venerdì , 24 novembre 2017
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E adesso abbiamo anche il chihuahua killer

di VALERIA ROSSI – Titolo pacato, quasi amorfo, per l’ultimo episodio di morsicatura: “Senigallia, azzannata da un cane donna finisce all’ospedale”. Fine.
Foto anonima: l’ingresso del Pronto Soccorso.
Niente denti sguainati, niente prizzbulldobbbbermannruzzwailer asciascini.
Come mai?
Un attacco di serietà? Un rigurgito di dignità giornalistica?
Vorrei tanto crederlo… ma temo che il vero motivo di cotanta sobrietà sia un altro: il cane in questione era un chihuahua. Cattivissssimo, eh? Tanto che, stando al giornale, “pareva che non ci fosse verso di staccarlo” dalla gamba dell’ottuagenaria che aveva azzannato.
In realtà non c’è molto da scherzare, perché la povera donna avrà bisogno di trenta giorni per guarire (noi vecchiette rimarginiamo lentamente, sigh) e si trova anche sotto choc: la capisco, perché anch’io sono stata morsa da un chihuahua killer e giuro che mi ha fatto malisssimisssimo.
Però non sto scrivendo queste righe né per criminalizzare il chihuahua (magari i suoi proprietari un po’ sì…), né per prendere in giro la vecchietta. I motivi per cui scrivo sono due:
a) la già citata morigeratezza nel dare la notizia, che vorrei TANTO vedere sui giornali anche quando si parla di razze un filino più corpose;
b) (soprattutto) il fatto che i chihuahua killer siano, molto spesso, apprezzati dalle proprietarie. Proprio in questi giorni mi è stata inviata in visione una discussione su FB che riporto parzialmente qui sotto, ovviamente togliendo i nomi per rispettare la privacy (quello del cane lo lascio anche perché di cagnette di nome Molly ce ne saranno millemiladuecentoventitrè, quindi non credo che possa portare ad alcuna identificazione).
Il primo post è una sequenza di foto, con una didascalia che lascia quantomeno perplessi:

chihuakiller1
Seguono (ovviamente!) commenti piuttosto critici, anche se il tenore (trattandosi di chihuahuiste) è piuttosto soft: si va dal “Ma no, Molly, cosa fai?” al “birichina!”, “monella!” eccetera.
Ma l’umana di Molly non gradisce neppure questi: per lei va benissimo così, tant’è che ci spiega:

chihuakiller3Eh, sì: la signora è contenta che morda, perché è gelosa di lei.
Basterebbe già questo a far rabbrividire chi legge… ma andando avanti nella discussione si scoprono altre perle. Per esempio, che il dito bucato nelle foto NON appartiene alla proprietaria di Molly (quindi la signora si rallegra, si compiace e si gongola del dolore inferto a qualcun altro: davvero adorabile!); e poi che si ritiene assolutamente legittimo che la cagna decida in proprio cosa accettare e cosa no. Subito sotto, un’altra proprietaria di piccolo demonio (pinscher, stavolta) avalla pienamente la tesi che il cane possa masticarsi gli umani quando e come gli pare. Segue dichiarazione masochistica dell’umana di Molly, che quasi si dispiace perché è un po’ che non la morde:

chihuakiller4
A questo punto credo che siano già stati in molti a  pizzicarsi per scoprire se stavano sognando: e forse qualcuno penserà anche che questa conversazione su FB sia uno scherzo. Purtroppo NO, non è uno scherzo: è tutto verissimo, e anche se non fosse vera questa specifica conversazione posso assicurarvi di averne sentite moltissime equivalenti, “dal vivo” e senza possibilità di fraintendimento.
A fine discussione, comunque, ecco svelato il vero motivo per cui moltissime sciure, come la proprietaria di Molly, fanno affermazioni così lontane da qualsiasi traccia di buon senso: i loro non sono cani, ma figli!
chihuakiller5
Qui, addirittura, si arriva al concetto in assoluto più estremo, ovvero quello secondo cui i figli andrebbero educati a sberloni e i cani no.
Perché i cani sono migliori degli uomini. Perché “quello che fanno gli umani adulti che non si sono mai presi una sculacciata, i pelosetti non lo farebbero mai”.
Talmente aberrante che davvero non riuscirei a crederci, se purtroppo non avessi sentito sostenere più volte tesi simili.
Cosa mi piacerebbe che succedesse, a questo punto, all’umana di Molly? Intanto vorrei che le togliessero immediatamente di mano  quella disgraziata cagnetta, soffocata da un amore malsano e costretta a vivere perennemente sul chi va là, in continuo allarme verso chiunque osi invadere i suoi spazi. Una vera e propria nevrotica che riflette i problemi relazionali dell’umana… solo che lei non è volutamente così: ci è stata costretta, e questa è la forma di maltrattamento più indegna a cui io riesca a pensare. La forma di maltrattamento che più mi manda in bestia, soprattutto per il fatto che non verrà MAI punita.
Però non vorrei che la SciurapadronadiMolly rimanesse senza cane: vorrei, invece, che le fosse affidato un rottweiler. Un pastore del Caucaso. Un cane corso. Va tutto bene, purché superi i cinquanta chili.
Tempo cinque o sei mesi, vorrei vedere se dichiarerebbe ancora di “ammmareeeeeeeeeeeee!!!” il suo dolce cagnolino dopo che le ha staccato un braccio (sempre che non lo stacchi a qualcun altro, poveraccio: questo mi dispiacerebbe)… o se forse comincerebbe a capire che un cane è sempre un cane, indipendentemente da taglia e peso; che amare e rispettare un cane significa anche insegnargli che esistono delle regole e che esiste il rispetto per gli altri; che gongolarsi perché il proprio chihuahua morde un dito è la stessa identica cosa che godere perché il rottweiler, allevato e cresciuto nello stesso modo, stacca un braccio.
Non so se arriverebbe a capirlo, la sciura in questione: probabilmente no.
Perché chi sceglie il microcane, molto spesso, lo sceglie proprio per togliersi ogni responsabilità: faccia quello che gli pare, faccia pure il killer professionista, se vuole… tanto grossi danni non ne può fare (e invece non è vero: lo dimostra l’episodio di cui abbiamo parlato in apertura).
Sotto a certe inaudite dichiarazioni c’è questo concetto: “prendo un cane che non mi costringa a fare la fatica di educarlo e di farlo felice: tanto, anche se vien su schizzato e nevrotico, a ME non succede niente. La farò sempre franca”.
Un atteggiamento che, a mio avviso, meriterebbe un’approfondita indagine psichiatrica: perché queste persone non stanno bene.
E purtroppo devo anche aggiungere che certa cinofilia new age – iperbuonista e iperpermissiva – non fa che peggiorare le cose, avallando questi concetti malati ed appoggiando pienamente queste personalità disturbate, anziché cercare di far loro capire quanto sbagliano e quanto male stanno facendo ai propri cani.
Poi non meravigliamoci troppo se circolano storielle come quella che mi ha inviato qualche giorno fa un caro amico:

– Buon giorno signora Muller. Parla Gruber !
– Giorno signor Gruber. Bene, come sta il suo Balthasar? Sta facendo progressi?
– E’ per questo che sto chiamando. Balthasar ha addentato il mio polpaccio e lo scuote.
– Oh. Questo è un passo indietro. Ma sapevamo che questo sarebbe stato un lungo cammino.
– Sì. Lo so. Ma che cosa faccio adesso? Mio dio, che male!
– Sig. Gruber. È necessario mettere i propri sentimenti un po’ indietro. Quanto profondo morde Balthasar al momento? Più della metà di un mezzo dente del cane?
– Momento. Controllerò … Sì! E sanguina pesantemente.
– Allora è grado 4. Va bene. E’ chiaramente aggressivo. Ha provato di tirare via con la forza Balthazar, o di picchiarlo?
– Certo che no!
– Grazie a Dio ! Molto bene. Nel cane le esperienze negative rimangono più impresse rispetto a esperienze positive. Dobbiamo assolutamente evitare.
– Ahiiiaaaaa! Aaaaaah!
– Sig. Gruber, per favore! Naturalmente, il suo cane può sentire che non le piace quello che sta facendo. Ma la prego di fare attenzione a non disturbarlo. Non conosce tali suoni forti da parte sua  e potrebbe disturbare il suo equilibrio mentale.
– Sì, sì. Va bene.
– Fino a che punto il “Lascia” è già fissato, signor Gruber?
– In realtà, non è affatto fissato. Boooaaah, che fa male! Il furfante fa solo il “Lascia” quando ottiene il suo premio preferito, e anche allora non sempre.
– Va bene, allora lo dobbiamo escludere. Noi diamo i comandi solo se siamo in grado di assicurarci che vengono eseguiti. Non è vero, signor Gruber?
– Sì, certo.
– Allora dobbiamo, per una volta, utilizzare un metodo leggermente più duro, signor Gruber. Dica “No!” in modo energico, ma non arrabbiato o minaccioso. Balthazar è un cane pauroso. Noi non vogliamo traumatizzare il piccolo monello.
– No, no. Certo che no! Ok, provo. Balti, No!
– Che cosa fa Balthasar?
– Lui scuote. Ingeboooorg! Ti prego, puoi venire per pulire il mio sangue dal pavimento? Balthipupsi si sta bagnando le zampe!
– Sig. Gruber, credo che allora funzioni solo ignorarlo. Deve evitare qualsiasi contatto con gli occhi, non parlare con lui, non toccarlo e astenersi da tutto ciò che potrebbe premiare il suo comportamento.
– Comunque riesco a malapena a vedere qualcosa, e parlare è difficile per me. Devo dire che mi sento anche molto stanco. Probabilmente a causa della perdita di sangue.
– Aha . Capito. Allora chieda a sua moglie di tenersi pronta con il clicker e un premio. Una volta che ha perso l’interesse e lascia andare, subito rinforzare positivamente con il clicker e un premio. Qui la tempistica è molto importante, però lo sa già, vero signor Gruber …. ? Signor Gruber ?
– Sono la signora Gruber. Mio marito è appena svenuto. Ma ho ascoltato tutta la conversazione e sono qui con clicker e premio già in mano!
– Fantastico, signora Gruber! Andrà tutto bene. Siete sulla strada giusta.


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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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