lunedì , 20 novembre 2017
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So’ soddisfazioni…

di VALERIA ROSSI – Sì, sono davvero soddisfazioni. Una povera pirla scrive articoli sul suo sito di cinofilia nella speranza di trasmettere un po’ della sua esperienza, ma anche di suscitare interesse, discussioni costruttive e quant’altro possa servire a una maggior diffusione della cultura cinofila… e con questa speranza li linka anche su Facebook, dove è più agevole commentare, discutere eccetera.
Dopodiché, appunto con immensa soddisfazione, si accorge che i commenti e le discussioni si fanno solo sul titolo, perché gli articoli non li legge nessuno (vabbe’… quasi nessuno. Qualche anima santa e pia grazie al cielo c’è).
Esempio di ieri: ho scritto due righe su una fotogallery pubblicata dal Corriere, che riguardava un tizio che si è buttato col paracadute portandosi il cane: ho fatto le mie considerazioni sull’episodio in sé, ma soprattutto mi sono stupita e fortemente allarmata (sì, io mi allarmo quando leggo ‘ste cose) per i numerosissimi commenti che auguravano al paracadutista di crepare perché secondo costoro – tutti evidentemente psicologi canini plurilaureati – il cane “era stato maltrattato”.
Ho scritto che questi commenti mi spaventano, perché sono il chiaro specchio di un’umanità sempre più arrogante e sempre più pronta a tranciare giudizi e condanne… e subito cosa appare sulla MIA pagina di FB?
Questo:
stronzoinmeno
Allora… permettimi una domanda, fanciulla (ho tolto il nick per educazione, ma posso dire che di donna si tratta): perché vieni sulla mia bacheca a fare esattamente quello che ho appena detto che mi dà profondamente fastidio?
Non hai capito che mi dava fastidio?
L’hai capito benissimo e mi prendi per il culo?
Oppure – cosa più probabile in assoluto – non hai fatto neppure lo sforzo di leggere l’articolo, quindi proprio non sai che l’avevo scritto per cercare di far ragionare un attimino quelli che augurano accidenti a raffica?
Ma in tal caso, perché commenti qualcosa che non hai neppure letto?
Hai forse un conto in sospeso con il paracadutista, oltre ad averne uno con la grammatica? E se li hai, perché manchi di educazione nei miei confronti, visto che io non ti ho fatto nulla?

Ovviamente la fanciulla non è stata la sola a commentare senza aver letto una riga: come sempre accade quando nel titolo dell’articolo c’è un punto di domanda (in questo caso era: “Il cane paracadutista: è davvero una crudeltà?“), ci sono anche (e sono numerosissimi) quelli che rispondono (nell’immagine qui sotto ho lasciato i nomi, perché non si tratta di commenti incivili o fanatici: sono semplicemente persone che forse non hanno capito che si trattava del link ad un articolo nel quale la risposta alla domanda cerco di darla io!):

sisisi
Questi commenti mi fanno solo sorridere: non fanno male a nessuno, e mica me la prendo se non hanno letto l’articolo. Non è obbligatorio, non ce lo ordina il dottore.
Però ci resto un po’ male perché Facebook potrebbe essere un interessantissimo luogo di scambio di opinioni magari diverse, ma motivate: un “sì, è una crudeltà perché… ” (e ce ne sono stati, nei commenti) invita al dialogo, al confronto, magari anche alla riflessione.
I “Sì!” o “No!” categorici, senza spendere un minuto per spiegare “perché sì” o “perché no”, a cosa servono? Qual è l’utilità pubblica, visto che stiamo su un social… e per dirla tutta, qual è l’utilità privata?
Cosa ci si guadagna a rispondere a un titolo, oltre a far sapere all’autore dell’articolo, sulla sua bacheca, che di quello che ha scritto nun ce ne poteva frega’ de meno?
Vabbe’, dài: anche questo mio articoletto sarà del tutto inutile.
E’ inutile che dica a chi lo sta leggendo “Per favore, non commentate ad minchiam”, perché loro non lo fanno; ed è inutile che lo dica qui a chi invece lo fa, perché nessuno dei commentatori di titoli leggerà neppure queste righe.
Però in questo caso l’utilità privata almeno c’è: mi sono sfogata un po’.
Ero quasi tentata di titolare “So’ soddisfazioni?” col punto interrogativo, per vedere se qualcuno rispondeva anche a questa domanda… ma ho lasciato perdere, perché se succedeva davvero scapocciavo nel muro, e non è bello iniziare il week end scapocciando nel muro.
Grazie di cuore a tutti coloro che questo inutile sfogo del sabato mattina l’hanno letto per intero.
Credetemi: vi amo tanto-tanto-tanto.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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