venerdì , 24 novembre 2017
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L’insostenibile leggerezza del saper leggere

dislessia1di VALERIA ROSSI – Sto due giorni a Rimini per un corso, e quando riapro il pc mi ritrovo sommersa di messaggi che mi linkano due interventi che mi hanno chiamato in causa: uno è un lunghissimo video nel quale viene citato un mio vecchio articolo, l’altro un attacco diretto e incavolatissimo (ma non mi risulta che l’autrice abbia passato una sola giornata della sua vita senza incavolarsi a morte con qualcuno, quindi è tutto normale) ad una frase che ho scritto nell’articolo sul malinois che ha morso seriamente il proprietario.
A dire il vero c’è stato anche un terzo intervento, sempre relativo alla storia del malinois… ma questo è stato leggermente diverso (pur attaccandomi a sua volta), perché se non altro l’autrice ha capito quello che avevo scritto.
Trova assurdo che io mi sia premurata di specificare che un malinois, quando morde, “non va in presa ma azzanna ripetutamente” (a me invece non sembra assurdo per nulla, visto che le conseguenze sono molto diverse a seconda del tipo di morso), ma se non altro “ha letto giusto”.
Gli altri due, invece, meritano un commento perché… per l’amor del cielo, è possibilissimo che mi sia spiegata male io. Mi sembrava di aver scritto in un italiano intelligibile, ma se così non è stato è meglio che provi a specificare meglio cosa intendevo dire.
Partiamo dal video.
Il signore in questione (Claudio Mangini, per non far nomi) sostiene che in questo articolo, dando consigli su come aiutare i cani paurosi, io  metta in primo piano il cibo quando parlo di “ottenere la fiducia del cane”.
In realtà:
a) il cibo lo nomino tra i mezzi utilizzabili per ingaggiare il cane, e non tra quelli suggeriti per ottenerne la fiducia (sono due cose molto diverse);
b) scrivo, testualmente: “Il cibo può essere il primo approccio, ma NON è la soluzione (dobbiamo essere dei leader, non dei dispenser di wurstel o crocchette!). Aggiungo che il cibo non crea neppure fiducia, né rispetto: pensare di “conquistare” un cane a suon di bocconcini è pia illusione. Il cibo è un tramite, è quasi… uno specchietto per le allodole, che serve inizialmente per attirare il cane: dal cibo si dovrà poi passare al gioco – sempre e solo interattivo – e comunque sia il cibo che il gioco non devono essere il fine, ma un mezzo per arrivare a “fare qualcosa con noi”.
Mah… sto scrivendo queste righe per timore che qualcun altro possa aver frainteso, ma rileggendomi da sola trovo che le mie parole siano piuttosto chiare: non saprei davvero come esprimerle meglio.
Forse il problema è stato di chi ha letto, più che di chi ha scritto.
Il resto del video, oltre a confondere spesso e volentieri “paurosi” e “fobici” (che sono due cose molto diverse), è tutta un’autopromozione nella quale i riferimenti alla sottoscritta servono soprattutto da scusa per dire che “lui lo fa di più e meglio”, quindi non mi dilungo oltre. Mi premeva solo chiarire che non ho MAI suggerito, e MAI suggerirò, di utilizzare il cibo per ottenere la fiducia di un cane (pauroso o fobico che sia).

dislessia_2Passiamo all’altro attacco all’arma bianca, questo all’insegna del “la Rossi scrive stupidaggini” e “la Rossi non capisce un cazzo di cani”. L’autrice, in questo caso (sempre per non far nomi) è Liliana Berruto.
L’articolo è questo e la frase incriminata è la seguente: “le “mani giuste” in cui far finire un malinois sono le mani di persone che lo fanno lavorare. Che lo portano al campo. Che gli fanno mordere la manica, non “per stimolare” la sua aggressività ma per poterla gestire in modo corretto: altrimenti poi c’è il caso che il cane morda ad capocchiam”.
Credo che ci volesse una buona dose di malafede per intendere che “se un malinois non morde la manica, poi morde ad capocchiam“: ma nel caso fossi stata io ad esprimermi male, chiedo venia e provo a spiegare meglio.
Si trattava di una “sequenza” di cose che io ritengo “giuste”: innanzitutto far lavorare un cane da lavoro.
Questo per me è imprescindibile, e troverei quantomeno curioso che la pensasse in modo diverso un’allevatrice di razza da lavoro che vanta praticamente ad ogni suo messaggio i successi dei suoi cani in varie discipline (quindi i suoi cani lavorano? Ma guarda!) e che ribadisce ad ogni pie’ sospinto di essere la compagna di un notissimo addestratore/figurante/agonista (ma allora è d’accordo con me sul fatto che i cani debbano lavorare?).
“Portare il cane al campo” e “fargli mordere la manica” erano altre possibili cose giuste da fare con un malinois: chiedo scusa se ho scritto solo “portarlo al campo” e non ho specificato “a fargli fare qualsiasi cosa, dall’obedience al disc dog” alla protezione civile, ma questo (ovviamente) intendevo.
Altrimenti non avrei usato un punto. Avrei scritto “che lo portano al campo a mordere una manica“, e non “che lo portano al campo” – PUNTO – “che gli fanno mordere la manica”. L’italiano non dovrebbe essere un’opinione, santiddio.
Però è vero, verissimo: sono profondamente convinta che per un malin sia “cosa giusta”, anzi giustissima, anche fargli fare discipline di morso. E lo sono per un motivo molto semplice: è selezionato per questo.
Forse non proprio dalla nascita della razza, ma sicuramente a partire dai primi del Novecento: quindi stiamo parlando di cent’anni di selezione sempre più mirata a farne cani capaci di eccellere nelle discipline che prevedono esercizi di difesa.
Può fare anche altro?
Ma certo che sì!  In pratica qualsiasi cane può fare qualsiasi cosa, almeno entro i suoi limiti morfologici (e a volte anche oltre quei limiti, tant’è che ho conosciuto leonberger e bulldog che facevano agility!).
Solo che il sangue non è acqua, la genetica non è un’opinione: e trovo ancora più curioso che la sciura Berruto, che dell’importanza della genetica parla in continuazione (e a ragione!),  sembri dimenticare che un cane, quando fa quello per cui è stato selezionato, è immensamente più felice e realizzato rispetto a quando fa “altro”.
In ogni caso, se così non fosse, non vedo perché la sciura Berruto dovrebbe continuare a fare agonismo con i suoi soggetti (e non si offenda per la “sciura”: non intendo “sciuramaria”, intendo solo “signora”. E’ che mi riesce un po’ difficile definire “signora” una che mi attacca ad ogni pie’ sospinto da un gruppo chiuso di cui è amministratrice, senza che io abbia possibilità di replica perché sono stata bannata da quel gruppo. E comunque, si consoli: sempre meglio “sciura” di “befana piemontese”, altra definizione che le è stata recentemente attribuita).
Ora, mi rendo conto che il Sacro Terrore di vendere un cucciolo in meno possa far perdere il lume della ragione: ma far pensare che il malinois sia un cane “per tutti” lo trovo pe-ri-co-lo-sis-si-mo.
E giusto per non essere nuovamente fraintesa, lo stesso vale per rottweiler, dobermann, riesenschnauzer e una marea di altri cani indubbiamente impegnativi che, se finiscono nelle mani sbagliate, fanno danni seri (tra l’altro ricorderei che, in quell’articolo, stavo commentando la notizia di cronaca di un signore che, stando almeno ai giornali, “ha rischiato di perdere un braccio”).
Infine: “altrimenti c’è il rischio che il cane morda ad capocchiam” era conseguente a tutta la sequenza di “cose giuste” (secondo me) da fare con un malin, e non soltanto al mordere la manica.
In altre parole, il senso era: “se un cane da lavoro non lavora, se è gestito male, se è tenuto chiuso in un recinto (come nel caso in questione)… allora sì, c’è il rischio che morda ad capocchiam”.
Chi avesse voluto vederci un qualsiasi tipo di criminalizzazione del malinois, spero che adesso abbia capito.
Chi proprio “non ha voluto saper leggere”, perché ce l’ha con me (e con gran parte del resto del mondo, a giudicare dai suoi messaggi) da secoli, continui pure a pensare quello che gli pare. Nun me ne po’ frega’ de meno.
Io rispetto moltissimo tutti i cani e amo moltissimo questa razza (ho detto più volte che, se fossi stata “io” un po’ meno befana, nel senso di un po’ più giovane e meno acciaccata, probabilmente ne avrei preso uno anziché prendermi il rott): ma proprio perché la rispetto sarei felice di vederla sempre finire nelle mani giuste.
E per me le mani giuste in cui far finire un cane da lavoro sono quelle di persone che il cane lo fanno lavorare: in qualsiasi campo della cinofilia.
Se poi un malinois ha modo di mordere, sempre per me, si diverte di più ed è più felice: se poi qualcuno la ritiene una stupidaggine, o una “perla da pirla”… ritengo che sia squisitamente affar suo.
Mi dispiacerebbe soltanto che un siffatto personaggio allevasse cani da lavoro: ma siccome, nel caso specifico, i suoi cani lavorano eccome (e alcuni pure molto bene, non ho alcuna difficoltà ad ammetterlo)… allora mi limito a chiedermi se l’allevatrice in questione, oltre alle linee di sangue che sciorina in continuazione (lasciando ogni volta intendere che per capire qualcosa di cani si dovrebbe costretti a conoscere a menadito tutta la genetica della sua razza), conosca anche il significato di parole come “coerenza”, e magari “educazione” e “onestà intellettuale”.
Ma la risposta a queste domande me la sono già data da tempo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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