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Cinque motivi, da validi a cretini, per scegliere un meticcio

di VALERIA ROSSI – Dopo i “cinque motivi” più o meno validi per scegliere una specifica razza, analizziamo anche quelli che più spesso vengono chiamati in causa per giustificare la scelta di un meticcio (che lo si prenda al canile o meno).

meticc11 – Perché i meticci sono più forti/più sani/più robusti/più intelligenti ecc.
Motivazione cretina, perché non supportata da alcuna prova scientifica: è una diceria, o una “cugginata”, se preferite, che come tale va intesa soprattutto perché i cani non sono piselli.
Che c’entrano i piselli? C’entrano, perché il cosiddetto “vigore ibrido”, ovvero l’ipotetico miglioramento psicofisico legato alla mescolanza di razze/specie/tipi, è stato dimostrato proprio nei piselli, ed esclusivamente in questi, almeno per il momento. Sì, è vero che ci sono diversi studi che cercano di applicare la stessa teoria agli esseri viventi (come il cane), ma ancora non c’è nulla di veramente provato, soprattutto perché nella vita di un cane intervengono troppi fattori per limitarsi a ricondurre tutto alla genetica.
Su questo argomento vi invito a rileggere (o a leggere, se per caso ve li foste persi) due articoli di Denis Ferretti (esperto di generica e autore del libro “Appunti di genetica per cinofili”) che trovo molto esaurienti: questo riguarda il vigore fisico, mentre questo è sul tema dell’intelligenza.

meticc42 – Perché non mi interessa fare esposizioni/prove di lavoro/cucciolate: voglio soltanto un cane per amico
Ottima motivazione: tant’è che io stessa, quando allevavo, ho indirizzato un sacco di persone verso l’adozione in canile, visto che loro non avevano alcun bisogno di un cane di razza… e che un mio cane sarebbe stato “sprecato” (passatemi il termine), visto che tutto il mio lavoro di selezione era teso ad ottenere qualità che non sarebbero mai state sfruttate in quella famiglia.
Se si vuole “un cane e basta”, senza l’intenzione di farlo riprodurre e senza volere per forza farlo diventare campione di qualcosa (bellezza o lavoro che sia), l’adozione in canile a mio avviso è sempre la scelta più logica.
Unica postilla: mi raccomando, accertatevi (con voi stessi) che davvero non vi interessino esposizioni e/o discipline per le quali è obbligatorio avere il pedigree: perché è vero che ormai ci sono moltissimi sport aperti anche ai meticci (primo fra tutti l’agility; ma anche obedience, rally-o, dog dance…), ma è anche vero che ce ne sono altri che richiedono l’iscrizione a un libro genealogico (per esempio l’UD, ad eccezione della classe Esordienti).
Siccome mi sta capitando sempre più spesso di trovare persone che si appassionano pazzamente a questa disciplina e che poi si mangiano le mani perché non possono praticarla con il loro meticcio… allora vi chiedo di pensarci bene prima.

meticc33 – Perchè adottandolo faccio un’opera buona
Motivazione ad alto rischio di equivoci.
Non è certo “cretina”, per carità: anzi, è encomiabile. Solo che, a volte, nasconde dei rischi: per esempio quello di pensare che, una volta “salvato” il cane dal canile, lui debba sentirsi per forza “riconoscente” (ma lui come può saperlo, che l’avete salvato? Un simile ragionamento non è alla sua portata!) e quindi debba comportarsi in modo impeccabile/amarvi alla follia/obbedire come un soldatino solo per questo. Oppure quello di pensare cose tipo: “io ho dato, eh? L’opera buona l’ho fatta, mo’ basta”. Caso, ahimé, moooolto più frequente di quanto non si possa pensare.
Conosco personalmente decine di persone che, se gli fai notare che il loro cane si annoia, fa una vita troppo monotona, esce troppo poco eccetera, ti rispondono con vari giri di parole che, stringi stringi, significano: “Ahò, già l’ho salvato dal canile, gli do un tetto sulla testa, tante coccole e due ciotole di pappa al giorno: che vuoi di più?”.
Nessuno (o quasi) lo dice proprio apertamente, ma lo si legge bene tra le righe.
Però un cane non è questo e non si può accontentare di questo.
Certo, al canile mangiava meno e peggio; certo, al canile stava in gabbia; certo, di coccole ne prendeva raramente. Ma non è che sia tutto ‘sto salto di qualità, passare dalla gabbia col tappetino zozzo e strappato al divano di pelle umana alla Fantozzi: anzi, per il cane non cambia praticamente nulla, perché non è che lui badi alla griffe. Se il tappetino zozzo era morbido, per lui ce n’era d’avanzo.
Il cibo adesso è migliore? Certamente, ma anche questo lui non lo sa. Per il cane non c’è gran differenza tra la crocchetta superpremium da millemila euro al sacco e la sbobba raffazzonata del canile: anzi, a volte la sbobba gli piace pure di più (anche se gli avrebbe fatto malissimo, a lungo andare… ma lui non sa neppure questo).
Adottare un cane significa prendersi la responsabilità di dargli una vita migliore anche dal suo punto di vista, e non solo dal nostro.
Significa dargli la possibilità di uscire, di socializzare, di lavorare, di divertirsi, di imparare: tutte cose che richiedono tempo, impegno e a volte anche denaro… ma che sono le uniche a fare davvero la differenza. Perché guardate che stare in gabbia e uscire due volte al giorno per una sgambata con il volontario, o stare chiuso in casa e uscire due volte al giorno per fare il giretto-pipì intorno al palazzo, per il cane non è molto diverso: ma se guardate la cosa con obiettività, non è molto diverso in assoluto, e non soltanto dal suo punto di vista.

meticc54 – Perché è gratis
Motivazione cretina se mai ce n’è stata una: ma purtroppo diffusissima. E’ cretina se intesa letteralmente, e cioè in senso economico (il prezzo di acquisto di un cane è una gocciolina rispetto al mare di soldi che costerà mantenerlo, sfamarlo, curarlo, farlo divertire e tutto ciò di cui abbiamo parlato al punto 3);  ed è cretina se intesa nel senso di “una vita non si compra, un amico non si compra”, per motivi che ho già spiegato millemila volte e che quindi non ripeto qui. Se vi interessa, potete dare un’occhiata a questo articolo (è lunghissimo, ma ho cercato di metterci dentro proprio tutto quello che c’era da dire in merito).

5 – Perché è unico e irripetibile
Motivazione “double face”: se si è davvero convinti che l’unicità sia un pregio, è valida. Se poi ci si strappano i capelli (come spesso avviene) quando il cane muore, e si diventa matti nella disperata ricerca di un nuovo amico che gli somigli il più possibile, allora è cretina.
Personalmente faccio parte del gruppo di coloro che vorrebbero sempre ritrovare certe doti, fisiche ma soprattutto caratteriali, nei cani che “vengono dopo”: per questo amo i cani di razza e ho allevato cani di razza, pur avendo avuto anche i miei adoratissimi meticci. Proprio per questo, però, sono stata tentata di far riprodurre la mia seconda Snowwhite (la prima era un’husky, ma la seconda era una meticciona adottata veramente speciale per me): ho dovuto proprio prendermi per il coppino e trascinarmi dal veterinario a viva forza, per decidere alla fine di farla sterilizzare perché di meticci sono già strapieni i canili, perche la tentazione di avere un suo figlio era veramente irresistibile.

meticc6A questo proposito, ci tengo a ribadire che sono le cucciolate di meticci “fatte in casa” (e non certo quelle degli allevatori) a fare davvero concorrenza ai cani di canile: perché chi vuole il cane di razza pura non prenderà neppure in considerazione il canile, mentre chi cerca solo un simpatico compagno di vita ci andrebbe sempre… a meno che, magari, l’amica o la vicina o la cognata non abbiano appena fatto fare i cuccioli alla loro graziosa cagnetta fantasia.
E’ evidente che la cucciolata “fai da te” attira più del canile: primo, perché in canile (almeno qui al Nord) difficilmente si possono trovare dei cuccioli; secondo, perché sapere come sono stati allevati dà maggiori sicurezze. Nessuno pensa “eh, ma chissà se sarà sano; eh, ma chissà che non abbia qualche problema di carattere; eh, ma non sappiamo da dove arriva, cos’ha passato, come ha vissuto”. Della cucciolata privata si sa tutto e quindi non sorgono tutti questi dubbi, quindi ricordatelo: se fate accoppiare la vostra meticcia, anche se siete arcisicuri di avere già degli splendidi adottanti pronti in attesa, anche se i vostri cuccioli in canile non ci finiranno mai… voi che avrete privato gli ospiti dei canili di una possibilità di adozione, visto che avete lo stesso target.
Credo valga la pena di rifletterci.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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