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Animalismo con ricatto

di VALERIA ROSSI – Il tribunale di Trento condanna per maltrattamenti una famiglia che teneva un pastore tedesco su un terrazzino, lasciandolo spesso senza cibo e addirittura senz’acqua.
Giusto, anzi sacrosanto.
Ho esultato (come tutti, credo) a questa notizia, letta su LaZampa.it … ma quasi contemporaneamente sono venuta a conoscenza di un fatto che ha subito smorzato il mio entusiasmo: tanto che da oggi, ogni volta che sentirò parlare di maltrattatori segnalati, denunciati eccetera mi chiederò se fosse tutto vero o se non si trattasse di una scusa per arrivare a qualche fine recondito.
La causa di tanto pessimismo? Una sorta di nuovo gioco di società: dopo l'”invito a cena con delitto”, infatti, pare che sia arrivato l'”animalismo con ricatto”.
Questi i fatti nudi e crudi, direttamente dalla voce di chi li ha vissuti:

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Ieri alle 12.45 mi chiama il mio padrone di casa dicendomi che c’era l’ENPA sotto casa con le forze dell’ordine e che volevano sfondare la porta per sequestrare i cani. Chiamo l’avvocato, le racconto la cosa e vado a casa con lei presente.
Intanto non era l’ENPA, ma un’altra associazione che ha aperto recentemente una sede a Torino. E le forze dell’ordine non c’erano: sono arrivati un’ora e mezza dopo i Vigili Urbani.
Comunque arrivo a casa, non vedo nessuno, faccio per salire a casa con l’avvocato al seguito e mentre salgo la rampa delle scale mi sento urlare da fuori: “Scusi! Lei chi è?! È mica XXX?!”
Rispondo che sono proprio io. Questa non si qualifica (non aveva nemmeno un tesserino di riconoscimento) e mi aggredisce dicendo che voleva vedere i cani e che aveva già chiamato le forze dell’ordine per poter nel caso accedere all’appartamento in nostra assenza.
Respiro prima di fare boiate mentre l’avvocato, molto più carina e diplomatica di me, le dice che non ci sono problemi e che può seguirci.
Apro la porta e uno dei miei cani le salta letteralmente in braccio.
Le chiedo il perché di tanta urgenza e mi dice che l’inquilina di sopra ha fatto a loro una segnalazione dichiarando che secondo lei avevamo i cani chiusi in una gabbia.
Ovviamente, con i cani che appena aperta la porta si sono lanciati sulla tromba delle scale, ha dovuto constatare che erano liberi di farsi i fatti loro in appartamento.
Non potendo quindi avviare il sequestro per maltrattamenti derivati dalla presunta “detenzione dei cani in gabbia”, si attacca al fatto che c’erano due pipì in casa (il cucciolo non la trattiene ancora) e una cacca sul balcone.
In casa poi i cani hanno trovato un rotolo di scottex che mi hanno fatto a brandelli… ma era carta!!!
Secondo loro quanto sopra è passibile di sequestro perché i cani non vivono in una condizione igienica idonea.
Ho replicato che, se si occupano realmente di cani, dovrebbero rendersi conto che un cucciolo una pipì può farsela scappare… e che trovare qualcosa da distruggere per loro è il massimo del divertimento!
Non c’è stato verso: secondo loro i cani erano maltrattati… e qui viene il bello, perché hanno concluso dicendo che avrebbero chiuso un occhio e non avrebbero fatto partire la denuncia all’ASL se ci fossimo associati alla loro associazione e avessimo iniziato a lavorare con una loro educatrice.
Ho replicato dicendo che noi stiamo già facendo un percorso educativo e che non era nel nostro interesse, né nell’interesse dei miei cani, cambiare educatore/addestratore, metodo e centro.
Allora si sono attaccati al fatto che i cani ululano.
Giocano e vocalizzano, questo lo so anche io!
Per loro anche questo sarebbe sufficiente per un sequestro.
Stamattina mia mamma ha chiamato i veterinari dell’ASL: le hanno detto di far seguire i cani da chi vogliamo noi e quando vogliamo noi… e di star tranquilli, perché loro per due pipì in casa e una cacca sul balcone non intervengono di sicuro, né tantomeno ci sequestrano  i cani!
Ieri sera poi ho sentito un amico carabiniere che mi ha garantito che il sequestro comunque può predisporlo solo l’ASL (accompagnata dalle forze dell’ordine), quindi loro non hanno alcun potere in merito; mi hanno anche detto che se dovessero ripresentarsi senza qualificarsi e senza essere accompagnati dalle forze dell’ordine è un mio diritto non aprirgli.
Forse potrei stare abbastanza serena… ma non ci riesco, perché non concepisco tutta questa crudeltà e quest’accanimento. Mi vien da piangere. Dal nervoso e dalla stanchezza.

bibasambakennelDi fronte a questo racconto sono rimasta veramente a bocca aperta: e tanto per cominciare, mi autodenuncio subito.
Io di kennel in casa ne ho quattro, e le mie cagne ci passano diverse ore al giorno… per loro scelta, visto che le porte sono sempre aperte. Ma quando Samba era più piccolina, a volte le chiudevo: perché i cuccioli sono imprevedibili, e se per qualche motivo non puoi seguirli (magari perché devi uscire per un’oretta e non rimane nessuno in casa) la soluzione “kennel” è evidentemente ideale non solo per evitare che il cane danneggi qualcosa in casa, ma anche che si faccia del male da solo (un cucciolo potrebbe rosicchiare un cavo elettrico, o tirarsi in testa qualcosa di pesante e pericoloso. Gli incidenti casalinghi che coinvolgono i cani sono tutt’altro che rari e metterli in sicurezza è la cosa più logica).
Se ho qualche valido motivo per chiuderle in kennel, comunque, le mie cagne si mettono immediatamente a russare come motoseghe e dormono finché non riapro le porte; e se qualcuno mi dà della maltrattatrice per questo, giuro che comincio a ridergli in faccia adesso e finisco il prossimo Natale.
Non posso più autodenunciarmi per le pipì in casa, sorry: Samba ha smesso di farne da tempo… ma se qualcuno entrava nel mio appartamento solo tre o quattro mesi fa, era più che probabile che trovasse qualche laghetto.
E ALLORA?!? I cuccioli pisciano tutti in casa, finché non imparano l’educazione alla pulizia!
Invece mi posso autodenunciare per i vocalizzi: anche Samba e la Bisturi, quando giocano come pazze, si abbaiano a vicenda (per fortuna in questo piccolo condominio abbiamo praticamente tutti dei cani, quindi sopportiamo i reciproci vocalizzi senza badarci più di tanto).
Associazioneeeee? Venite a sequestrare anche i cani miei, coraggio.
Ma soprattutto, venire a pormi le condizioni che aveste posto alla signora XXX: dopodiché le chiamo io, le forze dell’ordine, perché vi accuso di  tentata estorsione.
Perché il vostro è stato un vero e proprio ricatto, oltre che un esempio davvero disgustoso di concorrenza sleale nei confronti degli altri professionisti cinofili.
La frase “se vuoi evitare una denuncia devi associarti a noi e pure andare dall’educatore amico nostro” è contraria a qualsiasi etica e/o deontologia professionale: ed è qualcosa che un’associazione realmente animalista non dovrebbe neppure pensare di fare… anche perché, ci rendiamo conto? Questi, di fronte a qualcuno che secondo loro maltratta i cani, omettono di denunciarlo se prende la loro tessera e se va al campo indicato da loro?!?
Qui non si tratta più di intemperanze animaliste, magari esagerate ma almeno in buona fede: qui siamo arrivati al punto in cui, per rubare clienti ad altri campi, ci si abbassa ad inventarsi maltrattamenti e a minacciare sequestri!
Questa storia è di una gravità inaudita e invito tutti i miei lettori a stare in guardia, perché l’incubo che sta vivendo questa persona potrebbe davvero capitare a chiunque.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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