di VALERIA ROSSI – I cani sono molto spesso “razzisti”: ma non nel senso che a volte abbaiano alle persone di colore… perché questo dipende esclusivamente da come è stato socializzato il cucciolo.
Se un cane non ha mai visto nessuno con la pelle nera, è probabile che non lo identifichi subito come appartenente alla categoria “umani” (e quindi “quasi conspecifici”, come ci considera grazie all’imprinting): ma lo stesso succede con persone in divisa, preti, suore, bambini e con tutti coloro che non rientrano nell’immagine che il cane si è fatto della nostra specie durante i periodi sensibili.
Se la socializzazione è stata incompleta, però, è sempre possibile “spiegare” al cane, facendogliele conoscere, che anche queste persone un po’ diverse da noi sono, appunto, persone: dopodiché il cane le accetterà come tali e smetterà di avere manifestazioni di paura o aggressività.
Il cane, dunque, non è affatto un vero razzista nei confronti degli umani: invece lo è molto spesso nei confronti dei suoi simili.

radunosasFine anni ’70, raduno nazionale SAS: più di trecento cani iscritti. Ci sono anch’io, alle primissime armi e con uno dei miei primissimi cani. L’emozione è così forte che quasi non faccio caso al fatto che regni un silenzio davvero stupefacente, in presenza di così tanti cani: ma i pastori tedeschi sono tutti molto fissati sui loro conduttori e quasi non guardano neanche in faccia i “colleghi” a quattro zampe.
Quando capita che si incrocino, se si tratta di un maschio e di una femmina, si scambiano un’annusatina e via: solo in rarissimi casi si sente qualche ringhiotto (si sono incrociati due maschi), subito messo a tacere dai conduttori. I cani vengono allontanati e tutto finisce lì.
Passa un’oretta, un’oretta e mezza… ed ecco che arriva l’infiltrato.
In realtà non si potrebbe entrare con cani non iscritti alla manifestazione, ma l’infiltrato c’è quasi immancabilmente, ad ogni esposizione canina. Non si sa come riesca a passare, ma ci riesce.
In questo caso l’infiltrato è un anziano signore che porta al guinzaglio un meticcetto di età incerta (ma quasi sicuramente avanzata), di colore indefinito e dal carattere tranquillissimo: uno di quei cani che nella vita hanno già visto tutto e che non si scompongono di una virgola in qualsiasi ambiente e situazione. L’ometto non sembra avere ben capito di essersi infilato in un raduno cinofilo: quanto al cane, lui non degna neppure di uno sguardo i suoi simili, continuando a trollerellare impettito accanto al suo proprietario.
Ma appena sono gli altri a vedere lui, scoppia una cagnara (di nome e di fatto) allucinante.
Parte un tripudio di BAUBAUBAUBAU!!!, praticamente da tutti e trecento i cani; tutte le teste puntano verso l’infiltrato; tutte le orecchie sono drittissime e minacciose; tutti i denti brillano come sciabole al sole.
Il cane dell’infiltrato si gira verso il padrone e gli appare un fumetto con scritto “Mi sa che siamo capitati nel posto sbagliato”, concetto rafforzato dal fatto che uno degli organizzatori raggiunge l’anziano signore e lo prega di allontanarsi.
Appena uscita la coppia, torna a regnare il silenzio; ed io guardo il mio cane e gli/mi chiedo, per la prima volta in vita mia: “Ma sarete mica un po’ razzisti, per caso?”

razzisti2Col passare degli anni la risposta (SI! Lo sono!) è diventata via via più convinta: perché più cani conoscevo, più balzava agli occhi questa loro palese preferenza per gli esemplari della stessa razza.
Non solo: a volte perfino nei meticci si può trovare una tendenza a fare più facilmente amicizia con soggetti morfologicamente simili a loro, o viceversa una vera “antipatia” verso chi si discosta molto dal loro aspetto fisico (per esempio: meticci lupoidi che temono i molossoidi, e viceversa).

razzisti7In alcuni casi questa sorta di “razzismo” sembra avvicinarsi ad un vero e proprio snobismo: per esempio i levrieri guardano palesemente dall’alto in basso i non-levrieri; gli Akita si ritraggono spesso schifati (oppure mostrano i denti) se si avvicina loro un cane di altra razza.
Ma la cosa vale un po’ per tutti: Samba, che è cresciuta giocando con tutti i tipi di cane che possano venirvi in mente, visto che al campo l’ho fatta giocare con tutti i cuccioli che lo frequentavano… se vede un altro rottweiler comincia a pigolare di gioia a cinquecento metri. Se vede un cane diverso scodinzola lo stesso, ma con moooolto meno entusiasmo.
A che cosa è dovuto questo che definisco scherzosamente “razzismo”, ma che ovviamente non va inteso nel senso umano (vergognoso e incivile) del termine?

razzisti5Principalmente all’imprinting materno, del quale spesso tendiamo a dimenticarci concentrandoci molto di più sull’importanza dell’impregnazione sull’uomo.
Eppure l’imprinting materno c’è, ed è fortissimo: ed è proprio questo, nei cani di razza pura, a fissare nella mente del cucciolo l’immagine di un cane che “senti vicino” più degli altri, quello di cui ti puoi fidare, con cui puoi fare amicizia, con cui giochi più volentieri.
Molto semplicemente, questo cane è quello che somiglia alla mamma: ovvero quello che richiama il primo, fortissimo legame affettivo che ha coinvolto i sentimenti del cucciolo e che permane anche in età adulta.
In misura minore, nel fenomeno del “razzismo” è coinvolta anche la comunicazione, in particolare la mimica facciale e corporea: cani morfologicamente molto diversi  (lupoidi, molossoidi, graioidi…) hanno modi diversi di comunicare, spesso perché impossibilitati a fare diversamente proprio a causa della loro conformazione fisica (un bull terrier non potrà mai essere particolarmente espressivo, neanche volendo!).
Questo fa sì che le loro mimiche a volte non vengano neppure riconosciute dagli esemplari di razza (o di tipo) diverso e che quindi nascano delle incomprensioni.

razzisti6In alcuni soggetti la tendenza a preferire i propri simili è più forte che in altri (e questo avviene soprattutto nelle razze molto tipicizzate): ma un po’ c’è sempre, e bisogna stare attenti soprattutto a non far diventare questa tendenza un problema.
In allevamento, infatti, spesso si tende a pensare che il cucciolo sia perfettamente socializzato nei confronti degli altri cani solo perché, dopo quelli con la famiglia di origine, ha avuto contatti anche con altri soggetti, cuccioli e adulti: ma se sono tutti della stessa razza c’è il serio rischio che il cucciolo identifichi solo quelli come “cani”, e in seguito mostri timore o aggressività verso i suoi simili… “non troppo simili” a lui.
Per questo è consigliabile far conoscere ai cuccioli anche cani molto diversi da loro quando si trovano in fase di socializzazione (da due a quattro mesi circa): prendere questa abitudine in allevamento potrebbe evitare molti futuri casi di aggressività.

Articolo precedenteBuon senso in area cani
Articolo successivoPerché il pastore maremmano-abruzzese ha questa denominazione
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

Potrebbero interessarti anche...