mercoledì , 22 novembre 2017
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Internet e il primo cane: diario di una neofita

diariosciura1di VALERIA ROSSI – Mercoledì
Il dado è tratto: prenderemo un cane.
Tutta la mia famiglia lo vuole, soprattutto mia figlia Marina, che ha nove anni: ma non è per accontentare un suo capriccio, che abbiamo preso la Grande Decisione.
Abbiamo tutti tanto amore da dare, abbiamo tanta passione per gli animali… non siamo esperti,  è vero: per noi è la prima volta. Ma la voglia di imparare non ci manca.
Intanto io mi sono presa personalmente l’impegno di consultare siti, forum, gruppi su Facebook, per capire bene quello a cui andremo incontro.

diariosciura2Intanto io mi guardo intorno per capire che cane potrebbe piacermi: di sicuro non quelli che vedi sempre sui giornali, come i Pizzbull e i Rottuailer.
E’ vero che “non ci sono cani cattivi, ma solo cattivi padroni“:  lo dicono tutti. Però uno di quei cani lì io non lo voglio, perché è la prima volta che ne abbiamo uno e non siamo proprio sicuri di poter essere bravi padroni.
Siamo persone responsabili, che cavolo.
Quindi togliamo subito di mezzo tutti i cani troppo grandi, che se non sapessimo gestirli bene potrebbero diventare pericolosi: anche il Goldenretriver, che piace tanto a mio marito, è un po’ troppo grosso e mi fa un po’ paura.
Io andrei su qualcosa di più piccolino: per esempio, ho visto una specie di pastore tedesco (che era il cane che sognavo da bambina, quando guardavo Rin tin tin in televisione), però più piccolino e magrolino e col pelo più corto. Mi pare che si chiami Malinuà, ma adesso mi metto a cercare sul web per scoprire se è proprio così.
Poi mi piace anche il Broder collie, che è ancora più piccolo e potrebbe star bene in appartamento (non abbiamo il giardino, purtroppo). E anche il Jackrussell, che ha le gambe corte e quindi non dovrà fare troppo movimento. Non che pensi di tenere il cane sempre in casa, per carità! Lo so che deve uscire, che deve incontrare altri cani e persone e tutto: e infatti lo porteremo fuori almeno tre volte al giorno, una volta per uno.
Però, metti che un giorno piova, o che noi abbiamo altri impegni… in casa c’è un corridoio bello lungo, un cane piccolo potrebbe sfogarsi lì.

diariosciura3Giovedì
Sono partita all’assalto di Internet. Ho visitato i siti di mille allevatori, ho visto tante foto bellissime e letto tutto quello che trovavo sul carattere delle diverse razze… e ho scoperto subito una cosa che non sapevo.
Da completa ignorante in materia cinofila, mi ero convinta che non tutti i cani amassero i bambini, che qualcuno fosse più facile di gestire di qualcun altro, che ci fossero razze non proprio adatte ai neofiti come noi… e invece, navigando su Internet, ho scoperto che mi sbagliavo. C’è scritto ovunque, di qualsiasi razza si parli: “Ama i bambini, è facile da educare e da addestrare“. E tutti, ma proprio tutti possono stare in appartamento.
Meglio così: a questo punto sceglieremo solo in base alle dimensioni, al pelo, alla faccia che ci sembrerà più simpatica.
L’impresa è ardua, perché ho scoperto che ci sono un sacco di altri cani bellissimi, oltre a quelli che conoscevo già: però adesso non sono più tanto convinta di voler prendere un cucciolo di razza.
Su Facebook ho letto più e più volte che gli allevatori speculano sulla pelle dei cani, che non li amano ma li sfruttano, che a loro interessano solo i soldi.
Sarà vero? Non so, non me ne intendo: ma se lo scrivono in così tanti, forse è il caso di pensarci su.
In più a noi non è che serva proprio un cane di razza: vorremmo solo un amico da coccolare, non è che vogliamo fare le mostre o cosa. E se penso a tutti quei poveri cagnolini che stanno in galera senza colpa…
Basta, ho deciso. Adotteremo un cane abbandonato, così almeno salveremo una vita. Se gli allevatori sono davvero così carogne, non vedo perché dovrei dare i miei soldi ad uno di loro (tra l’altro al canile non spendi neanche un euro).

Venerdì
Dopo aver letto un miliardo di  appelli su Facebook, mia figlia si è innamorata della foto di un musetto peloso che appariva su diverse pagine. Non era un cucciolo, anzi era già anzianotto: cinque anni. Però aveva un faccino così tenero… e c’era scritto che in canile si stava lasciando morire dopo l’abbandono.
Marina si è commossa (come si fa a non commuoversi davanti a una storia come questa?) e allora ho detto: “D’accordo, scegliamo lui!”.
Mio marito era un po’ dubbioso, ma l’abbiamo messo di mezzo in due e alla fine l’abbiamo convinto.
A quel punto ho telefonato… e ho scoperto che quel cane era stato adottato mesi prima.
Ma togliere la foto, no?
“Eh! – mi ha risposto la volontaria al telefono – Sul sito della nostra associazione l’abbiamo scritto, che era stato adottato: ma sa, quando ci sono tante condivisioni diventa impossibile informare tutti”.
Sembrava pure scocciata.
Mia figlia, alla notizia che il “suo” cane non c’era più, è scoppiata a piangere. E’ ancora piccola, bisogna capirla: si era illusa e c’è rimasta malissimo. Quindi ho deciso: domani andiamo al canile della nostra città.
Forse scegliere il cane “dal vivo” sarà ancora meglio.

diariosciura4Sabato
Siccome è sabato, al canile ci siamo andati tutti e tre: peccato che i cani non ce li abbiano neppure fatti vedere.
Appena sono entrata con mia figlia, la volontaria ha storto il naso e mi ha chiesto se stavo cercando “un giocattolo per lei”.
“Ma proprio no! – ho risposto (e già mi giravano le scatole: ma come si permette, questa?) – Piuttosto le vorrei dare un fratellino peloso da cui imparare tante cose, con cui collaborare… e certo, anche giocare: ma ai cani piace giocare, no? E la mia bambina è stata educata a rispettare gli animali, quindi…”
“Quindi”, niente. Alla parola “giocare” la volontaria aveva già arricciato il naso e storto la bocca: mancava solo che ci ringhiasse.
Ho capito che ormai si era fissata con la storia del giocattolo… e infatti mi ha detto che “non aveva niente di adatto a noi”.
Tipo quando vedi un vestito in vetrina e la commessa ti dice che no, spiacente, la taglia 46 è finita. Stesso identico tono.
Pazienza, c’era un altro rifugio a pochi chilometri di distanza: e qui i cani li abbiamo visti, anzi ne avevamo pure scelto uno carinissimo. L’abbiamo preso in braccio e coccolato… ma subito dopo ci hanno bloccato. Stavolta la bambina non sembrava rappresentare un ostacolo, ma la domanda fatidica è stata: “Avete il giardino?”.
E no, il giardino non ce l’abbiamo.
In realtà stiamo già pensando da tempo di cambiare casa e di trovarne una che ce l’abbia: ma le intenzioni non bastano.
Non ci hanno dato il cane, Marina è scoppiata di nuovo a piangere perché gli si era già affezionata… ed io ho pensato allibita alla chiacchierata che avevo fatto giorni fa con un’amica. Quando le ho detto che intendevo adottare un cane, lei mi ha avvisato: “Per carità, non dire che stai cercando una casa col giardino! Perché quando io ho detto che l’avevo, mi hanno risposto che non mi avrebbero mai dato un cane “da sbattere fuori a far la guardia”.”
Comincio a non capirci più niente.
Domani è festa, ho tutta la giornata libera, ritenterò la strada degli annunci su Facebook.

diariosciura5Domenica
Ho ritentato. Risultato: altri due cani adottati da secoli, un paio di numeri a cui non risp0ndeva nessuno e uno a cui mi hanno risposto (testualmente): “Vaffanculo te e quel deficiente che ha messo il mio cellulare su quell’appello. Io non ho nessun cane, anzi i cani mi fanno proprio cagare! Bastaaaa!!! Smettetela di telefonarmi!”
Stavo per dirgli che io gli avevo telefonato una sola volta, ma quello mi ha attaccato il telefono in faccia.
Intanto Marina non piange nemmeno più: anzi, non parla più. Se le chiedo qualcosa risponde a monosillabi, con un muso lungo fino a terra e la faccia di chi si sta rassegnando a rinunciare al suo sogno più bello.
E allora basta, sai che facciamo? Andiamo a comprare un cucciolo in allevamento.
Non in negozio, eh! Perché lì vendono i cani dell’Est che sono cuccioli infelicissimi, maltrattati e spesso malati: mi sono informata bene e  lo so.
Cerco “allevamento” su Internet, e aggiungo i nomi delle due razze a cui, dopo tante discussioni, abbiamo ristretto le nostre preferenze: il Golden retriever che piace tanto al marito (intanto ho letto che viene addirittura allevato per la pet therapy… quindi non mi fa più paura) e il Jack russell che piace a me. A mia figlia ormai andrebbe bene anche un cane con tre zampe e due code, quindi lei non fa testo.
Comunque, prima di decidere, voglio andarli a vedere da vicino tutti e due. E… guarda che fortuna! Ho trovato il sito di un allevamento che tiene entrambe le razze.
A dire il vero ne tiene anche altre cento: e ho letto da qualche parte, non mi ricordo dove (mi pare su un sito che si chiama “Ti presento il cane”, ma non sono sicura) che bisogna diffidare di chi vende troppe razze.
Però, dài: qui dice che i cuccioli vengono dai migliori allevamenti! I cuccioli hanno la garanzia di un anno e si possono anche pagare a rate, che coi tempi che corrono, male non fa. Penso proprio di potermi fidare!

Sei  mesi dopo, una domenica

diariosciura6Alla fine ho scelto un Jack russell: solo che Milo (l’ho chiamato come quello di “The Mask”: originale, vero?) non sembra proprio un Jack russell. O meglio, l’aspetto è più o meno quello, solo che pesa quindici chili e sta ancora crescendo…
Inoltre il pedigree (che ho pagato a parte, perché volevo fare le cose per bene: 300 euro in più) non è mai arrivato.  Mi sorge il vago dubbio di non aver scelto proprio il miglior allevamento possibile, anche perché il titolare, quando gli telefono per chiedere notizie sul pedigree, non mi risponde neanche più: ma non importa, noi lo amiamo lo stesso. E’ così carino, simpatico, dolce… certo, fa qualche danno in casa, ma è ancora un cucciolo. E c0munque adesso voglio portarlo a educare e addestrare: tanto, grosso com’è, può fare qualsiasi cosa. Anche il cane da difesa personale, che mi farebbe comodo sia per me che per mia figlia.

Lunedì
Di nuovo su Internet a cercare, stavolta, un bravo educatore per Milo. Educatore, non addestratore: mamma mia, cosa non ho letto sugli addestratori! Sono dei violenti, picchiano i cani, usano una cosa terribile che si chiama collare “a strangolo” (ma ci rendiamo conto? Strangolano i cani per insegnargli le cose!) e se non basta quello, usano addirittura il collare elettrico! Meno male che l’ho scoperto in tempo, perché così mi sono anche rassegnata a fare a meno del cane da difesa: infatti quelli che li preparano sono tutti addestratori, brrrr! Che rischio abbiamo corso, povero Milo mio!

diariosciura7Martedì
Mi sono iscritta a un gruppo di cinofili  su Internet, perché stavolta non voglio proprio sbagliare. Ho chiesto agli altri iscritti, che sono tutti esperti di cani da tanti anni, dove potrei andare ad educare Milo… ed è scoppiato il finimondo. Si sono messi subito a litigare tutti tra loro. Una signora molto carina ha fatto il nome di X, e gli altri subito a dire che naaaahhh, quello lì era  un venditore di fumo e i cani non imparavano niente. Piuttosto avrei dovuto andare da Y, che quello sì che era bravo… e gli altri subito a dire che naaahhh, è uno stronzo che picchia i cani quando il padrone non vede. Poi è saltato fuori il nome di Z, ma anche su quello hanno detto di tutto: rovina i cani perché li fa diventare degli zombie rincoglioniti… insomma, alla fine stavano tutti ad accapigliarsi e nessuno mi filava più.
Allora mi sono iscritta a un altro gruppo, stavolta tutto di proprietari di Jack Russell: lì una signora (che ha chiamato anche lei Milo il suo cane: curioso, no?) mi ha detto di non spendere soldi sui campi, che lei il suo cane l’ha addestrato guardando una trasmissione su Cielo. Interessante! Subito sotto un’altra proprietaria di Jack (anche il suo si chiama Milo, guarda che combinazione!) ha cominciato a inveire dicendo che quella trasmissione lì è tutta fasulla, che lo “psicologo canino” è un maltrattatore, che dovrei invece guardare un’altra trasmissione di una tizia inglese che educa col metodo gentile. Però a quel punto un utente maschio, che ha un Jack di nome Milo, è saltato su dandole della cretina e dicendole che quella lì è così gentile che consiglia l’eutanasia quando non riesce a risolvere i problemi dei cani che le portano. E si son messi tutti a litigare, di nuovo.
Io mi sto domandando due cose: a) sarà troppo tardi per cambiare nome a un cane? b) e se mi comprassi un bel libro che mi insegni ad educare il mio Jack?

Mercoledì
Sono stata in libreria e mi sono comprata tutto. Tutti i libri che c’erano sui cani. Erano tantissimi e ho speso un capitale, ma i libri forse mi aiuteranno e soprattutto non si scanneranno tra loro…

diariosciura8Una settimana dopo
Mi sbagliavo: si scannano tra loro anche i libri. Nel senso che più o meno dicono tutti le stesse cose, però ogni autore sostiene che quelli che seguono un metodo diverso dal suo (anche se dicono le stesse cose sue) sono dei torturatori di cani oppure degli ignoranti che di cani non ne hanno mai visto uno. Be’, non è che lo dicano proprio chiaro e tondo, ma lo lasciano intuire chiaramente tra le righe.
A questo punto mi sono rotta.
Anzi, soprattutto si è rotto mio marito, che stamattina è esploso: “Ora basta! Telefono a mio cuggino, che di cani ne capisce perché ha avuto un pastore tedesco alto così, e mi faccio spiegare da lui come si fa. E il cane lo addestro io, tu fila in cucina!”
In cucina ci sono andata con l’idea di prendere un piatto e tirarglielo: però alla fine non l’ho fatto, perché un po’ di ragione ce l’ha.
Ha ragione anche quando dice che di Milo ce ne sono troppi: e pensare che mi era sembrato un nome così originale! Ma ieri sera l’ha portato lui  al parchetto, ha chiamato  “MILOOOO!”  e sono arrivati sei cani. E va bene, gli cambio nome: tanto si abituerà, è ancora giovane… e poi non è che abbia mai risposto al richiamo, a dire il vero.
Lo chiamerò “Jack”, come la sua razza. Stavolta non dovrebbero essercene troppi altri.

Jack Russell Terrier SnarlingSei mesi dopo
Jack mi ha morso. Di nuovo!
E se la prima volta forse aveva un buon motivo, perché gli ho messo le mani nella ciotola e lui non vuole, stavolta non ho proprio capito perché l’abbia fatto: volevo solo che scendesse dal divano, non gli ho mica fatto niente di male!
Al parchetto una signora (che ha un Jack Russell di nome Jack) mi ha detto che sarei dovuta andare da un mentalista.
Eh?!?
Poi ho letto su Internet che invece si chiamano comportamentalisti: me ne hanno consigliato uno nella mia città e ci sono andata subito, ma lui mi ha detto che dovrei castrare Jack.
Ma perché??? Mi ha morso, mica mi ha violentato!
Adesso ho paura perché ha già ringhiato due volte anche a Marina: e al mio cane voglio bene, ma mia figlia conta di più.
Sono disperata, non so che fare: non avrei dovuto prenderlo, non eravamo pronti, non ne sapevamo abbastanza. Io ero convinta che su Internet, con tutti i cinofili che ci sono, avrei trovato un sacco di consigli e di indicazioni utili, ma… avrei dovuto incontrare subito un’amica di Facebook che mi sono fatta recentemente (e che ha un Jack russell di nome Jack): mi ha detto che su Internet sono tutti matti. E forse ha ragione.
Basta, a questo cane voglio dare ancora una possibilità: ma è l’ultima. Gliel’ho anche detto chiaro e tondo sul muso: se si comporta ancora così, dovrò trovargli un’altra famiglia.
Anzi, nemmeno: perché… se poi morde anche loro?
No, non la voglio questa responsabilità:  temo proprio che dovrò portarlo al canile.

NOTA: questo diario, ovviamente, è del tutto inventato… ma non c’è niente di realmente inventato, perchè questo è un po’ un riassunto di tutti i messaggi, email, telefonate che ricevo ogni santo giorno.
Se il diario è finto, insomma, gli avvenimenti raccontati sono tutti veri: e forse dovremmo rifletterci un po’ sopra. Tutti quanti.

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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