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Allevatori assassini

veronesi1di VALERIA ROSSI – Credo che ormai il servizio di Striscia l’abbiano visto quasi tutti: se non direttamente su Mediaset, sicuramente su Facebook. La notizia è questa: l’allevatore Alberto Veronesi, titolare di affisso ENCI, pare abbia da sempre l’abitudine di sopprimere cani sani per svariati motivi: dall’imperfezione fisica (intesa come “cane non da expo”, non di “cane malato”) alla cucciolata che gli resta sul groppone. E questo è un reato.
Giusto per gradire, i cadaveri li ha seppelliti pure nel giardino di casa (altro reato).
A me l’avevano detto alcuni suoi colleghi, già una ventina d’anni fa: però, se si desse ascolto a tutte le dicerie cinofile (specie se arrivano da altri allevatori delle stesse razze…) sarebbe tutto un denunciare a destra e a manca, solitamente per scoprire che non c’era niente di vero (o che qualcosina c’era, ma era stato straordinariamente ingigantito).
Le prove, a me, nessuno le ha mai fornite (e di sicuro non ho i mezzi di Mediaset: se un appostamento del genere l’avesse fatto un privato cittadino, non so quali sarebbero potuti essere i risultati…), quindi non avevo in mano nulla di concreto per denunciare questa persona: non l’ho fatto e oggi me ne dispiaccio, perché forse si sarebbero potuti salvare tanti cani.
Però posso soltanto essere contenta, per una volta, che Stoppa sia andato a sollevare un coperchio che davvero nascondeva una situazione gravissima (in molti altri casi “Striscia” ha sputtanato a vanvera, costruendo su misura servizi basati sul nulla: ma quando ci azzecca gli va riconosciuto).

veronesi3Mi dispiace solo che si sia “precipitato” (così dicono nel servizio) dopo che il cane era già stato soppresso: mi rendo conto che servisse una prova concreta per denunciare, ma… forse potevano bastare tutti i soggetti sepolti in giardino, e questa cagna avrebbe potuto essere salvata.
Comunque non polemizziamo oltre, e passiamo a tutto ciò che si può intuire da diversi commenti su FB e sui giornali: la figura di merda non l’ha fatta solo il signore in questione, ma tutti gli allevatori.
Perché, come al solito, a fare di tutta l’erba un fascio ci si mette meno di un secondo.
E’ sbagliato? ‘nzomma.
Fare di tutta l’erba un fascio sicuramente sì: pensare che Veronesi non sia stato un caso unico, no.
Di allevatori che sopprimono cani sani, per l’uno e per l’altro motivo, non ce n’è sicuramente uno solo. E’ un dato di fatto: però bisogna anche capire la questione da un punto di vista “storico”.
Fino a non moltissimi anni fa, infatti, era addirittura la regola eliminare fisicamente (e non solo dalla riproduzione) i soggetti non perfettamente in Standard, anche se sanissimi (basti pensare allo sproposito di boxer bianchi o di alani merle che sono stati soppressi alla nascita, in passato, solo perché il loro mantello era “sbagliato”).
Lo stesso dicasi per i cani caratterialmente poco equilibrati, anche se in questo caso concepisco un po’ di più che si possa arrivare a decisioni estreme:  ovviamente una persona che alleva per passione (come ha dichiarato il protagonista di questa storia allucinante) dovrebbe semplicemente escluderli dalla riproduzione e tenerseli per sè… ma quando si parla di gente che alleva di mestiere (e l’ho sempre detto che non si può fare… perché le spese, se ti comporti in modo sempre etico e civile, superano di gran lunga le entrate!), posso anche capire che non possa tenersi in casa, mantenere e curare cinque o dieci cani “schizzati” che non può usare in riproduzione. E un cane schizzato non puoi neppure regalarlo, perché metti nei guai il destinario di siffatto “regalo”.
Posso addirittura accettare, quindi, che si sopprima un cane di grossa taglia mordace e pericoloso: ma non posso neppure concepire che si ammazzino impunemente cani sanissimi e normalissimi dal punto di vista caratteriale.

veronesi5Purtroppo è vero che la selezione delle razze canine (ma non solo canine) è stata fatta proprio così per secoli: chi, per un motivo o per l’altro, “non era riproducibile”, veniva eliminato senza tante spiegazioni.
Negli ultimi cinquant’anni, però,  la concezione del cane è cambiata moltissimo: oggi non è più visto quasi da nessun allevatore come animale da compagnia, sì, ma soprattutto “da reddito”.  Il cane è diventato un membro della famiglia a tutti gli effetti, sia per i proprietari che per la stragrandissima maggioranza di chi alleva.
E spero che questo sia chiaro a tutti, perché se non fosse chiaro partirebbe (per l’ennesima volta) una caccia alle streghe (per la serie “i cani non si compranooooo! Vedete gli allevatori quanto sono bastardiiiiii!”) che non soltanto sarebbe ingiusta, ma alimenterebbe la smania di cucciolate da parte di Sciuremarie del tutto incompetenti e impreparate, che da una guerra agli allevatori seri trarrebbero indubbi vantaggi (la gente farebbe la fila per prendere i loro cuccioli). E le conseguenze per la cinofilia seria sarebbero tragiche.
Quindi, mettiamoci bene in mente che da molto tempo, ormai, ANCHE tra gli allevatori – e perfino tra quelli che lo fanno di professione –  è subentrata una nuova coscienza cinofila (non “animalista”, che è un’altra cosa). Che anche la scienza ha dimostrato quanto il cane pensi, senta, gioisca e soffra, e che questo ha fatto aprire gli occhi a moltissime persone.

veronesi6Sentir dire ancora che “l’uomo è l’unico fatto a immagine e somiglianza di Dio, mentre gli (altri) animali non sanno neanche di esistere” è una delle cose che mi fanno pensare “meno male che sono atea”.
Di un personaggio che profferisce frasi come queste si può pensare – a voler essere gentili – che sia rimasto indietro di cinquant’anni: a voler essere un po’ meno gentili gli si può dare del mostro, dell’assassino e tutto quanto gli stanno dicendo in giro… però esiste una legge, grazie al (suo) Dio, e quindi il signor Veronesi con questa legge dovrà vedersela.
Anche con l’ENCI, deve vedersela, che infatti ha comunicato (questo il link) la decisione di un deferimento alla commissione disciplinare.
In seguito a tutto ciò, sulla sua pagina di Facebook, Veronesi ha dichiarato di voler chiudere l’attività. Questo il testo che si può leggere sul suo profilo:
“Sono spiacente di dover comunicare che essendo venute meno le le condizioni economiche minime che mi consentivano l’esercizio della attività e preso atto delle recenti iniziative, anche giudiziarie, che mi hanno coinvolto e che mettono in discussione l’essenza stessa della professione di allevatore, sono mio malgrado costretto a cessare tutte le attività dell’allevamento “I bolognesi ed i corsi di Vignola dei Conti”.
I cani sono a disposizione per essere regalati o per essere ceduti ad altri allevamenti di comprovata affidabilità dietro compenso da pattuirsi.
I primi verranno ceduti senza pedigree in quanto non adibiti alla riproduzione. Altre linee di sangue verranno ceduti dietro compenso da stabilirsi da soggetto a soggetto.
Alberto Veronesi”

veronesi4Fa abbastanza specie che ancora pensi di vendere cani (pensavo-speravo che almeno glieli avessero sequestrati!), ma se non altro chiude bottega: dopodiché affronterà l’iter giudiziario e questo esula dalle competenze di ciascuno di noi. Vedremo a quale pena andrà incontro (pur sapendo già benissimo che le pene per i reati contro gli animali sono ridicole).
Ogni altra considerazione mi sembra superflua, tranne questa: per favore, nessuno pensi che l’equazione allevatore=assassino sia una regola generale.
Gli assassini, purtroppo, esistono; ma spesso non sanno neppure di esserlo, perché il loro retaggio culturale è diverso dal nostro.
D’altro canto, alcuni degli stessi che oggi commentano “bastardodevimorireeeee!”  fanno sui loro profili battute razziste, o si scagliano a testa bassa contro gli immigrati. E non ci vedo grandi differenze, eh.
Rendiamoci conto che solo la cultura può far superare certi vincoli: in qualsiasi campo.
Allevatori macellai, razzisti, maltrattatori, stupratori e chi più ne ha più ne metta sono spesso, semplicemente, degli immensi ignoranti che non si rendono neppure conto della gravità delle loro azioni.
E’ vero che le pene ridicole non aiutano: ma soprattutto, quella che manca è la cultura. Umanistica, cinofila, catofila o giraffofila che sia.
Invece di spendere tanti insulti (peraltro inutili) su Facebook e dintorni, dunque, cerchiamo tutti di migliorare il livello culturale di questo Paese: ognuno come può e come sa.
Solo così si potrà davvero migliorare, solo così non dovremo più assistere a scene come quelle mostrate da Striscia… e magari non avremo neppure più veterinari compiacenti, per i quali fare un vaccino o un Tanax sembra essere la stessa cosa.
Mi auguro di leggere presto anche un comunicato da parte dell’Ordine dei Veterinari.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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