giovedì , 23 novembre 2017
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Lo Zen e l’arte di addestrare i cani

di VALERIA ROSSI – Di libri su “Lo Zen e l’arte di…” ne esistono a bizzeffe: credo che il primo sia stato “Lo  Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” (e se non è stato il primo, sicuramente è quello  più famoso), dopodiché ne sono arrivati a carrettate: lo Zen e l’arte della corsa, lo Zen e l’arte di cucinare, lo Zen e l’arte del tiro con l’arco, lo Zen e l’arte di giocare a tennis, perfino lo Zen e l’arte di scopare (giuro: è di Jacopo Fo).
E “Lo Zen e l’arte di addestrare cani”?
Non c’è.
E si capisce che non c’è, e che quindi nessuno l’ha mai letto (ovviamente), sia guardando i conduttori sui campi di addestramento, sia leggendo quello che scrivono su forum, gruppi di FB e dintorni.
Siamo tutti idrofobi (noi umani, non i cani).

rabbiaLa rabbia in quanto malattia degenerativa del sistema  nervoso è stata ormai quasi completamente debellata, almeno in Italia, grazie alla vaccinazione; ma la rabbia intesa come stato d’animo negativo, come voglia di spaccare tutto, come competitività ed agonismo vissuti in modo “pesante” e addirittura angosciante… quella è sempre più presente.
Non nei cani, però! Permea invece sempre di più il lato umano del mondo cinofilo, facendoci dimenticare le due cose più importanti e più Zen: a) il fatto che addestrare cani sia appunto un’arte; b) il fatto che quando si lavora con un cane, ci si rapporta con un cane o si fa sport con un cane, l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di divertirsi. E siccome siamo in due, dovremmo divertirci entrambi.
Noi questo non sempre riusciamo a farlo, così come non sempre riusciamo a sentirci come se stessimo praticando un’arte (ovvero, scopiazzo da Wikipedia: “ogni attività umana che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza”). Se pensiamo un attimo allo stato d’animo con il quale si praticano altre arti, come la pittura o la musica, ci rendiamo subito conto che è molto diverso da quello in cui ci troviamo quando lavoriamo sul campo (o quando scriviamo di cani su FB). Quindi è evidente che qualcosa non va.

Pur avendo personalmente superato quota 100 libri sui cani, io non sarei per nulla in grado di scrivere “Lo Zen e l’arte di addestrare i cani”: non sono buddista e dello Zen so solo quello che ho imparato leggendo uno dei libri di cui sopra, e cioè “Lo Zen e l’arte di giocare a tennis” (visto che questo è lo sport che pratico).
Proprio da questo libro, però, posso scopiazzare gli elementi ritenuti essenziali dallo Zen per fare qualsiasi sport, e che sono i seguenti:

– rilassamento
– energia
– totale assenza di ansietà e paura
– divertimento
– capacità di fluire e di adattarsi alle situazioni
– assenza di pensieri
– assenza di sforzo
– sensazione di avere sempre abbastanza tempo a disposizione
– sicurezza di sé e positività
– attenzione
– non serietà

rilassato2Rilassamento, divertimento e “non serietà” (intesa come “non prendersi troppo sul serio”) sono, a mio avviso, i punti cruciali: forse perché sono quelli che riesco ad applicare davvero… quasi sempre, anche se non proprio sempre.
Perché devo dire che, con i cani, un pochino zen mi sembra di esserlo.
Con gli umani, neanche un po’.
Nel sondaggio appena concluso su “cosa vi piace e cosa no di “Ti presento il cane” sono stati fatti, da diversi lettori, due appunti al mio modo di scrivere: il primo è sugli articoli troppo lunghi (e qui farò sicuramente uno sforzo per migliorare le mie scarsissime capacità di sintesi), il secondo è che sono troppo polemica.
E’ sicuramente vero: sono polemica, sono competitiva e sono pure incazzosa (anche se spesso riesco, fortunatamente, a virare gran parte dell’incazzosità in ironia: e forse questo un pochino zen lo è). Ma lo sono perchè mi sono lasciata coinvolgere da quella rabbia che sembra diventata il vero fulcro della cinofilia moderna, visto che in passato era sicuramente meno diffusa.
Sarà che in passato non c’era Internet, sarà che non c’erano millemila scuole di pensiero in conflitto l’una con l’altra, sarà che non c’era il business esasperato che c’è oggi (o meglio: c’era, c’è sempre stato… ma diciamo che in questo business c’erano più professionisti e meno improvvisatori, e sicuramente meno Wanne Marchi); sta di fatto che la cinofilia di una volta era davvero molto rilassata, mentre oggi siamo tutti dei fasci di nervi.
Fortunatamente, quando non scrivo ma lavoro con i cani, per me le cose cambiano abbastanza radicalmente: non del tutto,  però, visto che ogni tanto vengo presa da quello che in dialetto ligure si chiama “sciuppun de futta” e che non è proprio facilissimo da tradurre, ma all’incirca significa “un attacco di nervosismo”.

esasperataSempre fortunatamente, mi succede assai più facilmente con gli umani che con i cani: l’ultimo sciuppun l’ho avuto proprio ieri, con un cliente a cui cercavo di spiegare quando doveva premiare il cane e che continuava imperterrito a sbagliare i tempi. A un certo punto ero così esasperata che gli ho tirato un urlaccio: cosa che fatto abbassare le orecchie al cane, mentre l’umano non ha fatto una piega (lui sì che è zen!). E mi ero ancora limitata, perché quello che avrei voluto fare davvero sarebbe stato mettergli un collare elettrico e dare corrente al massimo.
Non ho mai provato, grazie al cielo, lo stesso impulso nei confronti di un cane: con loro, forse grazie all’esperienza o solo per il fatto che li amo troppo per incazzarmici davvero, riesco quasi sempre a trattenermi e a non far trapelare il nervosismo. Però è innegabile che a volte questo nervosismo ci sia, eccome.
Un paio di giorni fa Samba, che normalmente ha un richiamo più che discreto, mi è partita a testa bassa dietro a una minilepre e mi ha preso vagamente in considerazione solo quando la minilepre è scomparsa nel nulla, a circa un chilometro da me: per fortuna sono andate in direzione boschetto, ma se la preda avesse girato a destra anziché a sinistra sarebbero finite tutte e due in mezzo alla strada, non oso pensare con quali conseguenze. Ecco: quando Samba è tornata, tutta scodinzolante e col fumetto che diceva “Visto che brava? L’ho quasi presa!” (perché i cani che sono zen, e che sanno trarre la massima soddisfazione dal minimo risultato), ho dovuto fare ricorso a tutto il mio autocontrollo per premiarla anziché strozzarla con le mie mani.
Quindi del tutto zen non riesco ad esserlo neanche con i cani: però una cosa zen la faccio di sicuro, e cioè cercare sempre di divertirmi. Che sembrerebbe una cosa scontata, mentre a quanto vedo è molto poco praticata.

Winners Podium Angled WhiteSpecialmente nella cinofilia sportiva (ma non solo!), il lato agonistico ha decisamente preso il sopravvento sul lato artistico e su quello del piacere di lavorare con una specie diversa dalla nostra.
Vedo troppe persone entrare sui campi (di qualsiasi disciplina) tese, nervose e tutt’altro che rilassate; conosco troppe persone che cambiano cane ad ogni pie’ sospinto, nell’angosciosa ricerca di un risultato che deve arrivare a tutti i costi; troppe persone per le quali questo “risultato” è esclusivamente il podio e non quello che dovrebbe essere davvero, ovvero la consapevolezza di aver fatto del proprio meglio e di aver ottenuto il massimo che il cane poteva dare, divertendosi insieme indipendentemente dai punti ottenuti.
La cosa che mi sorprende di più è vedere che l’agonismo salta fuori anche quando si parla semplicemente di educazione di base: se Pippo impara a fare il “terra” prima di Pluto, il proprietario di Pluto comincia ad innervosirsi (e a volte pensa già di cambiare cane, anche se Pluto magari ha cinque mesi).
Di solito, a queste persone, io cerco di spiegare che questi stati d’animo negativi sono la causa, e non la conseguenza, del cattivo rendimento del cane: perché i cani sono empatici, perché i nostri stati d’animo glieli trasmettiamo e li contagiamo letteralmente con le nostre tensioni. E mi rendo conto che quasi sempre gli umani capiscono quello che sto dicendo, ma non riescono a mettere in pratica i consigli di rilassarsi, di dare più fiducia al cane, di non pretendere troppo e troppo presto.
Certo, se anche qualcuno scrivesse davvero “Lo Zen l’arte di addestrare i cani”, non sarebbe probabilmente facile metterne in pratica i dettami: io ho letto molto attentamente quello sul tennis, ma non è che sia diventata poi così brava nel rilassarmi e nell’escludere la mente razionale dal mio gioco (gioco che peraltro dovrebbe proprio limitarsi al divertimento-e-basta, visto che sono una schiappa).
Però qualcosa dovremmo fare, per diventare più “zen” possibile: noi, non i cani… perché il “doggy zen” l’hanno già inventato (con alcune varianti, tipo la “ciotola zen”): ma di tratta di esercizi di autocontrollo canino (descritti come “cognitivi”: in realtà insegnano al cane a controllare una pesante frustrazione indotta da noi), ma a mio avviso, in cinofilia, c’è un gran bisogno di autocontrollo e di cognitivismo umano.
rilassatoI cani sanno già seguire perfettamente tutti i punti che ho elencato sopra: sono rilassatissimi, adattabilissimi, capacissimi di vivere il “qui e adesso” che sta alla fase della filosofia zen (anzi, non sanno vivere in altro modo). Quando e se perdono queste abilità, è solo colpa nostra.
Siamo noi a non essere mai abbastanza rilassati, a non saperci liberare dai condizionamenti della mente e a prenderci troppo sul serio. Siamo anche noi a perdere facilmente la testa e a farci prendere dagli sciuppun de futta anche quando non sarebbe assolutamente il caso, rovinando così il nostro rapporto con il cane e facendogli pensare di avere a che fare con un pazzo furioso e non con la guida sicura ed affidabile di cui ha bisogno.
Dunque, proviamoci, ad essere un po’ più Zen: soprattutto tenendo presenti le due cose che ho messo in rilievo all’inizio. Stiamo praticando un’arte (e qui vi prego di rileggere la definizione, ricordando che dell’arte fanno parte accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza) dalla quale, prima di ogni altra cosa, dobbiamo trarre un divertimento.
Forse è un po’ poco, come manuale zen: d’altronde io di zen non ne so praticamente un tubo.
Quello che so per certo, però, è che se cominciassimo tutti anche soltanto da queste minime basi, forse la nostra cinofilia farebbe già un bel salto in avanti.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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