venerdì , 24 novembre 2017
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Videochat con il cane? Ma anche no…

di VALERIA ROSSI – E’ l’ultimo arrivato tra gli ammennicoli cinofili, e siccome tutti ne parlano dobbiamo farlo anche noi. Di che si tratta? Di un videotelefono per cani: un  aggeggino capace di metterci in “videoconferenza” con il nostro cane, anche quando siamo fuori casa, e di premiarlo con un bocconcino con comando remoto.
Il video dimostrativo (più efficace di tante parole) è questo:

A cosa serve un simile aggeggio (che si chiama Petchatz)? “A niente”, mi verrebbe da rispondere di primo acchito. O almeno, a ben poco.
Tutta la manfrina del “ciaoooo mi manchiiii sei una così brava ragazza…” eccetera, per il cane penso abbia pochissimo significato.
In tutti i video che parlano di Petchatz si vedono fanciulle sorridenti che fanno ciao ciao al cane con la manina, a chiara dimostrazione che l’aggeggino è stato pensato soprattutto per soddisfare un’esigenza umana: quella di alleviare i sensi di colpa di chi deve lasciare il cane da solo per molte ore.
Perché mi pare evidente che al cane, di vederti fare ciao ciao con la manina, non ne può frega’ de meno.
Ho seri dubbi anche sul fatto che il cane possa riconoscerti dall’immagine sul monitor: non so esattamente come funzioni la trasmissione di immagini via web, ma so per esempio che i cani non sono in grado di registrare il movimento delle immagini in TV.
Ovviamente la televisione è pensata per l’occhio umano, la cui frequenza va dai 50 ai 60 hz: invece la vista dei cani va tra 70 e gli 80 hz, quindi il cane vede le trasmissioni TV come una sequenza di fotografie (per di più con colori molto diversi da quelli che vediamo noi).
Pensiamo davvero che si entusiasmi vedendo una serie di diapositive di noi che gli facciamo ciao ciao? Uhm.
Può interessargli, invece, sentire la nostra voce? Forse sì.
Per questo penso che Petchatz potrebbe forse essere sperimentato nei cani con ansia da separazione, per vedere se la voce dei suoi umani può farlo sentire più tranquillo. Non so, però, quanto la nostra voce sia realmente riconoscibile attraverso una videochat.
Ma allora perché, nei video, vediamo questi cani tutti attenti e interessatissimi all’aggeggino?
Perché, semplicemente, da lì cadono bocconcini. E infatti, se ci fate caso, il golden del primo video non guarda tanto l’immagine della sua umana quanto la fessura da cui vengono sparate fuori le crocchette (il barbone del video che segue, invece, guarda direttamente per terra).
E infatti per poter utilizzare il Petchatz è necessario un training, ovvero un condizionamento classico:

Se si trattasse davvero di un mezzo di comunicazione “diretta”, che bisogno ci sarebbe di condizionare il cane?
Gli basterebbe sentire la vostra voce per accorrere a fare conversazione con noi, e sarebbe contento di restare davanti al video anche se non arrivasse alcuna crocchetta… invece serve l’addestramento.
Serve che la musichetta “plin piriplin plin plin” diventi un marker che preannuncia al cane l’arrivo di un premio. Ma – aggiungerei – premio per “cosa”?
Per essere accorso davanti all’aggeggino a mostrarci il suo adorato musetto: cosa che fa sicuramente piacere a noi.  Ma a lui?
Più che di una “videochat” o di un videotelefono, insomma, io parlerei di un oggetto che permette di dare al cane (anche da lontano) premietti… per non aver fatto nient’altro che andarsi a prendere il premietto: un esercizio che mi pare decisamente sterile e che non credo giustifichi i 350 dollari che costa.
Mi resta una piccola speranza per i casi di ansia da separazione: non escludo che l’aggeggio potrebbe essere utilizzato in qualche modo per spezzare il meccanismo ansiogeno che si instaura nel cane.
Però non mi sembra che esistano ancora sperimentazioni in tal senso, quindi al momento la Petchatz mi sembra proprio esclusivamente un modo per tacitare i sensi di colpa degli umani… o, se proprio vogliamo trovargli un’utilità reale, per accertarsi che il cane stia bene in quel preciso momento (perché se si sente male cinque minuti dopo, magari perché gli è andata di traverso la crocchetta che gli abbiamo sparato da lontano, non lo sapremo mai!).
Insomma, io tutti quei soldi lì non ce li spenderei proprio.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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