venerdì , 24 novembre 2017
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Il proprietario iper-delegante

A man and his dog take a walk as sun setdi VALERIA ROSSI – Vi prego, vi supplico, vi imploro fin dall’inizio: non fraintendete il senso di questo articolo. Perché non intendo dire che educatori e addestratori non possano essere “disturbati” con richieste e domande, tantomeno che non si debba dare ascolto a quello che dicono.
Peeeeeeerò… non è neppure possibile delegare tutto-tutto-tutto-tutto ciò che riguarda il vostro cane a queste figure che, per brave, competenti ed esperte che siano, restano marginali.
I proprietari del cane siete VOI, i veri ed unici educatori del vostro cane siete VOI. Altre persone possono darvi una mano, ma non potranno mai fare il lavoro al posto vostro.
Provo a spiegarmi meglio: avete presente il proverbio cinese che dice “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”?
Ecco, questo sarebbe il compito che ci prefiggiamo noi educatori-addestratori e affini. Vorremmo passarvi delle competenze, non rendervi dipendenti da noi: almeno, io di sicuro non lo voglio. Tantissime persone che conosco e che stimo non lo vogliono. E’ indubbio che qualcun altro la pensi diversamente; c’è chi cerca proprio di ottenere una dipendenza (presumo per poter spillare più soldi possibile ai clienti …), ma questo non può essere un modo sano di affrontare la cinofilia.
In questo modo, infatti, nascono i guru, le sette e tutto quanto sta rovinando il nostro mondo: ma nessuno riuscirebbe mai a creare una sudditanza in qualcun altro, se questi non fosse già predisposto al ruolo.

delegante3Di cosa sto parlando, esattamente?
Vedrò di spiegarmi con qualche esempio.
Esempio numero uno: il signor X va al campo Y con il suo cane Birillo. L’istruttore gli spiega gli esercizi di base, ma ovviamente gli parla anche di come impostare un rapporto, di come essere un buon leader, di come spiegare al cane quali sono le regole della sua famiglia.
Ecco: se dopo due giorni il signor X telefona chiedendo “posso far vedere il bocconcino al cane quando gli chiedo di sedersi?”, va benissimo. E’ una cosa normalissima. E’ una richiesta di tipo “tecnico” e può significare che l’istruttore non si è spiegato abbastanza bene quando ha spiegato il seduto in campo, o che è stato il cliente a non capire bene… ma questo è ininfluente. Sta di fatto che questa è una telefonata “normale”.
Siamo in presenza di proprietario iperdelegante, invece, se il signor X telefona all’istruttore per dirgli qualcosa di questo genere: “Oh, meno male che la trovo! Perché ho un dilemma terribile… non so che fare. Sa, Birillo ha dormito fino ad oggi vicino alla poltrona di mia moglie, ma adesso avrei pensato di spostare la sua cuccia vicino al divano. Cosa ne pensa?”
L’istruttore può pensare una cosa sola, che non dirà mai apertamente ma che non può proprio esimersi dal pensare: “MACHEMMIFREGA di dove dorme il tuo cane?!?”
Poi, dipende: ci sarà l’istruttore che risponderà “Lo sposti pure”, punto e basta, e ci sarà quello che farà al signor X tutto un infinito pippone sull’abitudinarietà del cane, sul fatto che cambiare posto alla cuccia potrebbe essere visto come uno stress e quindi andrà affrontato con grande cautela (e magari necessiterà di una decina di lezioni)… ma posso assicurarvi che entrambi pensano la cosa che ho scritto sopra.
E se ci riflettete un attimo, hanno pure ragione di pensarla: perché quello non è il loro cane, non è casa loro e non è nemmeno la loro poltrona.

delegante1Come può, un perfetto estraneo, stabilire le regole di casa vostra e addirittura decidere dove va messa una cuccia?
E soprattutto, perché la cosa dovrebbe interessargli ?
E’ vero, è lui che vi aiuta ad educare il cane; ma anche la maestra di vostra figlia vi aiuta ad educarla… eppure non mi pare che nessun padre telefoni mai a un’insegnante per chiederle “Cosa ne pensa, posso lasciarla andare a vedere il concerto di Fedez?”
Ci sono cose per le quali non è soltanto lecito, ma è assolutamente necessario che sia il proprietario del cane a decidere: non si può sempre aver paura di sbagliare, non ci si può rodere nei dubbi per qualsiasi cazzata, non si può temere di “rovinare per sempre un rapporto” se si sposta una cuccia, ma neanche se si commette un errorino.
Anche con i figli si sbaglia, anzi con loro si sbaglia quasi in continuazione: eppure la vita continua, i rapporti restano saldi, i figli di solito sopravvivono e i genitori sono pronti all’errore successivo.
Perché col cane abbiamo tutte queste folli paure che ci spingono a mollare qualsiasi patata bollente (fosse anche una patatina di infime dimensioni) all’educatore/addestratore/istruttore, quasi volessimo liberarci da qualsiasi responsabilità nei confronti di quello che invece è un membro della NOSTRA famiglia?
E’ proprio per questo che spesso paragono figli e cani, anche se ovviamente il paragone è abbastanza campato in aria: perché una cosa in comune ce l’hanno di sicuro, ed è l’essere “affar nostro”.
Se un figlio (minore) sbaglia, i responsabili siamo noi.
Se un cane combina qualche disastro, i responsabili siamo noi: e lo restiamo, attenzione, anche se tentiamo di delegare tutto il delegabile all’educaddestristruttore.
Per la legge siamo noi a rispondere di ciò che fa il nostro cane: è meglio che cominciamo a sentirci altrettanto responsabili di fronte a noi stessi e alla nostra famiglia. Ed è bene che cominciamo a prendere in proprio qualche decisione, se vogliamo sentirci davvero leader e maestri anziché tenutari di un guinzaglio appeso al quale c’è un oggetto misterioso che ci dà più preoccupazioni che gioie.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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