giovedì , 23 novembre 2017
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Il rovescio della medaglia

rovescio1di VALERIA ROSSI – Avete letto l’articolo sul cucciolo malato, preso in un allevamento DOC? Bene, il rovescio della medaglia annunciato nel titolo è contenuto in un’altra email: quella di una lettrice che voleva andare a prendere un cane abbandonato in canile, così come aveva fatto con la sua precedente cagnetta, ma non è stata ritenuta “idonea”.
La particolarità sta nel fatto che questa amica scrive da Londra… ma le sue parole dimostrano solo che tutto il mondo è paese, visto che le stesse identiche problematiche me le sono sentite porre da decine – o forse centinaia – di persone che vivono in Italia.
Ecco il suo racconto:

Prendere un cane qui  non è così facile: in canile sono molto scrupolosi sulle adozioni.
Serve il permesso scritto della padrona di casa, un colloquio con loro per capire che tipo sei, controlli pre e post affido… e fin qui sono d’accordo, fanno benissimo a non lasciare i cani al primo che capita.
Ma quello che non mi piace molto è che è quasi sempre richiesta una casa con giardino e il più delle volte presentano il cane come “adottabile solo da un esperto addestratore”.
Ora, io non credo che qualsiasi cane abbia bisogno necessariamente di un giardino privato, contando che qui a Londra è pieno di parchi enormi dove un cane, pur vivendo in appartamento, potrebbe essere più che felice (e socializzare di più coi suoi simili).
Inoltre noi non siamo alle prime armi in fatto di cani, ma non possiamo neppure supporre di essere al pari con un addestratore (o di uno psicologo canino, dato il modo in cui presentano i cani).
So che un cane del canile può portarsi dietro diversi traumi e paure, l’ho vissuto con la mia cagnolina che all’inizio aveva paura di tutto: ma so che ci si può lavorare, a volte basta solo un po’ di pazienza e buon senso. E infatti col tempo lei ha superato molte delle sue paure e, almeno con noi, ha mostrato in tutto il suo carattere (a volte anche un po’ impertinente)
Detto questo: pare che qui siano loro a scegliere il cane per te, non si ha molta scelta… e il cane per noi non si trova, pur cercandolo da diversi mesi ormai.
Ora sono combattuta se prendere o non prendere un cane da privati o allevamento il prossimo gennaio, sperando che sia più facile: sì, mi avrebbe fatto molto più piacere poter aiutare un cane del canile, ma con queste regole mi hanno un po’ terrorizzata e forse sto pensando che non sarebbe male avere un cucciolo e seguirlo dal principio, anche se non l’ho mai avuto.

rovescio2Pubblico apposta nello stesso giorno la lettera di una persona rimasta scottata dall’acquisto in allevamento, e decisa a prendere il prossimo cane “dalla sciuramaria”, e quella di una persona che invece vorrebbe adottare un cane sfortunato, ma che si è rotta le scatole di sentirsi fare terzi e quarti gradi e quindi sta pensando di dirottare sull’allevamento… perché l’ironia mi sembra evidente.
Certo, i due casi sembrano molto diversi: in quello dell’altro articolo la signora ha speso parecchi soldi per ritrovarsi un cucciolo malato, mentre qui c’è solo un evidente eccesso di zelo pre-adozione, che può sicuramente irritare ma che non comporta né spese, né traumi psicologici.
Eppure c’è un legame molto forte, tra le due protagoniste: perché entrambe, avendo vissuto un’esperienza sgradevole, tendono ad allontanarsi non dal “singolo”  che non ha soddisfatto le loro aspettative, ma dall’intera categoria.
Per prima cosa, quindi, inviterei entrambe a pensare che le fonti per procurarsi un cane non sono infinite: c’è il canile, c’è l’allevamento, c’è il cagnaro (dal quale spero che vogliano tenersi tutte e due ben lontane) e c’è il privato.
Se si “sbagliassero” tre acquisti/adozioni si finirebbe per restare senza cane, perché non si saprebbe più a chi rivolgersi… quindi penso che sia meglio cercare persone diverse, piuttosto che saltare di palo in frasca.
Sia chiaro: non so e non ho modo di sapere se in Inghilterra viga lo stesso “pugno di ferro” fra tutti coloro che si occupano di adozioni.
Leggendo la lettera della nostra amica, sulle prime, mi ero abbastanza preoccupata, visto che i randagi in Gran Bretagna vengono soppressi dopo alcuni giorni di permanenza in canile (quindi mi ero chiesta: ma fanno tutte queste storie per affidare un cane che, se non viene adottato, verrà ammazzato?): poi ho cercato qualche informazione in più ed ho scoperto che le associazioni protezionistiche possono ritirare (e lo fanno) alcuni cani, salvandoli così dall’eutanasia.
Presumo dunque che siano queste le associazioni a cui si è rivolta la lettrice, senza riuscire ad ottenere un cane in adozione.
Non potendo metter becco su modalità e regole inglesi, e non conoscendo quella realtà, non posso dare consigli sensati all’autrice dell’email: però posso dire che lo stesso identico atteggiamento si riscontra presso molti volontari italiani.
Molti di essi, prima di darti un cane, ti chiedono tali e tante garanzie (spesso in contrasto tra loro se si passa da un canile all’altro: conosco volontari che non danno i cani a chi non ha il giardino e ne conosco altrettanti che non lo danno a chi ce l’ha) da far cadere le braccia agli aspiranti adottanti.
E a questi sì, lo dico forte e chiaro: non potreste esagerare un po’ meno?
Perché i controlli post-affido li trovo anch’io sacrosanti: ma quelli “pre”, credo dovrebbero limitarsi all’indispensabile.
E’ giusto cercare di capire se  l’aspirante ha le idee chiare su quello a cui va incontro, se ha tempo e modo di far correre, divertire e magari lavorare il cane, se ha meditato abbastanza prima di presentarsi al canile o se è stato solo preda di un impulso momentaneo… ma oltre a questo mi pare superfluo andare: anche perché, alla fin fine, chiunque può raccontarti quello che gli pare e non è detto che sia la verità. I controlli pre-adozione a me ricordano le presentazioni in chat: tutti strafighi, tutti intelligentissimi, tutti simpaticissimi. Poi li incontri dal vivo e ti suicidi.

rovescio3Insomma, a meno che non si parli di cani impegnativi, problematici, per i quali occorre davvero un umano particolarmente preparato, non trovo molto costruttivo pretendere che ogni adottante abbia il diploma da addestratore e/o la laurea in medicina veterinaria.
Tantomeno mi sembra fondamentale il fatto che ci sia o no un giardino, visto che averlo non significa certo relegarci per forza il cane 24 ore al giorno, così come non averlo non significa che non si possa salire in macchina e portare il cane a correre in un parco sterminato.
Quelli che ritengo davvero importantissimi sono i controlli post-affido: perché lì che vedi come sta il cane, se è tenuto bene, se è felice… e se tutto quello che ti hanno raccontato era vero, o se era una montagna di balle.
Nella mia unica esperienza di adozione presso un’associazione protezionistica (l’ENPA di Savona, per non far nomi) devo purtroppo dire che i controlli post-affido non è che siano stati particolarmente accurati.
Per dirla tutta, non si è mai visto nessuno.
La cagnolona che avevo adottato (diventata 28 chili nonostante al banchetto avessero cercato di assicurarmi che “sarebbe rimasta piccola”, cambiando poi velocissimamente idea alla mia risposta “No, diventerà bella grossa ed è proprio per questo che la voglio”) avrebbe potuto essere messa alla catena e alimentata a pane ed acqua, e nessuno l’avrebbe mai saputo.
Dunque, l’unico appello che mi sento di fare ai volontari è il seguente: rompete meno le scatole prima e affidate più cani (che intanto al momento stanno in galera, quindi già in partenza suona difficile pensare che finiscano peggio di così), perché è inutile scartabellare i maroni col cane che “non si compra ma si adotta” se poi siete voi a far scappare gli adottanti.
In compenso, controllate davvero il più possibile “dopo”: ma controllate usando il raziocinio e non il fanatismo… perché soltanto oggi mi sono arrivate due notizie choccanti.
La prima, via email, mi ha raccontato di un vigile che ha fatto una “segnalazione” per presunto maltrattamento all’umana di un cane che è stato chiuso in macchina con i finestrini chiusi… ma esattamente per cinque minuti cinque, il primo dicembre, mentre fuori pioveva.

burgarellaL’altra l’ho trovata su un giornale online, il link è questo, e parla di due cani, un pastore tedesco di nome Gass e una bulldog chiamata Tristezza, sequestrati da vigili urbani ed ENPA perché stavano in un kennel all’interno di un furgone col portellone aperto. L’accusa, anche in questo caso, è stata di maltrattamento: hanno detto che si vedeva che la bulldog era maltrattata perché “aveva lo sguardo triste“. Una bulldog!!!
E se aveva un Bassethound, che facevano? Lo portavano direttamente in galera? Lo fucilavano sul posto?
E’ successo a Pistoia e il proprietario dei cani si è così incazzato che si è incatenato in piazza Duomo.
Domanda a tutti questi zelantissimi protettori del benessere animale: ma siete usciti di testa?
Se tutti i controlli post-affido venissero fatti sulla falsariga di questi esempi, allora dovrei pensare: “evviva i volontari della mia ex città, che non si sono mai fatti vivi”.
Se però vengono fatti con buon senso, come spero avvenga nella maggior parte dei casi… allora quelli sì, vanno fatti e ne vanno anche fatti tanti, tantissimi. Più si controlla e meglio è.
E’ rompere le palle prima che non porta a nessun risultato apprezzabile, se non a far scappare le persone che vorrebbero avvicinarsi al canile e a far pensare loro che dopotutto sia meglio prendere il cane in allevamento: per poi magari accusarli di scarsa umanità e di cuore di pietra, una volta che l’avranno acquistato.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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