giovedì , 23 novembre 2017
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Amore sì, fanatismo NO!

di VALERIA ROSSI – Io mi sarei un po’ rotta le scatole di  certi estremismi “amorevoli”: non so voi.
Mi rompono notizie come questa,  postata qualche giorno fa sulla mia bacheca di FB:

Una mia amica sta cercando di tirar su al meglio un cagnino a cui è morta la madre quando lui e i fratelli avevano un mese. La vicina impicciona, che le entra in casa senza nemmeno bussare, vede il kennel e minaccia di denunciarla.
Mi rompe che nei commenti sotto questo post un’altra signora scriva che alla fiera di Forlì qualcuno abbia “segnalato” all’ASL la presenza di cani che dormivano placidamente nei loro trasportini, e che un veterinario (nientemeno) abbia ingiunto loro di farli uscire, perché ricordatevi che non devono stare in kennel per più di dieci minuti di fila e poi vanno fatti girare (ma dove? ma quando? Ma chi l’ha stabilito? Non esiste nessunissima legge o norma che dica questo… e i miei cani, se qualcuno li costringesse a uscire “ogni dieci minuti” dal kennel in cui stanno dormendo, gli farebbe sicuramente il gesto dell’ombrello! E vogliamo parlare dei viaggi aerei? “Informiamo i gentili viaggiatori che a breve ammareremo in mezzo all’oceano per far sgambare i cani, che altrimenti starebbero nel kennel in stiva più di 10 minuti”. Ma per favore!).
Mi rompe leggere di macchine vandalizzate (perché di questo si tratta) dall’animalista che spacca il finestrino vedendo un cane tranquillamente seduto in auto, all’ombra,  in attesa del proprietario che era sceso a comprare le sigarette.
Mi rompe tanto che, vedendo il video (vecchio, ma che circola nuovamente su FB in questi giorni), in cui si simula un intervento realmente necessario (il finestrino viene spaccato perché la macchina è in pieno sole e il cane sta palesemente soffrendo), invece di pensare subito “Brave!”  – come sarebbe giusto pensare, perché le ragazze del video fanno benissimo a rompere il vetro! – mi sono subito detta: “Oddio, speriamo che questo non crei un’ulteriore ondata di spaccatori folli di finestrini”.


Ebbene sì: siamo arrivati al punto in cui ci si preoccupa perfino delle conseguenze di un messaggio sacrosanto.
Perché ormai, quando si parla di cani, il buon senso è diventato un’optional: lo ripeto ormai quasi ogni giorno, e ogni giorno mi si ripresenta qualche buona occasione per ribadirlo.
CERTO che si deve spaccare il finestrino (e anche la testa del proprietario, se capita!) quando si vede un cane che sta morendo chiuso dentro un’auto: ma non ha nessunissimo senso dare di matto se il cane sta evidentemente bene.
E se non siamo sicuri che stia bene (l’ultimo che ho sentito si è giustificato dicendo che il cane, pur essendo tranquillamente seduto e pure scodinzolante, “aveva la lingua fuori e ansimava“: ma se questo fosse un segno di sofferenza, allora Samba soffrirebbe le pene dell’inferno da marzo a ottobre circa, anche quando si trova all’aria aperta!), piuttosto chiamiamo le forze dell’ordine e facciamo decidere a loro se sia il caso o meno di intervenire.
Non arrivano subito? E allora osserviamo il cane: se sta veramente soffrendo starà sdraiato, non seduto, e avrà uno sguardo opaco e poco presente (questi sono gli unici sintomi che possiamo osservare attraverso un finestrino).
Se non presenta questi sintomi, prima di spaccare tutto attendiamo qualche minuto: è molto probabile che torni il proprietario. Se davvero non torna, e se il cane sta evidentemente male, allora possiamo anche pensare di spaccare il vetro. Ma non sogniamoci di farlo ogni volta che vediamo un cane in macchina, perché questo non è amore per i cani: è puro e semplice vandalismo.

kennel_bouleQuanto alla tizia che minaccia  di denunciare la vicina per avere in casa un kennel, o al veterinario con i suoi “dieci minuti”… qui davvero non ci sono parole.
Siamo al delirio, all’apoteosi del buonismo fanatico e del tutto insensato.
Come abbiamo ribadito più volte, il kennel per il cane è una tana nella quale sta più che volentieri (se abituato, ovvio) e si sente al sicuro, protetto da qualsiasi pericolo.
A me vengono le bolle quando sento/leggo di persone che si fanno prendere dalle scalmane per un cane nel trasportino… e che poi magari vanno in giro con la famigerata copertina e costringono il quattrozampe a restarci sopra per ore ed ore.
Il concetto, in realtà, è lo stesso: il cane deve convincersi che lo spazio X è un posto “tutto suo”, nel quale non verrà mai disturbato.
Ma kennel è chiuso! – si dirà. Vero: ed proprio questo che aumenta il senso di sicurezza e protezione!
Il concetto di “gabbia”, di “prigione” e quant’altro è esclusivamente umano.
Il cane – anche questo l’ho già ripetuto più volte – non pensa di essere “chiuso dentro”, ma pensa che il resto del mondo (soprattutto le parti di mondo che possono rappresentare un pericolo o una semplice rottura di palle) sia “chiuso fuori”. Per questo si rilassa e, solitamente, dorme.
“Ma dalla copertina può alzarsi quando vuole!” – si dirà ancora.
Vero fino a un certo punto.
Quello alla copertina (che a differenza del kennel non somiglia affatto ad una tana) è un vero e proprio condizionamento che può avere anche conseguenze inaspettate: ho visto il video di un dobermann che non riusciva più a dormire se non aveva la copertina sotto. Cascava dal sonno (a volte cadeva letteralmente a terra), ma si rimetteva subito in piedi, stressandosi evidentemente moltissimo.
Un vero e proprio drogato, un copertinodipendente (tanto che, quando ad un corso ENCI abbiamo visto quel video, abbiamo parlato subito di “sindrome di Linus”!), che vive un disagio profondo che non ho mai e poi mai riscontrato nei cani abituati al kennel: neppure in quelli che ci passano troppe (almeno a mio avviso) ore.

copertina_caneE’ sbagliata la copertina, dunque?
Ma no: è sbagliato abusarne, così come è sbagliato abusare di qualsiasi altro metodo e/o strumento.
Però kennel e copertina, se usati in modo corretto, hanno lo stesso identico scopo di far sentire il cane al sicuro e sereno: quindi parlare di “denunciare” chi fa un uso oculato e corretto del kennel è profondamente stupido ed è soprattutto indice di un buonismo che non ha nulla di etologico, nulla di rispettoso del cane, ma che è solo una reazione “di pelle” a qualcosa che viene interpretato in modo antropomorfico.
E questo è l’errore più grave che viene (continuamente) commesso: credere che un cane sia un uomo, ragioni come un uomo e reagisca come un uomo.
Quando impareremo a rispettare davvero il cane, ovvero a tener conto delle sue esigenze e non delle nostre, sarà sempre troppo tardi. Perché l’amore senza rispetto fa solo grossi danni.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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