martedì , 21 novembre 2017
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Una razza “difficile” come primo cane?

di VALERIA ROSSI – Mi capita spesso di sentirmi dire “E’ il mio primo cane: corro dei rischi se scelgo un… (inserire una razza “difficile” a scelta)?”
La mia risposta è sempre la stessa: DIPENDE!
Dipende da una serie di fattori che proverò ad elencare qui di seguito, sperando di poter essere utile a chi si pone questo tipo di quesiti:

jack_diff1 – Dipende da cosa si intende per “difficile”
Per qualcuno il cane difficile è semplicemente quello di grossa taglia; per altri è quello criminalizzato dai media (pit bull, amstaff, rottweiler, dobermann ecc.); per altri ancora è quello noto per la scarsa docilità, per la tendenza alla fuga e così via (cani nordici – soprattutto siberian husky – levrieri, chow chow ecc.).
Raramente ci si rende conto che esistono cani “difficili” anche tra le taglie medie e piccole: personalmente preferisco millemila volte avere a che fare con un rottweiler che con un jack russell, tanto per fare un esempio; o con un dogo piuttosto che con un maltese.
Se per “difficoltà” intendiamo “indocilità e tendenza a dominare in famiglia”, allora molti piccoletti possono far vedere sorci moooolto più verdi di tanti cagnoni. Se intendiamo “possibilità che morda qualcuno”, o “capacità di fare danni seri nel caso in cui morda qualcuno”, allora il discorso cambia radicalmente, perché tutto, ma proprio TUTTO dipende da due fattori: genetica e capacità degli umani. Per questo…

husky22 – Dipende da quanto si è disposti a studiare, prepararsi, farsi una cultura sulla razza.
Con i cani potenzialmente pericolosi (non per indole, ma per mole) non si può improvvisare né sperimentare. Non dico che “non si può sbagliare”, perché di sbagliare capita a tutti, anche ai più scafati: però bisogna sbagliare meno possibile, e per riuscirci bisogna innanzitutto conoscere a fondo la razza.
Non sta scritto da nessuna parte che “primo cane” equivalga per forza a “totale ignoranza”: ci si può benissimo informare prima di prenderlo.
Mi auto-chiamo in causa e me la tiro anche un po’ perché sono stata brava: quando ho deciso di prendere il mio primo siberian husky, allevavo già pastori tedeschi da una decina d’anni e addestravo cani da altrettanto tempo. Nonostante questo, trattandosi di una razza per me totalmente nuova (ne avevo conosciuto soltanto uno!), mi sono comprata tutti i libri disponibili, ho rotto le palle a tutti gli allevatori, mi sono abbonata al “Siberian Quaterly” (rivista americana, perché la razza è americana: e siccome il mio inglese fa abbastanza ridere i polli, passavo le notti a cercare di tradurre gli articoli).
Questo periodo di “formazione” mi ha permesso di scegliere come primo husky una cagnina assolutamente “giusta” sotto tutti i punti di vista, anziché la vera e propria ciofeca che ero stata tentata di comprare sull’onda dell’entusiasmo… perché è vero che avevo già una certa esperienza “sui cani”, ma “sugli husky” ero una Sciuramaria globale.
L’importante è rendersene conto!

pitbull_diff3  – Dipende da quanto si è disposti a mettersi in gioco
E qui ci infilo dentro un po’ di tutto: il tempo che pensiamo di poter dedicare al cane, l’impegno che intendiamo metterci… e non dimentichiamo quel tocco di sana umiltà che, in caso di problemi, ci consente di dire “Meglio che mi rivolga a un educatore/addestratore e mi faccia aiutare”, piuttosto che far da sé rischiando di combinare guai.
Quindi c’è da considerare anche il lato economico, perché gli educatori/addestratori hanno un costo… e la benzina per arrivare al campo (se non è proprio dietro l’angolo) idem.
Last but not least (anzi… !):

dogue_diff4 – Dipende da dove si acquista il cane
Sarò noiosa, sarò ripetitiva… ma non mi stancherò mai di ribadire la fondamentale importanza della genetica, che andrebbe tenuta in doppia considerazione qualora si parli di cani “impegnativi”: un buon allevatore vi darà un cane selezionato anche dal punto di vista dell’equilibrio caratteriale, un cagnaro rischia di rifilarvi un soggetto davvero difficile. Checché se ne dica e/o si voglia credere, NON è sempre “colpa del padrone” se un cane si rivela aggressivo, mordace, pericoloso: a volte è colpa di una cattiva (o totalmente assente) selezione.
C’è anche da aggiungere che il buon allevatore, il famoso Allevatore con la A maiuscola, non si limiterà a consegnarvi un cucciolo equilibrato, ma sarà sempre disponibile con suggerimenti e consigli.

Concludendo: se ci si informa bene prima sulle caratteristiche di razza (e per “bene” intendo “a fondo”, non certo limitandosi a leggere due righe in rete o su un libro), se si acquista dalle persone giuste, se ci si impegna davvero nell’educazione del cucciolo e poi nella gestione dell’adulto… allora non esistono razze “vietate ai neofiti”. Anche perché i cani – grandi o piccoli che siano, docili o “tosti” che siano – sono sempre cani, non tigri del Bengala o velociraptor: e il cane è un animale sociale e collaborativo, non a caso definito da secoli “il migliore amico dell’uomo”.
Se negli ultimi anni questa definizione è stata un po’ dimenticata, se la cinofobia è diventata più diffusa della cinofilia, se i cani sono finiti così spesso sui giornali (spesso a sproposito, ma a volte anche perché avevano davvero combinato qualcosa di grave) la sola ed unica colpa è dell’ignoranza dilagante.
Ignoranza che in alcuni casi significa “mancanza di impegno e di voglia di imparare”, e in altri può anche essere la conseguenza dell’essersi affidati alle persone, o alle teorie sbagliate: ma sempre di ignoranza si tratta.
Chiunque desideri un cane dovrebbe sforzarsi di capire che cos’è davvero un cane: ma chi ama le razze meno facili da gestire dovrebbe impegnarsi ancora di più, rendendosi conto che si sta assumendo una responsabilità non da poco.
Infischiarsene non è soltanto stupido: è quasi un crimine.
Ma per chi non se ne infischia, per chi fa le cose con la testa sul collo, non ci sono “cani probiti”. Piuttosto dovrebbero esistere umani a cui viene proibito di avere un cane… ma questa è solo una pia speranza.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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