di VALERIA ROSSI – Stavolta è toccato a “Wired.it” rilanciare un’annosa polemica, con un articolo intitolato: “Scegliere un cane di razza è folle e crudele?”
Tolgo subito di mezzo la risposta (letta in diversi commenti): “Ma se siete un sito che si occupa prevalentemente di tecnologia, perché non continuate con quella, visto che di competenze cinofile non ne avete?”.
La tolgo di mezzo, ovvero non la faccio mia, perché è verissimo che l’articolo sostiene tesi tanto allarmistiche quanto – in alcune parti – totalmente campate in aria, evidentemente frutto di scarsa conoscenza della realtà cinofila (tant’è che la stessa autrice sostiene di fare riferimento ad un altro articolo pubblicato  su Huffington post): ma io ritengo che sia un grave errore pretendere che a parlare di cinofilia siano solo i cinofili.
Questo significa suonarsela e cantarsela da soli, il che non porta a nulla di costruttivo.
Le tesi allarmistiche sulla salute delle razze canine fanno facile presa su chi non è un esperto cinofilo: le classiche Sciuremarie se le sentono ripetere ogni giorno ai giardinetti e spesso ci credono perché gliele ha dette “quello che di cani se ne capisce” (l’altrettanto classico cuggino, che ultimamente viene sempre più spesso affiancato da un altro personaggio standard: l’animalista fanatico).
Se noi cinofili ci limitassimo sempre e solo a dire “ma va làààà… non parlare di cani se non sai nulla di cani”, non riusciremmo mai a far capire la verità a queste persone che, in perfetta buona fede, continuano a dar retta al “cuggino” (o alla rivista di tecnologia, o magari a quella di gossip) o perché di veri cinofili non ne conoscono, o perché i veri cinofili sono così arroganti da trattarle con sufficienza.
Quindi io la domanda della giornalista la prendo sul serio, anzi sul serissimo; e le rispondo… sperando di levare qualche dubbio anche a tutti coloro che questa domanda l’hanno letta e che si sono chiesti se fosse legittimo porsela.

wired3Cominciamo a distinguere tra dicerie, leggende metropolitane, cugginate varie e realtà.
Prendiamo, per esempio, la frase “gli incroci incestuosi a cui la razza è stata costretta hanno portato il pastore tedesco a un aumentato rischio di cataratta e quindi cecità, dolorosi problemi di digestione, emofilia, problemi al pancreas, dolore alle articolazioni e la ben nota displasia dell’anca”.
Questa è una vera e propria cugginata, già a partire dal concetto di “incroci incestuosi” che fa leva su un tabù esclusivamente umano.
Gli incroci tra parenti più o meno stretti si sono sempre fatti e sempre si faranno in tutte le razze del mondo, canine e non: certamente non sono limitati al pastore tedesco. Senza l’inbreeding (questo è il termine tecnico usato in zootecnia per gli accoppiamenti tra parenti stretti) non sarebbe mai nata alcuna razza, perché l’inbreeding è il solo mezzo che consente di fissare certe caratteristiche e di far sì che esse vengano ereditate da tutte le generazioni successive.
E’ una cosa “scandalosa”? Ma assolutamente no!
E’ ciò che è sempre avvenuto anche in natura, spontaneamente, dando così vita alle diverse specie animali.

adamo-ed-eva-adamo-and-eva_500Volendo, potrei malignare che senza rapporti “incestuosi” non sarebbe mai nata neppure la razza umana (Adamo ed Eva erano solo in due, eh: per popolare la Terra, o si accoppiavano con i loro figli, oppure i loro figli si accoppiavano tra loro. Non si scappa): ma siccome non credo a questa favoletta, non maligno in merito.
Che cosa c’è di sbagliato/pericoloso, nell’incesto?
C’è il fatto che la presenza di tare genetiche in entrambi i genitori può portare danni fisici sulla prole. In pratica, se si accoppiano due portatori sani della stessa malattia, la malattia si evidenzia immediatamente: e le possibilità aumentano esponenzialmente quando gli accoppiamenti successivi avvengono ancora tra consanguinei (come è avvenuto molto spesso in passato sia nelle comunità che vivevano geograficamente isolate, sia nelle famiglie reali che praticavano l’incesto per mantenere il potere. E’ stato probabilmente questo, oltre alla spinta verso maggiori scambi personali e culturali, a creare il tabù dell’incesto nella nostra società).
Questo ovviamente avviene anche nei cani, come in qualsiasi altro essere vivente: ma la scienza oggi ci permette di controllare e testare gran parte delle patologie ereditarie, quindi basta utilizzare soggetti che ne siano esenti per evitare che si diffondano nella prole, indipendentemente dai legami di parentela.
In parole più semplici: da cani sani, anche se fossero fratelli, o genitori e figli, nascono cuccioli sani.

V1 Canto von der WienerauCos’è che fa veri danni, in una razza?
La mancata conoscenza dell’ereditarietà di alcune patologie e gli accoppiamenti fra cani non testati, ma soprattutto la disonestà: ovvero, il silenzio degli allevatori/proprietari che si ritrovano per le mani un cane vincente, e quindi potenziale riproduttore importante, che purtroppo sia portatore di una tara genetica.
Quando gli umani si comportano in modo etico, invece, i problemi vengono eliminati proprio grazie alla selezione genetica che l’articolo condanna.
E’ stato il caso dell’emofilia A nel pastore tedesco, portata soprattutto da un riproduttore, Canto v. Wienerau: in quel caso la diagnosi venne resa immediatamente pubblica e ogni consanguineità su quel riproduttore venne fermata.
Per questo motivo il problema dell’emofilia nel pastore tedesco, citato nell’articolo come se fosse attualissimo, è stato invece quasi completamente risolto fin dagli anni ’80.
Quanto alla displasia dell’anca, il pastore tedesco è stata la prima razza ad essere severamente controllata (e solo per questo è nota come “la razza con la displasia”, quando ne esistono molte altre in cui l’incidenza è infinitamente superiore); anche per le patologie oculari il pastore tedesco non è certo tra quelli messi peggio, quindi l’impressione è che si sia sparato un po’ nel mucchio.

wired1Alle accuse rivolte al pastore tedesco seguono quelle dirette ai cani brachicefali, con l’elenco di varie patologie che la giornalista sembra voler espandere anche a… labrador e bassotti, che proprio brachicefali non definirei!
Tra le altre cose, quello descritto come “boxer” sembra un misto tra boxer, bulldog e carlino: perché sulla faccia schiacciata non si discute, ma “l’occhio prominente”, nel boxer, proprio non l’ho mai visto.
E alcune delle malattie indicate sono molto più frequenti in altre razze (la sindrome del brachicefalo, per esempio, è assai più tipica di bulldog, bouledogue e carlini: il boxer è un cane da lavoro, ce ne sono migliaia che fanno UD… e sarebbe un po’ difficile impegnarli in questa disciplina se non respirassero più che bene!).
Inesattezze cinofile a parte, comunque, la frase che fa saltare sulla sedia è la seguente:

“Nel Regno Unito il pedigree accompagna ben il 75% di tutti i cani. “Stiamo facendo ai cani quello che non ammettiamo neppure lontanamente per gli esseri umani e che in genere ci disgusta”, hanno commentato i ricercatori”.

Cioè, sembra che colleghino il pedigree con il maltrattamento genetico!
Questo è a dir poco folle.
Solo la presenza del pedigree, ovvero la conoscenza degli ascendenti di un cane, può consentire di evitare gli accoppiamenti a rischio: quindi fare l’equazione cane di razza=cane malato è assolutamente falsa e fuorviante.
E’ vero il contrario!
Le patologie presenti nel cane NON sono affatto “il risultato vergognoso di secoli di selezione genetica, che non ha mai tenuto in considerazione gli effetti sulla salute degli animali e che ha creato mostri destinati al dolore e una vita misera e breve“.
Le patologie nel cane esistono semplicemente perché non abbiamo ancora capito come debellarle; perché ci mancano proprio le conoscenze scientifiche necessarie.
Nell’articolo si parla di cani “condannati all’epilessia”: ma l’epilessia è presente nell’1% dei cani… e nell’1% degli esseri umani!  E non mi pare che questi siano stati recentemente oggetto di alcuna “selezione genetica” (l’ultimo che ha provato a farla non è finito troppo bene).
Nell’articolo di Huffington post (titolo: How Our Dog Obsession May Actually Be Making Their Lives Miserable, ovvero “Come la nostra ossessione per i cani sta rendendo le loro vite miserabili”) c’è una serie di foto di varie razze, con elencate a fianco le patologie ereditarie più diffuse. Si sono dimenticati, però, di mettere la foto di un umano e di elencare quelle che colpiscono più frequentemente la nostra specie!

wired2La verità è che la selezione genetica è l’unica arma di cui disponiamo per limitare il più possibile, e non certo per creare, queste patologie.
Certo, se ce infischiamo faremo danni. Se badiamo più all’estetica che alla salute, faremo danni.
L’allevamento serio e coscienzioso migliora le razze e non crea certamente alcun mostro: i casini si fanno solo quando si è incompetenti e/o disonesti, come in qualsiasi attività umana.
La parte veritiera dell’articolo di Wired.it, così come di quello di Huffington post, che a sua volta attinge pesantemente dal noto video della BBC, sta purtroppo nel fatto che di incompetenti e disonesti è pieno il mondo cinofilo (o meglio: è pieno il mondo, punto).
Così come è pieno il mondo di fanatici del “di più”: vogliamo cani “più” piccoli, “più” grandi, “più” performanti, “più” pelosi… più, più, più.
Questo, in alcuni casi, ha davvero creato razze problematiche a causa di un aspetto fisico esasperato.
Il bulldog inglese ne è l’esempio più eclatante: ma chi conosce la storia della razza sa anche che l’attuale aspetto da “grosso e buffo giocattolone di gomma” è stato cercato per salvare la razza dall’estinzione, visto che i bulldog utilizzati per il loro scopo originario, ovvero il combattimento con i tori, erano diventati così aggressivi che si pensava di sterminarli.
Si è cercato allora di renderne più accattivante e simpatico l’aspetto, oltre a riequilibrarne il carattere: quindi l’operazione originaria è stata fatta solo in fin di bene.
E’ sicuramente vero che poi le cose sono un po’ scappate di mano, ma negli ultimi anni lo stesso Club di razza ha imposto severi limiti all’ipertipo: insomma, si sta cercando di rimediare.
Se però guardiamo all’intero panorama cinofilo, come ho già detto più volte, troviamo una percentuale veramente irrisoria di razze “scappate di mano”: la stragrande maggioranza delle razze non ha alcun problema legato all’aspetto fisico, pur avendo una certa percentuale di malattie ereditarie… esattamente come le ha l’uomo.

wired4La visione dell’allevamento come causa di tutti i mali è tipica dell’animalismo più esasperato e fanatico: che usando toni forti ottiene anche grande attenzione… e spesso reazioni del tutto inconsulte.
Per esempio, ciò che sostiene l’autrice dell’articolo su Wired.it (“Mi è morto un boxer di tumore a tre anni, e da allora non ho più avuto un cane di razza”) è frutto di una reazione tanto istintiva quanto irrazionale: è come dire “sono entrata nel reparto oncologico di un ospedale pediatrico e dopo quello che ho visto ho deciso che non avrò mai un figlio”.
Certo, è una reazione comprensibile: però non ha nessunissima motivazione logica.
Non è certo abbandonando la selezione del cane di razza che si debelleranno le malattie: anzi, lo ripeto ancora, è vero l’esatto contrario.
Solo la selezione permette di evitare gli accoppiamenti a rischio e solo il controllo costante di una razza permette di studiare a fondo le patologie e di cercare le soluzioni  che al momento ci mancano.
Che poi non sempre si lavori nel modo migliore, è un dato di fatto: ma sulle lacune dell’allevamento ho già scritto un articolo in passato, quindi è inutile che ripeta qui le stesse cose.
Qui mi limito a ribadire, per l’ennesima volta, che quello da condannare non è l’allevamento zootecnico: sono da condannare l’incompetenza e la disonestà, insieme alla smania tutta umana di andare sempre verso l’eccesso, quando la natura è orientata invece verso la media. Ma neppure la natura è perfetta, sia ben chiaro! Malattie e mostruosità nascono anche spontaneamente, senza alcun intervento umano.
Se così non fosse, le patologie ereditarie non sarebbero mai esistite e questo sarebbe un mondo molto diverso: ma non è certo con la fantascienza che si può fare buona cinofilia.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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14 Commenti

  1. Condividendo in pieno i contenuti dell’articolo volevo però chiedere alla Redazione una cosa che mi sta particolarmente a cuore relativamente alla Razza Bovaro del Bernese. Questa razza è molto a rischio per una patologia denominata “Istiocitosi maligna” che è una leucemia del sangue che porta il cane alla morte in breve tempo. Tale patologia ha un’incidenza altissima, tanto che è la prima causa di morte per gli esemplari appartenenti alla razza. Io stesso ho perso anni fa il mio amatissimo Bovaro Pinot a causa di questa patologia……ora ho una femmina (Desdemona) di nove anni e non passa giorno che io non mi faccia la paranoia che anche lei possa essere soggetta a questa leucemia. Vorrei chiedere se gli allevatori stanno facendo qualcosa per debellare questa malattia…..se stanno cercando di operare accoppiamenti mirati per limitarla, se stanno seguendo la vita dei cuccioli che fanno nascere per avere un feedback sugli accoppiamenti fatti in passato. Si può parlare in questo caso di errori di selezione gravi da parte degli allevatori?

    • Errori di selezione? Sì e no… nel senso che solo recentemente si è scoperta l’altissima incidenza dell’istiocitoma maligno in alcune razze (soprattutto il Bovaro, ma anche altre… tra cui il rottweiler: sono un’altra che deve tenere le dita incrociatissime…).
      Per quanto riguarda la prevenzione, ho letto (ma non ricordo dove, sorry) che in Francia stanno facendo una ricerca molto approfondita, in collaborazione con il Club del Bovaro del Bernese. Altro non rammento… se ritrovo la fonte la posto!

  2. D’accordissimo su tutto ciò che hai scritto Valeria ma penso che ci fosse da aggiungere un “dettaglio” oltre al non semplicissimo discorso sull’importanza della genetica: ciò che rende effettivamente diverso adottare un meticcio e prendere un cane di razza.
    Con un cane di razza, se preso con cognizione di causa, si sa perfettamente che tipo di cane avremo: se vogliamo un cane da coccole e poca attività ci prenderemo un Bichon, se siamo degli atleti non stop che hanno INFINITO TEMPO da dedicare al cane, va bene un Border Collie.
    Sapere le attitudini di razza ci è di grande aiuto per fare la scelta giusta, per non essere poi delusi e stressati dall’avere un cane da cui ci aspettavamo tutt’altro di quello che è.
    Con i meticci è sempre un terno al lotto, soltanto un occhio esperto ne riconosce a grandi linee le attitudini! Si adotta il cucciolino fantasia che è tanto bellino ma nel momento in cui ci si prospetta il reale impegno che ci vuole, crollano le sicurezze: ed è così che si spiegano i ripetuti abbandoni: persone che vogliono fare del bene (spinte dal buonismo animalista) e si prendono il cane di canile ma poi si rendono conto che per loro è troppo, ci vuole troppo tempo e il cane non è mai stanco e quindi lo scaricano di nuovo.
    Non sto giustificando gli abbandoni, ma è comprensibile quando a monte c’è sempre la nota IGNORANZA di fondo che muove la gente comune.
    La gente si prende il meticcio perchè non ha soldi per comprarlo, ma si aspetta dal cane (in quanto cane!) determinate caratteristiche, che spesso non sono rispettate.
    La verità è che quando ti prendi un meticcio devi essere pronto a qualsiasi eventualità, non puoi avere grandi restrittezze (non voglio rinunciare a questo quello quello e quell’altro per il cane) di tempo, energie e spazio perchè non sai fino all’età adulta del cane, cosa potrà uscirne fuori.
    Ma col cane di razza sì.
    Se tutti comprassero, con cognizione di causa, cani di razza i canili si svuoterebbero.

    • Brava! Bravissima!! Soprattutto i cani di razze non troppo di moda, hanno una grandissima “memoria di razza”!! Non sono tutti fatti con lo stampino, ma le caratteristiche comuni di base ci sono eccome!!
      Ad esempio gli standard ed i “veri standard” di questo sito sono utilissimi per orientarsi. Sempre se uno vuole informarsi eh…
      Io ho scelto una razza pochissimo di moda (il borzoi), non sono affatto una cinofila esperta, anzi, non sono una cinofila proprio, ma le caratteristiche del mio cane in carne ed ossa sono esattamente quelle che si trovano negli standard di razza! Proprio tutte tutte tutte quelle che mi aspettavo, che mi piacevano e che si confacevano al nostro stile di vita. Il che credo renda felice anche il cane.
      Volevo un cane affettuoso ma discreto e poco invadente. Non un cane appiccicoso, nè abbaione, nè iperattivo nè iper pigro. Posso farlo correre tutti i giorni nei lunghi filari del frutteto ben recintato, ma non mi passerebbe neppure in testa di portarlo ad un campo scuola per addestrarlo (a fare che, poi?). A non far buchi in giardino ho provveduto io ad insegnarglielo con modeste sgridate e qualche osso di pelle di bufalo. Per il resto…non fa la guardia, non morde, al guinzaglio in giro è un lord non tira, non guarda nè persone nè cani. Mettici pure che lo trovo bellissimo… ma dove lo trovavo un altro cane così?
      Un cane sartoriale, fatto su misura… o lo scegli di razza o sennò?….

      • Mettici pure che amo i cani, non abbandonerei i cani, ma non sono proprio una disposta a stravolgere la mia vita per un cane.
        Nè mi piacerebbe sacrificare un cane per renderlo adatto alla nostra vita.
        Alcune cose che fanno i cani non sarei per niente disposta a farmele andar bene perchè me e la mia famiglia sarebbero un problema…. E questo capita a molti, e bisogna essere onesti ad ammetterlo PRIMA di avere il cane. E allora o passi la vita ad addestrare un cane a NON fare cose che lui magari vorrebbe tantissimo fare, o ti metti al servizio del cane e gli fai fare quel che piace a lui anche se non piace a te, oppure ti orienti su un cane che naturalmente NON fa determinate cose. Molto meglio per tutti, no?

    • Al di là delle attitudini caratteriali, già trattate in altri articoli, qui si parlava soprattutto di tare genetiche, di problemi di salute, e quello che non è stato detto è che anche i bastardini (o come si voglia chiamarli) ne soffrono! Anche loro hanno problemi di salute e malattie. Non è che vivono per 25 anni tutti belli sani e vispi e una mattina si svegliano morti. Solo che per loro non esistono statistiche. Rimangono impresse le storielle sentite sull’incrocio che qualcuno ha avuto e che mangiava gli avanzi ed è morto a 20 anni. Ma sarà vero? Poi chiedi in che anno l’avevano preso e non lo sanno. Magari di anni ne aveva 10, se li aveva…

    • La maggior parte dei cani che vengono abbandonati o che finiscono in canile (meticci o di razza che siano) fanno questa fine perchè gli esseri umani non attribuiscono loro il giusto VALORE e perchè gli stessi umani li adottano con superficialità estrema. Alcuni cani certo entrano in canile per problemi comportamentali……..ma i problemi comportamentali spesso sono figli di problemi di relazione non del fatto che un cane sia meticcio o di razza. Molti proprietari di cani di razza non fanno alcuna valutazione preventiva sulle caratteristiche e sui bisogni di scarico psicofisico della razza acquistata. C’è pieno in giro di Border Collie e Pastori tedeschi che fanno i nani da giardino o che passano 23 ore su 24 in casa. Parlo da proprietario sia di cani di razza che di meticci ed ognuno di essi ha e ha avuto(per quelli che non ci sono più) un grande VALORE per la mia vita perchè ho saputo approfondire e coltivare la mia relazione con loro. Cani di razza VS meticci non è l’approccio sensato al problema che invece va visto : proprietari formati, informati ed empatici VS proprietari ignoranti, insensibili, antropomorfizzatori, reificatori e idioti vari.

    • Mi chiedo: ma sono più malati o semplicemente più curati? Non è la stessa cosa!
      Io sono spesso in campagna, la maggior parte dei cani sono incroci e non mi risulta proprio che i proprietari li portino spessissimo dal veterinario. Di sicuro cani che fanno ecografie, radiografie, operazioni, de-tartarasi annuale e visite di controllo non ce ne sono. Ci sono cani che campano come matusalemme (pochi) ed altri che muoiono assai prima di farsi decrepiti (la maggior parte)

    • Sarà, ma dei miei due, quello che si è beccato la malattia genetica e che deve mettere due colliri due volte al giorno (pena la cecità), è il bastardo… quella di razza ha giusto qualche acciacchino da manuale dovuto all’età….ach, fortunellen..

  3. Sono troppo d’accordo. Io, al primo cane e molto inesperta, ho deciso di prenderlo al canile, tra l’altro tramite una foto, non conoscendola da vicino. Ora…mi é andata benissimo perché la mia cagnaccia é davvero docilissima, intelligente e vispa, mai distruttiva e impara in fretta.
    Ma se devo dire la veritá, ora che sto studiando per diventare educatrice/addestratrice, e ne inizio a capire un pochino di più di cani, mi rendo conto che avrei preferito un cane innanzi tutto di taglia un po’ piu’ grande (La mia doveva arrivare a 25 kg ma si é fermata a 15 perché avevano sbagliato l’etá in canile) e poi un po’ piu’ socievole, una a cui piacciono le coccole, il contatto fisico, meno nevrile. Probabilmente avrei scelto un labrador. O forse un’amstaff. Il primo é probabilmente più gestibile soprattutto con altri cani, il secondo é il tipo di cane “francobollo” che avrei voluto, e con la tempra molto più alta. Considerato che sono una che alza la voce (non col cane, in generale), molto espansiva e irruenta, mi ci vorrebbe un cane più tosto. Con la mia fatico spesso a trattenermi perché appena alzo la voce anche al telefono, corre in kennel con le orecchie basse. Mi sento cattivissima solo a dirlo, perché ovviamente non cambierei per nulla al mondo il mio amore. Però il secondo cane (spero di prenderlo tra 2-3 anni), lo prenderò dopo aver ragionato molto di più.

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