venerdì , 17 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Allevamento - Cuccioli >> Malinois azzanna seriamente proprietario: di chi è la colpa?

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Malinois azzanna seriamente proprietario: di chi è la colpa?

rischiabracciodi VALERIA ROSSI – Non ha passato una bella Epifania il maestro di religione azzannato dal suo cane: forse non ha mai rischiato davvero di “perdere il braccio” (nelle primissime righe dell’articolo su “La Stampa”  si dice che è stata subito scongiurata l’amputazione), ma l’attacco è stato sicuramente serio e con un cane come il malinois, che non va in presa ma morde ripetutamente, c’è poco da scherzare.
Ora, naturalmente, si parla (tanto per cambiare) di nuova “razza pericolosa”, generalizzando (tanto per cambiare) con grande gioia dei media che forse erano un po’ stufi di parlare sempre e solo di pit bull e rottweiler. Dài che abbiamo il nuovo mostro da sbattere in prima pagina: ovviamente il cane, tout court, senza starsi a fare troppe domande sul perché e il percome sia stata sfiorata questa nuova tragedia.
Nell’articolo si legge che il cane aveva già morso in passato e che per questo era stato “confinato in un recinto”: dopodiché ci spiegano che “era trattato bene, nutrito correttamente, non sottoposto a trattamenti violenti”.  Quindi una delle agenti di polizia conclude: “Probabilmente ha avuto un raptus”.
Embe’, su questo non ci piove. Qualsiasi cane che di punto in bianco aggredisca un umano ha sicuramente avuto un raptus: ma un raptus de che? Di follia, o soltanto di energie represse che prima o poi un cane deve sfogare in qualche modo?

malinmorso5Chiunque conosca anche solo un pochino questa razza dovrebbe sapere che un malinois non può vivere sempre e solo in un recinto: è un cane attivissimo, super-dinamico, con un carico di energia veramente pazzesco. Non basta “non picchiarlo e dargli da mangiare” per farne un cane sereno e tranquillo: questi sono cani da lavoro, selezionati da sempre per scopi di utilità e quindi con un vero e proprio “carico” di doti caratteriali che devono trovare un’applicazione. Sono super-cani, che si stanno distinguendo in tutto il mondo per le loro performance in numerosissime discipline: come cavolo si fa a pensare di prendere uno e di ficcarlo in un recinto, portandogli semplicemente da mangiare e “non maltrattandolo”? Perché nessuno sembra capire che il maltrattamento, per un cane così, sta già nel recinto?
Ma non è tutto qui, ovviamente: perché non sta scritto da nessuna parte che un cane che si annoia, si rompe le palle ed ha un carico di energie represse debba scagliarsi contro il proprietario e tentare di staccargli un braccio. Ci mancherebbe altro. Un cane che vive in una situazione di stress può reagire in moltissimi altri modi, nessuno dei quali manda i suoi umani all’ospedale: perché si arrivi ad un attacco così deve esserci anche qualche problema (serio) a livello genetico. Dev’esserci dietro una selezione sbagliata… o nessuna selezione, il che può essere pure peggio.

malinmorso4Da quel che si è potuto capire da varie discussioni su FB, questo cane è nato da una cucciolata fatta da privati: questo ovviamente non significa che “privato” sia sinonimo di “persona che alleva cani schizzati”… però diciamolo una buona volta, e mettiamocelo bene in testa, che ci sono razze più impegnative di altre (altro che “i cani sono tutti uguali, dipende solo dal padrone!“) e che queste razze andrebbero allevate SOLO da chi le conosce perfettamente e sa esattamente cosa sta facendo.
Basta dire che andrebbero gestite “solo dagli allevatori”?
No. Magari fosse così!
Bisogna specificare: vanno gestite da allevatori competenti.
Perché non soltanto il cagnaro dichiarato (che magari ha anche un affisso, visto che ormai per averne uno basta pagare), ma anche l’allevatore “commerciale”, che produce cucciolate solo per venderle, senza interessarsi più di tanto del materiale genetico che sta manipolando, sono ad altissimo rischio di produrre cani schizzati.
Se poi aggiungiamo che queste persone non si preoccupano neppure di controllare che i loro cani vadano nelle mani giuste… allora la frittata è completa.

malinmorso2E ribadisco che le “mani giuste” in cui far finire un malinois sono le mani di persone che lo fanno lavorare. Che lo portano al campo. Che gli fanno mordere la manica, non “per stimolare” la sua aggressività ma per poterla gestire in modo corretto: altrimenti poi c’è il caso che il cane morda ad capocchiam.
In casi come questi, le “colpe” (se così vogliamo chiamarle: ma il termine più corretto mi sembrerebbe quello di “responsabilità”) sono sempre molteplici: non si può dire solo “il cane è pazzo”, non si può dire solo che “è stato allevato male” (anche se pare che sia proprio così, visto che un altro cane della stessa cucciolata mostra qualche problemino di equilibrio), non si può dire neppure che “è tutta colpa dei proprietari che non l’hanno saputo gestire”.
Sono tutti questi fattori riuniti, a causare le tragedie. Ma è soprattutto il fatto che all’effetto devastante di questa serie di fattori non si pensi quasi mai. Ognuno tende a puntare l’indice sul responsabile che gli torna più comodo: l’allevatore lo punta sul privato, il privato dice che è colpa dei proprietari, i proprietari cadono dal pero e dicono che loro il cane l’hanno tenuto benissimo… e ne sono convinti al cento per cento, perché magari prima del malinois (o del pit bull, o del rottweiler, o del dogo: non mi sto riferendo solo a questo specifico caso, sia chiaro!) hanno avuto il meticcetto che nel recinto ci stava sereno e tranquillo e dormiva tutto il giorno.
Siamo ormai pieni zeppi di gente che blatera (a vanvera) sul fatto che i cani siano “cani” e basta: e questa cinofilia da parchetto si sta diffondendo a macchia d’olio, perché divulgata anche da diversi “guru” che vorrebbero far sparire secoli, e a volte millenni, di selezione.

malinmorso3Ma i cani NON sono e NON saranno mai “tutti uguali”.
Non sono “cani e basta” e non dipende tutto e solo dal proprietario. I soggetti squilibrati esistono, così come esistono gli umani incompetenti: uno solo dei fattori magari non basta a far scattare la tragedia, ma quando si uniscono entrambi il risultato può essere devastante.
Conclusioni? Presto dette. La prima è che ci sono cani e cani e che la gente questo deve saperlo. Deve essere ben chiaro a tutti che un pastore del Caucaso NON si può gestire come un chihuahua. Non perché esistano “razze pericolose”, clamorosa cazzata a cui possono credere solo i politici, ma perché esistono razze impegnative. Razze che richiedono capacità e competenze, punto e basta.
Seconda conclusione: queste razze vanno allevate da persone altrettanto capaci  e competenti. La cosa dovrebbe valere per qualsiasi razza, è evidente: ma se ci si improvvisa allevatori di barboncini o di maltesi si faranno danni soltanto ai cani. Se ci si improvvisa allevatori di malin, o di rottweiler o di dobermann (eccetera, eccetera, eccetera…)  si rischia di mandare la gente all’ospedale.
Terza conclusione (ovvia): quando si acquista un cane bisogna prima di tutto informarsi a fondo sulla razza, poi farsi un profondissimo esame di coscienza e chiedersi se saremo davvero in grado di “tenerlo bene”, ovvero di dargli ciò di cui ha realmente bisogno (che non è MAI soltanto una ciotola e due coccole), infine cercare un allevatore davvero competente, esperto, profondo conoscitore della razza da tutti i punti di vista. Uno capace di descriverti per filo e per segno tutti i possibili aspetti caratteriali, e non soltanto di parlarti di quante coppe e coppette ha vinto suo nonno.
Non ci vorrebbe molto: basterebbe un po’ di buon senso (aridaje… sembra che ultimamente io non parli d’altro: ma se ne parlo è perché ne sento clamorosamente la mancanza in cinofilia) e un minimo, ma proprio un minimo di cultura cinofila. Cultura, e cioè conoscenza, informazione: non cinofilosofia.
Perché è comodo raccontare che i cani “sono tutti uguali” e poi lavarsi la coscienza pensando che quando un cane “diverso” manda qualcuno all’ospedale sia tutta colpa del padrone.
Le responsabilità  ce l’hanno, e dovrebbero sentirsele sul groppone, anche certi personaggi che stanno diffondendo un’idea assolutamente falsata della cinofilia.

N.B.: Le foto sono tratte da google immagini e hanno il solo scopo di corredare l’articolo: ovviamente i cani ritratti non hanno alcun legame con il caso in oggetto.

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo




Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico