lunedì , 20 novembre 2017
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Cane in pensione: andarlo a trovare o no?

pensione5di VALERIA ROSSI – Mi scrive una lettrice che deve subire un intervento chirurgico piuttosto complesso (“mi consegnano un ginocchio nuovo di trinca!”, dice) che la costringerà, tra degenza e riabilitazione, a non poter seguire il suo cane per circa tre settimane.
E’ stata scelta la soluzione “pensione”, selezionata con buon anticipo e sicuramente valida: ma la lettrice si pone un quesito interessante.
Visto che questa pensione permetterebbe ad un amico (della signora  e del cane) di andarlo a prendere un paio di volte la settimana e di portarlo fuori per un paio d’ore, lei si chiede se questo sia opportuno e se possa fargli bene oppure confonderlo. Ma soprattutto: è opportuno che incontri qualche volta anche la sua umana (perché lei, quando sarà in riabilitazione, potrebbe andarlo a trovare), tornando però poi in pensione fino a quando non sarà definitivamente guarita?
E’ un quesito molto simile a quello che spesso si pongono ex fidanzati o coniugi separati, uno dei quali si tiene il cane mentre l’altro non sa se, per il suo bene, sia meglio continuare a vederlo oppure no.
Insomma: quando il cane, per motivi di forza maggiore, deve rinunciare a vivere (per pochi giorni o per sempre) con uno degli umani che ama, è meglio un taglio netto o una frequentazione “a spizzichi”, che gli faccia comunque sapere che quella persona fa ancora parte della sua vita?

pensione3La risposta non è facile e non credo neppure che possa essercene una “valida per tutti” e buona in tutti i casi: dipende dal cane, dalla sua sensibilità e anche da come è stato abituato a vivere fino a quel momento (per esempio: sta sempre e solo con una persona, oppure ogni tanto lo tengono per qualche ora amici o parenti?). Dipende anche dalla razza: è un cane appiccicosissimo oppure più indipendente?
Le risposte potrebbero cambiare molto le cose.
Io credo che se si potesse “chiedere a lui” quale soluzione preferisce, cani diversi darebbero risposte diverse: ma dovendone cercare una senza poter interpellare il diretto interessato, l’unica chanche che abbiamo è quella di tener presente cosa piace di più alla maggioranza dei cani.
E ai cani piace la routine. Amano le certezze, l’abitudine, il “tutto normale, tutto regolare”.
Tutte cose che, ovviamente, un drastico cambiamento come un ricovero in ospedale o una separazione mandano a gambe all’aria.
Il cane, però, ha anche una grandissima capacità di adattamento: quindi è in grado di adeguarsi senza troppi traumi a una nuova situazione (che sia un cambio di casa o un periodo di permanenza in una pensione o un dog hosting), mentre ritengo che possa venire molto più scombussolato da eventi “non chiari” come la riapparizione e successiva ri-scomparsa del proprietario, o di uno degli umani con cui è abituato a vivere.

pensione4Sono quindi abbastanza certa che sia meglio, per il cane, passare queste tre settimane senza vedere la sua umana.
Quando la ritroverà dovrà restare con lei per sempre, senza subire prima illusioni (“è tornata! Evviva!”) e poi disillusioni (“Ma che fa? Se ne va di nuovo? Mi lascia di nuovo?”)
Per quanto riguarda l’amico ho qualche dubbio in più: se faceva già parte della sua vita saltuariamente, e non con continuità, probabilmente non lo stupirebbe il suo andare e venire, mentre potrebbe dargli qualche certezza in più. Antropomorfizzando di brutto, potremmo dire: “il cane non penserà di essere stato abbandonato, se continua a vedere una figura che appartiene già al suo gruppo sociale”: in realtà, però, non ho idea di quanto questo possa aderire a ciò che pensa davvero un cane.
Il fatto è che nessuno di noi può davvero illudersi di capire come ragionano i cani e cosa passa loro per la testa: tanto più quando si trovano davanti a situazioni completamente nuove e inaspettate.
L’amico potrebbe rappresentare un “jolly” che dà maggior sicurezza al cane, oppure un elemento destabilizzante che porta il cane a ripensare alla sua vita “di prima” (lui non può sapere che sarà anche la sua vita “di dopo”: per lui è cambiato il mondo e sta facendo il possibile per adattarsi al nuovo mondo rappresentato dalla sua vita in pensione), magari con rimpianti e nostalgie che non proverebbe se nessun elemento “di prima” si insinuasse nella sua vita “di adesso”.

pensione1In poche parole: sull’opportunità o meno di fargli mantenere un contatto con una persona amica, ma non strettamente legata a lui, non so rispondere e non so neppure se sia possibile rispondere a priori.
Se si trattasse di un periodo più lungo, nel caso della nostra lettrice, probabilmente consiglierei di fare una prova e di valutare le reazioni del cane: ma visto che si tratta solo di tre settimane, e visto che la pensione è stata scelta con oculatezza (quindi non credo che ci sia alcun bisogno di “farlo sgambare un po'”, perché a questo si penserà già nella struttura stessa), tendo a pensare che sia meglio lasciare il cane lì tranquillo, senza fargli troppe “sorprese”.
Sono abbastanza certa, invece, che sia meglio che non incontri la proprietaria finché lei non potrà riprenderlo definitivamente: e se in pensione sta bene (e non ho motivo di credere il contrario), probabilmente questo periodo di distacco sarà più doloroso per l’umana che per lui. Posso dirlo con certezza, avendone gestita una per un anno: in pensione la stragrande maggioranza dei cani si diverte e, tolti forse i primi due giorni, di rimpianti e nostalgie non sembra proprio esserci traccia.
La cosa migliore, quindi, penso sia quella di tenere in contatto con il titolare della pensione e di tenersi informati sul comportamento del cane: se proprio si venisse a sapere che è triste e immusonito, allora potrebbe valere la pena di mandare l’amico e di vedere che effetto gli fa.
Se invece sta bene, mangia, gioca e sembra non farsi grossi problemi… allora meglio lasciarlo in pace e non pensarlo come a un “poverino tradito e abbandonato”, ma come a uno che si sta facendo un’allegra vacanza: perchè ci sono altissime probabilità, ve l’assicuro, che sia proprio così che si vede lui!

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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