venerdì , 17 novembre 2017
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La cucciolata presa sul serio: settima parte – Il secondo mese di vita

dumesi4di VALERIA ROSSI – Sulla cucciolata abbiamo già detto molto, moltissimo (sei articoli, mica baubaumiciomicio)… ma qualche lettore mi ha chiesto di andare ancora avanti e di spiegare “cosa si può far fare ai cuccioli dai 30 ai 60 giorni”, ovvero fino al momento in cui verranno consegnati ai nuovi proprietari.
Ovviamente si dovrà continuare il programma di sverminazioni e vaccinazioni, e l’alimentazione andrà modificata/aumentata proporzionalmente al peso crescente dei cuccioli: ma questo ve lo dirà già il vostro veterinario, quindi non c’è bisogno che ne parli io.
Io preferisco dirvi in che modo potete rendere i vostri cuccioli “specialissimi” agli occhi dei loro futuri umani: per esempio insegnando loro a non spisciazzare in casa, cosa solitamente graditissima.
E poi sarà bene iniziare con un po’ di socializzazione, visto che non è detto che i cuccioli si fiondino tutti nelle loro nuove case a sessanta giorni precisi.
A volte capita che qualcuno rimanga un po’ di più, perché ancora non si è trovata la famiglia giusta a cui affidarlo… e se nel frattempo non si iniziasse a socializzarlo potrebbero esserci dei problemini.

dumesi1Un sacco di persone mi scrive raccontandomi di cuccioli che sono stati presi in allevamento (o in canile) a tre-quattro mesi, e che nel loro ambiente sembravano normalissimi, allegri e festaioli… ma una volta arrivati nella nuova casa hanno manifestato timori, paure o addirittura fobie nei confronti di cani, persone, oggetti. Questa è semplicemente mancanza di socializzazione, che in certi casi può essere definita addirittura una deprivazione sensoriale (la deprivazione sarebbe una cosa un po’ più seria di così, ma ormai nella letteratura scientifica viene tirata in ballo anche per stati di leggera ansia verso ciò che non è stato conosciuto ed esplorato durante i periodi sensibili, quindi chiamiamola pure così). In pratica, il cucciolo che rimane a lungo in un ambiente “ripetitivo”, con pochi stimoli, vedendo sempre le stesse cose, quando viene portato fuori da quell’ambiente può manifestare timori e ansie (continui o “intermittenti”) verso ciò che non conosce: quindi può rifiutarsi di uscire di casa, “freezarsi” ad ogni pie’ sospinto, chiudersi in se stesso e così via.
Per evitare che questo succeda, i cuccioli devono semplicemente uscire dall’ ambiente in cui sono nati e sempre vissuti. Va benissimo che escano a 60 giorni circa, se andranno nelle nuove case a quell’età: ma l’allevatore può cominciare a presentare loro qualche nuovo stimolo anche una decina di giorni prima, e se la cucciolata – o parte di essa – viene consegnata dopo i 60 giorni, è assolutamente necessario che questi nuovi stimoli entrino a far parte della vita del cucciolo.
Chi teme le conseguenze del fatto che i piccoli abbiano una sola vaccinazione (ricordiamo che il timore è infondato, perché una settimana dopo il primo vaccino il cucciolo è già coperto dagli anticorpi) potrà inserire nuovi elementi nell’ambiente natale: che so, biciclette, motorini, passeggini… se si ha un  giardino è piuttosto semplice inserire elementi sempre nuovi. In casa è più difficile, ma qualcosa si può inventare anche lì (bastano sacchetti, scatoloni e affini).

dumesi5Ovviamente la socializzazione non può essere solo ambientale: il cucciolo dovrà conoscere anche diversi tipi di persone (uomini, donne, bambini, persone di colore, persone col camice…) e di animali. In particolare dovrà cominciare a vedere cani diversi da lui, perché altrimenti potrebbe sviluppare quella che io chiamo scherzosamente “sindrome del piccolo razzista”: ovvero, il cucciolo si dimostra amichevole solo verso i cani della propria razza (o tipologia, se si trattasse di meticci), temendo quelli che hanno un aspetto troppo diverso dal suo.
Per quanto riguarda l’abitudine alla pulizia, quando i cuccioli sono molto piccoli si potrà abituarli a sporcare sempre sullo stesso substrato (per esempio segatura, o giornali stracciati): per loro sarà naturale andare in cerca di quel substrato man mano che cresceranno, e noi costruiremo dei “minigabinetti per cuccioli” rivestiti da quel substrato, indirizzandoli verso questi angolini che collocheremo in giardino (o in un angolo della casa, se il giardino non c’è).
Informando i nuovi proprietari sul tipo di substrato che abbiamo usato, anche loro riusciranno facilmente ad indirizzare il loro cucciolo verso l'”angolo gabinetto”, che man mano potrà essere spostato anche all’esterno facendo così in modo che il cucciolo impari a sporcare fuori.

dumesi6Volendo si potrebbe fare anche più di quanto descritto fin qui: un cucciolo di 40-50 giorni è già perfettamente in grado di apprendere alcune posizioni e alcuni semplici esercizi (andare al guinzaglio, venire al richiamo ecc.). E’ molto difficile, però, che un allevatore abbia il tempo di seguire un’intera cucciolata dandole anche le prime basi dell’educazione, per il semplice motivo che soltanto le cose di routine (pulire, cibare ecc.) sono già un lavoro a tempo pieno!
Una cosa, però, raccomando soprattutto a chi alleva una cucciolata di razza che, da adulta, avrà bisogno di molta toelettatura: perdete qualche minuto al giorno a familiarizzare i cuccioli con pettini, spazzole, guanti, forbici e così via. Sarà un aiuto davvero prezioso per chi si porterà a casa i piccoli.
E… ultima cosa: ricordate che un cucciolo di due mesi si può lavare senza  il minimo problema! Non c’è motivo al mondo che possa costringervi a consegnare ai nuovi proprietari un cucciolo sporco, impolverato e magari con il pelo tutto impiastricciato di pappa… o peggio. Consegnare cuccioli puliti è un gesto di educazione verso chi prende un cane da voi, oltre a servire – anche questo – ad abituare il piccolo senza traumi a un momento non proprio graditissimo come quello del bagno.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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