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Caro Diario… (ultima puntata)

erba1di VALERIA ROSSI – 9 aprile 2015, ore 7.00
Caro Diario, come avevo già preannunciato questa è l’ultima volta che scrivo su di te: Samba ormai è “grande”, ha compiuto un anno il giorno di Pasqua (con tanto di torta e di canzoncina “Tanti auguri a te”: sì, in queste cose sono drammaticamente Sciuramaria. E alura?) e la sua fase cucciolesca si può considerare conclusa.
Ovviamente, essendo un rottweiler, resterà cucciolona inside per diosaquanto tempo (i molossoidi ce ne mettono, a diventare davvero “adulti”!), ma cucciola proprio non la possiamo più definire.
E’ una cinghiala di trentotto chili e un po’ (pur essendo piuttosto snella, compatibilmente con la sua razza), che quando ti dà “la ssampeeeettaaa” (proprio con la esse, anzi con due, e con tutte quelle vocali lì: poi ti spiego perché) ti porta via mezza mano; quando ti fa le feste, ti stende; quando tira, ti stacca un braccio… eccetera eccetera.
Fortunatamente non tira quasi mai, a meno che:
a) non veda una minilepre o un gatto, con i quali vorrebbe giocare (l’idea di mangiarseli non le passa neanche per la testa: ma loro non lo sanno, scappano e lei si impenna facendo “pio pioooooo!”. Poi si gira e mi guarda con la faccia da cane ENPA e il fumetto che dice: “Perché non si fermano a giocare con me?”. Io nel frattempo cerco di rimettermi a posto la spalla lussata);

confabyb) non veda la bisnonna: continua ad andare fuori di testa per Fabiana, sua allevatrice e sua bisnonna in quanto proprietaria (e quindi mamma) di sua nonna Rebecca, che essendo anche mia quasinuora ormai sta praticamente più qui che a casa sua (Fabiana, non Rebecca. Pur essendo un misto orso-yeti, il figlio non è ancora arrivato a fidanzarsi con una rottweiler).
Nonostante la veda in continuazione, comunque, ogni volta per Samba è festa grande e deve assolutamente cercare di abbatterla per corcarla di baci. Ovviamente il fatto che Fabiana se la coccoli a sangue ogni volta che viene qua non c’entra nulla. Che i due piccioncini deficienti si facciano i selfie (pure sfocati) in questo modo indecoroso, neppure:

selfie
c) non veda un cane amico (cioè, tutti).
A pensarci bene, non è che tiri poi così raramente (sarà per questo che ultimamente mi sembra di avere il braccio sinistro più lungo di tre centimetri?): anche se in realtà non è che lei voglia tirare.
Lei aumenta solo leggermente il passo, per arrivare prima che può all’oggetto del suo desiderio del momento: il fatto che questo leggero aumento di andatura mi sloghi ogni volta una spalla è un effettino collaterale di cui non si rende neppure conto, almeno finchè non urlo: “AHHHHH!!! Fusssssss!” (la prima parte è il commento al male cane che sento, la seconda è l’ordine “piede” in tedesco: perché ai Pruzzvailer si parla in tedesco, come ha commentato uno Sciurmario qualche giorno fa sentendomi fusseggiare a pieni polmoni. Ne ho già sentite tante, in quarant’anni e puzza di cinofilia, ma giuro che il Pruzzvailer ancora mi mancava).

erba2Il fatto è, diario mio, che non ci son santi. Ha ragione l’orsoyeti: sono vecchia, decrepita. Sono PPC, come definivamo genitori e prof ai tempi del liceo (Pronta Per i Crisantemi).
E forse mi sono presa un cane superiore alle mie forze.
Tipo: ieri si stavano facendo due attacchini, e Gigi (il figurante) mi cazziava: “Sono io che decido le distanzeee! Tu tienila ferma lì!”.
Eccerto: facile.
Io sto lì con tutte e due le mani sul mio bel guinzaglio passato dietro il sedere (che non è sedere da poco), piazzata con il peso del corpo tutto ben distribuito, un piede avanti e l’altro indietro… insomma, sembro graniticamente ancorata al terreno: poi Samba parte e io le volo dietro, arando il terreno con le scarpe (non capisco perché i contadini abbiano sempre usato i buoi: si prendevano un paio di rottweiler ed erano a posto).

mitraina_rid
Ogni volta che decollo, mi ripeto: “Ma in fondo questa è solo una cucciolona… quando avevo vent’anni – ma anche trenta, toh… e anche quaranta! – tenevo benissimo cani grossi il doppio di lei, porcavacca”. Quanto a me, pesavo la metà di adesso (vabbe’, quasi: comunque, mooolto meno di adesso)… eppure adesso volo via e allora no. C’è qualcosa che non torna.
Anzi, c’è qualcosa che è arrivato a tradimento: sono arrivati quasisessantadue anni, fanculo.

inamovibile
Comunque ce la faccio, eh?
Almeno a fare qualche garetta, ce la dobbiamo fa’: altrimenti avrei sprecato un anno ad addestrare il cane… anche se… vabbe’, diciamo che se avessi lavorato con Samba come lavoravo “ai miei tempi” ora saremmo molto più avanti, perché non è che ci abbia proprio dedicato la vita intera (e invece si dovrebbe, o almeno ci si dovrebbe picchiare vicino). Ma tra scrivere e lavorare i cani degli altri (alcuni dei quali sono molto più avanti della mia… sigh: il famoso ciabattino con le scarpe rotte), non è che resti tutto ‘sto tempo.
Specialmente quando la sera arrivi a casa che sei pronta, se non proprio per i crisantemi, almeno per la svaccata inamovibile (quella sì) sul divano.
Comunque, la situazione è più o meno questa:
a) nelle piste siamo indietrissimo: la focalizzazione è buona, ma la ricerca lascia ancora un po’ a desiderare (perché, guarda caso, mi traina). Ai “miei tempi” adoravo le piste, anche quando dovevo alzarmi all’alba per farle: adesso mi scazzano un po’. Altro effetto collaterale della vecchiaia, temo… ma prometto che me lo faccio passare;

condotta_ridb) l’obbedienza va a giorni alterni: un giorno è perfetta, un giorno non mi caga quando la chiamo, il giorno dopo fa un richiamo da dio e in compenso fa la cretina in condotta… e lì è tutta colpa mia, ma è una colpa voluta perché io sono dell’idea che un cucciolo debba vivere pienamente la sua infanzia da cane.
Ho sempre permesso a Samba di giocare con gli amici, di esprimere la sua personalità quando le pareva e piaceva (anche in modi non propriamente graditissimi agli umani di casa), di farsi le corse folli nei prati eccetera eccetera.
Io esigo che i miei cani, almeno da cuccioli, vivano una vita piena e divertente: non si può stare sempre sui banchi di scuola, che cavolo.
Quindi è vero che siamo indietro, ma recupereremo (con calma: tanto non ci corre dietro nessuno. Se non andremo in IPO quest’anno ci andremo il prossimo, chissenefrega. L’unica condizione è che io non schiatti prima, ma ancora per un paio di annetti i crisantemi spero che aspettino);

primomorsoc) sul lavoro di difesa siamo in tempi abbastanza giusti: abbiamo cominciato quand’era cucciolissima (e tu guarda cos’era! Ma già mordeva più che volentieri), poi ci siamo fermate per il cambio dei denti, adesso stiamo lavorando con regolarità.
Lei è portata, le piace, quindi i meriti della sottoscritta stanno a zero: applauso, semmai, per Gigi e Davide, i figuranti con cui lavora e che l’hanno fatta appassionare a questo gioco bellissimo.
Forse pure un filino troppo: la settimana scorsa, finiti gli attacchi, le ho detto “Forza, andiamo in kennel che devi riposarti un po'”.
Son partita e sono uscita senza neanche voltarmi, perchè di solito lei mi segue a ruota quando lascio il campo; ho fatto tutto il corridoio (duecento metri circa), sono arrivata alla macchina, ho aperto il kennel, mi sono girata per prendere il cane… e non c’era nessun cane.
Era rimasta immobile a terra davanti alla panchina sulla quale stava posata la manica, che fissava bramosa (non si sa mai, avrebbe potuto animarsi da sola anche se non c’era più in giro nessun figurante).

resta_ridOvviamente, quando le chiedo un “resta in assenza del conduttore”, non faccio in tempo a sparire dietro a un qualsiasi nascondiglio che mi ritrovo un naso infilato su per il culo (e lei mi guarda col fumetto che dice “Ah, ah… volevi farmi lo scherzetto, eh? Ma io sono bravissima e ti ho trovata. Premietto?”).
Sì, lo so… l’ho detto, che con l’obbedienza siamo un po’ indietro.
Però il “resta” in mia presenza lo fa bene.
Tornando agli attacchi, la fanciulla comincia ad avere una buona presa, regge bene la pressione, ieri ha imparato perfino ad abbaiare sull’affronto (cosa che proprio la schifava).
Penso che andremo avanti bene, sempre che cominci a considerare anche me oltre al figurante… però il “lascia” ce l’ha buono.
I richiami al piede un po’ meno, ma sono fiduciosa.

presa_rid
Va bene, basta con le confessioni di un’addestratrice rintronata (adoro quando figlio e quasinuora – perché adesso vanno di coppia, a prendermi per il culo – vedendomi volar via dietro a Samba, mi consigliano di portarla da Valeria Rossi a farla addestrare), e veniamo alla vita di famiglia, che funziona molto meglio.
Nel senso che Samba non ha smesso di rubare calze, ciabatte e calzini, ma se le dico “lascia!” li molla subito anziché mettersi a giocare a rincorrersi per tutta casa; nel senso che non mi sveglia più alle cinque/sei del mattino, ma arriva anche fino alle otto-otto e mezza prima di rompere le palle perché vuole uscire; nel senso che non ha più rosicchiato nulla (esclusi tovaglioli e fazzoletti di carta: quelli, se riesce ad arrivarci, sono immancabilmente destinati alla coriandolizzazione… ma scema io che li lascio in giro, eh. Se non ce li lascio, non succede).
Son già soddisfazioni, diciamolo.
Un po’ meno soddisfacente è stata la pragmatica decisione della Sciurallevatrice nonché quasinuora di insegnare a Samba a dare la zampa. Anzi, come dicevo prima, “la ssampeeeettaaaa“, perchè glielo dice proprio così.
E… passi un “dai la zampa”, comando assolutamente inutile (infatti io non l’ho mai insegnato a nessun cane) ma comunque sopportabile: ma “dai la sssampeeettaaa” nun se po’ senti’!
In ogni caso, questo sarebbe il meno: la parte tragicomica sta nel fatto che adesso lei dà la ssampeettta a tutti quelli che vede, e avendo dei piedi che fanno provincia li abbatte inesorabilmente.
In più il suo richiamo, da quasi perfetto che era, adesso è diventato inguardabile: perché lei arriva fortissimo, si siede appiccicatissima (tutte cose mooolto positive, in gara)… ma se non sei veloce come un fulmine a premiarla, ti ammolla la stramaledetta sssampeeettta! Che è roba da farsi sparare in diretta dal giudice.

richiamo_rid
Una cosa di buono, però, c’è: ed è che adesso Samba, dando la zampa a chiunque incontri, ha smesso di scatafasciarglisi addosso buttando loro due zampe al collo e baciandoli in bocca.
Considerando che ho fortemente voluto che avesse questo carattere e questo convincimento che tutti gli umani del mondo fossero i suoi migliori amici (perché è un rottweiler, sappiamo che fama hanno i rottweiler, e di far cagare addosso i passanti proprio non mi andava…), ma che mi ero trovata di fronte al problemino collaterale degli umani che si cagavano addosso lo stesso, causa feste e non causa aggressività… diciamo che la sssampeeeetttaaa un risvolto gradito l’ha pure avuto.
UNO, eh? Ma accontentiamoci.
lavatrice2Un’altra cosa nuova, oltre alla ssampeetta, è la scoperta della lavatrice.
E ci ha messo un anno a capire che esisteva? A quanto pare, sì. Ahò, ognuno ha i suoi tempi. Comunque la lavatrice è sempre stata bellamente ignorata, mentre adesso, appena la apri, succede ciò che vedi nella foto a destra. E ovviamente un attimo dopo ne esce un cane con un calzino in bocca, se hai lavato calzini.
Il piccolo problema collaterale è che se non trova calzini acchiappa quello che c’è: e l’altro giorno è partita con un lenzuolo.
Però l’ho bloccata subito, eh? … giusto il tempo di trascinarlo per due o tre metri sul pavimento e di renderlo nuovamente bello zozzo, quindi da rilavare daccapo. Ma queste sono sottigliezze.
Che altro dire, diario mio?
Boh, niente.
La mia vita procede tranquillamente (spalle lussate e mal di schiena cronico a parte) e quella di Samba serenamente: non credo di poter volere di più. Sì, certo, le mattinate lei deve passarle annoiandosi in attesa che io finisca di scrivere, e infatti puoi vederla con quest’aria da cane maltrattatissimo (per non parlare di quella della foto di apertura):

maltrattati_rid
Però c’è da dire che quando proprio si annoia, ha sempre la Bisturi da torturare. Tant’è che, quando proprio non posso darle retta perché c’hoddafa’, le do un ordine preciso a cui lei non manca mai di rispondere con prontezza.
L’ordine è: “Rompi le palle a Biba”. E lei, puntualmente esegue.
Poi la Biba fa questa faccia qua… ma  ognuno ha la sua croce, è risaputo.

mapecche
E con questo direi che siamo proprio arrivati alla fine.
Fine di questo diario, anche se – come ho già detto nella scorsa puntata – non credo proprio che sia la fine delle storie più o meno buffe della “Pruzzvailer” in questione… che ovviamente racconterò, perchè mi piace farlo e perché molte persone mi hanno già minacciato di brutto quando ho annunciato che questa sarebbe stata l’ultima puntata.
Dunque addio, caro Diario… ma arrivederci ai lettori che dovranno sicuramente subire (o godersi, a seconda dei casi) nuove avventure: sempre che Samba non riesca a spezzarmi in due come sta cercando accanitamente di fare. Ma ormai la tecnologia è avanzata al punto tale che su un computer riescono a scrivere anche persone a cui è rimasta la mobilità soltanto in un dito: quindi, a meno che proprio non mi ammazzi a ssaampeeettate, penso che potrò farcela anch’io.
Intanto, grazie a tutti coloro che ci hanno seguito fin qui: e se qualcuno vorrà darci una grattatina alla pancia, sarà sempre il benvenuto!

svacc

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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