mercoledì , 22 novembre 2017
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Il mio cane ha il grande male – parte II

timbu2_1di ANDREA SCHIAVON – Lo scorso 22 agosto  ho dialogato con tutti voi parlandovi di Timbu, il mio amstaff afflitto da una grave forma di epilessia idiopatica, ovvero “il grande male”, e della mia ricerca spasmodica di trovare una soluzione, un sollievo… un qualcosa che migliorasse la qualità della vita del mio cane, sperando di poter essere utile anche ad altre persone con la mia esperienza.
Giusto a dover di cronaca ricordo che l’epilessia è un disturbo cronico che affligge gli uomini e anche i cani (e altre specie animali), caratterizzato da una sintomatologia di convulsioni più o meno frequenti associate a scariche neurali involontarie. Le crisi epilettiche sono provocate dall’anomala eccessiva sollecitazione dei neuroni del cervello. Le relative scariche elettriche sono provocate dall’alterazione oscillatoria (ad alta ampiezza) del potenziale di membrana cellulare.
Mi sembrava doveroso tenervi informati sulla situazione di Timbu e sulle novità legate alle cure che ho intrapreso e che sto intraprendendo.
Ci eravamo lasciati con una speranza riposta in una dieta chetogenica:  una strategia alimentare strutturata ad uso umano nel 1920 e nata come trattamento per i bambini malati di epilessia.
E’ una dieta povera o assente di carboidrati ma ricca di proteine e lipidi.
Lo scopo è quello di abbassare i livelli di glucosio in modo che il corpo attinga altrove le energie, dai grassi appunto. Quando il sistema metabolico si adatta a questa situazione, il corpo riduce l’utilizzazione delle preziose proteine, affidandosi alla combustione dei grassi e ai corpi chetonici come fonte preferenziale per produrre energia (i corpi chetonici sono sottoprodotti  acidi causati da alti livelli di ossidazione degli acidi grassi). Se la produzione di corpi chetonici aumenta notevolmente il loro accumulo nel sangue genera una sorta di stato chiamato chetosi che in definitiva – e semplificando la cosa – va ad ottenere lo stesso effetto o quasi dei fenobarbiturici che normalmente si utilizzano per la stabilizzazione delle crisi epilettiche.
Con Timbu dopo tutti gli esami e la formulazione della dieta strettamente personalizzata a fine settembre abbiamo iniziato l’avvicinamento alla dieta vera e propria.
Ovvero, prima di entrare a regime bisognava sostituire gradualmente il vecchio cibo in crocchette con gli ingredienti per la dieta (principalmente carne con base grassa di maiale cotta).
Devo fare una doverosa premessa: il professor Maurizio Dondi dell’università di Parma, che ha preso in cura Timbu fin dall’inizio e con cui si è instaurata una sincera amicizia, è sempre stato scettico e titubante dicendomi di provare pure… ma di tenere presente che la chetogenica è sempre stata una chimera dei ricercatori veterinari.
Il protocollo di avvicinamento alla dieta a regime ha richiesto circa 20 giorni, perché gli ingredienti erano parecchi.
Prima della dieta chetogenica, Timbu aveva avuto un lungo periodo (il suo più lungo periodo) di intervallo tra una crisi e l’altra, ovvero 19 giorni che per noi erano una sorta di vittoria… ma non ci accontentavamo e quindi ci siamo buttati anime e corpo in questa prova.
Durante la fase di avvicinamento al regime dietetico Timbu ha iniziato ad avere crisi parecchio intense, con intervalli di 4 giorni, con anche un ricovero in clinica per essere sedato in via endovenosa e quindi gassosa.
Anche la sedazione che normalmente veniva fatta per “fermare” le crisi non faceva quasi più effetto e il cane aveva crisi a grappolo anche da sedato.
Abbiamo anche dovuto mettere un’agocannula pronta e fissa in vena per eventuale sedazione venosa, visto che appunto quella intramuscolo risultava ormai quasi inutile.
Arrivati a regime dietetico chetogenico completo è successo quello che non avrei mai immaginato.
Un fine settimana Timbu, nella notte tra sabato e domenica, ha avuto 18 crisi epilettiche di medio/alta entità con relativo pronto intervento delle due veterinarie curanti Sabrina Borella e Carola Schimdt dell’ambulatorio ai Laghetti di Maerne di Martellago che lo hanno sedato e stabilizzato.
Contattato il centro che mi seguiva per la dieta chetogenica mi veniva detto di sospendere immediatamente la dieta stessa e di ritornare al regime alimentare precedente. Purtroppo la sfiga  ci vede benissimo e per Timbu la chetogenica non andava bene… anzi!!!

timbu2_2Prontamente contatto il professor Maurizio Dondi che mi spiega che la carne di maiale grassa e gli altri componenti della dieta hanno indotto in Timbu una grande produzione di istamina.
Solitamente l’istamina provoca prurito… ma nei soggetti con gravi forme di epilessia e refrattari ai fenobarbiturici può essere una sorte di “innescante”… della benzina sul fuoco.
Dondi mi ha detto di sospendere subito la dieta e di alimentare il cane con riso bollito, patate lesse e olio di soia, oltre ad un multivitaminico di supporto.
Sono passati oltre 20 giorni… quindi in assoluto l’intervallo più lungo tra una crisi e l’altra: Timbu  non ha più avuto crisi e addirittura per la prima volta in un anno risulta essere finalmente “sedato” dalla massiccia dose di fenobarbiturici e quindi abbiamo iniziato a diminuire i dosaggi e avendo già eliminato uno dei quattro prodotti che normalmente assumeva. Ora stiamo già procedendo con la diminuzione lenta e graduale del terzo prodotto… e credetemi, per noi è già un successo!!!
Devo dire che Timbu con la sua dieta totalmente vegana ora sta bene… o almeno la strada imboccata sembra quella giusta, compreso la riduzione dei farmaci. Io sono molto contento e anzi ho iniziato a guardare e prendere in considerazione certi regimi dietetici, come appunto quello vegano, sotto un’altra ottica.
Timbu è un cane sano… a parte l’epilessia, in quanto ad un controllo epatico e renale è risultato perfetto malgrado i farmaci assunti da un anno e le numerose sedazioni.
Io non sono nessuno per giudicare l’operato dei medici ai quali mi sono affidato… anzi, per paradosso posso dire che mettere Timbu a regime chetogenico ci ha permesso di vedere una pensare a qualcosa  che forse non era mai stato preso in considerazione prima, e cioè ad una possibile intolleranza alimentare.
Ora prima di Natale andremo a Parma e il professor Dondi lo sottoporrà a degli accertamenti per appurare appunto che non sia intollerante a degli alimenti e che questi siano un potenziale innesco delle crisi epilettiche.
Ovviamente ci godiamo questo periodo di relativa tranquillità e sinceramente non ci sembra neanche vero.
Ringrazio ovviamente il professor Dondi per la sua grande capacità di comprensione e la sua grande esperienza che ci ha permesso di uscire da una situazione che sembrava senza scampo.(18 crisi sono devastanti per il cane in primis ma anche per chi lo deve gestire).
Continuiamo così: vi terrò informati degli sviluppi sul mio cane… e il grande male!

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