giovedì , 30 marzo 2017
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Bambini… troppo cinofili!

bimbocinofilo1di VALERIA ROSSI – Prendo spunto da una discussione apparsa sul gruppo FB “Solo amici cinofili”: si parla di una bimba molto piccola (un anno e mezzo) che approccia un cane con grande entusiasmo (gli mette le mani in bocca e lo bacia). La proprietaria del cane dice al padre che forse non è il caso di farle fare così con tutti i cani che incontra, e il padre risponde “Non sopporto i bambini che hanno paura dei cani, perciò accetto anche questo rischio”.
Il commento della persona che ha postato il racconto è stato: “Grande papà! Crescerai una grande bambina” (già un filino incoerente, visto che era stata lei stessa a mettere in guardia questo signore contro ciò che potrebbe accadere se la piccola approcciasse in questo modo un cane meno gentile con i bambini).
Il commento della maggior parte dei cinofili (e dico subito che è anche il mio) è stato: “Crescerai una grande bambina… se ci arriva, a crescere!”.
Perchè è indubbio che i rischi esistono, in questi modi troppo disinvolti.
Io dovrei stare zittissima, visto che ho raccontato più volte di quanto mio figlio quando, appena più grande della bambina in questione, ad una expo si infilò nella gabbia di un rottweiler definito dal proprietario “molto aggressivo”… e la cosa finì con i due che si dividevano amichevolmente i biscotti (del cane).
Non ho mai raccontato, però, che al figlio, dopo averlo recuperato dalla gabbia, feci un mazzo così: a) perché mi era scappato approfittando di un mio momento di distrazione (stavo pettinando il cane); b) perché gli avevo già insegnato da tempo che i cani non erano tutti come i suoi e che qualcuno avrebbe anche potuto non gradire i suoi approcci.
E’ anche vero che mio figlio sapeva come avvicinare un cane: non si sarebbe mai sognato di abbracciarli né di baciarli a tradimento.  A due anni sapeva già avvicinarli lateralmente, si faceva annusare prima di toccarli e sapeva riconoscere piuttosto bene i loro segnali, anche perché in mezzo ai cani c’era nato e cresciuto (anzi, ci “stava” crescendo). Ciononostante, il cazziatone se lo prese perché tutto questo aiuta di sicuro, ma non è detto che basti.

bimbocinofilo3Non è detto soprattutto perché i cani di oggi non sono i cani di ieri: ed è impossibile negarlo.
I cani di oggi provengono troppo spesso da fonti assolutamente inaffidabili (negozi, fiere del cucciolo, cucciolata della Sciuramaria che non ha mai sentito parlare di periodi sensibili… eccetera eccetera), quindi possono avere una marea di problemi comportamentali, o semplicemente di comportamenti inadeguati alla nostra società, compresa la mancata socializzazione con gli umani in generale e con i bambini in particolare.
I cani di un tempo, vivendo molto liberi ed abitando soprattutto nelle campagne (ma anche in città non è che ci si facessero tante paranoie: il guinzaglio era un optional…), in gran parte si “autosocializzavano” ben prima che qualcuno cominciasse a parlare di psicologia canina. E se un cane alzava i denti verso il bambino di casa, un calcione nel sedere (nella migliore delle ipotesi) gli insegnava rapidamente che quel comportamento non era desiderato.
Ovviamente non rimpiango per nulla questo tipo di “educazione”, ma non si può negare che fosse efficace. E lo era anche in senso inverso: io imparai a non rompere le palle ai cani andando ad abbracciarne uno sconosciuto che stava alla catena davanti a casa sua, e rimediando un bel morso in una chiappa.

200454684-001Seguì, anche in questo caso, il cazziatone di mio padre, che a sua volta mi aveva insegnato ad amare gli animali con tutta me stessa… ma anche a rispettarli e non esagerare. Quindi venni contemporaneamente medicata & cazziata, imparando la lezione – letteralmente – sulla mia pelle.
Quello era un “cane di altri tempi”, ma la sua bella territorialità ce l’aveva tutta. Oggi non c’è neppure bisogno di andare a fare cose caninamente inaccettabili come invadere il loro territorio: c’è pieno così di cani geneticamente tarati (molti di quelli dell’Est lo sono, visto che non c’è alcuna selezione alle spalle), nonché di cani adottati troppo precocemente, di cani non socializzati con i bambini e così via.
Quindi un uomo che “accetta il rischio” di ritrovarsi la figlia morsicata, sinceramente, non mi sembra tanto un “grande papà” quanto un “grande incosciente”.
Anch’io patisco una cifra quando vedo un bambino che ha paura dei cani: è una cosa che trovo contro natura (tant’è che è quasi sempre indotta dai genitori). Però da qui a buttare un bambino allo sbaraglio, direi che ce ne passa. Da qui a considerare tutti i cani come “buoni e tolleranti”, ce ne passa ancora di più.
I bambini vanno educati al rispetto, ancora prima che all’amore. Già non è detto che questo basti (vedi il caso di mio figlio), ma almeno questo facciamolo: insegnamo loro come approcciare un cane in modo corretto e come “leggere” gli eventuali segnali di fastidio. Non ci sono soltanto il bianco e il nero, o cinofobi o smanacciatori e sbaciucchiatori coatti: esistono le vie di mezzo. Esiste, come al solito, il buon senso… anche se sta diventando davvero merce sempre più rara.
Ma lo sta diventando anche per colpa dei video iperbuonisti di cui ho parlato nell’altro articolo di stamattina; lo sta diventando per colpa di un significato assolutamente distorto di  “pet therapy”. Solo ieri un amico (psicologo umano e operatore di AATT) mi ha inviato una foto che l’ha fatto indignare. La foto è questa:

petther_schifezz

Una bimba sta infilando dei chiodini tra le dita di un cane, le cui zampe sono tenute ferme da un adulto.
Non entro nel merito della valenza terapeutica che potrebbe avere un gesto simile: non lo si può certo giudicare da una foto, magari un motivo ce l’avevano pure… ma che la foto sia stata utilizzata per pubblicizzare un pet shop sulla pet therapy (quando se ne potevano usare presumibilmente mille altre) mi lascia decisamente perplessa.
Riporto qui le parole del mio amico: “Cosa sta imparando, questa bambina? Forse che i cani sono giocattoli inanimati? Dei puntaspilli? Questa è una di quelle immagini che non fanno bene alla nostra professione e che restituisce un’idea davvero sbagliata dell’impiego del cane in setting teraputici, educativi e riabilitativi“.
Purtroppo di immagini come questa è pieno il mondo (e soprattutto il web): la pet therapy viene troppo spesso intesa come “cane che deve sopportare qualsiasi angheria da parte dei bambini, perché “sta lavorando”. E si diffonde sempre più l’idea che i cani siano anche disposti a sopportare pazientemente tutto questo… ma i cani da pet therapy, quando non sono addirittura addestrati a farlo, sono quantomeno selezionati accuratamente, scegliendo quelli più tolleranti e di tempra più forte. I cani che si incontrano per strada, al contrario, non hanno alcun tipo di selezione in questo senso e quindi vanno sempre considerati potenzialmente a rischio.
E’ vero che i cani in generale “sono buoni”: ma è anche vero che non sono fessi, e che certi atteggiamenti infantili possono suscitare reazioni che vanno dal fastidio alla sensazione di essere stati aggrediti e di doversi quindi difendere. E i cani, per difendersi, hanno una sola arma.
Concludendo, SI’ con tutto il cuore ai bambini cinofili: però con un po’ di senso della misura e con un’educazione corretta alle spalle. Altrimenti è meglio che i cani li osservino con taaaaanto amore, certo… ma da debita distanza.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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