lunedì , 20 novembre 2017
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Dissenso contro la massificazione del cane

passeggino2di DINO GUACCIO Dopo anni di esperienza nella vendita in negozi degli articoli più svariati, mi trovo ora nella situazione di lavorare da circa dieci mesi in un punto vendita di articoli per animali dagli uccelli, rettili, fino ai più domestici gatti e cani.
Essendo di recente divenuto Educatore cinofilo ed avendo appreso metodologie per lavorare a contatto con i cani e fornire dunque un primo approccio formativo nell’educazione per un inquadramento nella nostra società dei nostri amici a quattro zampe, volevo trarre le conclusioni miscelando le due esperienze vissute nell’ultimo anno.
A fronte di una svariata proposta di vendita  di cibi per ogni gamma ed esigenza fisica del cane, appaiono tutta una serie di accessori quanto meno di discutibile utilità per il cane e dunque per la sua corretta funzione nella società di oggi.
Di contro, va bene che siamo tutti venditori a questo mondo, ma far passare il concetto del “il passeggino è utile se il cane non vuole camminare” oppure “ la borsetta viene comoda se si va a passeggio in montagna” … mi dispiace, ma pure se si tratta di cani di piccola taglia, questo atteggiamento imprenditoriale ha tutto il mio dissenso.
Non per incolpare l’ignaro commesso di turno, ma l’idea che passa e viene trasmessa come verità da parte loro, quella non va incentivata, ma anzi limitata e circoscritta ad una nicchia di  incorruttibili che non cambieranno mai le loro abitudini di vita.
E invece no.

montone_caneQui si parla di massificazione di uno stile di vita, di creare – con il ripetersi delle apparizioni in commercio di vestitini, cappottini, passeggini, borsette e cucce/cuscini di ogni forma, colore e dimensione –  uno stile nella società che induce di conseguenza a far credere alle persone che si il cane sa camminare, ma se è stanco c’è il mezzo per portarlo in giro senza sforzi e senza prenderlo in braccio come un bimbo; se ha freddo c’è il suo cappotto scozzese griffato da spianare e se in casa non basta il divano ma vuole “stare più vicino a noi intanto che ceniamo”… ah, allora c’è pronto un altro comodissimo cuscinone per tranquillizzare fido al nostro fianco (magari dividendo con lui il pasto).
Io non dico che mezzi quali kennel, collare a scorrimento, una leadership impostata sul rispetto siano dogmi e soprattutto siano alla portata di tutti, così come condanno chi tiene nelle campagna ancora il cane alla catena perché “altrimenti scappa”, lasciato in totale isolamento sociale: ma almeno lasciatemi dire che tutto questo merchandising e business fatto di un corredo di accessori che divenendo di massa in grandi catene commerciali specifiche del settore e indottrinando dunque dapprima i suoi dipendenti, di conseguenza i clienti adepti alla causa del “far star bene il cane” , creano soltanto un insieme di filosofie e di idee che come fine ultimo avranno ancora una volta portato sul piedistallo lo smisurato ego dell’essere umano, la sua innata capacità di demolire qualsiasi razza si dimostri un pochino più vicina alla nostra intelligenza e il suo imperioso egoismo che ci consentirà di vivere felici e convinti del nostro saper creare una vita migliore ai cani addobbandoli di tutti i monili che la Natura, quell’egoista, non gli ha donato per interi secoli.

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