lunedì , 20 novembre 2017
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Depenalizzato il maltrattamento animale: ma che governo intelligente…

Pensatore numero uno: Pietro Carlo Padoan
Gran pensatore numero uno: Pietro Carlo Padoan (ritratto proprio in atteggiamento meditativo)

di VALERIA ROSSI – Se volete leggere tutto il decreto in burocratese, potete cliccare su questo link.
Io vi faccio soltanto un riassuntino: il nostro geniale governo (la minuscola è assolutamente voluta), non sapendo più cosa inventarsi per rovinare questo Paese, ha visto bene di depenalizzare i reati considerati “tenui”, insomma irrilevanti o quasi.
Tra questi una serie allucinante di “sciocchezzuole” come l’abuso di ufficio, l’esercizio abusivo di una professione, l’adulterazione e la contraffazione di alimenti, il reato penale di omissione di soccorso… e, cosa che ci interessa più da vicino in quanto cinofili, il maltrattamento e l’uccisione di animali, nonché i combattimenti tra animali.
Se vi interessa conoscere anche i nomi delle acutissime menti che hanno avuto questa bella pensata, eccoli qua: sono il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Pietro Carlo Padoan (così, giusto nel caso in cui ci dessero ancora la possibilità di votare qualche faccia anziché un semplice simbolo, saprete quali facce sono legate a quest’ultima genialata, datata 9 dicembre).

Gran Pensatore numero due: Andrea Orlando
Gran Pensatore numero due: Andrea Orlando (anche lui in atteggiamento medit… no, forse no)

Prima di insorgere ululando (anche se verrebbe spontaneo farlo), è opportuno ricordare che in realtà nessuno è mai stato punito davvero, in Italia, per reati che prevedessero pene inferiori ai 5 anni, come appunto il maltrattamento di animali.
C’è infatti tutta una serie di possibili cavilli e controcavilli che permettono ai delinquenti “minori” di non fare neppure un giorno di galera: se vi interessa l’argomento potete leggere un vecchio articolo del “Fatto Quotidiano” che lo sviscerava in modo molto esaustivo.
Quindi, fino ad oggi, cosa succedeva?
Che si intentavano cause inutili capaci di trascinarsi per anni (o almeno fino all’immancabile prescrizione), intasando i tribunali senza che poi nessuno facesse neppure mezza giornata di galera. E a fronte di questo indiscutibile dato di fatto si potrebbe anche pensare “se tanto mi dà tanto, effettivamente non è poi così peregrina l’idea di togliere questi reati dal penale: tanto che ci stavano a fa’?”
Ci stavano a far fresco. A far figura. A far ridere i polli.
Per questo, da sempre, io rinfaccio agli Enti animalisti/protezionisti/ambientalisti – e chi più “ismi” ha, più ne metta – gli inutili salti di gioia che facevano ad ogni nuova legge ridicola e soprattutto inapplicabile;  per questo, lo scorso agosto, ho scritto un articolo in cui stigmatizzavo la definizione di “severissime” per pene già infime in partenza, che per di più si sapeva benissimo che non sarebbero mai state scontate.
Ha ragione il governo, dunque?
Ma anche no.
Questo è il tipico caso in cui si cerca di tappare un buco scavandone uno più grosso: un po’ come nelle partite di calcio, quando un arbitro che si accorge di aver sbagliato a dare un rigore inesistente ne concede uno altrettanto inestistente all’altra squadra.
A prima vista potrebbe anche sembrare una decisione equa: ma in realtà l’arbitro non ha rimediato a un errore. Ne ha commessi due.
Lo stesso dicasi per questo consiglio dei pagliacc… pardon, dei ministri (sempre volutamente minuscoli) che, rendendosi conto che in Italia non solo non c’è alcuna certezza della pena, ma c’è proprio la certezza di farla franca per una serie infinita di delitti, non è che abbia pensato (troppo difficile?) “aumentiamo ‘ste pene in modo che chi ammazza animali indifesi, o avvelena persone con cibi adulterati, o non soccorra qualcuno che ha investito per strada, in galera ci vada sul serio e magari ci resti per un bel pezzo”.
No! Hanno depenalizzato i reati.
E se posso ancora capire che per certi ignoranti patentati, nonché incivili ed insensibili, l’uccisione di un cane sia un reato “tenue” , mi riesce davvero MOLTO difficile comprendere come possano esserlo anche l’adulterazione di cibi o l’omissione di soccorso.
Già che c’erano potevano derubricare anche lo stupro o l’omicidio… che tanto, pure per questi, non è che di galera se ne faccia poi tanta.  L’importante è riempire le carceri di immigrati colpevoli del gravissimo “reato di clandestinità”: che è stato, sì, abolito lo scorso maggio… ma con un anno e mezzo di tempo per rendere l’abolizione esecutiva.
Quindi, al momento, le nostre carceri sono ancora intasate da persone che magari sono entrate in Italia clandestinamente per sfuggire a guerre, carestie e torture: perché questo sì che è un reato “intenso”. Altro che ammazzare per divertimento un cane, o dargli fuoco tanto per passare il tempo, o farlo combattere fino alla morte per scommetterci sopra.

palazzo_chigiIl Mahatma Gandhi disse che “la grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali“: se fosse davvero così, di sicuro noi saremmo moooolto piccoli.
Quanto al progresso morale… vabbe’, evito di scrivere quattro righe di AHAHAHAHAH!!!, ma voi immaginatele pure.
Qui si regredisce a vista d’occhio, altro che progresso. Si regredisce a rotta di collo, a millemila all’ora.
Però ci saremmo anche un po’ rotti le palle di vedere che la regressione morale parte proprio da una politica incapace di punire i delinquenti: sarà forse che troppi di essi si sono fregiati (e/o ancora si fregiano) del titolo di “onorevole”. E siccome, giusto per restare in tema, “cane non mangia cane”… ecco che ai propri simili si cerca di agevolare la vita il più possibile.
Ora mi aspetto, però, che almeno gli animalisti insorgano in massa; che le associazioni protezionistiche – anche quelle che con la politica sono culo e camicia – piantino su un casino epocale; che tutte, ma proprio tutte le persone che amano e rispettano gli animali non si limitino a dire “ehhhh… in Italia funziona così”, ma almeno guardino bene per chi voteranno alle prossime elezioni.
Lungi da me appoggiare certe forme di antipolitica che il presidente della Repubblica ha definito (direi anche giustamente) “eversive”: ma di fronte a decisioni come questa, la voglia di fare un bello sputacchio sulla scheda anziché metterci una crocetta sopra diventa tutt’altro che tenue.
Ah… dimenticavo: da domani “Ti presento il cane” chiude i battenti. Mi apro un bello studio notarile; o mi spaccio per dentista; o mi metto a fare il cardiochirurgo, a scelta. Così almeno faccio i soldi.
Non sono capace e magari ammazzo pure qualcuno, ma chi se ne frega?
Tanto l’esercizio abusivo di professione non si punisce più.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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