venerdì , 17 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Varie >> Storie vere >> Confessioni di una Sciuramaria

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Confessioni di una Sciuramaria

di GILDA RIMESSI – Mi presento, sono una Sciuramaria, una delle tante Sciurepadrone dalle belle braghe bianche, sempre macchiate di zampate di fango, perchè non c’è modo, non riesco a insegnare ai miei cani a non saltare addosso alla gente. Forse perché quando me li vedo caracollare incontro come piccoli carrarmati pieni di amore, non ce la faccio. Gli dico NO!, ma poi li devo abbracciare.
I miei cani, ve li presento, sono tre. Due mezzi rottweiler, figli di una rottweiler di razza con pedigree (vero) e di un tabui (in piemontese: bastardino) da 10 chilogrammi.
Il terzo è il suddetto padre, che però odia i suoi figli e per tale ragione preferisce restare anonimo.
Dicevo, due mezzi rott che insieme non ne fanno uno, e già la storia della loro nascita potrebbe costituire un esempio da manuale di padrone carente, ma in questa sede non ne parleremo. Parleremo invece di loro e delle figuracce che ci hanno fatto fare nei loro due anni scarsi di vita.

Leo
Leo

Leone von Hulsentahl, detto “Leo”: è il fratello bello e un po’ scemo, 22 kg di avvenenza lucida e focata. Imprigionato in eterno nel corpo di un cucciolone, scatena ancora oggi che è adulto gli isterismi, giustificatissimi per altro, delle persone che vedono un cucciolone di rottweiler.
Si trova di continuo mani in testa, bambini avvolti al collo… e date loro torto! Però tutte le volte noi ci prendiamo un colpo e già ci vediamo sulla prima pagina di Leggo: “Rottweiler nano studiato dall’isis per infiltrazioni uccide bambino”.
Per fortuna lui è un pasticcino. Ah, il cognome l’ha scelto lui a caso dal pedigree della madre perché gli pareva ridondante abbastanza da far colpo sulle femmine.
Leo è uno svaccato, ma quando vede le femmine si spara le pose da enciclopedia del cane e fa il grandioso.

Luna
Luna

Luna, detta “Luna”, canetta un po’ anonima a prima vista, bastardino media taglia nero, apparenza dimessa dietro cui si cela una macchina da guerra, un animale ottimizzato alla ruffianeria. Ha persino sviluppato ciglia lunghe svolazzanti e l’angolo della bocca leggermente voltato in su. Ma non molto.
Ha il sorriso triste del cane che ha sofferto molto.
Ad ogni persona che incontra, Luna racconta della sua triste vita di cana a cui non viene concesso di dormire sul letto e mendicare a tavola, e “non avrebbe posto per me al suo desco, gentile signore?” (flap, flap). Da piccola, Luna piangeva tutte le volte che si allontanava dalle mura domestiche e dalla mamma. Ora che è grande, piange solo quando sale in macchina e tutte le volte che qualcuno le fa una coccola, ma soprattutto se vede un altro cane.
Luna vorrebbe essere amica di ogni cane vivente e non, e quando ne vede uno a mille chilometri inizia a frignare (“ma cos’ha questo cane? Sta male?” “No signora, è solo emotiva…”)

1. IL CANE CHE AMA IL PADRONE NON SCAPPA
Leo ha provato un paio di volte da piccolo a scappare dal cancello. Ma poi ha deciso che era faticoso, perché una volta che il cancello automatico si chiudeva alle sue spalle doveva piangere per farselo riaprire, quindi ha deciso che ronfare al di qua è molto più comodo. Fine del problema.
Ma nel nostro cuore si insinua il dubbio: non scappa per amore? O non è forse pigrizia?
Luna ci infligge invece tormenti ben peggiori. Più di una volta, approfittando della distrazione nostra e di coloro che dal cancello uscivano, ha preso la strada dei campi. Una volta è tornata con un gigantesco coniglio morto in bocca, probabilmente ucciso giorni prima da una macchina sullo stradone di fronte a casa. Sono riuscita a farmi dare la piccola salma in cambio di un pezzo di salmone (salmina-salmone, ahaha, no eh?) e a darle degna sepoltura.
Ma il dubbio rimane: ci ama essa meno di quanto ami un coniglio zombie? Tristesse.

2. IL CANE BEN ADDESTRATO NON TIRA AL GUINZAGLIO
I due Caballeros al guinzaglio se la cavano benino. Luna cammina un po’ dimessa al nostro fianco (“Signore la prego, sono stata rapita e subisco angherie ogni minuto della mia vita, mi salvi!”).
Leo traina, non nel senso che tira, proprio si mette davanti a lunghezza guinzaglio e traina a ritmo regolare. Possiamo dirigerlo con un semplice movimento del polso, destra, sinistra, fermo, come un vero carretto dei macellai di Rottweil.
Questo tranne nei primi cinque minuti di passeggiata, in cui ci si deve scapicollare fuori dalla porta, su per la macchina, giù dalla macchina, annusare, fare la pipì a caso su macchine, marciapiedi, altri cani e persone, e soprattutto TIRARE fino ad emettere quell’ansito strozzato del cane impiccato che sotto il pelo sta diventando blu. Poi tutto torna calmo e regolare.
Ovviamente, nei primi cinque minuti passa il Cinofilo con la C maiuscola che ti guarda come un verme (“sono loro che portano a spasso lei, eh?”)

3. IL CANE CHE AMA IL PADRONE HA UN RICHIAMO IMPECCABILE
Uno dei momenti più brutti nella mia vita da Sciuramaria l’ho vissuto tempo fa.
Parco naturale, cani liberi (e qui già s’ode il rumore di mille sopracciglia di Cinofili con la C maiuscola che si innalzano) perchè hanno un bel richiamo. Sì, certo. A un certo punto scorgo in lontananza una lieta comitiva di ragazzini a cavallo. No problem. Chiamo i cani, i cani arrivano. Mi metto a lato del sentiero per farli passare tenendo i cani per il collare. E il collare di Leo si sfila.
Premessa necessaria:  Leo è un cane da guardia, nel senso che lui guarda. Se davanti al cancello si ferma una macchina, lui va lì davanti e guarda. Se qualcuno si avvicina al padrone, lui lo guarda. Poi non fa niente: ma è attento, eh!
In quel momento, l’istinto da cane da guardia ha evidentemente prevalso sul richiamo e Leo si è piazzato in mezzo alla strada, a gambe larghe, fissando dritto in faccia il cavallo. Ogni tanto si girava a guardare me sorridendo caninamente: “Và che grosso che è! Bello eh? Com’è che si chiama? Mucca? Ho letto che tipo i miei antenati erano muccari, no, bovari. Magari adesso lo bovo, anche se non so come si fa”.
I gitanti giustamente sono un po’ preoccupati e guardano me come fossi un verme.
Io chiamo Leo, Leo non mi caga, mi getto in una stradina laterale chiamandolo, Leo viene verso di me, MA… si accorge che attaccata al sedere del cavallo c’è una cosa bellissima fatta di pelo che si muove.
Ipnotizzato dalla coda, cerca di afferrarla.
Panico tra i gitanti. Panico su di me.
Tutta la mia vita e soprattutto, tutti i (pochi) soldi che ho in banca mi passano in quel momento davanti agli occhi. Io chiamo in preda alla disperazione, lui finalmente si decide a prendermi in considerazione. Svanisco ingoiata dal sentiero (e dalla vergogna).

queidueliOh, Luna, tuo fratello, poverino, è un po’ limitato intellettualmente, diciamolo. Ma tu che sei una signorina così intelligente, perché devi procurarmi tanto dolore?
Sempre riserva naturale, cane libero (siiiì, lo so…). Luna risponde come un robottino a tutti i miei richiami, colmandomi di orgoglio padronesco. Forse anche io potrò chiamarmi Cinofila, ora.
Basta un piccolo vocalizzo e la canetta scatta al mio fianco, quando passano ciclisti o corridori, e non muove un baffo finché non le dico di andare.
Tranne che poi, a due chilometri, sbuca un altro cane.
Luna inizia ad emettere il suo caratteristico lamento “uuuoaaooouuuoauiiii”, e come un fulmine si lancia. Con me dietro che urlo “Lunaaaaaa vieni quiiiiiii subitoooooo!” e sul petto mi si materializza una banda con scritto “Sciuramaria Trail Race 2015”.
Lei travolge il cane scodinzolando come un vortice, gli chiede di diventare il suo migliore amico e il numero di cellulare, poi si rigira e cerca di limonare duro il padrone, o la padrona.
A quel punto, i casi sono due: l’umano/a dice “ma che carina!” e lì Luna propone il suo solito iter di sguardi volti a farsi adottare, oppure l’umano è un Cinofilo, ha il cane cibernetico programmato con 250 comandi diversi (tra cui spegnersi dopo mezz’ora di inattività e la funzione grill) e ti guarda come un verme. E sempre lì finiamo, con me che sprofondo in un sentiero laterale in prostrata umiliazione.

Infatti ora, se sono in un posto che non conosco più che bene, i cani li tengo sempre al guinzaglio.
Come quella volta in Toscana, in pieno bosco, quando abbiamo incontrato un signore con un CLC alto come un suv, legato al guinzaglio cortissimo, che quando ci ha visti ha emesso quel verso “HHHHRGRRUHF!”, che evidentemente significava “Se tu ti avvicina io mangia tue ossa!
Il padrone dico, non il cane.
Meno male che i miei erano legati.

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo








×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico