musollino2di VALERIA ROSSI – Si è parlato molto, in questi giorni, di un volontario animalista (è un ragazzo di 23 anni e si chiama Ciro Musollino, ma presumo che ormai tutti sappiano vita, morte e miracoli di questo personaggio) che, avendo trovato una cagna in avanzato stato di gravidanza, l’ha fatta (a suo dire) “sterilizzare”, pubblicando anche le foto dell’intervento su Facebook.
Peccato che la gravidanza fosse praticamente a termine, come si evince chiaramente dalle foto stesse (lo so, sono abbastanza raccapriccianti: ma le mostro per far capire quanto fosse effettivamente avanzato lo sviluppo dei feti… anche perché ormai le ha viste mezzo mondo).
Questa la giustificazione del volontario, che è già stato al centro di infinite polemiche: “L’abbiamo fatta sterilizzare evitando così la nascita di ben otto cuccioli che avrebbero tolto la possibilità di trovare famiglia a chi è già in vita: inoltre siamo così pieni che non avrei avuto dove metterla insieme alla prole. Purtroppo non c’è casa/famiglia per tutti…
In linea generale,  il ragionamento non fa una piega: è giustissimo evitare altre nascite.
Ma tra sterilizzazione ed aborto c’è una differenza notevole, che sembra sfuggire al Musollino. Tant’è che, in una risposta a chi lo accusa di aver compiuto un atto nefando, sul suo profilo, confessa candidamente di “averne fatte sterilizzare centinaia, già gravide”.

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Ok. Combattiamo pure il randagismo, credo che su questo nessuno abbia nulla di ridire. Ma facciamolo con un programma funzionale di sterilizzazione preventiva, non con l’aborto!
Perché?
Non soltanto per motivi etici, che possono essere solo personali visto che non esiste alcuna legge in proposito, ma perché la sterilizzazione in gravidanza è più pericolosa per la cagna: aumentano il rischio chirurgico e quello anestesiologico, visto che in gravidanza i vasi sanguigni dell’apparato riproduttivo sono ingrossati, l’utero è più voluminoso (molto più voluminoso nel caso di una gravidanza quasi a termine, come in questo caso), l’incisione richiede più punti di sutura e così via. Oltretutto, a giudicare dalla foto, l’intervento non sembra essere stato eseguito nelle migliori condizioni igienico-sanitarie… e a peggiorare ulteriormente le cose c’è il fatto che pare che la cagna non fosse neppure una vera randagia, ma una “cagna del territorio” già seguita e accudita da altri volontari.
Nella seguente nota su FB si legge che non era stata sterilizzata perché cardiopatica: se questo fosse vero, stupisce che il veterinario che l’ha operata non se ne sia accorto, oppure se ne sia accorto ma abbia proceduto lo stesso (tra le altre cose non risultano esserci in rete foto della cagna viva post-intervento, il che ha fatto scattare ulteriori dubbi e infinite nuove polemiche).

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Esaminati i fatti (almeno quelli che emergono da FB, dove tutto va sempre preso con ampio beneficio di inventario…), il mio pensiero, per quel che vale, è che indubbiamente ci sia ben poca differenza tra questo intervento e la soppressione di cuccioli già nati (era questione di pochi giorni, forse solo di ore): per di più si è sicuramente messa a rischio la salute della madre.
Per questi motivi trovo davvero  assurdo che una persona che si definisce “animalista” abbia potuto compiere un gesto simile, così come trovo assurdo che un veterinario si sia prestato ad operare.
Anche perché… un’altra cosa va detta: che un “cane del territorio”, come tale, è di proprietà del sindaco. Quindi nessuno avrebbe avuto facoltà di prenderla (e tantomeno di sottoporla ad un intervento chirurgico) senza il “consenso informato” dello stesso sindaco.
E in generale, chi trova un cane abbandonato (o perso: ricordiamo che è impossibile stabilire a priori quale sia stata la vera causa della condizione randagia dell’animale) sarebbe sempre tenuto a segnalare subito il ritrovamento all’anagrafe canina, perché in caso contrario si tratta di appropriazione indebita.

musollino3Mi sembra evidente che ci siano gli estremi per accusare Musollino (e forse anche il veterinario) di vari illeciti: magari non sarebbe il caso, invece, di augurargli le solite malattie, morti violente e quant’altro si legga immancabilmente su Facebook quando scoppia una polemica. Ma ormai sappiamo tutti come funzionano i social e quindi non ci stupiamo più di niente… fermo restando che trovo quantomeno curioso che dopo essersi indignati così tanto per la soppressione di otto quasi-cuccioli di cane si sia allegramente disposti a tirare accidenti secchi ad un ragazzo che indubbiamente ha commesso un errore… ma forse non tale da meritare la pena di morte!
Sarò strana io, che inorridisco di fronte a questi messaggi esattamente come inorridisco per la sorte di quegli otto cuccioli?

musollino5Comunque… a parte ogni considerazione sul singolo episodio (balzato agli onori della cronaca internettiana solo per via delle foto, perché chissà quanti altri interventi simili avvengono ogni giorno senza che nessuno ne sappia nulla…), resta il fatto che tutto questo sia figlio di una situazione insostenibile per quanto riguarda il randagismo.
Canili e rifugi pieni zeppi, canili lager nei quali la vita non è dignitosa e quindi non può essere considerata vera “vita”, disperazione dei volontari che pur impegnandosi allo spasimo si rendono conto di poter solo svuotare il mare con un cucchiaino, mancanza di leggi chiare che vadano anche al di là del semplice “maltrattamento o uccisione”, ma che contemplino anche sfumature un po’ più sottili… tutto questo porta ad estremismi di ogni genere: da quello che si arroga il diritto di far abortire “centinaia” di cagne a quello che scrive guarda, se hai il coraggio, il musetto che si vede in quelle foto, quello è il musetto di uno degli 8 cuccioli assassinati!!! E’ perfettamente formato e sta chiedendo pietà mentre viene strappato a forza dalla pancia della madre!!!”
Parole che mi ricordano sinistramente i sermoni del 1981, ai tempi del referendum sull’aborto.
Le derive verso la pura follia, in un senso e nell’altro, mi sembrano evidenti: ma è riuscito ad esagerare anche chi ha commentato in modo più pacato e moderato.
In diversi commenti, infatti, si legge che “qui non si è trattato di sterilizzazione, ma di uccisione di animali e quindi di un reato penale“: ma questo è inesatto.
P
urtroppo è indubbio che si siano soppressi dei cuccioli già formati, che sarebbero venuti alla luce a breve e che quindi equivalevano “quasi” a cuccioli già nati: ma è quel “quasi” a fare la differenza, perché tecnicamente si è trattato di un aborto, che come tale non è contemplato da nessuna legge a tutela degli animali.
Se sia giusto, per non sovraffollare ulteriormente i canili, uccidere cuccioli ormai pronti per nascere, è una decisione che spetta solo alla cultura e alla coscienza dei singoli: ma se farlo un secondo dopo la nascita è davvero un reato penale, farlo un secondo prima non lo è.

sterilizzazioneAlla mia personale coscienza, un simile intervento suscita orrore: ma questo non conta nulla, visto che per la legge è lecito.
Forse, tutto sommato, è anche lecito chiedersi se nascere per poi finire in canile – magari a vita, come avviene ad uno sproposito di cuccioli nati “per sbaglio” – sia davvero preferibile alla morte: laddove una risposta univoca non ci può essere, perché dipende dal canile, dipende dalla gestione, dipende da un sacco di fattori che impediscono di generalizzare.
Di sicuro la mia risposta non sarebbe mai quella di farmi trovare “presente ovunque ci sia una cagna gravida” (come ha sostenuto il solito Musollino) per correre a farla abortire: questo è puro fanatismo DOC.
Non so se in buona fede o con scopi reconditi – come è stato ventilato da più parti: ma a me non interessa tanto fare il processo a una persona, quanto ragionare su una situazione – … ma sicuramente non mi sembra un modo “normale” di combattere il randagismo.
Per dirla tutta, non è neppure normalissimo che lo scandalo sia scoppiato solo oggi, in seguito alla pubblicazione delle foto: perché se si va spulciare un po’ sulla pagina di Musollino si scopre che non solo non è davvero nuovo ad “imprese” simili, ma che se ne è sempre fatto un vanto.
Lo dimostra, per esempio, questo post dell’agosto scorso:

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Eppure, nonostante i toni trionfalistici e l’evidente delirio di onnipotenza (fino a prova contraria, se questo mondo sia o meno “di merda” dovrebbe stabilirlo il nascituro, o magari la madre… e non uno che passa di lì per caso e ti fa fuori prima che tu possa venire alla luce), in quell’occasione ci sono stati pochi e scarni commenti.
Ci volevano le foto, per far scoppiare un casino… e forse Musollino le ha pubblicate proprio per farlo scoppiare, non saprei dire se per smania di protagonismo o perché si senta davvero il paladino incompreso di una Sacra Battaglia contro il randagismo.

sterilizzazione2In ogni caso, un solo fatto rimane certo: non ci si troverebbe mai alle prese con questi dubbi, né accadrebbero mai fatti come questo, se si sterilizzassero le cagne non adibite alla riproduzione prima che il “fattaccio” succeda.
Se ci fosse una vera cultura – non fanatica, ma scientifica – della sterilizzazione; se la gente smettesse di pensare che sia “un atto contro natura” (ma perché, cosa c’è di “naturale” nella vita di un cane? Non cacciano, non sono liberi di andare dove vogliono, non li lasciamo neppure litigare in santa pace… e l’unica cosa che ci sembra “contro natura” è non permettergli di avere cuccioli indesiderati? Tra l’altro, in natura – e cioè tra i lupi – si accoppia esclusivamente la coppia alpha, una sola volta all’anno: quindi anche le gravidanze a raffica e l’accoppiamento di cani “a caso” sono innaturali).
Tanti “se” che potrebbero essere eliminati con qualche legge meno generica, ma anche con una corretta informazione trasmessa dall’unico canale capace di arrivare veramente alle grandi masse, e cioè la TV (scordiamoci che Internet possa avere lo stesso risultato, vista l’ìmmensa frammentazione delle notizie in rete).
Basterebbero due o tre trasmissioni serie, mandate in onda dai canali più seguiti e negli orari di punta, per migliorare la situazione del randagismo in Italia.
Il fatto che di queste trasmissioni non se ne sia mai vista una, a mio avviso,  significa soltanto una cosa: che a troppa gente il randagismo e  gli abbandoni fanno immensamente comodo.
Ricordiamo sempre che la “gestione” del randagismo è spesso in mano alla criminalità organizzata… e non soltanto al Sud, attenzione! La zoomafia è una realtà nazionale ed è altamente probabile che ci siano connivenze impensabili anche da parte della politica “ufficiale”: per questo i problemi non si risolvono e per questo ci sono persone che, come in questo caso, commettono atti capaci di suscitare orrore, forse sperando solo di fare “il meno peggio” possibile.
Ma le responsabilità sono un po’ di tutti noi: perché lo Stato siamo (o dovremmo essere noi), perché l’indignazione non dovrebbe saltar fuori solo in quattro insulti su Facebook e solo quando succede il caso eclatante.
Il fatto è che anche per molti di noi che ci riteniamo zoofili, o cinofili, il destino degli animali è considerato un po’ “di serie B” (e chi fa eccezione a questa regola, solitamente, fa “fin troppa” eccezione, risultando spesso un fanatico farneticante che di sicuro non è di grande aiuto alla causa).
Ma soprattutto è di serie B tutto quello che non ci tocca personalmente, umano o canino che sia: ce ne infischiamo perfino delle guerre, ce ne infischiamo dei disperati che arrivano nel nostro Paese cercando di sopravvivere, anzi veniamo indotti a considerarli dei nemici, quando non addirittura degli appestati.
Tutto questo è sintomo di una disumanità sempre più dilagante… che probabilmente, a sua volta, fa il gioco di qualcuno. Anzi, leviamo pure il “probabilmente”.
Fermiamoci a riflettere su questo, anziché fare tanto casino sul singolo caso stando seduti davanti a una tastiera: forse solo così qualcosa potrà cambiare, prima o poi.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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