di VALERIA ROSSI – Condotta al guinzaglio e senza guinzaglio: esercizi previsti in tutte le discipline sportive cinofile che prevedono una parte di obbedienza, ma anche “sogno proibito” di molte Sciuremarie avvezze a fare sci da asfalto  (se munite di cane grosso, e grossine pure loro) a fungere da aquilone (se munite di cane grosso, ma piccoline) o a strillare per strada “Fufi, non tirare che mi sloghi una spalllaaaaa!” (se munite di cane piccolo. Scenetta a cui seguono pernacchioni e gesti dell’ombrello da parte delle Sciure munite di cane grosso, che pensano “se credi che ti sloghi quel topocane lì, prova col mio”).
Storie di ordinaria cinofollia cittadina: di fronte alle quali noi che ce le tiriamo da espertoni alziamo il sopracciglio e immancabilmente sentenziamo: “Ehhh ma è facilissimo insegnare la condotta al cane! Bastano due o tre lezioni per avere un cane che cammina impeccabilmente!”
Vero?
Sì e no. Per insegnare al cane a non tirare – salvo casi davvero eccezionali – bastano, sì, poche lezioni: ma non è questo il tema di oggi. Il tema di oggi è invece la condotta formale, quella “da gara” per intenderci, per la quale occorre un lavoro lunghissimo (in tutto ci vuole circa un anno per raggiungere la perfezione… o quasi) e decisamente complesso.
In questo nuovo articolo sulle tecniche cinofile cercherò di spiegarvi meglio possibile gli step successivi (sono tanti, per questo ho diviso il pezzo in più parti) che portano ad una buona condotta. La descrizione riguarda sempre il lavoro come lo facciamo noi, al nostro campo: non è la sola ed unica tecnica, non è la migliore del mondo, è quella che usiamo noi… e basta. E noi iniziamo sempre senza guinzaglio.
Premetto che a monte di tutto questo lavoro ci deve essere un cane già ingaggiato e su di noi e motivato a lavorare con noi.
A ingaggio e motivazione (e all’uso dei marker) ho già dedicato due articoli in passato: questo (parte prima) e quest’altro (parte seconda), quindi non ripeto le stesse cose qui.
Ricordo solo che se il cane non è ingaggiato e motivato NON si può iniziare alcun tipo di lavoro.

PRIMO STEP: il luring e la memoria muscolare
Anche del luring ho già parlato in passato (in questo articolo), ma ripeto brevemente: il luring è una tecnica (e non in generale, un “adescamento”) che consiste nell’insegnare al cane a spingere con il muso sulla nostra mano per ottenere una ricompensa.
Prima che lui possa averla, ovviamente, noi sfrutteremo il fatto di avere il suo muso “in mano” per “manovrarlo” meccanicamente: e siccome manovrare la testa del cane significa manovrare tutto il corpo, ecco che tramite il luring potremo ottenere diverse posizioni (le vedremo in un prossimo articolo), compresa quella che ci serve per la condotta, ovvero la testa alzata con lo sguardo rivolto verso di noi.
Questo primo step ci consente di costruire quella che chiamiamo “memoria muscolare”: ovvero la capacità del cane di assumere una posizione che per lui non è naturale (il cane cammina con il collo steso in avanti, e non girato in su) senza alcuna forzatura (perché lui si diverte, sta giocando con noi e sa che arriverà il premo) e senza che… gli venga il torcicollo, perché appunto abitueremo i suoi muscoli, gradualmente e senza sforzo, a saper mantenere questa posizione per il tempo dell’esercizio (attenzione: si tratta di pochi minuti: non si può pretendere che il cane stia in condotta formale per secoli, quindi questa condotta NON si usa in passeggiata).

wurstelIl premio giusto
Siccome il cane va premiato moltissimo, specie nelle prime fasi, dobbiamo usare qualcosa che non si debba masticare (quindi no ai bocconcini troppo duri) e che abbia una forma più tondeggiate possibile: personalmente utilizzo wurstel di puro suino tagliati a rondelle. Nella foto a sinistra vedete i due diversi tipi di taglio che uso: pezzettini per i premi “normali”, rondelle per il luring.

mano_luringLa forma rotonda mi consente di tenere il bocconcino alla base di indice e medio, coprendolo con il pollice (il bocconcino va coperto un po’ più di così: però, se lo coprivo completamente, nella foto non si vedeva più). In questo modo la mano forma una sorta di “scodella” nella quale il cane può infilare il muso cercando di raggiungere il premio, senza però riuscire a morderlo. Tenere il premio in modo diverso (specialmente con la punta delle dita) permetterebbe al cane di “pinzarlo” e conseguentemente di pizzicare le nostre dita, il che non è per nulla gradevole. Questa tenuta, invece, permette al cane di sentire l’odore del premio e di leccarlo, ma non di mordere.

spintasumanoInizialmente il cane farà di tutto e di più per afferrare il bocconcino: ma non può riuscirci finché noi non leviamo il pollice. E quand’è che lo leveremo? Quando lui spingerà sulla mano.
Più forte spinge e meglio è: però, all’inizio (specie se stiamo lavorando con un cucciolo) cederemo il premio appena lui “accenna” a spingere. In seguito, sempre gradualmente, lo cederemo solo quando lui spingerà davvero forte.
Quando il cane ha imparato a spingere (e impara presto, ve l’assicuro, perché capisce in fretta che solo così può avere il premio) potremo iniziare ad impostare la condotta.

primipassiPrimi passi in condotta
Quando dico “primi passi”, intendo proprio “primi passi”: nel senso che saranno pochi. Due o tre passi alla volta, non di più, per le prime lezioni. Ci interessa che il cane capisca qual è la posizione giusta da assumere, e non che faccia subito dei chilometri.
Per prima cosa vogliamo che lui stia con la spalla all’altezza del nostro ginocchio e con il corpo perfettamente in linea con la testa (e quindi parallelo alle nostre gambe: insomma, vogliamo che non “sculetti” spostando il posteriore lontano da noi). Per questo conviene sempre iniziare a lavorare contro un muro (se lavoriamo in interni), o contro una rete, o  con qualsiasi altro ostacolo fisico che stia alla sinistra del cane e che lo mantenga nella posizione corretta. Inizialmente terremo la mano davanti al muso del cane e faremo un paio di passi così: se lui sta a posto con spalla e posteriore, premiamo, perché dobbiamo già essere super-contenti.
Non pretendiamo di più dal cane che sta imparando: per lui la condotta formale è difficile e pure un po’ noiosa, quindi le gratificazioni (premi in cibo e gratificazione sociale, manifestata con i nostri entusiastici SIIIII!) devono essere numerosissime e frequentissime (un bocconcino ogni due passi fatti bene, all’incirca),  mentre le sessioni di allenamento devono essere molto brevi.

Secondo step
Il cane sa stare al nostro fianco correttamente, senza sorpassare, restare indietro o “sculare”? Allora possiamo cominciare ad inserire la famosa “memoria muscolare”.
Questa si ottiene semplicemente sollevando – sempre per gradi – la mano verso l’alto, fino a formare un angolo di 90° col polso. Il cane, già capace di spingere sul nostro palmo, alzerà conseguentemente la testa.

manosialza
Le parole chiave, in questa fase, sono “per gradi” e, ancora una volta, “sessioni brevi” (due minuti al massimo per lezione, all’inizio: nel giro di due-tre settimane, che sono il tempo che serve per costruire la memoria muscolare, si potrà arrivare fino a quattro-cinque minuti. Mai andare oltre).

tubo1Attenzione: si sta esclusivamente costruendo la memoria muscolare, quindi non c’è bisogno di impartire alcun comando.
Fin qui è tutto meccanico: non ci sono ordini, non c’è obbedienza,  ci sono solo i muscoli del collo che pian piano si allenano e si abituano a stare in questa posizione senza fatica.
Nel frattempo il cane si diverte, anche perché ingurgita quintalate di bocconcini… che bisogna ricordarsi di sottrarre dal pasto successivo (se non riuscite a farlo ad occhio, pesate i bocconcini prima di iniziare la lezione e poi togliete il peso corrispondente dal pasto: altrimenti vi ritroverete un balenottero che magari fa anche una bella condotta, eh… ma che è più largo che lungo).
Lavorate sempre  vicino ad un ostacolo che impedisca al cane di spostare il posteriore, perché più il collo si alzerà più lui tenderà a girare la testa verso di noi e ad allontanare il sedere in direzione opposta. Se il sedere incontra l’ostacolo, invece, dovrà restare in linea e si abituerà a farlo.

chiaraaideeIn questa fase è importantissimo che la posizione della mano sia corretta. Non dev’essere girata verso di noi (il cane sposterebbe il sedere), né verso l’esterno (il cane girerebbe il collo in fuori) e non dev’essere né troppo alta né troppo bassa. L’altezza a cui tenerla dipende ovviamente dalla taglia del cane (ehhh sì! Con i cani piccoli, così come con i cuccioli, bisogna abbassarsi: il mal di schiena è assicurato, ma ne vale la pena!). In parte dipende anche dal tipo di cane: un molossoide, con il collo corto e pesante, avrà sempre maggiori difficoltà di un lupoide e quindi bisognerà adeguare la posizione della mano alla conformazione fisica del soggetto con cui stiamo lavorando.

Terzo step: guardami!
A memoria muscolare (e posizione del corpo corretta) acquisita, dovremo togliere la mano, abbandonando quindi il luring, ed ottenere che il cane continui a tenere la testa alta, ma con lo sguardo rivolto verso il nostro viso.
Per ottenere questo risultato si insegna al cane – a parte, lontano dagli esercizi di condotta – a guardarci in faccia, dandogli proprio il comando “guarda!”, o “guardami!” (o quello che vi pare: non sono importanti le parole in sé, ma il modo in cui il cane le collega a quello che gli chiediamo di fare. Se per farvi guardare volete usare “pinocchio!” o “ananas!”, siete liberissimi di farlo).
Attenzione: sappiamo tutti che fissare negli occhi, per il cane, è un gesto di sfida.
Quindi molti cani (specie se lavoriamo con soggetti non nostri) tendono ad evitare di farlo, per… educazione. Perché il galateo canino gli impone di non sfidare qualcuno che si rispetta e con cui non si vuole litigare.
Non preoccupiamoci, quindi, se il cane non accetterà subito di guardarci dritto in faccia: invece facciamogli capire che, se lo fa, verrà premiato.

guardalucaMettiamoci di fronte al cane, facciamogli sapere che abbiamo un bocconcino per lui e diamogli il comando “Guarda!” (o quello che avrete scelto): dopodiché, aspettiamo.
Ovviamente lui non ha la più pallida idea di cosa gli stiamo chiedendo, quindi è probabile che ci proponga tutto il repertorio delle cose che conosce: seduto, terra, dai la zampa… ma nessuno di questi produrrà l’agognata cessione del bocconcino. Non abbattiamoci: prima o poi è sicuro al cento per cento che il cane ci guarderà in faccia (anche solo per cercare di capire meglio che caspita vogliamo!): in quel preciso, precisissimo istante dovremo marcare (SI! o qualsiasi altro marker vocale abbiamo scelto, Click! se utilizziamo il clicker) e poi dargli il bocconcino.
Questo è uno dei momenti in cui ringrazieremo in ginocchio per l’esistenza dei marker: perché il cane, specie se è molto rispettoso nei nostri confronti, potrebbe guardarci negli occhi per un nanosecondo, prima di distogliere lo sguardo.
Se noi dovessimo premiare solo con il boccone  e non potessimo usare un marker, è quasi certo che premieremmo nel momento sbagliato, e cioè quando il cane ha già distolto lo sguardo.
Invece il marker – se lo sappiamo usare nei tempi giusti – ci permette di “fissare” anche quel micro-nano-secondo in cui il cane ha fatto la cosa giusta.
Il cane ci metterà pochissimo (molto meno di quanto non si creda) a capire che “guarda!” significa “guardami in faccia”. Capirà che non lo consideriamo un affronto – almeno, non quando siamo noi a chiederglielo! – e comincerà a farlo sempre meglio e sempre più a lungo (per ottenere la durata possiamo inserire il marker “BENE!”, oppure attendere semplicemente un po’ di più prima di marcare col SI! e premiare).

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Il “guarda” si può insegnare tranquillamente a casa propria, anche perché bisogna sempre cominciare in assenza di distrazioni (vogliamo rendere le cose il più possibili facili e divertenti per il cane, e non complicargli la vita). Quando il comando è stato perfettamente recepito potremo iniziare a fare lo stesso esercizio al campo, prima frontalmente e poi lateralmente, cosa che ci servirà per la condotta.

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Attenzione: ricordate sempre che il cane fatica moltissimo a generalizzare. Per lui il “seduto” al fianco è una cosa completamente diversa dal “seduto” di fronte: e il “guarda” di lato sarà tutta un’altra cosa rispetto al “guarda” frontale. Quindi, se il cane sbaglia, armatevi di TANTA pazienza e cercate di fargli capire che “guarda” significa solo “alza gli occhi verso i miei”, e non “vieni a sederti davanti a me prima di guardarmi” (cosa che fanno quasi tutti!).
E con questo siamo arrivati… all’inizio del lavoro vero e proprio in condotta! Del quale vi parlerò nella prossima puntata.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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