giovedì , 23 novembre 2017
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Il cane paracadutista: è davvero una crudeltà?

paracadutistadi VALERIA ROSSI – L’articolo sul cane che il suo umano ha portato con se in un lancio col paracadute, quando è apparso sul “Corriere” (in realtà si tratta solo di una fotogallery con qualche didascalia) ha avuto molti commenti indignati ma tendenzialmente civili, alcuni sarcastici, pochissimi favorevoli.
Quando è arrivato su Facebook, è partito il delirio.
Il paracadutista si è beccato almeno un centinaio di insulti, una cinquantina di auguri di morte in varie salse (quasi tutte sull’originale tema del “buttati tu senza paracadute”, con varianti tipo “impiccati con le corde del paracadute”), miriadi di proposte di torture miste, accuse di maltrattamento a pacchi.
Su una cosa sicuramente sono d’accordo: il titolo “Cane cuor di leone: si lancia con il paracadute insieme al suo padrone” è ridicolo, visto che il cane non si lancia certo di sua spontanea volontà.

paracadutista2Però i cani, da sempre, vengono “lanciati” in un modo o nell’altro da elicotteri (cani da protezione civile), aerei (cani dell’esercito) e così via: ci sono anche diversi cani che fanno parapendio (guardate questo video su youtube per capire quanto sia “disperato” il cane all’atterraggio! Salta, scodinzola, fa le feste a tutti e poi va a giocare con un amichetto).
Nessuno ci ha mai trovato niente da ridire (soltanto l’ENPA ha lamentato l’utilizzo bellico dei cani, ma specificando che non aveva nulla in contrario a questo tipo di addestramento per scopi di pace), anche perché evidentemente nessun cane è mai uscito particolarmente traumatizzato da queste esperienze.
Poi lo fa un tizio qualsiasi, evidentemente senza far correre alcun rischio al suo cane… e scoppia la terza guerra mondiale.
I commenti che mi hanno lasciato veramente allibita, comunque sono quelli che dalla foto qui riportata hanno tratto l’analisi psichiatrica completa del cane: è terrorizzato, rischia l’infarto, si vede dagli occhi che sta morendo di paura.
Maddai.
E lo deducete da una FOTO?!?
bibaterroreSe volete ve ne impilo almeno una cinquantina nelle quali le mie cagne, in casa mia, hanno espressioni molto simili a questa: terrorizzate, proprio (forse dal mostro del divano, o dal fantasma nascosto nel frigorifero).
Poi, per carità: io non so se lo farei (perlomeno, con la Bisturi ci potrei anche pensare: se mi carico Samba probabilmente capottiamo già in aria…). Ed è anche indubbio che  si sia trattato di una bravata fine a se stessa, a puro scopo pubblicitario/giornalistico e senza alcuna utilità pratica: ma non mi pare che questo preveda la pena di morte in nessuna parte del mondo.
Non sta neppure scritto da nessuna parte che il cane non l’abbia gradita, visto che comunque era una cosa che faceva insieme al suo umano: e se il cane ha fiducia nel suo umano, gli si affida sempre con la massima nonchalance, senza provare timori di sorta.
Per di più pare che i cani non abbiano “il senso del vuoto”, o almeno “il senso del pericolo rappresentato dal vuoto”: sinceramente non conosco gli studi che hanno portato a questa conclusione – sempre che ne esistano – ma questo è quanto si dice e presumo che i molti cani che per un motivo o per l’altro si sono buttati giù da balconi, tetti e burroni possano avallare questa ipotesi.
Se così fosse, per il cane il concetto di “ci lanciamo nel vuoto, uh che paura!” non esisterebbe proprio. Sarebbe piuttosto un “ma guarda che cosa strana stiamo facendo insieme, l’umano ed io!”
Se fossi io ad avere la presunzione di giudicare i pensieri del cane da questa foto, probabilmente direi che sta pensando esattamente questo: perché a me sembra più incuriosito che impaurito.
Però, ripeto: giudicare da una foto (da questa foto in particolare, dove il cane essendo imbragato non può esprimere alcuna mimica corporea e l’unica cosa che si vede sono proprio gli occhi) NON è assolutamente possibile. E in ogni caso, prima di giudicare, bisognerebbe conoscere il cane, il tipo di rapporto che ha con il proprietario e così via.

paracadute_aperUna cosa sola mi pare evidente: che chi ha fatto questo servizio fotografico, qualora il cane al momento dell’atterraggio avesse mostrato segni di stress traumatico, il servizio NON l’avrebbe mandato in giro per giornali e riviste.
Che poi sia un chiaro caso di “don’t try this at home”, questo mi pare altrettanto evidente: anche perché tiro anch’io a indovinare, ma presumo che dietro a questo lancio ci sia una lunga ed accurata preparazione di cui non ci hanno parlato, perché ai giornali interessa sempre e solo quello che “fa scena” e non quello che c’è dietro.
Sta di fatto che, come al solito, Facebook è pieno di gente non soltanto dotata di sfere di cristallo particolarmente efficienti, ma anche prontissima ad indossare il cappuccio del boia e ad emettere sentenze di morte per una cretinata come questa.
Sempre più preoccupata da questa presunta “umanità”, concludo segnalando i millemila commenti in cui ci si chiede: “Brutto (stronzo-coglione-bastardo-idiota ecc. ecc., sceglietene una a caso), ma l’hai chiesto al cane cosa ne pensava?”
Ecco, io farei la stessa identica domanda ai commentatori: l’avete chiesto, al cane, cosa ne ha pensato?
Chissà… magari la sua risposta, se potesse darne una, potrebbe sorprendervi: ma soprattutto credo che vi sorprenderebbe molto un suo ipotetico commento a tutti quelli che hanno augurato di crepare alla persona che si presume lui ami di più al mondo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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