venerdì , 24 novembre 2017
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Al lupo, al lupo… (di nuovo): stavolta pare abbiano ucciso un labrador

tommydi VALERIA ROSSI – Ci risiamo. Prima tutti contenti perché i lupi tornano a popolare un territorio… poi cominciano a lamentarsi perché essendo predatori, guarda caso, predano.
Solo che, come sempre, non appena succede che venga attaccato un animale, sale il timore che prima o poi tocchi a un bambino (estremamente improbabile, perché il lupo – come dovrebbe essere arcinoto –  ha paura dell’uomo): e allora si scatenano le polemiche e le richieste di abbattimento.
E’ un po’ la stessa storia che si legge nei commenti dell'”italiano medio” ogni volta che un cane (preferibilmente un pit bull, che è quello che “fa più notizia”) aggredisce un altro cane.
Immancabilmente qualcuno si chiede: “E se ci fosse stato un bambino?”
Ma se ci fosse stato un bambino, il cane l’avrebbe ignorato! Perché i cani (pit bull compresi) litigano facilmente tra loro, ma non hanno alcun interesse a prendersela con i bambini: quindi la domanda è semplicemente stupida.
E’ come dire “Oddio, il tuo gatto ha ammazzato un topo: e se ci fosse stato un bambino?!?”
Se ci fosse stato un bambino gli avrebbe fatto le fusa, pirla!
Lo stesso ragionamento vale per i lupi, che non attaccano l’uomo da 200 anni circa. Gli ultimi casi di cui si ha notizia, infatti, risalgono all’800 e riguardavano animali affetti da rabbia (malattia degenerativa del sistema nervoso che fa perdere, è vero, ogni inibizione, ma che è anche stata ormai debellata da molto tempo nel nostro Paese).
Nonostante questo, la favola di Cappuccetto Rosso continua a far danni e la gente continua ad aver paura del lupo: in  più, ai tempi dei fratelli Grimm (vissuti a cavallo tra il ‘700 e l’800) non esistevano i cani lupi cecoslovacchi. Adesso invece ci sono, e sono causa di tragicomici fraintendimenti.
Prima c’è il tizio che fotografa un “lupo” che insegue minacciosamente un pulmino scolastico (era un CLC che seguiva per un tratto il padroncino tutte le mattine, per poi rientrarsene a casa); poi c’è l’allarme lupi a Grosseto, e si scopre che sono altri due CLC (su questa storia avevo scritto anche un articolo); stavolta tocca al Veneto, con l’avvistamento di “lupi della Lessinia” nel centro di Verona. AHHHH! PAURAAA!  Si mobilitano carabinieri e polizia, la gente si barrica in casa… e poi si viene a sapere che i due animali avvistati si chiamano Ginger e Fred e sono, ancora una volta, due cani lupi cecoslovacchi, buonissimi, usciti dal cancello di una villa.
L’allarme rientra, ma pochi giorni dopo arriva la notizia choc: un labrador di nome Tommy sarebbe stato sbranato dai lupi.
Notizia che viene riportata da diversi giornali, con tanto di foto raccapricciante della carcassa spolpata (io mi rifiuto di pubblicarla: ho messo solo la foto del cane da vivo. Se ci tenete a vedere anche l’altra cliccate qui).
Da un giornale all’altro i titoli cambiano leggermente  (il Giornale di Vicenza dice che è stato sbranato “un giovane Labrador”: in realtà Tommy aveva dieci anni…), ma il testo è sempre lo stesso.
Si ripete più o meno identico il resoconto della proprietaria del cane, Lucia Scardoni, che dichiara che Tommy “era fuggito di casa, come spesso faceva“, ma poi tornava sempre. Stavolta, invece, è stato ritrovato letteralmente spolpato: perfino troppo spolpato, vien da pensare guardando la foto, che secondo qualche commentatore è opera di Photoshop più che dei lupi.

lupognamPersonalmente non sono in grado di giudicare né di trarre conclusioni: posso solo dire che ho visto foto di animali mangiati dai lupi e che non erano mai così ridotti all’osso (del povero Tommy sembrerebbe essere rimasta solo la testa): tra l’altro un labrador pesa circa quaranta chili e un lupo può mangiare al massimo otto chili di carne al giorno. Quindi dovevano essere almeno in cinque… e nessuno li ha visti?
Ma ammettiamo pure che sia andata come presume la proprietaria.
La prima domanda che mi sorge spontanea è: lei dove stava?
Per quale caspita di motivo un cane anziano e pure colpito da artrosi (lo sostiene proprio lei: “non andava lontano, soprattutto dopo che si era aggravata l’artrosi e zoppicava vistosamente“) veniva lasciato libero di gironzolare a suo piacimento?
Se non fosse finito in bocca ai lupi, sarebbe potuto finire sotto una macchina: o far ammazzare qualcuno in moto. Ma la vogliamo finire di lasciar liberi i cani di andarsene per i fattacci loro senza alcun controllo?
La seconda domanda è: ma se questo cane era anziano e zoppicava vistosamente, perché sarebbe finito così lontano da casa come l’hanno trovato?
L’ipotesi dei Forestali – si legge sull’Arena.it – è che “sia stato aggredito altrove e poi trascinato là per essere  divorato senza disturbo” (non vi sembra una scena di CSI?  “L’hanno ammazzato al molo, poi l’hanno portato sulla collina per confondere le idee alla polizia…”).
Sarà. Ma di nuovo io mi domando: se l’hanno ammazzato vicino a casa (visto che “non si allontanava”), qualcuno avrebbe dovuto vedere o almeno sentire qualcosa. Non credo proprio che un cane adulto di quella taglia si lasci allegramente mangiare senza difendersi, e una rissa canina (o canin-lupina) di solito fa un bel po’ di bordello.
Ma ammettiamo pure che, essendo notte, nessuno abbia sentito niente.
Ammettiamo che i veronesi abbiano tutti un sonno pesantissimo.
Allora che motivo avrebbero avuto, i lupi, di trascinarsi quaranta chili di cane fino a una zona lontana?
Chi caspita li avrebbe disturbati, sul “luogo del delitto”, se nessun umano si era fatto vivo?
Vogliamo forse pensare che i lupi abbiano guardato l’orologio, abbiano detto “Ehi, ragazzi, sono le tre del mattino: a mangiarci tutto ‘sto Labrador ci mettiamo almeno quattro ore, sarà meglio andar via da qua perché alle sette la gente si sveglia e va a lavorare!”, e si siano spostati in un posto più tranquillo?
Sono soltanto io a trovare questa scena un filino fantascientifica?
In questa storia ci sono un po’ di punti oscuri, diciamolo. Ma anche se fosse tutto vero, un vecchio cane zoppo resta una preda assolutamente papabile (e pure comoda): quindi ci sta che i lupi ne abbiano approfittato. E’ la loro natura.
Semmai non è naturale e non è logico che i proprietari di questo vecchio cane zoppo non ne abbiano avuto maggiore cura… ma i lupi hanno fatto i lupi, punto.
Invece la proprietaria del cane lancia un appello in questi toni: “Che la scomparsa del mio povero Tommy serva da esempio e da allarme per la pericolositá di questi animali, che ha ormai raggiunto un livello troppo alto. Spero inoltriate questo messaggio anche alle autoritá preposte, affinché venga salvaguardata l’incolumitá nostra e dei nostri animali. Sono piu importanti le vite delle persone o i soldi?”
Ma i lupi NON predano le persone, quindi la domanda è della stessa forza dell'”e se ci fosse stato un bambino?” di cui sopra.
Perché se ci fosse stato un umano, bambino o adulto che fosse (e speriamo che a Verona non abbiano l’abitudine di lasciar girare di notte da soli pure i bambini…), i lupi – o presunti tali – se ne sarebbero stati ben abbottonati e non sarebbe successo niente.
Così come non sarebbe successo niente se il povero Tommy fosse rimasto al calduccio in casa sua, dove dovrebbe stare durante la notte ogni cane, specie se anziano.
Insomma: in questa storia, chi siano stati gli “animali pericolosi” mi sembra proprio tutto da stabilire.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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