sabato , 18 novembre 2017
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Botti di Capodanno: tragedia sfiorata

botti_2015di LAURA LEOTTA – Scrivo per raccontare una storia che ha dell’incredibile, una di quelle tragedie sfiorate causate dai botti di capodanno.
La racconto perché la storia ha un lieto, lietissimo fine, ma c’è mancato poco perché non fosse così.
Vorrei che i Comuni comprendessero l’inutilità di questi maledetti botti e ne vietassero l’uso con controlli e multe a tappeto. Non se ne può proprio più.
Vivo a Catania e le città del sud sono quelle in cui i fenomeni che contravvengono alle leggi assumono sempre dimensioni maggiori.
Si tratta di questo: una mia carissima amica accudisce un branchetto di tre cani di quartiere, regolarmente chippati dal comune e sterilizzati, di taglia medio-grande. La notte di capodanno i cani vengono, come ogni anno, messi al sicuro in un luogo riparato, ben recintato e privo di pericoli, perché, si sa, i cani spaventati sono cani che non si controllano e che possono compiere gesti inconsulti.
Il giorno dopo, sul luogo, un’agghiacciante scoperta: uno dei cani manca all’appello. Fiona, la più socievole, la più dolce e probabilmente la più sensibile ai botti, è scomparsa, smaterializzata, volatilizzata. Il cancello non presenta segni di forzatura, le inferriate sono piuttosto alte… ma se la paura fosse stata tale da costringerla ad arrampicarsi? E’ l’unica spiegazione plausibile.
Parte l’allarme, cominciano le condivisioni su Internet, gli avvistamenti, si perlustra la zona palmo a palmo, campagna per campagna.
Di Fiona, la nostra Fiona, nessuna traccia.
Il destino di una meticcia, di taglia medio-grande, senza collare, per nulla simile ad alcun cane di razza, perdutasi per strada, sembra essere già segnato; qui al sud, dove il randagismo è una piaga sociale, saranno in tanti a voltarsi dall’altra parte, pur vedendola.
Ieri mattina ritorniamo a perlustrare la zona e in un raro momento di tregua dal traffico cittadino, avvertiamo un gemito, flebile, impercettibile; attorno è tutta campagna.
Impossibile, non lo sentiamo più.

fiona1_Ad un tratto vediamo un buco, un buco piccolo, di quelli creati per far defluire le acque piovane sotto i marciapiedi. Attorno è tutto fango e sporcizia. Incuriosite scostiamo la sporcizia che si era raccolta, grattiamo il fango con le mani e sdraiandoci per terra ci guardiamo dentro: è un cunicolo angusto, non si vede nulla… ma è troppo piccolo, come può un cane passare da lì?
E poi, di là dal muro, è tutta campagna: se anche fosse entrata, sarebbe comunque scappata…
Ci alziamo, guardiamo oltre il muro divisorio: c’è una botola seminascosta alla vista dalla sterpaglia, proprio in corrispondenza del buco.
La mia amica ed io ci guardiamo, ci sdraiamo nuovamente a terra e cominciamo a chiamare “Fiona, Fiona!”
Dentro il buco non si vede nulla, solo buio e fango. Infiliamo un bastone lungo e sottile… e il bastone non esce dall’altra parte. Chiamiamo ancora più forte: “Fiona, Fiona!” quando a un tratto sentiamo quel gemito di prima, sordo, lontano, appena percettibile, come provenisse dalle viscere della terra.
Ma ammesso che il cane fosse riuscito a passare da lì, perché non era più tornata indietro?
Era rimasta incastrata? E chissà in che condizioni doveva essere, dopo quasi tre giorni lì dentro!
Mentre riflettevamo su tutto questo, di nuovo il gemito: più forte, stavolta. Le lacrime scorrevano da sole, incontrollate: Fiona era lì.
Ormai chiaro, chiamiamo i vigili del fuoco e chiediamo l’intervento della polizia locale. I pompieri arrivano dopo mezz’ora circa, una delle mezz’ore più lunghe della nostra vita, passata a interrogarci su come stesse il cane, come fosse finita lì dentro, su quanta paura avesse avuto, sull’inutilità di questi botti e sulla stupidità umana, soprattutto sulla stupidità del genere umano.
Finalmente i vigili del fuoco arrivano, uomini dotati di sensibilità e straordinaria umanità, a riscattare proprio il genere umano.
Spieghiamo la situazione e, sebbene increduli, recidono le inferriate, oltrepassano il muro della campagna antistante e sollevano la botola.
Fiona è lì, a tre metri da terra, intrappolata dentro un pozzo di raccolta delle acque piovane, che ci guarda coi suoi occhioni grandi e ci scodinzola, incurante dei giorni passati lì dentro, della fame, della sete e della pioggia che per fortuna non è arrivata, risparmiandole una morte certa per annegamento.
I pompieri calano la scala, imbracano il cane con tutta la delicatezza che potevano metterci e lo tirano fuori. Un’operazione che ha richiesto molta attenzione, visto lo spazio angusto, l’altezza e le dimensioni del cane, ma loro sono stati davvero bravi.

fiona2_Una volta appoggiata Fiona a terra,  pensavamo di fare la conta dei danni. Lei ferma, immobile per una manciata di secondi… fin quando non ha realizzato di essere fuori da quel loculo, di vedere la luce e di respirare. Allora ha cominciato a correre, a saltarci addosso festosa, a bere e poi di nuovo in braccio a noi e agli altri cani del suo branco,  poi a bere e correre e correre ancora!
Impossibile comprendere l’aspetto quasi miracoloso della vicenda, il cane è uscito indenne! Ma se nessuno l’avesse cercato sarebbe morto lì, in quella tomba sotto terra.
Inevitabilmente questo mi porta a pensare non semplicemente alle morti truci che fanno gli animali spaventati dai botti (cani che si lanciano nel vuoto, che sbattono contro i mobili di casa, che scappano e vengono investiti), ma anche a chissà quanti episodi come il nostro, non risolti, e a quali traumi per gli animali che sopravvivono allo spavento.
Io mi auguro con tutto il cuore che la pratica assurda, inutile, inconcludente, illogica e barbara di sparare fuochi e botti per salutare un nuovo anno che arriva, venga presto vietata da tutti i Comuni e che soprattutto i controlli sulla vendita clandestina di quelle che sono vere e proprie armi da fuoco, vengano effettuati in maniera sensata, senza “chiudere un occhio” come accade da noi e con pene che scoraggino qualunque cittadino dal farne uso.
Noi abbiamo la nostra Fiona con noi e questo ci fa esultare di gioia, ma non possiamo dimenticare tutti gli animali che hanno perso la vita, quest’anno ancora.

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