mercoledì , 22 novembre 2017
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Elogio di un cane normale

Cami2di MARTA MARINO – Non ho una storia speciale da raccontare.
Non ho ricordi di grandi imprese sportive, eclatanti successi espostivi, meravigliose e specialissimi talenti del nostro binomio umana/cane.
Ho una storia normale, una storia normalissima e forse pure un po’ noiosa, che inizia 14 anni fa.
Avevo 12 anni e una buona dose di “lettere a Babbo Natale” che chiedevano sempre la stessa cosa: un cucciolo.
Desideravo un cucciolo con tutta me stessa, sentivo che solo un cane poteva rendermi felice. Che esagerata, direte. E sicuramente un po’ di esagerazione c’era, ma d’altronde avevo due genitori poco convinti, da convincere.
I miei genitori capitolarono e cominciammo a girare qualche allevamento di Labrador del Nord Italia,: ogni volta che ci facevano vedere i cuccioli per me e per la mia sorellina era una gran fatica non pestare i piedi e portarne a casa uno.
Ma la scelta si sa, deve essere oculata.

IMG_1675Alla fine, ecco che il mio desiderio viene esaudito ed arriva un tornado color miele a vivere sotto il nostro tavolino. Sì sì, proprio sotto il tavolino.
I primi giorni in casa nostra Camilla (così decidemmo di chiamarla dopo svariate riunioni familiari) si stanziò lì sotto piagnucolando, ed era davvero difficile coinvolgerla in qualunque tipo di gioco.
Si può immaginare la delusione di noi bambine. Poi, finalmente, uscì dal suo rifugio sicuro.
E sì, lo so, oggi parleremmo di kennel, di ambientamento… ma insomma, la mia (e dei miei genitori) cultura cinofila allora non era certo quella di oggi.
Dove ero rimasta?
Ah, sì, Camilla decise finalmente di sgattaiolare fuori dalla sua tana e… di distruggere tutto quello che c’era intorno. Praticamente, complici sicuramente gli errori educativi a noi addebitabili, Camilla fece un quantitativo di danni che vanno da “moltissimi” ad “infiniti”.

Cami3Qualche esempio?
Libri, cd, cellulari, scatolette elettriche estirpate dalle pareti di casa, infissi, mobili, occhiali da sole. Il tutto facendo uscire dai binari la porta scorrevole della cucina in cui la chiudevamo quando dovevamo assentarci, e dando così inizio alle sue scorribande.
Le nostre colpe? Moltissime.
Sicuramente un esercizio fisico insufficiente rispetto alle necessità di un labrador giovane e vivace. Una disciplina non insegnata con costanza, complici sicuramente due bambine innamorate della sorellina pelosa e decisamente puntuali nel “viziarla”. La convinzione che bastasse molto affetto e molto tempo dedicatole per far andare tutto bene.
E quelli, lo giuro, non sono mai mancati.  Abitavamo al quarto piano di un condominio, ci siamo trasferiti in una villetta. Per avere un po’ di giardino, nella speranza (vana ovviamente) che uno sfogo esterno ci aiutasse nella gestione del labrador della Tasmania che viveva con noi.
Questa lettera non vuole essere l’elenco dei disastri che Camilla ha combinato, ma una lettera di scuse.
Scuse alla meravigliosa compagna di una vita intera, per tutte le mie mancanze.

CiuccioEro una bambina quando sei arrivata, e non sapevo quello che so oggi. E tu, nel frattempo, sei invecchiata.
Sei invecchiata come spero di invecchiare io un giorno. Sei diventata paziente, sicuramente più saggia. Sei rimasta viziata e irriverente, ma ora ti scusiamo tutti dicendo “è sorda” (quando sono convinta che sotto sotto hai trovato la scusa perfetta per non fare quello che non ti sembra utile).
Sei dolcissima e non manchi mai di scodinzolare e farmi le feste quando vengo a trovarti, anche se la mamma approfitta della mia presenza per  “mettile le gocce nelle orecchie!”.
Mi ricordo cosa diceva sempre nostra sorella quando eri piccola: “Ma io volevo un cane che adorasse le coccole, Camilla invece vuole solo giocare”.
E tu, crescendo, sei diventata invece un cane francobollo.
Cambi stanza se la cambiamo noi, ti siedi sui nostri piedi e abbai ad Alberto (mio marito nonchè tuo fidanzato) se smette di coccolarti. Se penso agli spaventi che ci hai fatto prendere nella nostra vita, tremo al pensiero di quando dovrò affrontare il fatto che non sei eterna.
Ricordi quando sei riuscita ad entrare in box e hai mangiato mezzo bidone di crocchette? Siamo dovuti correre al pronto soccorso.
O quando hai iniziato con quelle strane crisi che i dottori chiamavano “piccolo male”? Ed io ho dovuto imparare a farti le punture. Non voglio neanche pensarci.

Cami4Quando Alberto mi ha chiesto di sposarlo, la mia prima preghiera è stata per te. Che avevi quasi 13 anni. Ho pregato che tu ci fossi, il giorno del nostro matrimonio.
Tu mi hai ascoltata… e diciamoci la verità: sei quella venuta meglio nelle foto!
Lo so, è l’elogio di un cane normale, probabilmente anche un po’ sfigato: diciamo che poteva andarle meglio in quanto ad “umani”.
Poteva trovare qualcuno che la facesse diventare un star delle expo (bella… è bella!), che la facesse lavorare in acqua (anche se,  giuro… io c’ho provato a portarla al mare: ma era schifata!), che la facesse lavorare in protezione civile o altro. E invece è stata solo un cane “di famiglia”, impigrita e viziata.
Ho imparato tanto da lei, da “noi”, e posso dire che quando due mesi fa mi sono sposata, sono uscita da casa mia per andare a vivere con mio marito e l’ho lasciata a casa dei miei genitori, mi sono piombati addosso tutti i “avrei dovuto, avrei voluto” del mondo.
Sono sicura che lei mi abbia dato più di quanto io ho dato a lei. E mi dispiace.
Quando, tra venti giorni, io e mio marito andremo a prendere la nostra nuova cucciola, una delle prime cose che farò sarà farle conoscere la sua “zia” a quattro zampe:  e spero davvero che possano passare dei bei momenti insieme.
Tutto quello che ho imparato, tutto quello che oggi spero di poter dare ad un cane, lo devo agli errori che ho commesso con Camilla. Alla sua infinità capacità di correggermi e… perdonarmi.
E per questo non posso che dire grazie.

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