domenica , 19 novembre 2017
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Io odio il volontariato

volontario5di FABIANA ROSA –  Detesto essere definita una “volontaria”.
Una volontaria è una che volontariamente dedica del tempo, delle energie, togliendoli alla propria eventuale vita altra (relazioni, musica, lettura, scrittura o anche grattarsi sul divano mentre si pensa al nulla assoluto con l’espressione bovina d’ordinanza) a qualcosa o qualcuno, senza ricevere denaro.
Nello specifico, quando in cinofilia si parla di volontaria, si sottintende “animalista”.
Il problema è che di solito si sottintendono anche un sacco di altri aggettivi e locuzioni, di solito non particolarmente felici: vegetariana/vegana, estremista, violenta, incurante delle persone, sempre incazzata, con capacità relazionali pari a zero, magari anche zozza e vestita sempre in tuta.
Nulla a che vedere, per carità, con chi fa volontariato a favore di [inserire qui categoria umana a scelta tra bambini-anziani-malati-tossici-quelcazzochevipare]: loro sono visti – anche da fuori – come persone che fanno “del bene”. Per la maggior parte del mondo, invece, io sono praticamente una da rinchiudere.
Mi salvo giusto perché il mio “impegno nel sociale” è anche il mio lavoro, quindi nessuno può dirmi che mi occupo dei cani mentre dovrei occuparmi dei bambini, visto che per 8 ore al giorno, per ogni giorno che il buon Odino manda sulla terra, io me la spasso con bambini con gravi disabilità. Pfui, per un pelo.

volontarioConcettualmente io già sarei assolutamente contraria al “volontariato”.
Io sarei per il professionista formato, che lavora bene e pagato il giusto per il servizio che offre. Eh già, perché quando io entro in un canile, scelgo un cane sfascione, possibilmente il più brutto e messo male che trovo, lo tiro fuori, lo rimetto in sesto e lo faccio adottare, offro un servizio alla comunità.
Tolgo una spesa al comune, che smette di pagare la retta per quel cane. Tolgo una spesa alla ASL, perché non dovrà più pagare per le analisi e le cure dello stesso cane, nonché per lo smaltimento della sua futura carcassa.
Quando mi fermo e raccolgo un cane dalla strada portandomelo a casa, evito un altro degli innumerevoli incidenti causati dall’ennesimo cane che attraversa spaesato (con tutti i danni che ne conseguono, e non solo al cane: cure mediche dei coinvolti nell’incidente, danni stradali, ecc.); evito ai vigili e alla ASL di conseguenza, di dover intervenire per il recupero dello stesso cane, togliendo di nuovo spese al comune; evito di farlo entrare in canile e quindi lo stesso comune sarà esentato dalle sue spese di mantenimento e cura. Io faccio risparmiare alla collettività un quantitativo di denaro che non riesco al momento a quantificare: ma visto che siamo intorno ai 200 tra cani e gatti, da quando ho cominciato ad essere operativa, penso che abbiamo tutti risparmiato parecchio.
Moltiplicate il tutto per le decine, centinaia, migliaia di volontarie e volontari che sono considerati la feccia dell’umanità, e fatevi due conti su quanto tutti abbiamo risparmiato e su quanto queste persone offrano un servizio civico che va a vantaggio di tutti.

volontario4Nessuno mi paga per questo, che già di per sé sarebbe profondamente ingiusto, visto che opero in un settore che paghiamo tutti, ed il mio “lavorononpagato” va a beneficio anche di chi se ne sbatte altamente degli animali (per carità, so’ scelte: a me non riesce a non fregarmene di altre cose, ma almeno non denigro chi se ne occupa).
Ma il non essere pagata non è sufficiente: anche “tra chi ama gli animali” io sono vista come una reietta, una poraccia, una peracottara che non sa stare con le persone, l’ultima della combriccola dei “noi facciamo il bene dei cani”, che parte dall’Allevatore, passa per gli Educatori, Addestratori, Proprietari di cani, Cinofili di qualsiasi grado e livello, Veterinari e si conclude dopo una serie infinita di passaggi alla canara pazza che lo fa “perché è una disturbata” e che invece di pensare a [inserire qui famiglia/figli/cazzivari] se ne va in giro sempre con la macchina piena di peli a raccattare qualsiasi cosa si muova. Davvero un bel riconoscimento da parte della comunità tutta, per il servizio offerto.
Prego, non c’è di che.

volontario2Io sarei per il professionista formato, che lavora secondo tutti i crismi e con tutte le competenze ed i mezzi possibili, visto che il volontariato animalista è l’ambito tra i più caciaroni che esistano, il regno dell’improvvisazione dove i volontari e le Associazioni (alcune inesistenti, formate da una persona e quattordici prestanome tra cui il vicino di casa che ci doveva un favore e il bisnonno novantasettenne in coma con residenza nella casa di cura) lavorano ognuno come vuole o come può, in assenza di protocolli.
E vai con cani che partono o arrivano da ogni dove (per carità, niente da dire sul lavoro dei volontari nelle Perreras, o in Serbia, o in Romania ma… ne abbiamo proprio bisogno? L’abbiamo data, un’occhiata alla situazione generale?), trasportati, trasbordati, impacchettati, a volte non sterilizzati, senza vaccini, senza chip, senza un cazzo.
Abbiamo spalmato la leishmania per tutta l’Italia, a forza di caricare cani da giù a su senza testarli, ma poco importa almeno sono stati adottati. Abbiamo dilapidato somme enormi (dei volontari e dei donatori) per gli spostamenti, a volte da un rifugio all’altro, da uno stallo all’altro, da una regione all’altra, somme che probabilmente avrebbero permesso sterilizzazioni di massa di intere regioni, ma poco importa, intanto l’ho tolto da lì. Ci sarebbe da scrivere un libro, intitolato “La Progettualità Assente”, edito dalla casa editrice “Machecazzostamoafa’”.
Io sarei per il professionista pagato, formato e competente e non per il sentimentalismo piagnone pseudoromantico, a tratti – orrore! – ammantato di cattobacchettonaggine, col volontario che si autovisualizza come paladino e risolutore dei problemi del mondo, mai compreso, mai capito, sempre in lacrime: i social che straripano di AIUTOOOO STA MORENDOOOO EMERGENZAAAAA e di terminologie e linguaggi che mi fanno venire l’orticaria, il diabete mellito e la colite ulcerosa, da “salviamo queste povere anime” al mostruoso “ponte dell’arcobaleno” (sì, lo so, sono ben nota per essere una con un discreto caratteraccio ed una soglia di tolleranza bassissima): a Roma si direbbe che cojoni.

volontario6Ma non basta.
Tra persone che raccolgono, difendono, curano, stallano, sterilizzano, mantengono, fanno adottare cani e gatti, i volontari fanno un lavoro enorme, sociale, utile a tutti. Peccato che, a guardarlo nella sua interezza e non sul lavoro del singolo (perché ci sono davvero tanti volontari con i coglioni quadrati, gente che opera veramente in maniera impeccabile), sia fatto letteralmente a cazzo.
In questo mondo tutto completamente autoreferenziale vigono anche delle regole non scritte, completamente disfunzionali e che sembrano appartenere in parte alle dinamiche dei social, in parte alle dinamiche di gruppo, e che non fanno altro che distogliere l’attenzione dai problemi reali (il randagismo, le collusioni, i mostruosi giri di soldi tra istituzioni, canili, mafie varie, eccetera).
Queste regole hanno a che vedere apparentemente con il non farsi mai i cazzi propri, con l’andare a contare gli spicci a tizio o tal altro, col farsi la guerra continua per delle cagate, col disperdersi in diaspore ed associazioni sempre più piccole e sempre più inutili, col dilapidare denaro per battaglie perse, col minacciarsi di denuncequerelediffide per settimane, mesi, accusandosi a vicenda: tu non sei una vera volontaria.
Qualcuno mi spieghi, poi, chi è che ce lo dà il bollino blu della volontaria DOC, perché per come stiamo messi qui, la tizia che sta col culo sulla sedia a condividere su Facebook immagini fatte con paint dove c’è scritto “QUALCUNO VADA in via tal dei tali, c’è un cane investito” (armiamoci e partite!) si chiama “volontaria” quanto la mia amica Mena che in provincia di Napoli a casa ha sempre almeno 15 cani che la gentilissima gente del posto ha premura di lasciare legati al suo portone quando se ne vuole liberare (tanto ci pensa lei, no?). Li cura, li stalla, li porta in adozione e ricomincia, da anni e tutto a sue spese.
Quando c’è un randagio nuovo per il paese, i vigili chiamano lei. E non sto scherzando.

volontario3Tutta questa caciara, questo bordello animato da buone intenzioni e ottimi sentimenti all’italiana, si verifica solo per un motivo: perché non esiste da nessuna parte ed in nessun luogo un protocollo di intesa, un coordinamento generale, delle regolamentazioni utili sul lungo periodo, e non per l’ emergenza del cane Pluto, trovato in strada a [posto a caso].
Pluto è importante, ma la gestione di Pluto; l’assicurarsi che venga chippato come da legge; che venga vaccinato per essere trasportato in sicurezza e non appioppare la malattia X a quelli che viaggeranno con lui; che venga testato per la leishmania o per la filaria (a seconda della regione di provenienza); che venga sterilizzato prima di andarsene a casa della Famiglia Bianchi che gli vorrà tanto bene (perché l’abbiamo controllata con un preaffido, vero?), per evitare che produca altri sei Pluti nel giro di sei mesi o che scappi dal giardino inseguendo la barboncina in calore del vicino di casa finendo sotto una macchina… questo è MOLTO più importante, sul lungo periodo, del “basta che lo levo da lì“.
Rompere degli schemi strutturati da decenni, creare una cultura diversa ed essere non più i pazzi raccattacani, quanto piuttosto delle persone che operano in consapevolezza, con rigore e in modo proficuo, utilizzando le risorse economiche ed umane senza che esse vadano sperperate, in modo che tutto sia volto ad un unico scopo: quello di ridurre il randagismo e di svuotare i canili (e non di spostare centinaia di cani da una struttura all’altra) promuovendo una mentalità diversa, di rispetto per tutte le forme di vita, qualsiasi sia il numero degli arti su cui si appoggino per spostarsi.

Si può essere animati da ottime intenzioni e lastricarci la strada per l’inferno: noi volontari ci camminiamo continuamente, su questa strada, con comportamenti che denotano una non-visione dell’emergenza generale.
Noi non possiamo occuparci “solo di Pluto”, noi dobbiamo guardare la situazione globale: e la situazione è gravissima. Non ci possiamo permettere di alimentare neanche per un secondo, da un lato un sistema mafioso e colluso che lucra sulla pelle dei cani che intanto schiattano di inedia nei canili, dall’altro un’idea di volontario che somiglia più ad un malato psichiatrico che a qualcuno che fa un servizio utile alla collettività.

Io odio il volontariato animalista, così com’è. Nella prossima vita giuro che rinasco sasso.

 

 

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Informazioni su Fabiana Rosa

34 anni, vegetariana, terapista per bambini disabili per lavoro, cantante e volontaria animalista per passione. Grafomane e logorroica, scrive ovunque le diano spazio, altrimenti se lo prende da sola. Presidente e fondatrice dell'Associazione Progetto Quasi, si occupa da anni di cani disabili e anziani, che chiama in modo molto poco politically correct "gli sfascioni". Il suo stile di vita, di volontariato e di scrittura è quantomeno fuori dai canoni. A tratti non si sopporta neanche da sola.




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