martedì , 21 novembre 2017
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Lettera di un rottweiler offesissimo

di SAMBA ROSSI – Scusate, ma stavolta scrivo io. Ho rubato la tastiera alla mamma, anzi, no, vabbe’… è sempre lei che ci smanetta sopra, visto che gli umani non si sono ancora degnati di fare tasti a misura di zampa canina (voce fuori campo del fratello umano: “Per adattarsi ai tuoi piedacci, ogni tasto dovrebbe  essere grande come un piatto da portata!”. Ignoriamolo): ma sono io che detto questa lettera.
Io, Samba, rottweileressa ancora cucciolona, ma già indignata e profondamente offesa con chi abbina immancabilmente la mia razza a concetti di mordacità e ferocia.

SevergniniSono offesissima con Beppe Severgnini, giornalista, scrittore e blogger, che in un post sul Corriere contro gli spammatori coatti ha fatto la battuuuutaaaa: “PR vuol dire Public relations, non Piccoli Rottweiler”.
Ah, ah. Spirito di patata.
Primo: io non mando email a nessuno e tantomeno a Severgnini (sì, anche per il piccolo problema coi tasti di cui sopra, ma soprattutto perché quel signore lì ha più volte esternato la sua preferenza per i gatti, quindi con lui non ci parlo).
Secondo, non mi piace pennniente che si utilizzi il nome della mia razza per far pensare ai lettori che il rott sia un cane che quando si attacca a un osso non lo molla più e magari ringhia pure incazzoso a chiunque si avvicini.
Io gli ossi li mollo sempre, anche perché la Bisturi viene a fregarmeli direttamente dalla bocca.
Quindi?
Che ne sa, questo signore, di rottweiler?
Come gli salta in testa di paragonarci ai rompicoglioni che gli intasano la posta di spam (e poi, agli umani lettori del Corriere interessano davvero gli scocciatori telematici del dottor Severgnini? Siamo un po’ a corto di argomenti, o sbaglio?).
Toh, guarda, involontariamente gli ho dato un suggerimento per un acronimo più corretto: poteva scrivere che “PR non significa Piccoli Rompicoglioni” e lasciare in pace i rottweiler, visto che citandoli ha dimostrato di essere facile preda degli stereotipi più beceri e dei più scontati luoghi comuni.
Se lo leggesse Montalbano, che detesta i luoghi comuni, storcerebbe sicuramente il naso: e se cito Camilleri è perchè lo conosco bene  (qualcuno pensava forse che i cani non sapessero leggere?).
Mi è piaciuto moltissimo… e quando dico che mi è piaciuto, intendo proprio piaciuto:  l’ho trovato così gustoso che di libri suoi ne ho già letti due. Dopodiché mi sono dovuta fermare, perché la mamma mi ha detto “canedimerda!” e  ha spostato tutti i libri in alto-alto-alto, dove per ora non arrivo (datemi tempo qualche mese: sono ancora cucciola, ma perdiana crescerò!).
Canedimerda non so bene cosa voglia dire, ma so che la mamma me lo ripete sempre quando leggo uno dei suoi libri: forse è un apprezzamento per le mie scelte letterarie. O magari anche no, vista la faccia che fa.
Forse ha a che vedere col fatto che i libri io glieli restituisca un pelino diversi da com’erano in origine: ma provate voi a sfogliarne uno senza mani.
Usereste i denti pure voi, poche balle: e mi pare ovvio che in questo modo qualche pagina possa subire un lievissimo danno. Ma è colpa vostra, come al solito. Colpa dei cinesi che hanno inventato la carta.
Se i libri aveste continuato ad inciderli nella pietra, potremmo leggerli pure noi senza fare danni.

vanityfairComunque… non è che abbia deciso di scrivere questa lettera solo per via di Severgnini.
Magari fosse solo lui, il problema.
No, l’indignazione maggiore l’ho provata quando ho letto su Internet (una cosa bellissima, che si consulta anche senza masticare niente) l’articolo di Vanityfair sulle razze più amate dagli italiani.
C’è la top ten delle iscrizioni ai Libri genealogici italiani, con foto e descrizione delle dieci razze.
E già guardando la foto che dovrebbe illustrare la mia, mi è preso un colpo: un cane senza codaaaaaaaaa???
Ma poverino, ha avuto un incidente? E’ nato menomato? Che gli è successo?
La mamma mi ha spiegato che no, non è nato così e che non è stato un incidente: fino a qualche anno fa, la coda ai rottweiler la tagliavano gli umani, alla nascita.
ORRORE!!!, ho risposto io.
La mamma ha concordato con me, ma mi ha anche spiegato che sono ormai quindici anni che le code non si tagliano più.
E allora, ‘sta foto? Eh… ‘sta foto indica che i redattori di Vanityfair sono rimasti indietro di quindici anni: non propriamente un punto a loro favore, ma pazienza, l’importante sono i contenuti.
E allora leggiamoli, ‘sti contenuti.
E scopriamo che il rottweiler… “E’ quello che si dice “un cane tosto” (vero). Potente e forte (verissimo), è però molto obbediente al suo padrone” (VEROOOOO!!! Mamma, leggi: lo vedi che sono molto obbediente? Lo vedi che se non ti cago quando mi dici “platz” è solo perché non sei capace di dirmelo nel modo giusto – e cioè con un wurstel in mano – , perchè come razza noi siamo obbedienti in automatico? Leggi, leggi! Questi SI’ che mi capiscono, altro che Severgnini!).
Ma andiamo avanti, e scopriamo che: “Non ha un’ottima fama: è forse il cane che più va sui giornali per le sue violente aggressioni”.
Ehm… come, prego?
Ma no! Sono i giornalisti che aggrediscono noi!
Questa la potevate spiegare un po’ meglio, che cavolo… lo potevate dire, che i giornali chiamano “rotweiler” qualsiasi cane grosso e nero, anche quando non c’entra niente con la mia razza! E che i “veri” rottweiler, quelli ben allevati e selezionati, sul giornale non ci finiscono mai: che al massimo ci finiscono quelli accoppiati a casaccio e poi venduti al truzzotamarro di turno.
Lo dovevate dire, che noi mordiamo solo ce lo chiedono mamma o papà, e …uffa.
Vediamo se sotto migliorano.
“In realtà è facilmente addestrabile” (ohhhh, ecco. Vero! Dài, che forse si ripigliano…)
“Il suo problema è che non conosce le mezze misure: se parte, parte, ed è difficile fermarlo”.
EHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH?!?!?
Ma sono scemi? Ma che stanno dicendo, ma cosa scrivono? Ma l’hanno mai visto un cane, questi?
Che cavolo vuol dire, che “è facilmente addestrabile, ma poi se parte non lo fermi?”. Allora non è addestrabile, visto che un cane addestrato si ferma SEMPRE!
Sì, mamma, lo so che l’altro giorno non sono propriamente accorsa al tuo richiamo: ma mi era partita una minilepre sotto il naso, che dovevo fare? Sono un cane! Sono un carnivoro predatore, io!
E comunque mi sono fermata, eh? Diglielo, a ‘sti cretini, che mi sono fermata!
Guardavo un po’ te e un po’ la minilepre, giravo la testa da te a lei, da lei a te, tipo partita di tennis… però mi sono fermata.  Magari non sono venuta subitissssssimo al richiamo, ma fermata mi sono, eccome!
“Difficili da fermare” saranno le dita di ‘sti imbecilli che avrebbero bisogno di una tastiera fatta al contrario di quella che volevo all’inizio: una coi tasti piiiiiicccoli, che prima di sbatacchiarci sopra devi prendere bene le misure, così magari nel frattempo riesci anche a pensare a quello che intendi scrivere. E magari eviti di sparar cazzate.
Non avevo più voglia di leggere niente, ma ormai mancava solo una riga e allora ho letto fino in fondo, scoprendo che la descrizione della mia razza terminava così: “E’ temerario e non ha paura di niente: questo può tornare utile per la difesa del suo padrone”.
Uhm… io in realtà ho paura della tenda del tabaccaio, della Bisturi quando si incazza, della gatta Nemesi che incazzata lo è in pianta stabile (almeno con me, con gli altri nin zo): però né la tenda del tabaccaio, né la Bisturi, né Nemesi credo rapprenteranno mai un pericolo per mamma e fratello. E poi alla difesa ci penserò quando sarò un po’ più grande.
Per adesso devo pensare a difendere la mia razza da certi pennivendoli da strapazzo, ed è per questo che ho voluto mettere nero su bianco tutta la mia indignazione. Sono mortalmente offesa e ho chiesto alla mamma di denunciarvi tutti quanti per diffamazione. Per la solita ingiustizia del mondo umano, lei mi ha risposto che non si può fare: però ritenevi moralmente denunciati. E anche spernacchiati.
In più, se vi incontrerò per strada, miei cari sciuriredattori di Vanity Fair (e pure lei, dottor Severgnini), sappiate che NON vi salterò addosso, NON vi coprirò di baci e NON vi infilerò la lingua in bocca come normalmente faccio con tutti gli umani.
Così imparate, ecco.

NOTA: si ringraziano Pasquale Landinetti e Davide Morandini per la segnalazione dei due articoli citati.

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