testa_integradi VALERIA ROSSI – Ogni tanto (anzi, a dire il vero “ogni spesso”) mi scrive qualche neofita che vorrebbe prendere, come primo cane, un soggetto di razza – diciamo così – non proprio facilissima.
Tanto per capirci, gli ultimi tre in ordine di tempo sono stati: rottweiler, dogo argentino e bull terrier. Ma questi sono solo esempi: in generale possiamo parlare di tutti i cani di taglia medio-grande e dal carattere molto forte.
“Possiamo riuscirci?” mi chiedono immancabilmente tutti.
Ed io dovrei rispondere: “Ma che ne so? Non vi conosco, ma anche se vi conoscessi personalmente non potrei sapere come vi comportate con un cane, visto che cani non ne avete mai avuti!
Il che significa che non servirebbe solo la sfera di cristallo: ne servirebbe una in versione straordinaria, capace di vedere ciò che neppure gli stessi aspiranti proprietari possono ancora sapere.
Peccato che, a rispondere così, non sarei di nessun aiuto a nessuno: e siccome queste persone mi scrivono proprio per avere un consiglio, mi dispiacerebbe lasciarle a bocca asciutta.
E allora proviamo, innanzitutto, a mettere in guardia verso i possibili (NON sicuri, NON certi. Però “possibili”) rischi a cui si va incontro scegliendo una razza genericamente “tosta”: anche se già il termine “tosto” dice poco, perché c’è modo e modo di esserlo. Dipende dalla razza, dipende dalla selezione e dipende da come si alleva/educa il singolo soggetto.
Però, dovendo fare un discorso molto generico, utilizzerò questo termine per indicare i cani più “impegnativi” (altro termine discutibile: ma sempre meglio che “pericolosi”, spero ne conveniate!).
Cosa possiamo dire, dunque, in generale, che vada bene un po’ per tutti?

facciabuffaIntanto diciamo subito una cosa che farà inorridire buonisti e cinofilosofi new age: e cioè che i cani “tosti” esistono!
Nel senso che ci sono razze meno facili da gestire di altre, all’interno delle quali ci sono singoli soggetti ancora meno facili di altri: e che non si può, nella maniera più assoluta, pensare che “un cane sia sempre un cane”, indipendentemente da razza, taglia, sesso e così via.
Non si può neppure pensare che “dipenda tutto dal proprietario”, perché non è vero.
Tanto, tantissimo dipende dal proprietario: ma non tutto.
Come ho già avuto modo di dire più volte, la selezione ha un’importanza fondamentale. E non è neppure detto che basti, perché il soggetto schizzato può saltar fuori anche da genitori e nonni perfettamente equilibrati: così come il soggetto displasico, o cardiopatico, o quel che sia può saltar fuori da genitori  e nonni esenti da queste patologie.
In questo caso non è certo colpa del proprietario: ma non è neppure detto che sia colpa dell’allevatore. Lo è, ovviamente, se costui ha accoppiato ad capocchiam: ma se ha fatto tutto il possibile, se si è preoccupato di ottenere cuccioli sani e di buon carattere selezionando accuratamente i genitori… allora il fatto che nasca un cane schizzato è pura sfiga DOC. O per meglio dire, è colpa del fatto che le nostre conoscenze della genetica sono ancora mostruosamente limitate, e che “si fa quel si può” per ottenere i migliori soggetti possibili… ma non è detto che ci si riesca sempre.
Resta il fatto che allevare bene ci dà almeno un 80% di possibilità di avere un cane equilibrato, mentre allevare ad capocchiam ce ne dà il 30% circa (non sono dati scientifici, sia chiaro: ma è quello che posso ricavare, occhio e croce, dalla mia lunga esperienza).

Rottweiler4Ergo… consiglio numero uno: il cane di razza impegnativa si deve ri-go-ro-sa-men-te comprare in un allevamento MOLTO serio, che selezioni come Dio comanda. Niente negozi, niente cucciolate della Sciuramaria, niente subito.it e affini: non esiste proprio.
Al neofita (e qui mi attirerò altri strali, ma pazienza) direi anche “niente canile”, perchè un cane preso in canile è un’incognita totale: e quello “tosto” non lo posso assolutamente consigliare a chi non ha almeno un po’ di esperienza.
Sia ben chiaro anche questo: NON sto dicendo che i cani di canile siano tutti schizzati, o tutti difficili.
In canile si possono trovare il dogo più dolce del mondo, il bull terrier pacioccone, il pit bull che gioca con tutti i cani e così via: però è impossibile saperlo a priori, indipendentemente dalla competenza e dall’esperienza dei volontari. Questo perché il cane, nell’ambiente-canile, non si comporta come nell’ambiente-famiglia. E’ un dato di fatto.
E se un cane, arrivato in famiglia, si rivelasse troppo “tosto” per gli adottanti, che si fa?
Aspettiamo che magari ci morda e ci faccia male seriamente (visto che il cane tosto solitamente è un cane grosso, e i morsi dei cani grossi fanno più danni)?
Lo riportiamo indietro, contribuendo così a rovinargli ulteriormente il carattere, cosicché ne facciano le spese i prossimi adottanti?
Io non me la sento proprio di spingere un neofita all’adozione di un cane “tosto” in canile.
Può farlo benissimo chi ha già esperienza e competenza, ma il neofita, a mio avviso, è meglio che vada in allevamento: anche perché in canile non si trovano praticamente mai cuccioli di razza, ma soltanto adulti. E il neofita dovrebbe sempre cominciare ad approcciare una razza impegnativa partendo con un cucciolo.

coppiaConsiglio numero due: in linea di massima, meglio femmina.
Le femmine sono meno interessate alle questioni gerarchiche, sono mediamente più dolci e più docili: quindi sono più adatte al neofita. Fanno eccezione i terrier di tipo bull, dove – non sempre, ma in parecchi casi sì – le femmine sono più “toste” dei maschietti.
Magari sono meno rissose con gli altri cani (in questo campo sono sempre i maschi quelli più “rognosi”), però sono più furbe e quindi un po’ più difficili da gestire. I maschi, invece, sono dei veri  tontoloni che vivrebbero a pane e coccole, ed è davvero rarissimo il caso in cui vadano in conflitto con l’uomo (ricordiamo, per l’ennesima volta, che la selezione dei cani da combattimento è sempre stata mirata ad ottenere cani capaci di sbranarsi i propri simili, ma docilissimi con gli umani).
Attenzione: anche in altre razze (dogo, rottweiler, cane corso… ma più o meno tutte!) i maschi sono più tontoloni: però sono anche capaci di entrare in conflitto con i proprietari, perché hanno la fissa delle gerarchie e tendono a “salire di grado” qualora si accorgano che i loro umani non sono all’altezza.
E siccome è abbastanza normale che un neofita sbagli qualcosa e che non sia sempre perfettissimo (succede anche a chi, come me, ha quarant’anni di cinofilia alle spalle: figuriamoci se non succede a chi è al primo cane!), si rischiano problemi che invece, molto spesso, vengono evitati scegliendo una femminuccia.

gigiyuriConsiglio numero tre: è bene cominciare da subito (e intendo col cucciolo di due-tre mesi al massimo) a farsi aiutare da un esperto, scegliendo possibilmente qualcuno che conosca bene la razza.
Ogni volta che do questo consiglio, ahimé, mi viene un po’ da piangere, perché oggi come oggi è difficilissimo trovare le persone giuste, evitando sia i macellai (perché spesso sono proprio loro i più “esperti” nelle razze toste, visto che ci lavorano più spesso di altri), sia le pericolosissime persone secondo cui “i cani sono tutti uguali”, “basta tanto ammore” e così via.
Purtroppo non ho ricette magiche per permettervi di trovare l’educatore/addestratore/istruttore giusto: posso, anche qui, dare qualche consiglio di massima (e ho cercato di farlo in questo articolo), ma alla fin fine è molta questione di fortuna. Anche perché magari uno trova, sì, la persona perfetta per lui… ma la trova a cinquecento chilometri di distanza: ed è ovviamente impossibile chiedere a un proprietario di andare almeno settimanalmente su un campo che sta a tre ore da casa sua.
L’unica cosa che posso dirvi, quindi, è: andate pure al campo più comodo per voi, ma ricordatevi quello che avete letto nell’articolo di cui sopra. Se vi sembra di aver beccato l’imbecille, o l’incompetente di turno, cambierete campo: altrimenti rimarrete.
Sì, lo so che Lapalisse mi fa un baffo: ma non riesco a dirvi molto più di questo.

piazzatoConsiglio numero quattro: una volta identificato l’esperto “giusto” per voi, fate quello che vi dice di fare.
Perché se andate al campo tutti i santi sabati ma poi, una volta a casa, fate l’esatto opposto di ciò che vi è stato suggerito, o non fate niente del tutto, non otterrete risultati apprezzabili né per quanto riguarda l’educazione/addestramento, né per quanto riguarda il rapporto con il vostro cane.
Molto recentemente mi si è presentato un signore “fuggito” da un campo “concorrente” (nel senso che sta abbastanza vicino al nostro), che si lamentava del fatto che i colleghi “non avessero combinato niente”, che il suo cane “fosse peggio di prima” e così via.
Ora, dato per scontato che – come tutti! – io mi ritenga la migliore addestratrice del mondo, non sono neppure così presuntuosa da ritenere che gli altri siano tutti dei completi deficienti. Qualcuno magari sì, ma non tutti: in particolare, non mi risultavano deficienti le persone di cui il signore mi stava dicendo peste e corna.
Non ho fatto commenti sull’operato altrui: mi sono limitata a dare qualche consiglio su come gestire il cane (molto tosto). Gli ho fatto vedere cosa doveva fare e come, l’ho fatto provare, al termine della lezione gli ho dato appuntamento alla settimana successiva.
Lui è arrivato col cane che stava punto e a capo: identico a come l’avevo visto la prima volta.
Gli ho chiesto se ci aveva lavorato, e la risposta è stata “Sì… ehm… cioè… un po’ sì, MA…”
In quel “ma” c’era di tutto e di più: dalla nonna malata agli impegni di lavoro, dalla giornata di pioggia alla bambina da portare a ginnastica. Sembrava la giustificazione dello scolaretto che inventa una carrettata di scuse per non aver fatto il compito.
Ho capito subito (e le settimane seguenti mi hanno dato ragione) che il tipo non era mai incappato in addestratori incapaci e incompetenti: semplicemente, non aveva mai fatto nulla di quello che gli veniva consigliato.
E guarda caso, il cane non migliorava.
Alla fine gli ho dato quello che mi è sembrato il miglior consiglio possibile: quello di non buttare via altri soldi (neppure per darli a me).
Sono quasi sicura che questo signore andrà su un terzo campo, da un terzo educatore o addestratore o quel che sarà, e che gli parlerà malissimo anche di me: devo dire che la cosa non mi turba neanche un po’. Mi turba, invece, il pensiero del suo cane, sempre meno gestito e conseguentemente sempre meno gestibile.
Spero di non leggerne sul giornale, un giorno o l’altro… ma comportandosi in questo modo, i rischi sono alti.

coppiaConsiglio numero cinque: non prendete un cane tosto se avete poco tempo da dedicargli.
Un discorso per molti versi simile al precedente vale per chi gli impegni di lavoro, le nonne malate e i bambini da seguire ce li ha davvero.
Se avete una vita così piena che 24 ore al giorno vi sembrano troppo poche… ve lo dico in romanesco: il cane tosto nun ve lo potete pija’.
A seconda del tipo di impegni di cui stiamo parlando, verrebbe da pensare che non potreste prendervi nessun cane: in realtà… dipende.
Mettiamo il caso che abbiate un negozio, e che otto ore della vostra giornata le passiate lì: se vi prendete un chihuahua, probabilmente potrete tenerlo con voi tutto il tempo e c’è anche il caso che acquisiate nuovi clienti, attirati da quel batuffolino adorabile.
Se ci tenete un rottweiler, il negozio si svuoterà appena il cane avrà compiuto quattro mesi.
E’ inutile girare intorno al problema: con un cane piccolo ci sono (e sempre ci saranno) permesse libertà e possibilità che col cane grosso ci possiamo scordare. Lo stesso vale per “cane considerato buono” vs “cane dalla pessima fama”.
Non è giusto, non è corretto, è una stronzata galattica… ma il mondo è fatto così, e non saremo noi a cambiare il mondo.
Però non c’è solo questo: c’è anche il fatto che il cane “tosto”, mediamente, è un cane nato per lavorare. Nessuno, nel corso dei secoli, ha mai selezionato cani da compagnia da 60 chili (eccetto forse l’alano, che però “da compagnia” c’è diventato: inizialmente non lo era).
Ergo, il cane “tosto” ha bisogno di lavorare per sentirsi realizzato, gratificato, in una parola felice.
E lavorare con un cane – in una qualsiasi disciplina, sportiva, utilitaristica o sociale che sia – comporta un impegno notevolissimo.
Non si tratta di “andare al campo una volta alla settimana”: si tratta di lavorare ogni giorno, fosse anche solo nel giardino di casa nostra, per almeno un paio di lezioni da dieci-quindici minuti l’una.
Potrebbe sembrare una sciocchezzuola, ma per chi è già super-impegnato non lo è affatto.
Ve lo dico per esperienza diretta: faccio fatica io, a trovare gli spazi per la mia cucciolona… ed io, oltre a non essere decisamente al primo cane, lavoro in casa mia al mattino, mentre l’intero pomeriggio lo passo su un campo cinofilo.
Sono una super-privilegiata, non vi pare?
Eppure ci sono giorni in cui non riesco a dedicare più di cinque minuti al lavoro col mio cane: o di corsa, approfittando magari del cliente che tarda proprio quei cinque minuti lì, oppure a fine giornata, stanca morta, pensando “aiuto, nun ce la posso fa'” e tentando di farcela lo stesso, ma spesso facendocela male (tanto che Samba mi guarda col fumetto che dice “Ma lavoriamo sul serio, o lisciamo le piume alle galline?”).
Cambia qualcosa, tra l’avere poco tempo per un cane tosto e l’avere poco tempo per un cane “normale”?
Dal punto di vista dei cani, no: si rompono le palle tutti e due.
Però l’uno potrà reagire pensando “che barba, che noia” e mettendosi a dormire sbuffando: l’altro, magari, ci distruggerà la casa. O, giusto per passare il tempo, si rosicchierà un po’ la zia.
Anche in caso di “rosicchiate” non richieste e non previste, c’è differenza tra cane e cane: perché è vero, verissimo, stravero che in media sono molto più frequenti i morsi di cani piccoli… ma il cane piccolo non manda all’ospedale nessuno, quello grosso sì. Manda all’ospedale il morsicato, manda nelle grane i suoi umani e rischia pesantissime conseguenze lui stesso. Non sono cose da prendere sottogamba.

testa_malConsiglio numero sei: fidatevi dei tecnici, non dei sognatori.
Questo consiglio è un po’ una ripetizione di quanto detto all’inizio, ma ci tengo a sottolineare questo punto perché ci sono troppe voci contrastanti in giro (e troppi casini ne derivano): i cani NON sono tutti uguali.
Non ascoltate, quindi, chi vi racconta che avere un rottweiler è la stessa identica cosa che avere un cavalier, perché non è così.
Se vi piace il cane “tosto”, prima di ogni altra cosa informatevi a fondo, ma davvero a fondo sulla razza che avete in mente: ma chiedete a chi ci vive e ci lavora insieme, non a chi ne ha un’immagine idealizzata, tutta cuoricini e roselline.
Non fidatevi di chi i cani li vede solo su Facebook… e non fidatevi troppo neppure di chi alleva, perché purtroppo sono in pochi gli allevatori che dicono pane al pane e vino al vino: molti di essi preferiscono indorare la pillola, spesso con conseguenze sgradevolissime.
Ci sono anche allevatori seri che dicono tutta la verità sulle loro razze: ma gli altri sono di più, è inutile nasconderlo, anche perché dire la verità spesso fa scappare i clienti, e per far scappare i clienti bisogna amare più i propri cani dei soldi. Non è cosa da tutti, credetemi.

Concludendo (che già ho scritto un papirazzo): ricette magiche non ce ne sono, ma l’unica cosa che tenere ben presente è una cosa che si chiama “responsabilità”.
Prendere un cane (qualsiasi cane) è una responsabilità, prendere un cane tosto/grosso è una doppia responsabilità: non lo si può fare a cuor leggero, non lo si può fare “per vedere l’effetto che fa”, non lo si può fare pensando “proviamo e vediamo che succede”.
Si deve avere ben chiaro in mente tutto ciò che potrebbe aspettarci (anche se che non è detto che succeda) e si deve già sapere come farvi fronte. Se non sappiamo come potremmo farvi fronte, allora non si deve neppure partire.
Il “si vedrà”, in campo cinofilo, non può esistere.
La vita è già abbastanza complicata di suo, e troppo spesso ci pone di fronte a situazioni e problemi che non ci saremmo mai aspettati: se succede qualcosa di totalmente imprevedibile e imponderabile, il “si vedrà” resta l’unico approccio possibile… ma andarsela a cercare col lanternino, magari anche no.
Specie quando non ci siamo soltanto noi di mezzo, ma c’è anche un essere intelligente e sensibile che dipende totalmente da noi e di cui dobbiamo sentirci, appunto, responsabili.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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25 Commenti

  1. Eccomi, eccomi, la neofita nel pallone!
    Primo cane (vabbé, secondo, ma la prima era una meticcetta di 8kg ed era tutta un’altra storia), adottato adulto (2-3 anni) al canile 5 mesi fa. Volevo un cane rustico, tipologia “da pastore”, taglia media. E fin qua ci siamo. E’ un bellissimo meticcio, 21kg, forse mix border (ma forse mix-mix… non si sa!), al canile ce l’hanno descritto come compatibile con i suoi simili, coccolone… ma un “testardo”, niente che con un po’ di pazienza non si possa risolvere.
    Ecco, dopo 5 mesi, primo ciclo di 20 lezioni da un addestratore serissimo (almeno così ci è stato detto da più parti… ed è comparso anche qui su TPiC) quasi concluso… stiamo ancora brancolando nel buio!
    Nel frattempo le passeggiate sono un incubo (e sì che abitiamo in campagna), vederlo rilassato è un’utopia, pensare di portarlo con noi per gite o brevi vacanze è impossibile, un paio di settimane fa mi ha anche attaccata senza apparente motivo…
    No, non è un cane da neofiti. Anche se non assomiglia a nessun kanekattivo (beh, però è nero… dovevamo aspettarcelo! XD).

    Potevamo scegliere meglio? Di sicuro. Ma io avevo letto tutto il leggibile, studiato mesi prima di andare a fare il giro dei canili, parlato con i volontari, visto decine di cani. E poi abbiamo scelto lui.
    Noi non molliamo. Riportarlo in canile non è un’opzione. Lui è il NOSTRO cane, un cane “sbagliato”, ma è con noi e ci rimane.
    E impariamo ogni giorno ad avere pazienza.

      • Non abbiamo idea delle cause dei suoi comportamenti, anche perchè per descrivere tutte le sue “intemperanze” (e contraddizioni) servirebbe un trattato! In qualche modo il filo conduttore sembra essere una sorta di “iperreattività”, che lo porta ad essere anche abbastanza imprevedibile.
        Che sia dovuto a dei traumi, a delle mancanze nella socializzazione o ad una componente genetico-caratteriale non è possibile saperlo.

  2. Comunque i molossoidi magari saranno anche “tosti” come carattere, ma personalmente credo che ci sarebbe da distinguere perché ad esempio non avrei poi molto da ridire se un neofita volesse prendersi un Rottweiler, o un Pitbull, anzi quando mi si dice “voglio un cane da compagnia” mi viene subito da rispondere Pitbull. Viceversa non consiglierei mai a nessuno di prendere un Husky, o un Akita, o un pastore Maremmano come cane da “compagnia”, o un CLC. Sostanzialmente ritengo molto più problematici cani del genere selezionati per essere molto indipendenti e che mettono in questione qualsiasi tuo comportamento, piuttosto che cani selezionati per l’esatto opposto.

      • assolutamente! dopo 3 shihtzu posso confermare che il vero cane da compagnia è il pitbull!
        Siamo sul divano, mi alzo un secondo per andare in bagno o prendere una roba in cucina? lei viene con me.
        Faccio da mangiare o sto in piedi per altro? lei è a sedere sui miei piedi.
        Sono sul divano o a letto? lei è accoccolata su di me.
        Ora…magari non a tutti può piacere..sarà che io come persona ho bisogno di contatto fisico…ma questo per me è il vero cane ca compagnia…almeno per i suoi umani!

    • Matteo hai toccato un punto di grande importanza: non tutte le razze si rapportano al padronefamiglia nello stesso modo. La “dipendenza” dal padrone di molti molossoidi li rende più docili e facili da impostare di quanto non lo siano i grossi pastori e guardiani delle greggi. Razze come Asia centrale, Pastore del Caucaso fino al nostro Maremmano sono dotate di grande indipendenza (necessaria per lavorare senza la presenza del padrone) , questo loro caratteristica li rende un po’ più “problematici”. Il mio Rottweiler pendeva letteralmente dalle mie labbra, il Maremmano che ho avuto prima di lui aveva un atteggiamento molto più asciutto. Ho vissuto bene entrambe le esperienze ma col il Rott è stata una passeggiata 🙂

      • sono anche più pigri, meno attivi, quindi diciamo che un po’ “ti mollano”, ti lasciano in pace. Non sono tipo border collie, caricati a molla dalla mattina alla sera.

    • Sono d’accordo con Matteo anche io ma non vorrei che passasse il messaggio che il pitbull sia un cane da compagnia. Sono la felice proprietaria di una pitbullina in standard adba. È vero che il fatto che sia molto attaccata a me ne facilita la gestione ma sono cani molto attivi, hanno bisogno di molto movimento e di attenzioni o possono diventare problematici. Quindi si, sono meno problematici di altri ma non è che siano proprio cani per tutti.

  3. faccio outing anch’io..
    in carriera ho avuto 4 cani, tre shihtzu con fior di pedigree (che nel mio cuore rimane IL cane) e un meticcio dal canile.
    Il 2014 è stato un anno tragico, l’ultima shihtzulina e il meticcio ci hanno lasciati, mi ero ripromesso di non volere più cani tanto era stata devastante la loro dipartita.. la faccio breve…mi ritrovo in casa una pitbullina “grazie” a mio figlio che ha trovato un privato con una cucciolata.
    Cerco di documentarmi il più possibile sulla razza, sulla carta mi rendo conto dell’impegno.. nulla che ci spaventi o che ci faccia cambiare idea, morale della favola..andiamo a prenderla.
    Ce l’hanno regalata, senza pedigree, e dopo qualche giorno capisco subito che si tratta di un incrocio..ho visto la mamma e i fratellini ma il papà no.. è sicuramente un coccodrillo marino.
    Dopo qualche urlo…continua a mordere…ma ha imparato a dosare la forza del morso…prende in bocca la caviglia/polso/mano poi ti guarda con quegli occhioni che ti dicono “non ti faccio male dai, visto come sono brava?” <3
    Passa qualche settimana, è un cucciolo e ha la tendenza naturale a combinare disastri…ma diamine.. capisce e apprende!!!
    i primi comandi: seduta (più il gesto che la parola) piano – lascia (quando giochiamo) e bacini (quando incontra dei bimbi che le voglio fare delle coccole) li ha recepiti perfettamente!
    In casa fa i suoi bisogni sulla traversina (o circa in zona..) e sta imparando a farli fuori, a proposito col guinzaglio è una lotta..si siede ogni 3 passi! Se invece andiamo ai giardini e la slego.. cammina accanto a noi e se rimane indietro, risponde subito al richiamo.
    Qualche suggerimento per farle accettare anche la passeggiata sotto casa? per farla camminare intendo..
    Ho un caro amico addestratore e un pomeriggio l'ho portata al suo campo, le ha fatto fare un paio di esercizi e ha commentato: "se avrai voglia di farle fare qualcosa..con questa cucciola ti divertirai!" Penso sia superfluo descrivere l'orgoglio di papà 🙂
    Quello che un pò mi frena è il tipo di approccio.. il nostro cane vive in casa, dorme sul letto e per noi è importante che sia ben socializzata con altri animali e persone sia dentro che fuori casa, chiaccherando con il mio amico capisco che per lui è più importante avere adulti addestrati che cuccioli ben socializzati.
    Cmq penso che faremo qualche lezione, anche se non abbiamo velleità di competizioni o altro..magari lei si divertirà 🙂

  4. Sono assolutamente d’accordo con quanto scritto, vorrei solo aggiungere una cosa che, almeno secondo me, non è poi così scontata. Non è sempre vero che i cani “impegnativi” appartengono a razze di grosse dimensioni, ci sono razze di dimensioni medio-piccole che richiedono pari impegno nella gestione. Oltretutto spesso, essendo piccoli e magari di aspetto buffo, traggono in inganno l’umano cinoneofita che crede di essersi portato a casa un angioletto e si ritrova invece un diavoletto della Tazmania! Per carità, i “danni” saranno proporzionati alla mole ma anche un “nanetto” ingestibile può renderti la vita impossibile! Per rimanere sul personale cito fra tutti il Bassotto. Ne ho preso uno, maschio a pelo duro, da un allevatrice meravigliosa (mi ha informato su tutti gli aspetti della razza, prima di vendermi il suddetto nanerottolo!) ma, pur non essendo al primo cane (ho avuto un PT maschio per 14 anni) vi assicuro che l’impegno che mi è costato e che ancora mi costa non è affatto indifferente! Sono cani con un carattere di tutto rispetto, furbi e instancabili! Se “sbagli” sono pronti a “fartela pagare cara”!!

  5. Nella mia vita ho avuto diversi cani, un P.T, un meticcio,
    un maremmano/abruzzese adulto ed in fine ora sono in compagnia di una
    meravigliosa Boxer bianca. Proprio a causa di grosse incomprensione con la mia
    Miranda, qualche hanno fa disperato mi sono messo a cercare in rete più
    consigli ed informazioni per cercare di capire dove sbagliavo. Avevo avuto
    diversi cani quindi ero convinto di sapere come gestire un cane. Fortunatamente
    sono incappato in questo sito ed ho capito che si avevo avuto cani, ma che
    in fondo di cani non ne capivo veramente nulla, ed ero stato fortunato con i
    precedenti compagni. Leggendo i tuoi articoli(quello illuminante ‘Il vero
    standard del boxer’ e li ho capito che non sapevo nulla di boxer) ho capito che
    con Miranda avevo sbagliato tutto. Un giorno guardandola negli occhi le ho
    detto bella mia scusa, ho sbagliato tutto, mi dai un’altra possibilità ? ti va di ricominciare ?
    Ora Miranda ha 5 anni, ancora non ci capisco nulla di cani,
    però tutto quello che ho imparato con l’aiuto dei tuoi articoli è l’umiltà, il mettermi
    in discussione. Per la mia esperienza, se non ci si informa, non si ”studia”, si può rimanere un neofita anche dopo il ventesimo cane .

    Grazie Valeria.

  6. “…cani da compagnia da 60 chili se non l’alano…” e dove mi lasci il cagnone da 60kg che non serve a un cazzo se non a farti felice e a farti gli ologrammi? :p :p :p
    Ok vero, anche i bernesi nascono per fare qualcosa (con calma e per piacere nè), ma se lo ricorderanno?

    Scherzi a parte quando ho deciso di prendere il cane di razza mi son sentita colpevolizzare “perchè non aiuti un povero sfortunato cane di canile?”
    Proprio perchè essendo al primo cane non me la son sentita di rischiare. Prendendo l’animale in rifugio non sai mai quel che ti capita, e purtroppo non sempre i volontari/gestori sono proprio onesti. Mi spiace ma è vero. L’ho visto con tutti i miei gatti, non me la son sentita di rischiare col cane.

    Riguardo il primo cane concordo con Matteo, forse un neofita riuscirebbe a controllare di più un pit che non un cane indipendente o estremamente attivo.

  7. Premetto che non sono più giovanissimo (anni ’50) ed ho sempre avuto razze toste (almeno una volta, per le razze attuali, un velo pietoso).
    Ho avuto Airedale di allevamento tedesco, quindi da lavoro, Rottweiler, sempre di allevamento tedesco (pedigree cane poliziotto-Polizeidiensthund), Perro de presa canario, di allevamento Curto’ di Tenerife, (quindi non Dogo Canario, altra cosa), Fila Brasileiro ed attualmente una femmina di Pastore dell’Asia Centrale (di allevamento russo) ed una femmina di Pardog (una curiosità dovuta alla mia senescenza).
    Con i cani secondo me ci vuole amore e coerenza. Non si può un giorno essere sdolcinati ed un secondo giorno semi nevrotici, solo perché si è nervosi, il lavoro è andato male, la “morosa” fa i capricci ecc.ecc
    Punto secondo, io consiglio le femmine, che seppur meno “coreografiche”, sono senz’altro più attente e guardiane e meno furiose dei tontoloni maschi,
    Un eventuale addestramento, va mirato bene e con pazienza, in base alla razza, al sesso ed all’utilizzo (lasciando stare i vari clicker training, terapie dolci e guru-sforna libri)…
    Saluti a tutti
    Corrado7Venezia

  8. Confermo il binomio “chihuahua adulto-negozio in cui la gente entra e squittisce” (a parte una bambina che voleva portarselo via ed è uscita in lacrime), e, da quanto ho visto, “CLC adulto-libreria semivuota”…anche se è più rompi il nanocane.

  9. Oh come mi sento chiamata in causa!
    Daisy non è il mio primo cane in assoluto, ma è la prima di cui mi prendo la responsabilità come capofamiglia, e non come figlia (dagli 8 ai 25 anni sono stata “sorella” di una schnauzer nana viziatissima).
    La decisione di prendere un cane è nata dal fatto che siamo andati a vivere in un posto più isolato della semplice cascina: stiamo in una casa immersa nella boscaglia, senza recinzione e con un solo vicino. Un po’ ci siamo sentiti finalmente liberi di prendere un cane, col fatto che avevamo un giardino tutto nostro. E un po’ sapevamo che la nostra scelta sarebbe potuta passare come “prendiamo un cane da guardia ché viviamo isolati”, senza suscitare troppe proteste da parte del suocero cinofobo.
    Avevamo in mente di prendere un cane grande, che potesse dissuadere con la sola mole, ma buono, pacioso.
    Ci siamo imbattuti in una cucciolata meticcia di grossa taglia, con dentro sicuramente il maremmano e il pastore tedesco ma anche chissà cos’altro. I genitori avevano le caratteristiche che cercavamo, abbiamo preso la femmina che ci sembrava più tranquilla. E ci siamo buttati.
    Per certi versi è stato più facile di quanto pensassimo: Daisy è incredibilmente socievole, con umani e cani, e molto molto tranquilla. Ha qualche problema di comunicazione con i gatti, ma sono loro ad essere aggressivi con lei, non il contrario.
    Ora ha otto mesi, e ci dà qualche problema sul richiamo e sulla passeggiata al guinzaglio. Niente che non si possa risolvere con un bravo educatore di buonsenso, secondo le mie veterinarie, che si sono impegnate a darmi qualche nome.
    E dopotutto la prendo così: i miei figli hanno la scuola e lo sport, Daisy ha le sue ore di lavoro sull’addestramento. L’avevamo messo in conto al momento di prenderla, così come coi figli avevamo messo in conto le notti in bianco e le rette del nido.

  10. Va bè scusate ancora ma aver affrontato e sbaragliato disqus senza sapere una parola di inglese e smanettando a casaccio è stata un’impresa epica. Già mi sento le voci: oddio noooooo ci è riuscita pure lei……..

  11. ” anche perché dire la verità spesso fa scappare i clienti, e per far scappare i clienti bisogna amare più i propri cani dei soldi. Non è cosa da tutti, credetemi” Grandissima verità
    !! Brava Valeria.

  12. Il primo Rott l’ho visto in un negozio di pesci nel 1990. Stupendo, statuario. Ho chiesto al proprietario del negozio che razza fosse. Non ho capito. Io che adoravo i cani fin da piccola. Un amico di mio padre mi aveva persino regalato un libro sulle razze dei cani quando avevo circa 8 anni e avevo eletto il Bichon a poil frisé tra i miei preferiti. Inizio a comprare acquario e pesci. Richiedo il nome della razza. Non ricapisco. Non è possibile! Non posso non conoscerla! Guarda sul libro (che ho ancora oggi). Non c’è nessuno che gli assomigli! Ecchecaspita! Poi al tabacchino vedo una rivista con la sua immagine e leggo il suo nome (meno male che avevo fatto il linguistico!). Ovviamente compro la rivista e tutte le altre sui cani oltre a libri ecc ecc e a essere diventata la miglior cliente del negozio (poveri pesci, me ne sono morti davvero tanti, tanto che, dopo alcuni anni di conoscenza, il proprietario del negozio mi ha detto che l’unico animale che può sopravvivere con me è un Rott…).
    A farla breve, chiamo alcuni allevamenti che non mi ispirano per niente e poi trovo uno che forse avrà una cucciolata tra un paio di mesi (siamo già a inizio 1992). Salgo in macchina e vado a farmi ‘sti 300 km per conoscere di persona l’allevatrice. Una fantastica ragazza tedesca che mi ha detto: sei una ragazza, sei al tuo primo cane, hai già scelto una razza difficile, non ti dò un maschio. Se vuoi, ti dò una femmina. E così fu. La femmina di Rottweiler più tosta e intelligente che io abbia conosciuto. I primi due anni con lei sono stati una sfida continua (lei mi sfidava) e allo stesso tempo mi insegnava a rispettarla e imparava tutto di me. Quando aveva 6 mesi sono andata da un addestratore e sono stata fortunatissima. E’ stato bravissimo a consigliarmi ( e io facevo gli esercizi tutti i giorni). E’ morta da 11 anni e mezzo, mi manca ancora da morire e sono ancora in contatto e piena di gratitudine verso l’allevatrice (che non alleva più). Sono stata tanto fortunata a trovare 2 professionisti seri (per il veterinario mi ci è voluto un po’ di più) al primo colpo e forse la voglia che avevo di imparare era tanta…

  13. Dopo 2 collie mi sono imbarcato nella convivenza con un cane da montagna dei pirenei maschio. Ed effettivamente, un po’ impegnativo lo è la mia esperienza precedente sembra del tutto inutile…….Penso sia uno dei cani più disobbedienti, intelligenti e testardi che ci siano. A volte mi verrebbe voglia di strozzarlo per il suo essere così testardo e disobbediente!

      • Finchè avevo i collie guardavo con un po’ di supponenza chi si rivolgeva alle scuole e/o addestratori….beh ora medito seriamente di portare il mio cucciolone a scuola, quando siamo da soli e nessuno disturba risponde ai comandi “abbastanza” ma se ci sono altri cani e lui ha DECISO che vuole andare a giocare non c’è richiamo/ricompensa/punizione che tenga!

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