione e farsi coccolare: alcuni apprezzavano, altri un pò meno… ma chi entrava in contatto con lui se ne innamorava.
Non era molto socievole con gli altri cani:  o meglio, lo era solo con chi diceva lui.
Cani equilibrati, non competitivi, nessuna differenza fra maschi e femmine: se la femmina era troppo esuberante o competitiva lui la rifiutava totalmente… ma era un gran cane comunque, che forse avrebbe dovuto vivere libero per poter comunicare meglio le sue intenzioni agli altri cani, come faceva in Sicilia.
Poldo era un cane… eccezionale come tanti altri. Ma era il mio compagno, il mio amico, e per me era un cane speciale.
A fine agosto ho seguito un seminario di Riccardo Totino e una cosa in particolare mi è rimasta impressa. Potrebbe sembrare una banalità, ma non lo è per niente, anzi, è alla base di ogni rapporto col cane: “Accettate i vostri cani con tutti i loro limiti e le loro positività… e da lì tutto cambierà”.
E’ grazie a lui che nell’ultimo mese e mezzo ho amato Poldo ancora di più di quanto lo amavo prima.
Ora lui non c’è più, da due settimane: e più passano i giorni, più mi manca.
Mi manca quel randagio che aveva scelto di essere il mio cane.

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