domenica , 19 novembre 2017
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Sfogo contro l'”ammore ad ogni costo”

tazdi VALERIA ROSSI – Mi scrive una lettrice disperata per via un meticcio (attualmente dell’età di due anni) che le era stato letteralmente “scaricato” in giardino nel febbraio del 2013. Lo chiameremo convenzionalmente Bubi, anche se il suo nome è un altro, perché la lettrice ha i suoi buoni motivi per non voler essere riconoscibile.
Ecco un sunto del suo racconto:

Fin da subito mi sono resa conto che Bubi non era un cagnolino “normale”: così l’ho fatto vedere a diversi educatori/istruttori, gli ho fatto frequentare un campo di addestramento per socializzare e abbiamo seguito anche lezioni singole; ho cambiato il mio modo di essere e di fare per aiutarlo, diventando il più chiara possibile nella comunicazione verbale e non; ho cambiato la gestione in casa e per togliergli “responsabilità” che lui si prendeva, l’ho fatto castrare quando mi è stato consigliato.
Verso l’anno  gli ho fatto fare tutti gli esami possibili e immaginabili per capire perché avesse cominciato a diventare molto aggressivo verso gli altri componenti animali della casa: aggressioni in piena regola, che spesso si sono concluse con morsi verso la sottoscritta perché gli toglievo dalle fauci cani e/o gatti; mi sono iscritta io stessa ad un corso per educatore cinofilo per cercare di capire fin dove sbagliavo realmente io e dove effettivamente c’erano delle anomalie nel cane che non potevo sistemare.
Grazie a questo corso ho conosciuto un veterinario comportamentalista che ha confermato ciò che io stessa in fondo al cuore sapevo: per questo cane  il mio ambiente familiare non va bene. Io ho altri due cani, (uno di 11 anni e mezzo e una di 3 anni), quattro gatti e spesso faccio stallo ai micetti del gattile.
Per lui questo è un ambiente troppo stressante, che non riesce a gestire e non riesce a controllare: va in frustrazione, e da lì al morso il passo non solo è breve, ma è assolutamente immediato e imprevedibile, rendendomi  quasi impossibile anticipare le aggressioni. Bubi cerca di iper-attaccarsi agli uomini ed è gelosissimo del cane anziano, che aggredisce in continuazione: basta che si stiri o si alzi, ed ecco che gli si avventa addosso. Per rediretta ha morso svariate volte me, mia mamma e una sua amica, sempre perché il loro corpo era tra lui e un altro essere vivente che voleva aggredire.
Domanda per tutti voi: cosa avreste fatto, in un caso simile?
La lettera prosegue spiegando che il cane, preso da solo, è davvero un tesoro: la lettrice ha fatto varie prove, è stata solo con lui per giornate intere e l’ha anche lasciato per ore ad altre persone senza animali, sempre con risultati positivi:

Ha bisogno di fare molto movimento, ma per il resto se preso da solo è un buonissimo cane. Fatica a concentrarsi ed è tendenzialmente insicuro… ma ti guarda con gli occhioni pieni di aspettativa e gioia, bramando la tua attenzione e la tua soddisfazione. Insomma, è impegnativo ma non dà alcun problema con le persone.
A questo punto… a voi sembra così folle che la sua umana abbia pensato di cercare un’altra famiglia (senza animali) per lui?
A me sicuramente no: anzi, mi sarebbe sembrata la soluzione migliore per un soggetto con questo tipo di problemi. E invece, quando lei ci ha provato (con varie associazioni protezionistiche, non con una sola)…

taz2

…mi hanno trattato malissimo, mi hanno detto di tutto e di più: che voglio abbandonare un cane che mi ama; che non mi rendo conto del trauma che il cane sopporterebbe ad essere dato via; che ho sbagliato il campo di addestramento, il veterinario, gli esami e il comportamentista; che sono sbagliata io, la casa, che lo avrei dovuto portare subito in canile appena trovato… sì, grazie! Ad avere la palla di cristallo e sapere che aveva queste patologie l’avrei fatto anche io!
Purtroppo con i se e i ma non si va nessuna parte: questa è la situazione e io più di tanto non la posso cambiare: ho smesso di fare stalli, ma non posso dare via gli altri pelosi della casa per far stare sereno lui!
Il fatto è che nessuno ha voluto fare qualcosa per me e per il mio cane. Eppure non ho chiesto soldi, non ho chiesto che me lo portassero via subito, ho chiesto soltanto aiuto per trovargli una casa ad hoc per lui, per non fargli passare troppi traumi ho detto che lo avrei tenuto finchè non fosse saltata fuori la famiglia giusta…
Io gli voglio bene, ma non ho alternative: proprio perché gli voglio bene mi rendo conto che lui con me non sta bene!
Niente, il vuoto assoluto. Non ho visto una sola foto girare in rete, nessun appello, nessuno che mi abbia richiamato chiedendo come andasse la situazione a casa (sono passati 8 mesi, ho chiamato svariate volte e non mi hanno più nemmeno risposto alle mail e alle telefonate).
Questo è giusto?
Se il cane non fosse stato microchippato, in alcuni momenti ho davvero pensato di legarlo fuori da un canile, nascondermi e aspettare che arrivasse qualcuno e lo trovasse. Ma con i suoi problemi di ansia per lui il canile sarebbe stato devastante, forse una vera e propria condanna a morte.
Anche tra la gente che conosco, il vuoto. Tutti bravi, pronti si fanno in quattro per trovare famiglia ai cuccioli, ai poveri cani della Spagna, del sud Italia etc… e i nostri cani?!?
Non credo di essere stata l’unica a cui è successa cosa simile. Perché si presume che le persone come me abbiano le risorse per fare da sé? Perché ci ostiniamo a credere che il cane stia meglio dove sta?
Come si può giudicare telefonicamente una persona, il percorso che ha fatto, spendendo soldi, tempo, denaro e tantissimo a livello affettivo, senza nemmeno vedere la situazione con i propri occhi? Rifiutasi di aiutarla solo perché non minaccia di buttare il cane per strada?
Sbaglio ad essere arrabbiata per essere stata ignorata? Sbaglio a credere che sia un’ingiustizia, che sia assurdo che non si riesca a vedere oltre al maltrattamento fisico?
Stare a casa mia, per Bubi, forse non equivale a un maltrattamento: ma era lui che stava distruggendo me e tutti gli altri.
I gatti, quando lui non è nel kennel o in giardino, hanno imparato ad aprire le ante dell’armadio e richiuderle! Si chiudono nell’armadio da soli!!!
Il comportamentalista, prima di decidere che la situazione in casa era veramente pericolosa e al limite del sopportabile, ha guardato le dinamiche per più di due ore e mezzo.
Capisco che le volontarie ne vedano di tutti i colori, so che c’è gente che abbandona i cani perché non corrispondono alle loro aspettative, perché non avevano considerato che facesse la muta, perché sporcano in casa quando piove e per mille altri stupidi motivi: ma io non ho detto che voglio dare via Bubi perché perde il pelo, o perché mi sono stufata. Ho chiesto aiuto perché ho un cane patologico, e per far stare sereno lui dovrei sopprimere gli altri sei animali di famiglia!
Se fai il volontario non puoi diventare cieco e prevenuto di default: dovresti conservare la lucidità per analizzare ogni situazione per quella che è, senza pregiudizi e senza innalzarti a giudice di cosa è bene o male senza nemmeno aver visto la situazione di persona. Non puoi diventare miope di fronte a problemi reali! So che è difficile, ma se sei saturo e non ce la fai più, prenditi un periodo di pausa, perché rischi di fare più male che bene!

taz3La storia ha – più o meno – un happy end:  Bubi sta prendendo da sei mesi degli “stabilizzatori di umore” (leggi: psicofarmaci) prescritti dal comportamentalista, che dalle descrizioni mi sembra un ottimo professionista e che ha spiegato chiaramente come i farmaci “non servano tanto a lui quanto a tutti gli altri:  lo rendono più stabile, quindi più facile da leggere anche per gli altri animali, in modo che si possano sentire più sicuri anche loro”.
Infatti. grazie ai farmaci, si è ottenuto che il cane ora abbia una fase appetitiva visibile e che quindi la sua umana abbia tempo e modo di intervenire prima che l’attacco parta.
Questo significa però:
a) che il cane deve assumere (anche se in dosi moderate e senza apparenti effetti collaterali) farmaci di cui non avrebbe alcun bisogno se potesse vivere in una casa senza altri animali;
b) che la sua umana deve (parole sue) “restare all’erta 24 ore su 24, gestire le porte, le scale, i giochi, il cibo, le coccole, i movimenti repentini e tutto ciò che lo fa scattare“.
Ora è apparsa all’orizzonte la possibilità di una “seconda mamma part-time”, che si alternerà con la nostra amica nel tenere Bubi: quindi la situazione è quasi risolta… ma la domanda resta la stessa.
E’ giusto che una persona debba rivoluzionare completamente la sua vita, spendere barcate di soldi ed essere pure ritenuta una specie di “mostro” solo perché ha cercato di trovare una soluzione migliore per un cane che non ha neppure scelto di prendere, ma che le è arrivato inaspettatamente tra capo e collo grazie alla bastardaggine di qualcun altro?
Certo, rinunciare ad un cane è una cosa terribile: ma esistono situazioni in cui diventa oggettivamente impossibile, per un umano, continuare a tenerlo (e un “vero” animalista dovrebbe saperle riconoscere, queste situazioni, e prodigarsi per risolverle): per di più ne esistono alcune, come questa, in cui la sistemazione diversa si cerca per il bene del cane, e non solo per quello delle persone che se ne occupano.
Per questo concludo anch’io con le parole che chiudono la lettera della lettrice:  “Non sarà forse  il caso che anche i volontari con tutto il loro AMMMORE si fermino a riflettere? E non si limitino a dire: “hai voluto il cane? Ora arrangiati!”?
Attendo con interesse i vostri commenti: soprattutto quelli dei volontari animalisti.

 

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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