domenica , 19 novembre 2017
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Giornalisti incompetenti + sindaco ignorante + commenti folli: bingo!

di VALERIA ROSSI –  Incompetente il giornalista (o redattore) che titola “ad capocchiam” parlando di “pit bull assassini” per l’uccisione (presunta) di un cavallo: il termine “assassino” non può essere infatti utilizzato quando la vittima non sia un essere umano. Non perché un cavallo non abbia diritti, o perché la sua morte sia “di serie B”: semplicemente perché le parole, in italiano, hanno un senso che non dovrebbe essere ignorato.

pitcavallo
Il termine “assassino” non lo si potrebbe usare neppure quando la vittima è un cane: e confesso che io sono la prima a farlo, ma… a) questa non è una testata giornalistica, quindi non sono tenuta alla correttezza lessicale: il giornalista lo è; b) se posso definire – iperbolicamente – “assassino” l’uomo che uccide un cane senza una valida motivazione, non mi sognerei mai di utilizzare lo stesso termine per un cane che uccide un cavallo: quello è semmai un predatore “nell’esercizio delle sue funzioni”, che segue semplicemente la sua natura.
Nel caso specifico, tra l’altro  – almeno stando alla cronaca giornalistica che potete leggere per intero su “Estense.com” – mancano anche le prove circostanziali della colpevolezza dei cani: trovare un cavallo morto e due pit bull che gironzolano nei dintorni sicuramente può dare adito a sospetti, ma non a certezze.
Se l’Estense avesse accusato un umano di omicidio solo perché trovato a gironzolare intorno a un cadavere, giornalisti e direttore sarebbero già stati accusati di diffamazione: siccome i cani non possono sporgere querele, allora andiamoci pure giù pesanti.
Ma quand’è che un minimo di garantismo comincerà a valere anche per gli animali?
No, perché il giornalista ci racconta che il gestore dell’allevamento “si è recato sul posto per dare da mangiare agli animali e ha trovato uno dei cavalli in un lago di sangue e privo di vita. Mentre a poca distanza, ancora all’interno della sua proprietà, si aggiravano i due feroci pitbull responsabili del massacro“.

pit-bullDunque, nessuno ha assistito all’uccisione.
Nessuno può sapere se il cavallo sia stato attaccato da vivo, o sbranato quando magari era già morto per cause naturali.
I cani erano “a poca distanza” (quanto poca? Non è dato di saperlo), quindi neppure “sul luogo del delitto”.
Come si fa a decretare tout court che siano stati i responsabili?
Ripeto: provate a dare del “feroce assassino” ad un umano sulla base di indizi come questi, e in galera ci finirete voi!
Ma vogliamo fare anche noi i giudici “indiziari” e la giuria “colpevolizzante a prescindere” (manco nel Far west, eh… ma tant’è)?
Okay, facciamolo:  e diciamo pure che sono stati sicuramente i due pit bull a far fuori il povero cavallo.
A questo punto non resta che spiegare al sindaco ignorante (nel senso che ignora, ovvio!), che la sua dichiarazione “la vittima poteva essere anche un bambino” è assolutamente insensata.
Perché bambini e cavalli, agli occhi di un cane, NON sono la stessa cosa. Invece pare che il sindaco consideri la stessa cosa un bambino o una pecora. Parole sue: “i due cani hanno ucciso un cavallo perchè hanno trovato un cavallo, ma se avessero incontrato una pecora, o un bambino?
Abbinamento quantomeno singolare, direi.
In ogni caso, il cavallo è la preda naturale di un carnivoro; la pecora, idem. Il bambino, al contrario, è considerato un conspecifico da parte di qualsiasi cane imprintato e socializzato, a qualsiasi razza appartenga.
Non ho ovviamente modo di sapere se questi cani lo siano stati… ma se provengono da un contesto familiare è altamente probabile che sì, siano stati socializzati.
Ergo: la vittima NON poteva essere un bambino, perché i cani l’avrebbero bellamente ignorato. E tutto l’allarmismo che ne consegue è fuori luogo, fuori tema e fuor da ogni logica.
Dunque, se il sindaco non è al corrente dell’ABC dell’etologia e della cinologia, è pregato di informarsi prima di aprire la bocca e di sparare paroloni a casaccio.

ritardoHo lasciato per ultimi i commenti all’articolo… che forse sarebbe meglio ignorare del tutto: basti dire che si parla di cani “prodotti in laboratorio”… e purtroppo il fatto grave non è che un certo signor “Ritardo” (di cognome,”mentale”?) spari ‘sta “cugginata” galattica, ma che ci siano ben 70 (dico settanta) altre persone che la apprezzano.
Verrebbe da scapocciare nel muro: ma purtroppo è quasi normale che il lettore medio – a sua volta ignorante-nel-senso-che-ignora e privo di qualsiasi traccia di cultura cinofila – di fronte a titoli come questo e a dichiarazioni come quelle del sindaco, si beva leggende metropolitane e storie di ordinaria cinofollia come se fossero la pura verità.
Ancor più gravi, a mio avviso, sono i commenti di “color che tutto sanno”, e che più o meno velatamente lasciano intendere che in quella zona ci sia un campo nomadi che possiede dei pit bull, con seri sospetti che vengano utilizzati anche per i combattimenti.
A parte il fatto che non sembra esistere neppure alcuna prova che i cani protagonisti di questo episodio provenissero da quel campo (quindi ai pregiudizi contro i cani aggiungiamo pure quelli contro gli umani, anch’essi “colpevoli a prescindere” in quanto Rom… che è poi la stessa filosofia di Hitler), se davvero ci sono sospetti di questo tipo cosa aspetta, il buon sindaco, a mandare dei controlli?
Ah, già… ma è più comodo, facile ed esente da rischi prendersela con i cani.
Per un attimo l’avevo dimenticato.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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