giovedì , 23 novembre 2017
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Ti presento… l’Akita americano

duerazzedi VALERIA ROSSI – Erano gli anni ’90 (giorno più, giorno meno): io avevo iniziato da poco ad allevare siberian husky e scrivevo (guarda caso) articoli sui cani per una rivista che si chiamava “Amici miei Cani&gatti” (chissà se qualcuno se ne ricorda…).
Scrissi un articolo sull’Akita Inu (ai tempi si chiamava ancora così ed era ancora razza unica). Qualche giorno dopo l’uscita della rivista andai a un’esposizione: all’ora di pranzo venni avvicinata da un ragazzo molto giovane e molto incazzato, dal forte accento americano, che mi chiese come mi fosse venuto in mente di scrivere tutte quelle cavolate e di sostenere che l’unico “vero” Akita fosse quello di tipo giapponese, sputtanando quindi quello che lui teneva al guinzaglio (ovviamente di tipo americano).
Risposi, un po’ vigliaccamente, che le informazioni riportate nell’articolo mi venivano dagli allevatori X, Y, Z (tutti allevatori di akita giapponesi) e che quindi avrebbe dovuto prendersela con loro (in realtà anch’io ero molto convinta che il “vero” akita fosse il giapponese… ma avevo paura che quello mi menasse!).
Quel ragazzo si chiamava Richard Hellman, era arrivato da pochissimo in Italia e nel giro di poco tempo sarebbe diventato uno dei più famosi handler nel nostro Paese. Dopo quel primo incontro-scontro diventammo amici… ma diciamo che l’inizio fu piuttosto burrascoso, come burrascosa era la situazione della razza in expo.
Akita giapponesi e americani si scontravano sugli stessi ring, e ovviamente nessuno ci capiva nulla perché era un po’ come dover decidere se fosse più bello un pastore tedesco o un bulldog.
Sì, d’accordo, forse i due akita si somigliavano un po’ di più tra loro… ma non c’era dubbio che fossero due razze diverse e che fosse impossibile giudicarle come se fosse una sola.
C’è voluto tanto, ma tanto tempo perché finalmente anche l’FCI si decidesse ad accettare l’evidenza e distinguesse tra “Akita” e basta (quello giapponese: senza più “Inu”, visto che “inu” significa semplicemente “cane”) e “Akita Americano”: le due razze in Europa sono state separate nel 2001. Inizialmente l’Akita americano venne chiamato “Grande cane giapponese” ed inserito nel gruppo 2, quello dei molossoidi; nel 2005 gli è stato restituito il nome “Akita” (accompagnato dall’aggettivo “americano”) ed è tornato nel gruppo 5, sezione 5 (spitz e razze affini).
Ancora più tempo ci ha messo l’UKC americano, ma… al contrario! Infatti solo nel 2012 ha finalmente riconosciuto l’Akita giapponese.
Per l’altro grande club americano, l’AKC, esiste ancora un cane unico (ma loro intendono come solo ed unico akita quello americano).
Perché tutta questa confusione? Per capirci qualcosa bisogna andare a guardare la storia di questa/e razza/e.

storica1ORIGINI E STORIA
La razza, antichissima (sono stati rinvenuti scheletri di cani molto simili all’Akita databili intorno al 3000 a.C.), proviene dalla Prefettura giapponese di Akita, nella parte settentrionale dell’Isola di Honshu, e deriva probabilmente dal “Matagi inu” che veniva utilizzato soprattutto per la caccia all’orso e al cinghiale, ma anche per la pastorizia.
Durante l’era Edo (1616-1868), periodo in cui vennero scoperte ad Odate molte miniere d’oro, cominciò a sentirsi l’esigenza di avere validi cani da guardia e, come è sempre accaduto nelle varie “corse all’oro”, prese piede anche la moda del combattimento tra cani.
I cani di tipo Matagi, però, erano degli spitz di media taglia, poco adatti a queste nuove mansioni: vennero allora incrociati con il Tosa e con altri molossoidi (mastiff).
Si parla anche di incroci con il pastore tedesco, che però ritengo personalmente poco probabili visto che la razza stava nascendo proprio in quegli anni e non credo che ce ne fossero poi tanti soggetti in Giappone. Sta di fatto che l’immissione di sangue molossoide ottenne lo scopo di accrescere la taglia e che vennero quasi completamente perdute le caratteristiche di tipo spitz.

storicheAgli inizi del ‘900 i combattimenti tra cani vennero proibiti, ma ormai l’Akita di tipo più pesante si era diffuso un po’ ovunque: nel 1931 il Giappone scelse nove esemplari e li dichiarò Monumenti nazionali.
Durante la seconda Guerra mondiale, purtroppo, il folto mantello dell’Akita rischiò di portare all’estinzione della razza: infatti tutti i cani vennero confiscati per utilizzare la loro pelliccia  per l’abbigliamento dei soldati, mentre la carne veniva utilizzata come cibo.
Molti appassionati cercarono però di salvare i propri cani e li nascosero nella campagne, dove vennero anche incrociati con altre razze, soprattutto da pastore.
Al termine della guerra ci si trovò così di fronte a tre tipi distinti: l’Akita Matagi (di tipo spitz), l’Akita da combattimento e quello da pastore.
A questo punto i giapponesi decisero di riportare il cane al tipo originale, utilizzando i Matagi per ripristinare il tipo spitz: dalla linea Inchinoseki si ottenne (o meglio, si riottenne) il cosiddetto “Akita giapponese”: i soldati americani, invece, avevano portato con sé i molossoidi (linea Dewa) che diedero origine all'”Akita americano”.

akita_americ_storia
Appare evidente che di ogni cane si potesse dire a pieno titolo che fosse il “vero Akita”, visto che entrambi i tipi provenivano dal Giappone e dalla Prefettura di origine! E infatti ognuno riteneva che il suo fosse quello “giusto”: così, per moltissimi anni, i cinofili si scannarono a più non posso per decidere quale dovesse essere considerato “più Akita” dell’altro. Solo negli ultimi tempi si è trovata finalmente l’unica quadra possibile, con la divisione in due razze.

14CARATTERE ED ATTITUDINI
Razze distinte o meno, l’Akita Americano è simile a quello giapponese in molti tratti caratteriali: è un cane nobile e fiero, pieno di autostima, anche permaloso (forse un po’ meno del giapponese, ma non molto meno).
In altri tratti, invece, si differenzia abbastanza: è un guardiano migliore del giapponese, è più legato agli umani (cosa che gli viene dal suo lato molossoide, anche se non è certo un cane “francobollo”: per la media canina resta piuttosto indipendente e si deve faticare abbastanza per conquistare il suo affetto e la sua fiducia), più protettivo verso la famiglia e un pochino più docile, tanto che in USA viene usato anche come cane guida e come cane poliziotto.

agilityDa noi è più un cane da compagnia e da show (soprattutto da show), ma forse sarebbe il caso di utilizzarlo di più come cane sportivo, perché ne ha tutte le qualità. Sì, certo, non è il più facile del mondo da addestrare… ma volete mettere la soddisfazione? Con border e malinois son capaci tutti!
Tra l’altro, nonostante la mole piuttosto imponente, è molto agile e dinamico: in America diversi soggetti si cimentano proprio in agility (in Italia mi risulta che ce ne sia uno solo, una bella femmina).
Abbaia decisamente più dell’Akita giapponese, ma questo non significa granché, visto che il giapponese non abbaia praticamente mai: ci sono addirittura miti e leggende sulla silenziosità di questa razza (la più famosa sostiene che un tempo i cani potessero parlare, e racconta di un cacciatore morto durante una caccia all’orso il cui cane, tornato da solo a casa, cercò di far credere alla moglie che il suo padrone, prima di morire, gli avesse chiesto di prendere il suo posto sposandola. La vedova non gli credette neanche per un secondo, ma il cane continuò ad insistere tanto che alla fine lei, esasperata, gli buttò in bocca una manciata di polvere, facendo così tacere tutti i cani per sempre).
L’akita americano lo si sente un po’ del giapponese, ma non può certo essere definito un “abbaione”. Abbaia se è il caso, ecco tutto.

Akita-Inu-sul-pratoIl suo carattere forte, più ancora del suo passato di combattente che ormai è stato completamente dimenticato, lo porta a non essere particolarmente amichevole con i soggetti del suo stesso sesso (il che vale anche per il giapponese): bisogna socializzare molto bene i cuccioli per ottenere almeno un comportamento distaccato. In realtà lui non sarebbe un attaccabrighe: tende più a farsi gli affari suoi. Se però qualcuno lo sfida, embe’, lo trova. E come si suol dire, “trova lungo”, perché qui parliamo di sessanta chili di cane.
Ha un altissimo predatorio, quindi attenzione ai gatti… ma anche ai cani di piccola taglia (ho visto personalmente una scena da paura, fortunatamente finita bene).
Va educato in modo fermo e coerente, perché da adulto tende un po’ a farsi gli affaracci suoi, anche se meno del giapponese.

3cuccioliPurtroppo non è sempre facile, perché i cuccioli hanno questa faccia da teneri orsacchiotti che non si può proprio fare a meno di viziare… ma la cosa è ad altissimo rischio, perché loro “prendono appunti” e una volta cresciuti mostreranno di conoscere a menadito tutti i nostri punti deboli, sfruttandoli biecamente a loro vantaggio (ehhh, già! L’Akita è un cane intelligentissimo, e i cani intelligenti sono i più veloci ad imparare come addestrarci e come metterci le zampe in testa).
Si adatta bene anche a vivere in appartamento, ma ha bisogno di movimento: anche perché, se non lo fa, tende ad ingrassare.

SALUTE
L’Akita americano, come il giapponese, è un cane mediamente robusto e longevo. Il problema di salute più comune nella razza, stando ai dati USA, è l’ipotiroidismo autoimmune, che causa una serie di sintomi piuttosto importanti (iperattività, aggressività, consistente aumento o perdita di peso, debolezza,
patologie cutanee). E’ fortunatamente possibile testare la tiroide dei riproduttori per evitare il diffondersi di questa patologia, visto che i soggetti affetti, anche se asintomatici, mostrano valori più alti del normale.
Altre malattie possibili nella razza sono la microcitosi, la displasia dell’anca e la lussazione della rotula e la malattia di von Willebrand. L’Akita d’estate soffre molto il caldo, quindi bisogna tenerlo più possibile al fresco. Come tutte le razze di taglia medio-grande va inoltre soggetto a dilatazione-torsione di stomaco.

akita1

LO STANDARD

FCI Standard N° 344 / 14.02.2001
ORIGINE: Giappone
SVILUPPO: U.S.A.
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 25.10.2000
UTILIZZAZIONE: Cane da compagnia
CLASSIFICAZIONE F.C.I.:
Gruppo 5
Cani di tipo spitz e di tipo primitivo
Senza prova di lavoro
ASPETTO GENERALE
Cane di grande taglia, di forte costruzione, ben proporzionato, con molta sostanza e pesante ossatura. La testa larga, che forma un triangolo smussato, con muso profondo, occhi relativamente piccoli e orecchi eretti portati in avanti quasi a prolungamento della linea superiore del collo, è una caratteristica della razza.
PROPORZIONI IMPORTANTI
• Il rapporto altezza al garrese / lunghezza del corpo è di 9 a 10 nei maschi e 9 a 11 nelle femmine.
• La profondità del torace è uguale alla metà dell’altezza al garrese
• La distanza dalla punta del tartufo allo stop sta a quella fra lo stop e l’occipite nella proporzione di 2 a
COMPORTAMENTO-CARATTERE
Amichevole, sveglio, responsabile, dignitoso, docile e coraggioso.

head-14mTESTA

massiccia, ma proporzionata al corpo; senza rughe quando il cane è a riposo. La testa, vista dal davanti, forma un triangolo smussato.
REGIONE DEL CRANIO
Cranio: piatto e ampio fra gli orecchi. Una sutura metopica non profonda è ben estesa sulla fronte.
Stop: ben definito, ma non troppo brusco.
REGIONE DEL MUSO
Tartufo: ampio e nero. Una leggera e diffusa mancanza di pigmento sul naso è accettabile solo nei cani bianchi, ma il nero è sempre preferito
Muso: ampio, profondo e pieno.
Labbra: nere. Non pendule; lingua rosa.
Mascelle/Denti: mascelle non arrotondate, ma di taglio diritto, forti e potenti.
Denti forti con dentatura regolare e completa; preferita la chiusura a forbice, ma accettabile la tenaglia.
Occhi: marrone scuro, relativamente piccoli, non sporgenti, di forma quasi triangolare. Bordi palpebrali neri e aderenti.
Orecchi: decisamente eretti e piccoli se confrontati al resto della testa. Quando l’orecchio è piegato in avanti per misurarne la lunghezza, la punta tocca il bordo superiore dell’occhio. Gli orecchi sono triangolari, leggermente arrotondati all’estremità, ampi alla base, non attaccati troppo bassi. Visti di lato, gli orecchi sono piegati ad angolo verso l’avanti sopra gli occhi, seguendo la linea del collo.
COLLO
spesso e muscoloso con un minimo di giogaia, relativamente corto, e che si allarga gradualmente verso le spalle. La linea superiore, molto arcuata, si fonde armoniosamente con la base del cranio.
CORPO
più lungo che alto. Pelle non troppo sottile, né troppo tesa né troppo rilasciata.
Dorso: orizzontale
Rene: fermamente muscoloso
Torace: ampio e profondo. Costole ben cerchiate con sterno ben sviluppato
Linea inferiore e ventre: moderatamente retratti
CODA
larga e ben fornita di pelo, inserita alta e portata sopra il dorso o contro il fianco in un ricciolo a tre-quarti, pieno o doppio, sempre ricadente fino a livello del dorso o più sotto. Nel ricciolo a tre-quarti, la punta cade bene giù sul fianco. Radice larga e forte. L’ultima vertebra della coda raggiunge il garretto quando è lasciata pendere o è tirata in basso. Pelo ruvido, diritto e fitto, senza alcun cenno di pennacchio.

akitaARTI ANTERIORI

visti dal davanti, diritti e con pesante ossatura.
Spalle: forti e potenti con moderata inclinazione
Metacarpi: leggermente inclinati in avanti con un angolo di circa 15° sulla verticale
POSTERIORI
fortemente muscolosi, con ampiezza e ossatura simili agli anteriori. Gli speroni sugli arti posteriori vanno generalmente rimossi.
Cosce: forti, ben sviluppate, parallele se viste dal dietro
Ginocchia: moderatamente angolate.
Garretti: ben discesi, non deviati in fuori né in dentro
PIEDI
diritti, da gatto, ben arcuati con cuscinetti spessi
ANDATURA
potente, ricopre molto terreno con moderato allungo e spinta del posteriore. Gli arti posteriori si muovono in linea con gli anteriori. Il posteriore resta forte, fermo e orizzontale.

indexdesk06MANTELLO

PELO
doppio pelo. Sottopelo folto, soffice, fitto e più corto del pelo di copertura. Il mantello esterno è diritto, ruvido/rigido e un po’ sollevato dal corpo. Il pelo sulla testa, parte inferiore degli arti e orecchi è corto. La lunghezza del pelo al garrese e groppa è circa di 5 cm., ed è leggermente più lungo che sul resto del corpo, tranne che sulla coda, dove il pelo è più lungo e più abbondante che in ogni altra parte.
COLORE
qualsiasi colore come il rosso, fulvo, bianco etc.; o anche tigrato o pezzato. I colori sono brillanti e puliti, e le macchie sono ben equilibrate, con o senza maschera o stella. I cani bianchi (monocolori) non hanno
maschera. I cani pezzati hanno la tinta di fondo bianca con macchie larghe, sistemate simmetricamente, che ricoprono la testa e più di un terzo del corpo. Il sottopelo può essere di diverso colore del mantello di
copertura.
TAGLIA
Altezza al garrese: Maschi 66 – 71 cm. Femmine 61 – 66 cm
DIFETTI
qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerata come difetto e la severità con cui questo difetto verrà penalizzato deve essere proporzionata alla sua gravità.
• Maschi effeminati, femmine mascoline
• Testa stretta o appuntita
• Qualsiasi dente mancante (tranne 2 dei PM1 e/o M3)
• Lingua blu o macchiata di nero
• Occhi chiari
• Coda corta
• Gomiti in dentro o in fuori
• Qualsiasi accenno di collare o di frange
• Timidezza o cattiveria
DIFETTI GRAVI
• Poca sostanza
• Ossatura leggera
DIFETTI ELIMINATORI
Tartufo completamente depigmentato. Tartufo con parti depigmentate (naso Butterfly)
• Orecchi cadenti, pendenti o piegati
• Prognatismo o enognatismo
• Coda a falcetto o non arrotolata
• Maschi sotto 63,5 cm; femmine sotto 58,5 cm.
N.B.: I maschi devono presentare due testicoli apparentemente normali completamente discesi nello scroto

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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