domenica , 19 novembre 2017
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Lo strano caso della cagna con l’assorbente

tampax_sostdi VALERIA ROSSI – Bell’argomentino, direte, una cagna col tampax: eppure su questo caso, anzi su una foto (che avevamo pubblicato, ma che abbiamo rimosso perché è in corso un’azione legale), è sorta una polemica infinita e questo richiede che “se ne parli”, anche per cercare di capire le opposte ragioni e posizioni.
La storia è questa: in Belgio si svolge un’importante gara di toelettatura, “Groomania 2014”, ideata dalla famosa toelettatrice Kitty Dekeersgieter. A fine gara, sul sito di Groomania, appare la foto di una cagna, un’airedale terrier evidentemente in calore, a cui è stato allegramente piazzato un tampax, mezzo dentro e mezzo fuori, per contenere la fuoriuscita di sangue.
Scoppia il finimondo, tant’è che questa foto me la mandano in millemila chiedendomi cosa ne penso: la maggior parte delle persone che me la mandano è indignata, qualcuno parla di maltrattamento, basandosi anche sull’espressione della cagna che tiene gli occhi chiusi e la coda bassa.
Cosa ne penso? Mah. Penso che l’immagine sia sgradevolissima: questo sicuramente sì.
Per il resto, non saprei. Giudicare “sofferente” la cagna soltanto da una foto credo sia quantomeno azzardato: anche perché a me non sembra che abbia la faccia di un cane sottoposto a chissà quali sevizie. Lo stesso toelettatore ha commentato così: “Il cane in questione é una delle mia bambolone fatta nascere con le mie mani, vive felice con altri miei amici ruvidi, mangia regolarmente carne e mangime di alta qualità. I nostri cani vivono in casa sui divani con noi e dormono in camera su cuscinoni imbottiti e comodi, vaccinati regolarmente e ultra controllati dal veterinario. Corrono e camminano nel parco tutti i giorni. Il soggetto in questione, inoltre, è un cane espositivo allenato a stare sul tavolino delle ore, tanto da addormentarsi e rilassarsi (ecco perché ha occhi chiusi e coda bassa). Io vivo sereno e felice coi mie ruvidi che mi baciano sul divano tutte le sere”.
Personalmente sono tentata di pensare che la cagna abbia davvero gli occhi socchiusi perché è rilassata: la coda, però, a mio avviso sta dicendo “cosa cavolo mi avete piazzato nelle parti intime?”.
Certo, è difficile capire se stia provando fastidio o se sia soltanto “incuriosita” dalla sensazione sicuramente anomala: qualcuno degli indignati ha sostenuto che “un tampax mezzo dentro e mezzo fuori fa un male boia!”… ma lo fa nella donna umana.
E l’anatomia di una donna non è esattamente identica a quella di un cane. E poi, dai vari commenti alla foto dello scandalo (che è stata cancellata dopo il casino mediatico)  emerge chiaramente che la pratica di tamponare le femmine in calore durante le gare di toelettatura è più che diffusa.
C’è chi usa i tampax e chi il cotone, chi addirittura “pezzettini di carta”… d’altronde una cosa è certa: toelettare un cane che perde sangue non dev’essere la cosa più piacevole del mondo ed è normale che ognuno si protegga come può.
Ma la domanda che mi faccio io è un’altra: perché una cagna in calore viene ammessa a una gara di toelettatura?  In expo, per esempio, non si entra, anche se il regolamento FCI dice che “le cagne in calore possono partecipare se il regolamento delle manifestazioni del Comitato Organizzatore lo prevede”.
Grazie al cielo non lo prevede mai, o almeno a me non è mai capitato che lo prevedesse: se la cagna andava in calore proprio quel giorno lì, e il veterinario all’ingresso se ne accorgeva, si veniva rispediti a casa senza se e senza ma. E lo trovo assolutamente corretto, perché altrimenti a bordo ring scoppierebbe il finimondo.

Per questo,  al di là dell’indubbio fastidio “visivo” che può provocare negli spettatori – perché, diciamolo, un po’ schifo lo fa: certo, è una cosa naturale… ma ci sono cose migliori da vedere, in natura – io vorrei capire cosa ne pensano i cani maschi che magari sono costretti a starsene pure loro fermi su un tavolino mentre nell’aria si spargono effluvi di cagnetta in estro (capaci, come è noto, di mandare fuori di testa un maschio anche a chilometri di distanza).
Una nota toelettatrice, a questa domanda, ha risposto: “C’è gente che è partita dal Brasile per arrivare in Belgio… poi che fai? Alla cagna arriva il calore e ti ritiri? Vai a casa? Che per arrivare hai speso 5000 €? Poi qui si parla del proprio cane… non di quelli dei clienti… è normale che al cliente non lo metti… e se lo fai non è nocivo se no noi donne non l’avremmo usato!”
Per poi concludere con questa battuta: “Le uniche che non lavorano col ciclo sono le mignotte!”
Sì, però… le mignotte, quando hanno il ciclo, non vanno neppure in strada a sculettare per adescare i clienti. Invece una cagna in calore adesca senza ombra di dubbio tutti i maschi del circondario: e visto che in una gara di toelettatura i suddetti maschi sono legati a un tavolino, per me i veri “maltrattati” sono loro!
Quindi… che fai se arriva il calore proprio quel giorno lì, e se hai speso 5000 euro per arrivare da casa di Dio? Pensi “porca vacca, la prossima volta faccio meglio i conti”: e te ne vai a casa.
Esattamente come fa quello che i 5 o i 10.000 euro li ha spesi per arrivare all’esposizione canina (anche alla Mondiale arriva gente da ogni dove: ma non è che ti facciano entrare con la cagna in calore solo perché arrivi da lontano).
Anche perché, diciamolo, i calori non è che piovano esattamente dal cielo: più o meno lo sai, quand’è che la tua cagna è a rischio. E allora alla gara non ti ci iscrivi; oppure la fai, ma non con quella cagna lì. Te ne porti un’altra,  cosa sicuramente più facile per un toelettatore che per un espositore, che magari non è che pulluli di campionesse di bellezza (un pelo corretto sarà sicuramente più facile da trovare che un intero cane perfetto… o quasi).
Quindi, se l’espositore può fare buon viso a cattivo gioco, non vedo perché lo stesso non debbano fare i toelettatori: e se io fossi un organizzatore, almeno per rispetto dei maschi presenti, cambierei subito le regole e metterei un bel veto (con rimborso delle spese di iscrizione, sempre come succede in expo).
Anche perché, diciamolo… che la cagna vada in calore proprio quel giorno lì non succederà mica con tutta ‘sta frequenza!
Concludendo: davvero non ho idea né dell’eventuale fastidio (“dolore” non credo proprio, perché non se ne starebbero lì tranquille: d’accordo che il cane è buono e caro, ma non è neppure scemo e se gli fai male “te lo dice”) che possa provare una cagna tamponata, né del fatto che il tampax possa essere o meno, come qualcun altro ha sostenuto, un vettore di batteri (anche se non credo che esista questo pericolo se lo si utilizza per qualche minuto, come pare accada in queste gare). Sono invece certissima che queste immagini diano fastidio agli umani (l’hanno dato anche a me), cosa di scarso rilievo, e sono ancora più certa che qualche maschietto, dopo quella gara, abbia avuto una notte moooolto agitata, cosa che per me ha decisamente più rilievo. Per questo non mi piace l’idea che le cagne in calore possano essere ammesse.
Quanto al Tampax in se stesso… in realtà la cosa che mi ha lasciato più perplessa è stata la reazione dei molti toelettatori che si dicono favorevoli, che sostengono di usarlo loro stessi eccetera eccetera, ma poi chiedono che di questa storia “non si parli”, e che le foto non vadano troppo in giro (tardi, sorry… hanno già invaso FB!), perché “sarebbe un grave danno per tutti i toelettatori, dal più giovane al più vecchio”.
Domanda: ma perché?
Se non c’è niente di male, perché tutta questa preoccupazione? E perché “è normale che alla cagna del cliente non lo metti”? Se non dà fastidio, che problema c’è? A parte il fatto che il cliente magari non aspetta proprio il calore per portarti la cagna a toelettare, se fosse tutto normalissimo non vedo perché “al tuo cane sì, e a quello del cliente no”!
La risposta, probabilmente, va ben oltre il tampax in se stesso: sta invece nel fatto che in cinofilia tutti sono lì col coltello tra i denti, pronti a montare “casi nazionali” (o internazionali, come in questo caso) per la minima cazzata, pur di riuscire a sparlare di Tizio o ad accusare Caio delle peggiori efferatezze. Siamo tutti santi & martiri, unici depositari del Vero Amore per i cani, e gli altri sono tutti maltrattatori, cagnari, bastardi e così via.
E’ sano, questo atteggiamento?
La domanda è retorica: perché ovviamente non è sano per nulla, ed è soprattutto questo a fare il male di qualsiasi categoria che abbia a che fare con i cani, dal toelettatore all’addestratore, dall’allevatore al veterinario (con la sola differenza che i veterinari hanno un Albo e un Ordine che può difenderli – a volte pure a sproposito –  e tutti gli altri no).
Si porta la gente a non fidarsi più di nessuno, a vedere solo i lati negativi di qualsiasi professione ignorandone quelli positivi (che di solito sono di gran lunga superiori): e lo sputtanamento di Tizio o di Caio rende immancabilmente felici tutti i Semproni… ignari che domani, magari, toccherà a loro finire al centro delle polemiche.
Da tutta questa storia io posso trarre una sola conclusione: è giusto parlare dei fatti che “fanno notizia” in un modo o nell’altro (tant’è che ne parlo io stessa)… ma non per saltare a piè pari sul carro dei “pro” o su quello dei “contro” e cominciare a sparare a zero sugli altri.  cosa che non porta da nessuna parte.
In questo specifico caso, al di là dell’indubbio disagio che una cagna in calore può causare ai maschi presenti, credo che sarebbe stato molto opportuno interpellare uno o più veterinari per scoprire se possono esserci controindicazioni fisiche all’uso di un tampax.
E’ più difficile, invece, avere un’idea dell’eventuale disagio psicologico. Devo dire che a me il caso è  stato presentato proprio per avere questa idea (cito da uno dei messaggi che mi sono arrivati insieme alla foto: “tu che conosci la mente del cane, forse puoi dirmi come può percepire la cosa”)… ma in realtà non lo so, cosa ne pensa la cagna.  Non esistono, che io sappia, studi scientifici su come possa reagire all’inserimento di un tampax!
Però, se davvero si pensa di continuare con queste pratiche, forse sarebbe il caso che qualcuno uno studio ce lo facesse: questo sarebbe costruttivo.
Gli scanni e le fazioni non lo sono mai. E l’omertà e il corporativismo… ancora meno.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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