domenica , 19 novembre 2017
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Polemiche & polemiche

di VALERIA ROSSI – Non avevo intenzione di infilarmi in discussioni che tutto sommato non mi riguardano: ma come spesso accade, sono stati in molti a chiedere la mia opinione su due episodi che nei giorni scorsi hanno fatto fremere i gruppi cinofili su FB. E allora, per quel che vale, ecco cosa ne penso:

romanoni1 – la nota di Maurizio Romanoni sul “lascia” nelle discipline di costume.
Per chi non l’avesse letta, questo è il link.
Per chi non avesse il tempo di leggerla tutta, riassumo: Romanoni sostiene che nelle discipline di costume (Ring e Mondioring: in Italia praticamente solo il secondo, perché il primo è pressoché sconosciuto) si faccia ampio uso del collare elettrico per ottenere il “lascia” e propone metodi alternativi di cui non sto a disquisire, perché esulano da ciò che vorrei esprimere.
Il punto è che i millemila commenti apparsi su FB sembrano tutti improntati alla ripicca personale: “Ma ce l’ha con noi?” “Ma dice a me?” “Ma come si permette, uno che non fa UD da trent’anni?” e così via.
Nessuno che abbia risposto: “No, guarda che hai preso un abbaglio, perché su 100 addestratori che praticano discipline di costume (ammesso e non concesso che ce ne siano 100…), 95 (o 82, o 74… insomma, una cifra, purché reale e provata) non hanno mai usato il tele per ottenere un lascia””.
Nessuno ha potuto dare questa risposta, perché la verità è che nessuno sa esattamente cosa succeda sui campi di addestramento italiani.
Né su quelli da UD (spesso criminalizzati a destra e a manca), né su quelli da agility o da obedience.
Io stessa ho sostenuto più volte che anche su questi ultimi campi si utilizza il tele, ma l’ho sostenuto perché “me l’ha detto un uccellino” e non perché l’abbia visto con i miei occhi: infatti, quando vado in giro per campi (di qualsiasi tipo e qualsiasi disciplina pratichino) nessuno si sogna di tirar fuori un collare elettrico.
Questo significa che non lo usino mai? Non è detto. Forse che sì, forse che no.
E se lo usano, sono automaticamente dei macellai? Non è detto neanche questo.
Visto che l’Italia ultimamente non è che produca tutti ‘sti megacampioni di lavoro, né tutte ‘ste grandi innovazioni tecniche, negli ultimi anni io ho guardato moltissimo video di scuole straniere (del Nord Europa, americane, russe… insomma, guardo quelli che vincono e che hanno elaborato tecniche all’avanguardia).
In molti di questi video il tele non solo viene usato senza problemi (tant’è che se ne mostra e spiega l’utilizzo in DVD messi in vendita al pubblico), ma non si sente mai un cane fare un solo “cain”, né si vede mai un cane “schiacciato” o sottomesso.
Si vede, insomma, il famoso “uso corretto del collare elettrico” di cui parlò l’ENCI qualche anno fa, suscitando le reazioni inconsulte di moltissimi cinofili (compresa la sottoscritta, che di tele non vuole neppure sentir parlare: ma perché è contrario alla sua etica e non certo perché l’unico uso possibile sia quello mostrato da “Striscia la notizia”, dove si vedeva un animale letteralmente torturato).
Insomma, come tutti gli strumenti del mondo, anche il collare elettrico può essere usato in modi diversi e con diversi risultati. Questo NON lo rende lecito ai miei occhi, perché ritengo che nessun insegnamento possa/debba essere impartito attraverso il dolore: resta il fatto che c’è dolore e dolore, e che una scossetta ad intensità minima non può essere paragonabile a una “frittura”.
Non ritengo, quindi, che sia possibile parlare (e qui intendo tecnicamente, non eticamente) di “collare elettrico” tout court: se davvero se ne vuole parlare, allora si deve anche specificare il tipo di uso che se ne fa, l’intensità a cui viene usato, addirittura il tipo di cane su cui viene usato.
Io credo di aver scritto millemila volte che giocando con un boxer lo si può (anzi, lo si deve, se vogliamo davvero farlo divertire!) prendere a pattoni e spintoni… mentre fare la stessa cosa con un border collie significherebbe spingerlo al suicidio o giù di lì.
La stessa cosa vale per il collare elettrico: ci sono cani che verrebbero irrimediabilmente “bruciati” anche da un uso “corretto” (tra virgolette, perché ripeto e ribadisco che io NON  ne vedo – sempre eticamente parlando – alcun uso “corretto”: tanto so già che verrò fraintesa e che oggi qualcuno mi accuserà di aver fatto propaganda a favore del tele… ma pazienza) e ci sono cani che “reggono” meglio il tele che un’occhiataccia del conduttore.
Questo è un dato di fatto, punto e basta.
Quindi ritengo che NON si possa parlare (sempre tecnicamente) di collare elettrico se non si fanno tutte queste specifiche.
Invece, eticamente, ritengo che questo strumento dovrebbe essere vietato… ma siccome NON è vietato, checché qualcuno possa ancora pensarne (era uscita un’ordinanza che lo proibiva, poi i produttori di collari elettrici hanno fatto ricorso al TAR e hanno vinto)… allora credo che parlarne sia lecito, anzi forse anche doveroso.
Però lo si deve fare in modo tecnico, appunto, senza ricorrere a frasi ad effetto come  “al lascia ci pensa l’elettrico, con una semplice pressione del pollice. Il cane non percepirà la provenienza della scossa e non identificherà mai il carnefice”.
Carnefice? Dipende.
Se frigge il cane, ovviamente lo è (e andrebbe denunciato seduta stante, non solo stigmatizzato su FB).
Se dà al cane l’equivalente di una scossetta da elettricità statica, se utilizza lo strumento in rare e ben mirate occasioni, se il cane ha tempra durissima, se prima di utilizzare il tele sono stati tentati altri metodi e mezzi… allora “carnefice” diventa un termine eccessivamente duro.
Personalmente preferisco la definizione di “persone che utilizzano uno strumento a me sgradito, che non ritengo mai “indispensabile” e che è anche eticamente incompatibile con il mio concetto di rispetto per il cane”: ma senza aggiungere che queste persone vorrei vederle appese per le palle, come invece vorrei vedere chi fa davvero male ai cani.
Insomma, così come detesto la caccia, ma non penso che tutti i cacciatori dovrebbero morire solo perché la pensano diversamente da me e faccio grosse distinzioni tra chi fa stragi inutili e chi spara semplicemente alla propria cena… così detesto il collare elettrico, ma faccio grosse distinzioni tra chi lo usa da “torturatore” e chi lo usa in modo tecnicamente “corretto” (il che, per me, non potrà mai equivalere a eticamente corretto: ma questo è un punto di vista mio personale).
Il punto, però, rimane sempre lo stesso: né io, né Romanoni, né chiunque altro in Italia – cinofilo o meno che sia – possiamo sapere davvero quanto uso si faccia di questo strumento, né quale uso se ne faccia.
Dire che in Italia lo usa (cito) “la quasi totalità degli utenti” delle discipline di morso è sicuramente fuorviante: perché sul nostro campo, per esempio, non esiste neppure un tele (eppure facciamo sia UD che Mondioring)… ma non siamo certo gli unici santi. Conosco decine di addestratori che non si sono mai sognati di usarlo (e qui sto parlando di gente che conosco personalmente, da molti anni, e su cui posso mettere la mano sul fuoco o quasi) e ne conosco altri che l’hanno usato in passato, ma poi hanno smesso.
La proporzione è sbilanciata verso chi ne fa uso?
Non è possibile dichiararlo, perchè non esistono cifre ufficiali: esistono solo gli “uccellini”, che sicuramente in qualche caso avranno anche ragione… ma restano sempre voci e le voci possono essere anche spinte da qualcosa di ben diverso dall’amore per la verità (o per i cani).
Per esempio, possono essere spinte dalla paura della concorrenza. Cosa c’è di più comodo e facile del dire che “ahhhh il campo X?!? Per carità, friggono i cani col collare elettrico!!!” per sputtanare un addestratore magari più bravo di te che ti sta portando via qualche cliente di troppo?
Solo qualche giorno fa ho sentito un aneddoto divertentissimo: un cliente è arrivato sul campo di un mio amico addestratore dicendogli che “aveva aspettato un po’ prima di andarci, perché gli avevano detto che usava le oche come esche per allenare i cani”.
In effetti le oche lui le ha: fa sheepdog e allena i suoi cani anche a guidare le oche.  Però qualcuno va dicendo che ai cani, queste oche, gliele le fa uccidere e mangiare!
Non si può far altro che sghignazzare, di fronte a storie come queste: ma quando ne diventi protagonista, un po’ le palle ti girano. A me hanno già dato della “cinotroia” e della “torturatrice di cani” perché ho detto che utilizzo (quando serve – e cioè abbastanza raramente –  e in modo che ritengo tecnicamente corretto, senza causare neppure il minimo disagio al cane) il collare a strangolo.
Quello della torturatrice (che mi odia perché ho smascherato la sua vera essenza di mitomane), già che c’era, ha visto bene di scrivere pubblicamente che uso anche fruste e collari elettrici. Olè!
Non dubito che qualcuno gli creda: quando si parla male di qualcuno, il seguito si trova sempre.
Quando poi si parla di qualcuno “bravo”, che magari vince un sacco di gare (e qui sia chiaro che non sto più parlando di me: non faccio gare da trent’anni e anche quanto le facevo non ho mai vinto niente di importante), non c’è più limite al quantitativo di groupies che si riesce a radunare
Un po’ è anche umano, diciamolo: questo ottiene risultati migliori dei miei, è più famoso di me, vince tutto e io vinco poco o niente, ha il campo strapieno e io devo andare a domicilio se voglio mettere insieme il pranzo con la cena… che c’è di più gratificante che credere che i suoi risultati siano stati ottenuti massacrando i cani?
Peccato che, nove volte su dieci, non sia vero niente.
Però io non mi permetto di dire che “nessuno” usa il tele per insegnare il “lascia” al cane, perché non sono stata su tutti i campi italiani e perché una dichiarazione di questo genere dovrebbe presupporlo.
Nello stesso modo, però, inviterei Romanoni (e tutti quelli che sostengono tesi simili) a non dire che “quasi tutti” lo usano: perché non credo che sia vero e perché, comunque, lui non può saperlo (a meno che non abbia girato tutti i campi italiani, cosa che non mi risulta abbia fatto: di sicuro, sul nostro non c’è venuto!).
Non intendo parlare delle soluzioni alternative da lui proposte, se non per dire che: a) alcuni già le usano (e questo l’ho effettivamente visto con i miei occhi); b) ce ne sono altre ancora che lui non cita, ma che vengono utilizzate (anche da me) e che funzionano benissimo senza bisogno di ricorrere al tele né ad altri mezzi coercitivi/dolorosi; c) è vero che le soluzioni alternative vanno impostate sul cucciolo, ed è abbastanza vero che sono  (ri-cito) “incompatibili” con un cane acquistato adulto o cucciolone, già “lavorato da mani esperte”.
Ma chi ha l’insana (per me) abitudine di “comprare i cani già fatti” solitamente li compra anche “finiti”, ovvero che sanno già lasciare perfettamente: quindi l’elettrico non hanno più bisogno di usarlo.
Che bisogno c’era, allora, di parlarne? Romanoni avrebbe dovuto indirizzare questa sua nota ai preparatori tedeschi, o cechi, o quel che sono.
Infine, dissento fortemente da questo punto: “Spesso il conduttore non è sufficientemente prestante, o addirittura inetto e proprio non ce la fa. In Francia si vedono vecchietti che conducono malinois dalla tempra di ferro, piegati dall’elettrico”.
Anzi, non soltanto dissento: mi incazzo proprio, visto che di più fisicamente inetti di me… be’, è difficile trovarne.
La mia soluzione è stata quella di prendermi una cucciola, che a tre mesi già faceva i primi attacchini e che a sette mesi appena compiuti conosce già perfettamente il “lascia”, senza mai aver visto un collare elettrico neppure in fotografia: come facciamo a sostenere con tanta prosopopea che i vecchietti francesi non abbiano fatto altrettanto?
Insomma, la mia opinione è la seguente: per quanto la nota di Romanoni comprenda anche spunti interessanti (almeno per chi non è al passo coi tempi, perché altrimenti i suoi suggerimenti risultano superflui), l’impressione è che abbia voluto sparare un po’ troppo nel mucchio, senza fare distinzioni che sarebbero state assolutamente necessarie e  mostrando eccessiva acidità verso chi pratica discipline che lui, per sua stessa ammissione, ha smesso da trent’anni (ma allora come può essere abbastanza informato da sputar sentenze su ciò che accade sui campi di oggi?)
Forse, se avesse premesso “questa nota è diretta a chi utilizza ancora il tele come si è visto su “Striscia””… la cosa avrebbe avuto più senso: solo che chi usa  il tele per far urlare i cani di dolore difficilmente leggerà la nota di qualcuno che si è dedicato all’Obedience.
I truzzotamarri dell’addestramento italiano (che indubbiamente esistono ancora, anche se spero davvero che siano rimasti in nettissima minoranza) possono prendere in considerazione soltanto i suggerimenti di qualcuno che vince più di loro nella loro disciplina: è un dato di fatto.
Se viene in Italia un vero maltrattatore di cani, che però ha vinto di tutto e di più, tutti i conduttori italiani fanno la fila per seguire un suo stage (è esattamente quello che è successo nel caso di Striscia).
Se arrivasse San Bernardo in persona, con un metodo che consente di addestrare perfettamente un cane da IPO tramite la meditazione e l’imposizione delle mani, ma se ancora non avesse vinto neanche una garetta di club,  al suo stage ci andrebbero in quattro.
E purtroppo questo è un dato di fatto.

felician2 – l’incidente accaduto durante il corso di Luca Felician
Ho lasciato per ultimo l’avvenimento che in realtà ha suscitato il maggior numero di polemiche (e di richieste di una mia opinione), perché in realtà qui ho ben poco da dire.
Per i pochi che ancora non lo sapessero, l’episodio è stato il seguente (lo riporto così come lo si può ricostruire dalla varie testimonianze, premettendo che non ero presente e che quindi so solo quel che letto): al termine di un corso sul trattamento dell’aggressività, l’istruttore (appunto Felician) ha liberato ii suoi quattro cani.
Una corsista ha chiesto se poteva liberare anche il suo, ottenendo risposta positiva. Purtroppo i quattro cani hanno “fatto branco” e hanno circondato (senza morderlo, a quanto risulta) il cane della corsista, che si è spaventato e che, nel tentativo di fuggire, ha fatto un movimento brusco ed è rimasto paralizzato.
Ne è seguito uno scanno ferox tra proprietaria del cane ed istruttore, che ha poi coinvolto anche lo CSEN perché il corso veniva pubblicizzato come “riconosciuto CSEN” mentre in realtà non poteva esserlo, visto che lo CSEN non ha tra le sue discipline la rieducazione/riabilitazione di cani aggressivi.
Quindi due sono stati i punti di scontro: a) l’incidente in se stesso; b) la posizione dello CSEN e del suo istruttore dal punto di vista, diciamo così, “burocratico”.
Il mio parere sul punto a) è che si sia trattato, appunto, di un incidente. Che, come tale, può essere visto con occhio più benevolo (non è colpa di nessuno, può capitare quando si ha a che fare con dei cani eccetera) o meno benevolo (è colpa di tutti, nessuno ha badato sufficientemente alla sicurezza eccetera): ma non essendo stata presente, oltre a questo non posso andare.
Sul punto b), leggendo botte e risposte varie, qualcosa da dire ci sarebbe di sicuro: da un lato (Felician) c’è stata l’indubbia scorrettezza di definire “riconosciuto” un corso che non poteva esserlo, dall’altro (CSEN) al momento ci sono palesi arrampicate sugli specchi che mirano a tenersi un po’ tutti buoni e a non prendere posizioni troppo decise… ma questo è un classico e l’ho già visto accadere con millemila gruppi, enti, sigle e così via.
Il fatto è che nun me ne po’ frega’ de meno, non essendo io iscritta allo CSEN: semmai è cosa che potrà interessare chi è socio, ma loro non hanno bisogno che sia io a prendere posizione, senza averne titolo né diritto.
L’unica cosa che mi dispiace davvero è sapere che un cane si ritrova, al momento, paralizzato: ho letto che gli era già accaduto in passato e che era riuscito a rimettersi in piedi, quindi posso solo augurarmi, di tutto cuore, che ci riesca di nuovo.
Però non intendo attribuire colpe e ragioni, proprio perchè in ogni incidente si può pensare che sia colpa di tutti o colpa di nessuno: ma quando non c’è l’intenzionalità di nuocere si parla appunto di  “incidenti”, non di “delitti”.
L’unica cosa che posso augurarmi è che tutti, ma proprio tutti e sempre (organizzatori, istruttori e partecipanti) siano meno superficiali possibile e più attenti possibile alla sicurezza quando organizzano o partecipano ad eventi che hanno protagonisti i cani.
A volte non bastano neanche mille occhi, perché per quanto bravi siamo (o pensiamo di essere) i cani possono sempre riservarci qualche sorpresa, non sempre positiva: quindi è indispensabile mettercela almeno tutta, ma veramente tutta per limitare al massimo la possibilità di incidenti.
Altri pareri, su questa storia, non posso davvero esprimerne.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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