sabato , 18 novembre 2017
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Socializzazione sì, “overdose” di socializzazione no

di VALERIA ROSSI – Come spesso accade, diversi lettori mi presentano casi molto simili nel giro di pochi giorni. Si parla sempre di cani adottati (tranne che in un caso, che riguarda invece un cucciolone preso in allevamento a quattro mesi), in un paio di casi già fobici, ma negli altri apparentemente “normali” al momento dell’adozione.
Il percorso comune a tutti è questo: i cani sono arrivati nella nuova casa e – più o meno facilmente – nel giro di qualche giorno si sono ambientati e hanno fatto amicizia con i loro nuovi umani. Poi hanno cominciato ad uscire di casa, a vedere nuove persone, nuovi cani, nuovi ambienti… e sulle prime sembrava andare tutto benissimo, anche con grandi progressi nel caso dei cani timorosi: ma nel giro di poco tempo hanno cominciato a sviluppare un’avversione profonda verso gli umani sconosciuti.
Copincollo qui parte di una delle descrizioni di questi comportamenti, l’ultima che mi è arrivata:

Riguardo agli altri cani, dopo una piccola difficoltà iniziale, la situazione si è brillantemente risolta, tanto che ora è lei la prima a correre a presentarsi e ad invitare tutti al gioco. Con tutti gli oggetti sconosciuti che ci capita di incontrare ogni giorno fa lenti ma costanti passi avanti e anche la cosa che, ad oggi, la terrorizza di più (e cioè i motorini parcheggiati) non le provoca più le reazioni incontrollate dei primi tempi.
L’unico scoglio che sembra rimanere assolutamente insormontabile sono le persone: ne ha un terrore cieco. Io sono rimasta parecchio sconcertata da questa sua reazione soprattutto perché non è stata immediata ma si è evoluta col tempo, sfociando in una vera fobia. I primi due/tre giorni sono stati tranquilli, lei era molto timida e spaventata ma ci seguiva e si lasciava approcciare dalla gente.
Non sono proprio un guru della cinofilia ma so che in questi casi è importantissimo non traumatizzare il cane e ho vigilato che nessuno le imponesse contatti fisici troppo bruschi, prolungati o nel modo sbagliato (niente mani in testa, niente sguardo fisso, niente toni di voce troppo alti). Dopo qualche giorno, camminando per la strada, ho notato che al passaggio di alcune persone (che spesso non la guardavano nemmeno) si irrigidiva ed emetteva un ringhio sommesso. Ho supposto che le suddette persone le ricordassero per qualche motivo l’unico essere umano con cui avesse mai avuto a che fare in vita in sua (che non rappresentava di certo un brillante esempio di umanità). Più il tempo passava però e più queste sue reazioni diventavano frequenti ed esasperate, fino ad arrivare ad abbaiare ossessivamente con pelo dritto e occhi sbarrati anche a chi camminava sul marciapiede opposto.
Io inizialmente ho cercato di ignorare la cosa, poi seguendo consigli di amici e di educatori a cui mi sono rivolta ho provato, nell’ordine: a farle capire che questo atteggiamento nei confronti delle persone non mi era gradito dicendole “NO” quando si metteva ad abbaiare, a portarla il più possibile in mezzo alla gente perché capisse che nessuno le avrebbe fatto del male, a farla interagire con le persone attraverso il gioco o i bocconcini, a premiarla ogni volta che una persona compariva nel suo campo visivo per farle fare un’associazione positiva, a tornare nuovamente ad ignorarla pregando che con l’età avesse acquisito più sicurezza in se stessa. Oggi la cucciola ha 8 mesi e posso dire che con noi (io e il mio ragazzo) ha instaurato un rapporto splendido. Ha imparato a giocare (cosa che prima le era assolutamente sconosciuta) sia con noi che con oggetti e giochini vari e dal canto nostro cerchiamo di arricchirne man mano la varietà aggiungendo cose che producono rumori o movimenti nuovi (che all’inizio la spaventano ma poi impara a conoscere e ad apprezzare).
Sa cosa vuol dire “seduta”, “terra”, “no” e “vieni”… e prova immancabilmente a prenderci per i fondelli, tranne quando la cosa torna a suo immediato ed evidente vantaggio (es. prima di slegarla in area cani le chiedo un “seduta” che esegue con una rapidità e una precisione da gara di obedience… quando invece è ora di tornare a casa improvvisamente le si tappano le orecchie e soffre di forti amnesie riguardo ai comandi appresi). Insomma, sembrerebbe tutto perfetto, se non fosse che questo problema con le persone pare ben lontano dal giungere ad una conclusione positiva.

??????????Come si può vedere, la proprietaria di questa cagnina ha fatto le cose per bene, preoccupandosi anche che non ricevesse stimoli troppo intensi: il problema sta nel fatto che, probabilmente (diciamo subito che non ci sono mai vere certezze, in questi casi), la progressione degli stimoli non ha rispettato i tempi del cane.
Il cane, come abbiamo già detto più volte, fatica molto a generalizzare: o meglio, generalizza con grande rapidità le esperienze negative (per esempio: viene spaventato da un bambino e immediatamente sviluppa una fobia verso tutti i bambini del mondo), mentre è molto, ma molto lento nel generalizzare “in positivo” (l’associazione “una persona mi offre bocconcini e coccole, ergo tutte le persone sono buone e gentili”, non la farà mai con troppa facilità).
Il problema principale sta nel fatto che, se non ha avuto il tempo di elaborare con calma l’informazione positiva riguardante un certo tipo di stimolo (le persone, in questo caso), comincerà a sviluppare uno stato ansioso: potremmo dire che, non sapendo mai cosa può aspettarsi da una persona e non essendosi ancora convinto che le persone in genere sono buone, vivrà una preoccupazione che col tempo andrà peggiorando. Specialmente se si rende conto che il suo atteggiamento (ringhiare, scappare, pinzare o tentare di farlo) è vincente: ovvero, fa allontanare lo stimolo che lo preoccupa.
Che fare, in questi casi?
Un clamorosissimo passo indietro.

bill-campbellSi ricomincia da zero, come se avessimo appena portato a casa un cane che ancora non conosciamo e che ha paura dell’uomo. Quindi gli faremo incontrare pochissime (e selezionate, ovvero nostre “complici”) persone, dandogli il tempo che gli serve per associarle a qualcosa di positivo. In questi casi può essere molto utile la “routine del buonumore” di Campbell (nella foto), ma un’altra cosa che funziona molto bene, se il cane conosce e ama il gioco, è proprio giocare: tra noi, non col cane.
Prendiamo una pallina, un salamotto, uno straccetto (va bene tutto) e cominciamo a lanciarlo al nostro complice, che a sua volta ce lo rilancerà: il tutto fingendo di divertirci moltissimo, con grandi risate e manifestazioni di gioia (sì, anche fasullissime: per rieducare un cane bisogna essere bravi attori) e ignorando completamente la presenza del cane. Se ha un buon rapporto con noi, prima o poi sarà lui a vincere la paura e a voler partecipare, mettendosi in mezzo e cercando di afferrare il giocattolo. Solo a questo punto lo coinvolgeremo nel gioco.
Questo sistema, a mio avviso, funziona meglio dei bocconcini per un motivo molto semplice: il cane viene attirato dall’idea di cooperare con gli umani, e non dal semplice desiderio di ingurgitare qualcosa.
Il cibo va bene solo per far superare al cane la distanza che lui ritiene “di sicurezza” e che non oltrepasserebbe mai, se non ci fosse qualcosa che gli interessa abbastanza: ma il punto negativo sta proprio nel fatto che ad interessarlo è il cibo stesso, non chi glielo porge.

DOG TRAINING 6“Adescare” un cane fobico con i bocconcini significa fargli pensare qualcosa di questo genere: “C’è lì quel mostro che mi fa una paura dannata, però ha in mano un wurstel… e va bene, se mi muovo abbastanza in fretta forse riesco a prendere il wurstel prima che il mostro mi mangi”  (e infatti, solitamente, il cane ha un approccio del tipo “toccata e fuga”). Noi pensiamo “oh, che bello, ha preso coraggio e si è avvicinato allo sconosciuto!”, ma lui pensa “figo! sono stato abbastanza rapido da fregargli il wurstel prima che potesse farmi qualcosa di sgradito”. Non è proprio la stessa cosa.
In pratica, quello che succede è che il cane ha tanta voglia di wurstel da superare la paura di chi lo tiene in mano: ma questo non è molto produttivo. Se invece il cane decide spontaneamente (il che non significa quasi mai “velocemente”: possono volerci ore, a volte giorni) di partecipare ad un’attività collettiva… allora sì che ha fatto un grosso progresso, perché è riuscito a pensare che un estraneo potesse effettivamente far parte del suo gruppo sociale.
Una volta accettata la prima persona, bisognerà continuare con una seconda, poi una terza e così via… sempre con moltissima gradualità. Il cane dovrà sempre arrivare a partecipare, non soltanto ad ignorare: il concetto importante è che lui pensi che interagire con le persone che non conosce possa essere divertente, non soltanto “neutro”.
Una volta che si riuscirà ad ottenere una reazione positiva nei confronti di 5-6 persone, quasi sempre scatta la benedetta generalizzazione: il cane comincia a guardare gli estranei con interesse positivo e non più con ansia.

passeggiare-con-il-caneSolo a questo punto si potrà cominciare  a portarlo in situazioni un po’ più affollate (NON al mercato del lunedì, magari: si dovrebbe sempre partire da passeggiate in posti tranquilli, dove si possano incontrare alcuni passanti, non una folla: meglio se riusciamo ad incontrare umani cane-muniti), osservando le sue reazioni.
Se sono positive, ancora una volta dovremo lasciargli il tempo di “pensarci sopra”.
Lasciamo trascorrere almeno un paio di giorni prima di ripetere l’esperienza, cosicché lui possa elaborare le informazioni che ha raccolto senza andare, appunto, in quell'”overdose” di emozioni che spesso causa i comportamenti sgraditi segnalati dai lettori.
Per capire meglio il meccanismo mentale del cane, pensate a ciò che succede con i soggetti che hanno paura dei botti: quasi sempre la reazione fobica non arriva al primo colpo. Il cane fa un’escalation di questo tipo: “Toh, un botto! Che sarà stato? Boh, è passato, amen. Oh… un altro! Ma che succede? Devo forse preoccuparmi? Ahhhh!!! Ancora un altro! Questa è la fine del mondo, pauraaaaaa!!!”
Ecco, la stessa identica cosa avviene quando gli presentiamo troppi stimoli (sempre persone, nel caso che stiamo esaminando) a distanza troppo ravvicinata: il  cane supera l’ìmpatto con la prima, comincia a preoccuparsi alla seconda, va in panico quando arriva anche la terza… e questo indipendentemente dal loro comportamento (anche se, ovviamente, un atteggiamento sbagliato da parte di una qualsiasi di queste persone peggiorerebbe drammaticamente le cose).
Non è quello che fanno, a contare: è il fatto che ne arrivino troppe e in successione troppo rapida perchè il cane abbia il tempo di capire quello che sta succedendo. Esattamente come con i botti (anche quelli, dopotutto, non gli fanno alcun male: ma quando sono troppi, sono causa di ansia e scatenano il desiderio di andarsene al più presto).
Ricordiamo che il cane teme tutto ciò che non conosce (anche noi) e che la sua reazione sarebbe sempre quella di allontanarsene: solo che c’è un guinzaglio ad impedirgli la fuga, cosa che lo getta nel panico più totale.
La cosa giusta da fare, quindi, sia per recuperare dall’inizio un cane fobico che per fare i corretti passi indietro quando c’è stato un regresso, è andare molto, ma molto lentamente, dandogli ogni volta tempo e modo di elaborare le informazioni ricevute.

socializzazione_umaniLa cosa, in un certo senso, vale anche per i cuccioli alla loro prima socializzazione: non si dovrebbe mai esagerare con gli stimoli. Però il cucciolo, fino ai quattro mesi, è proprio nella fase giusta per socializzare e quindi è istintivamente “ben disposto”, diciamo così, verso i nuovi incontri. Passati i quattro mesi, la fase di socializzazione è terminata e questa buona disposizione mentale non c’è più: il cane comincia a pensare che “nuovo stimolo” possa equivalere a “pericolo” e reagisce di conseguenza.
La lettrice di cui ho riportato parte della lettera ha tentato in vari modi di affrontare il problema a posteriori: non mi stupisce che non abbia funzionato nulla, perché se il cane è già in uno stato ansioso il “NO!” peggiora le cose (lui pensa “ecco, si incavola anche il mio umano! Evidentemente questo stimolo è proprio una brutta cosaccia cattiva!”), ignorare non serve perché non dà alcun supporto al cane (che pensa: “Ma ‘sto scemo non si accorge che abbiamo davanti una brutta cosaccia cattiva? Devo fare tutto io?”), far porgere bocconcini serve a poco, perché il cane li prende nonostante la presenza della brutta cosaccia cattiva, e non pensando che “in fondo non sia poi una cosaccia”.
Siccome ben pochi espedienti funzionano a posteriori, la cosa migliore è proprio evitare fin dall’inizio le “overdose” di socializzazione: se però il danno è già stato fatto, bisogna azzerare tutto. Una buona settimana di totale assenza di stimoli (non si deve incontrare proprio nessuno, se possibile), e poi si ricomincia da capo, come se fosse il primo giorno, con le modalità viste sopra. Una persona alla volta, cane libero (ovviamente in zona sicura, recintata), risate, giochi e allegria… e taaaaanta pazienza, in attesa che il cane decida di sperimentare la socialità con qualcuno che ancora non conosce.
In tutto questo, ovviamente, sarà sempre importantissimo lavorare anche per ottenere che il cane abbia fiducia in noi: quindi è importante aiutarlo a superare piccole difficoltà (difficoltà diverse dall’impatto con le persone) convincendolo che: a) se gli diciamo di fare una cosa, sarà una cosa che non potrà assolutamente nuocergli; b) che dove andiamo noi può andare anche lui, in tutta sicurezza.
E se non bastiamo noi a dargli fiducia, a volte potremo anche avvalerci della presenza di un altro cane ben socializzato e sicuro di sè: i cani imitano e seguono i “colleghi” di cui si fidano, proprio come i lupi imitano e seguono i loro soggetti alpha.
Nonostante tutto, ricordiamo che non sempre si arriva a risultati apprezzabili: a volte si ottengono solo risultati parziali (per esempio, il cane prende fiducia verso le donne ma non verso gli uomini).
Purtroppo dobbiamo ricordare che le deprivazioni subite in età giovanile (come la mancata socializzazione all’età giusta) non sono facili da rimediare e a volte sono proprio impossibili.
Però vale sempre la pena di provarci, se vogliamo restituire al cane la sua dignità e tutta la gioia di vivere che merita.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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