sabato , 18 novembre 2017
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Eutanasia troppo facile: nuovi casi allarmanti

tanax3di VALERIA ROSSI – Due nuovi casi (tra i mille che probabilmente passano sotto silenzio ogni giorno) che suscitano rabbia, lacrime e soprattutto indignazione: uno fuori dall’Italia, uno nel nostro Paese.
Quello avvenuto all’estero è il caso di un labrador italiano venduto in Svezia e riguarda un’eutanasia teoricamente “lecita”, ovvero un caso di malattia incurabile: purtroppo, però, il cane è stato soppresso solo a causa di una molto ipotetica displasia (che comunque non gli stava procurando il minimo disturbo) e nonostante l’allevatrice avesse chiesto di riavere il cane per poterlo curare e tenere con sé. E’ una bruttissima storia che mi limito ad anticiparvi, perché sta per uscire un video che la racconta tutta per filo e per segno e che sicuramente pubblicherò la prossima settimana, non appena sarà pronto.
Il secondo caso, invece, riguarda un cane morsicatore. E di questo parliamo subito, perché la storia è interamente descritta nella seguente email:

Circa un anno fa sono stato contattato dal padrone di un cane, incrocio pastore tedesco x qualche razza nordica non meglio identificata… un “AKIKO”(!!!) a detta del proprietario….
Il padrone riportava comportamenti indesiderati del cane, quali ringhiare se ci si avvicinava alla cuccia, bassissima risposta al richiamo, aggressività intra-specifica… sembrava un bel pacchetto completo. Quando sono andato a casa sua per il primo incontro mi sono reso conto di quanto fosse completo il pacchetto: la casa era un rustico mezzo diroccato, i cani (c’era anche uno yorkshire) vivevano la maggior parte del tempo in un appezzamento dietro casa, recintato (probabilmente una vecchia officina), passavano la notte in una gabbia all’esterno e saltuariamente entravano in casa, dove la cuccia del cane in questione era stata abilmente posta sotto il tavolo. Quindi il cane, che andava in possessività sulla cuccia, teneva tutti lontani dal tavolo.
A questo va aggiunto che il padrone veniva “rispettato” dal cane perché i comandi impartiti erano più simili a minacce di morte che a reali comandi (alla faccia delle “indicazioni di comportamento” dei gentilisti…), mentre la madre e la sorella del proprietario non avevano alcuna gestione del cane, venendo tenute a bada da quest’ultimo tramite ringhi e minacce.
In aggiunta, il comportamento minaccioso che il padrone aveva con il cane lo aveva anche con la madre e la sorella.
Questo cane viveva quindi in un clima di perenne tensione, urla e minacce.
Ci ho lavorato un po’, quattro incontri poi non mi hanno più chiamato.
Il cane non ha mai nemmeno lontanamente pensato di mordermi. Io dal canto mio non mi sono mai nemmeno sognato di provare a coccolarlo. Sembrava un soldato, attento ai comandi, attivo e carico come una molla (magari con qualche incontro in più una carezza gliel’avrei anche fatta).
Ho spiegato la disposizione della cuccia in casa, gli atteggiamenti da tenere, di variare poco per volta… e quello che è stato fatto è prendere la cuccia violentemente e scaraventarla in un angolo, fissando poi il cane e dicendogli “adesso stai lì”.
Tuttavia, già dopo due soli incontri, quando hanno visto quanto il cane poteva essere diverso, le cose sembravano decisamente migliorate. Sembravano… perché ora arrivo al dunque (finalmente).
Dopo quasi un anno senza sentirli, mi chiama l’altro ieri il padrone e mi dice che il cane ha minacciato sua sorella e l’ha pizzicata, e poi “senza alcun motivo” il giorno dopo l’ha morso, prima al piede e poi al braccio.
Lui, spaventato, ha fatto venire i veterinari dell’ASL a prendere il cane.
E qua comincia l’epopea di cazzate…
Mi ha chiamato per dirmi che farà sopprimere il cane. Gli ho risposto che non funziona proprio così e lui ha detto che tanto in un canile non lo mette e che piuttosto gli spara un colpo in testa.
Data l’impossibilità di parlare in modo ragionevole con il proprietario, ho chiamato l’ASL all’anagrafe canina.
Ho parlato con il veterinario che ha confermato l’indole poco calma del proprietario, ha detto che il cane non ha dato alcun problema al momento del ritiro, che in questo momento sta passando i dieci giorni di isolamento in canile sanitario e che è un peccato che abbia scelto di farlo sopprimere. E qui mi è venuto qualche dubbio…
Poi ho chiamato il canile sanitario, dove il responsabile ha confermato che il cane non sta dando nessun problema, anche perché è in isolamento, ma non mostra minimamente segni di aggressività, si sposta quando si pulisce il box, non attacca nessuno… e anche lui ha detto che è un peccato che un così bel cane venga soppresso.
E i dubbi crescono…
Ho così contattato una mia collega e la mia veterinaria e mi è stato detto che questa cosa non è che si possa proprio fare… cioè, è proprio illegale.
Mi sono informato bene su ogni passaggio necessario per la soppressione e ho ricontattato l’ASL. Ho chiesto se il cane fosse stato visto da un comportamentalista e la risposta è stata negativa.
Anzi, la risposta completa è stata: “Noi con un cane di proprietà non possiamo impedire niente, spetta decidere al padrone. Non possiamo sopprimerlo, ma se il padrone non lo vuole riportare a casa può contattare il proprio veterinario, CHE A SUA DISCREZIONE PUO’ SOPPRIMERLO SE LO REPUTA PERICOLOSO!  Noi possiamo tenerlo in canile sanitario e può venire qua a sopprimerlo”…
Ho ringraziato, ho attaccato il telefono e ho cominciato a pensare chi diavolo chiamare.
Quindi ho chiamato la Comandante Provinciale dell’ ANPANA, che con grande sicurezza e immediatezza mi ha elencato i passaggi legali per l’eutanasia in caso di aggressività, le figure minime coinvolte (almeno il comportamentalista) e l’assoluta illegalità di quanto riportato dal Medico Veterinario dell’ASL.
La sentirò di nuovo oggi pomeriggio alle 17.00. Si occuperanno loro del caso, insieme a me. Mi hanno chiesto se sono disponibile per la rieducazione del cane e, appoggiandomi a esperti, ovviamente ho dato la disponibilità: ma è fuori da ogni umana concezione che dei veterinari all’ASL mi dicano che sulla soppressione in casi del genere non serve nessun parere di comportamentalisti, ma solo la decisione del veterinario di fiducia.
Che l’ASL possa far venire veterinari a praticare eutanasie illegali presso le proprie strutture. Che dei veterinari si prestino per tali procedure e che magari non sappiano nemmeno che è una cosa illegale.
Che nessun cane possa essere tutelato, perché so di sicuro che se quel cane ha morso è stato per esasperazione e che evidentemente ho avuto io stesso delle mancanze, pensando che la situazione potesse essere recuperabile.
Magari avrei dovuto segnalarla… ed è per questo che me ne sto facendo carico adesso.
Ma un cane che morde per un validissimo motivo, oltre a avere passato uno schifo di vita, può essere soppresso perché il padrone non vuole mantenerlo in un rifugio, non vuole sbattersi a trovargli un altro posto in cui vivere, e più semplicemente se ne frega di quel cane? E il tutto con l’approvazione di Veterinari pubblici? Lunedì finiscono i dieci giorni in canile sanitario. Faremo sicuramente qualcosa prima.

tanax2Sembrerebbe evidente, da quanto racconta il nostro lettore, che in questo caso un cane NON pericoloso abbia morso per esasperazione, o forse per autodifesa: la dicitura “senza alcun motivo” è in assoluto la più classica… peccato che secondo certi proprietari, per esempio, l’aver ricevuto un calcio nel sedere non sia un “motivo”. Se il cane è sempre stato preso a calcioni e non ha mai reagito, il fatto che l’ennesima botta abbia scatenato (finalmente, verrebbe da dire!) il morso appare loro del tutto illogico: quindi verranno a dirti che il cane ha morso “senza motivo”. Ne ho visti e sentiti fin troppi di questo tenore.
Detto questo, e dato purtroppo per scontato che nessuna legge tutela il cane vittima di un padrone bastardo, né gli consentirà mai di avere un processo equo in cui vengano delineate tutte le responsabilità di tutti… l’unica cosa che abbiamo in mano sono le leggi vigenti. E cosa dicono queste leggi?

Iniziamo con l’art. 544-ter. del Codice Penale  (Maltrattamento di animali), che recita così:

1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale.
Appare chiaro e lampante, dunque, che causare la morte di un animale sia un reato penale.
Ovviamente, però, sono previste delle eccezioni: e le troviamo nel specificate nella legge 281/1991 ( “Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”). Qui si sostiene (art. 2, punto 6) che:
6. I cani ricoverati nelle strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4 (i canili comunali, NdR), fatto salvo quanto previsto dagli articoli 86, 87 e 91 del regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, e successive modificazioni, possono essere soppressi in modo esclusivamente eutanasico, ad opera di medici veterinari soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosita’.
E fin qui sembrerebbe tutto chiaro, logico e lineare… ma c’è un punto assolutamente oscuro, ovvero: chi caspita è deputato a comprovare la pericolosità di un cane?
La risposta, a livello nazionale, è un genericissimo “i servizi veterinari”. Infatti l’unica norma in merito si può trovare nell’Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013 (che, in quanto ordinanza, vale un anno: quindi sarebbe scaduta lo scorso agosto, e non sono riuscita a scoprire se sia stata rinnovata o meno). Nell’ ordinanza si legge:
1. (omissis) a seguito di morsicatura o aggressione i servizi veterinari attivano un percorso mirato all’accertamento delle condizioni psicofisiche dell’animale e della corretta gestione da parte del proprietario;

tanaxPer tutto il resto ci sono solo le ordinanze regionali, che spesso vengono completamente ignorate e/o disattese, anche perché sono in pochi a sapere che esistono. E comunque spesso sono clamorosamente lacunose.
Ci sono stati gruppi di lavoro che hanno cercato di mettere insieme un protocollo decente, per quanto sia sempre molto difficile stabilire regole e regolette che possano far capire se un cane è “pericoloso” in assoluto: la stragrande maggioranza dei cani sani, infatti, puo risultare pericolosa solo quando si trova in situazioni di disagio o stress, ma diventa tranquillissima quando questo disagio o stress viene meno (come sembra stia accadendo nel caso in questione).
Per esempio, cliccando qui potete scaricare un interessante .pdf tratto dalla “Settimana veterinaria” in cui un gruppo di veterinari e studiosi milanesi cerca di stabilire un protocollo. Come consigliato anche dalla SISCA (Società italiana di Scienze comportamentali applicate, affiliata all’AMVI, Associazione Medici Veterinari italiani),  questo protocollo potrebbe basarsi sulla formula studiata dal dott. Joel Dehasse, comportamentalista francese autore di vari testi che trattano anche dell’aggressività. Il fatto è che non risulta che questo protocollo sia sempre seguito dai veterinari, molti dei quali non sanno neppure che esista e si limitano a “comprovare la pericolosità”…  dando per buone le dichiarazioni del proprietario.
In questa formula ci sono molti punti palesemente discutibili, ma è normalissimo che ci siano perché la psiche di un cane, esattamente come quella di un umano, non può essere “inquadrata” in caselline A, B, C.
La mente è qualcosa di duttile, di elastico, che permette ad ogni essere di adeguare i propri comportamenti e le proprie reazioni ai diversi stimoli ambientali e non: un cane può essere pericolosissimo in mano ad una persona e dolcissimo in mano a un’altra, e questa è una realtà che tutti in qualche modo hanno potuto vivere od osservare.
Proprio per questo logica (e umanità) direbbero che un cane sano, anche se morsicatore, non si sopprime MAI.
Semmai si dovrebbe cercare di porlo in condizione di vivere più sereno possibile e di non danneggiare nessuno: bella teoria, che però diventa difficile trasformare in pratica, visto che i canili italiani – che potrebbero essere gli spazi ideali per soluzioni di questo tipo – sono tutti in overdose di ospiti soprattutto grazie alla bella abitudine degli italiani di non sterilizzare e di fare cucciolate ad capocchiam.
Così ci ritroviamo con troppissimi cani da gestire in poche strutture ufficiali, a cui per necessità si affiancano quelle private (tollerate, anzi ben viste perché “aiutano a smaltire il surplus”, anche quando sono in mano alla criminalità organizzata: infatti le zoomafie ci sguazzano e fanno davvero l’impossibile perché il randagismo NON abbia mai fine); col risultato di avere centinaia di canili lager che hanno fatto porre a qualcuno una domanda, tutto sommato, comprensibile: vivere in un canile lager non equivale forse ad essere sottoposti “a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le caratteristiche etologiche” di un cane? E in questo caso, non sarebbe più lecita l’eutanasia?
In pratica, chi si è posto questa domanda tentava di aggirare una legge sfruttandone un’altra. Gioco sporco, ma – ripeto – comprensibilissimo, anche perché in diversi casi mi è già capitato di chiedermi se la vita in certi canili fosse davvero “vita” degna di tale nome e se una morte pietosa non le fosse di gran lunga preferibile.
Ma torniamo al punto di partenza, e cerchiamo di capire chi può decretare in realtà che un cane è pericoloso e va soppresso.
Le maggiori regioni italiane hanno quasi tutte un regolamento (che diventa quasi impossibile trovare se non rivolgendosi direttamente all’ASL di competenza: ma anche così non è detto che si incontri qualcuno davvero competente in materia, come sembrerebbe essere accaduto al nostro lettore).
Io abito in Piemonte e quindi conosco quella della mia regione (n. 27 del 4 novembre 2009), che dice:

  1. Il detentore di cani ad aggressività non controllata (ovvero, come si legge all’art.2, “il soggetto che lede o che inequivocabilmente attenta all’integrità fisica di una persona o di altri animali attraverso un comportamento aggressivo non controllato dal proprietario o detentore dell’animale”) ha l’obbligo di vigilare con particolare attenzione sulla detenzione degli stessi al fine di evitare ogni possibile aggressione a persone, ottemperando alle prescrizioni di cui ai commi 2, 3 e 6 nonché a tutte le disposizioni specifiche di livello nazionale e locale per la gestione di cani a rischio.
2. I cani ad aggressività non controllata sono sottoposti ad una visita veterinaria comportamentale mirata ad esprimere un giudizio sulla pericolosità del cane non oltre i quaranta giorni dall’evento.
3. I comuni, in collaborazione con le ASL, gli ordini professionali dei medici veterinari, le facoltà di medicina veterinaria, le associazioni veterinarie e le associazioni di protezione degli animali istituiscono ed organizzano percorsi formativi per i proprietari di cani ad aggressività non controllata con rilascio di specifica attestazione.
4. Al termine dei corsi di cui al comma 3, previo il superamento di esame valutativo esteso alla relazione uomo-animale, è rilasciato un attestato che certifica il controllo dell’affidabilità e dell’equilibrio psichico per cani.
5. Per l’espletamento dei corsi di cui al comma 3 i soggetti organizzatori debbono avvalersi di una equipe composta da un veterinario comportamentalista, da un valutatore e da un addestratore cinofilo.
6. Fino al superamento del test di cui al comma 4 il detentore di cani ad aggressività non controllata ha i seguenti obblighi: a) applicare sia il guinzaglio sia la museruola ai cani quando si trovano nelle vie o in un altro luogo aperto al pubblico; b) stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per i danni a terzi causati dal proprio cane.
7. Il detentore dei cani ad aggressività non controllata ha facoltà di rinunciare all’animale, ma è obbligato a sostenere le spese di mantenimento e rieducazione sino ad un nuovo affidamento.
8. Qualora il detentore dei cani ad aggressività non controllata non superi il test di cui al comma 4 o non vi si sottoponga e i servizi veterinari ne certifichino l’incapacità di gestione del cane, il Comune, su richiesta dell’ASL competente, adotta un provvedimento di sequestro del cane e, qualora ne ricorrano i presupposti, l’ASL ne certifica l’irrecuperabilità.
9. Gli oneri economici connessi al mantenimento, alle visite veterinarie comportamentali e alla rieducazione dell’animale sono interamente a carico del detentore dello stesso.

Non so da dove mi abbia scritto il lettore, quindi non so se questo protocollo sia applicabile nel caso del cane in oggetto: so, però, che in quasi tutte le regioni italiane è prevista almeno una visita veterinaria comportamentale. In alcuni casi basta un singolo veterinario comportamentalista, in altri casi  sono richieste tre diverse valutazioni… ma che il padrone del cane si svegli al mattino e dica “adesso lo sopprimiamo” non esiste proprio, a norma di legge.
Purtroppo il fatto è che succede lo stesso: un po’ perché di eutanasia di cani morsicatori si parla troppo poco, un po’ perché l’opinione comune (basta bazzicare un po’ FB per rendersene conto) tende a pensare che il cane mordace sia lecito sopprimerlo senza processo e senza appello. Quindi sono davvero in pochi ad interessarsi davvero al problema, e per questo restano impressionanti lacune legislative e – spesso, anche se grazie al cielo non sempre – si trovano soluzioni superficiali mirate solo a “levarsi di torno il problema” nel modo più drastico e più veloce possibile.
Una vera vergogna e una profonda mancanza di rispetto per la vita degli animali che contrasta in modo stridente con l’immagine dell’Italia buonista che tiene in vita anche i cani randagi. C’è solo da sperare che le lacune legislative vengano colmate al più presto, anche se tremo al pensiero che poi vengano messi  in pratica protocolli simili a quelli americani (mani di plastica, bambole-bambino dall’aspetto inquietante ed altre porcherie di cui abbiamo già parlato in passato), che di fatto “costringono” il cane a manifestare aggressività per poterne dichiarare allegramente la pericolosità e ricorrere all’eutanasia. Se le visite comportamentali fossero di quel tenore, ci sarebbe quasi da augurarsi che resti tutto com’è adesso.
Certamente l’unica soluzione accettabile sarebbe quella di far seguire a cani e proprietari dei buoni percorsi di rieducazione/riabilitazione (e qui sorge l’altra domanda: chi li terrebbe? In Italia l’unica figura professionale a cui viene riconosciuta ufficialmente la possibilità di gestire percorsi di questo topo è quella del veterinario comportamentalista… che in molti, troppi casi i cani li ha visti solo sui libri), utilizzando la soluzione-canile (ben gestito e non lager) solo nei casi in cui non si ottenessero risultati concreti e sicuri. Ma come sempre, in campo cinofilo, tradurre in pratica le buone teorie diventa, se non impossibile, almeno molto, ma molto difficile.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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