sabato , 18 novembre 2017
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Diventare addestratori al Debù

di FABIANA BUONCUORE – Ho scalpitato per mesi in attesa della prima lezione.
Il corso cominciava a febbraio, ma io a dicembre avevo già la cartella pronta, come se avessi dovuto tornare a scuola. Quando finalmente è arrivato il giorno fatidico, mi sono presentata in classe piena di entusiasmo e curiosità. Mi ero scelta un posto in prima fila per sentire meglio, e per raggiungerlo ero passata davanti a Davide Cardia, che stava sistemando il proiettore.
“Ciao, Davide!”
“Tanto ti boccio.”
A posto.
Chiarite le posizioni, mi ero accomodata al mio banco: dato che le file erano tutte libere, avevo scelto la prima sedia più lontana dalla porta, per rendere più agevole agli altri corsisti riempire i posti.
Dopo alcuni minuti, un gruppetto si era inserito in ordine casuale tra le sedie più vicine all’ingresso. Ben presto mi avevano notata, posizionata nell’angolino più remoto.
“E tu cosa fai lì, tutta sola?”
“Mi è sembrata una scelta intelligente occupare le file con ordine, anziché disporsi a caso.”
Voilà, prima di rendermene conto avevo detto involontariamente ai miei compagni che erano stupidi. Che bell’inizio.
La lezione era cominciata, ma i corsisti erano tanti e tutti entusiasti, e la prima sera avevamo fatto fatica a seguire un filo logico: arrivavano domande a raffica riguardanti i più disparati argomenti e Davide aveva risposto a tutti allo stesso modo: “Dipende.”
Non importa quali fossero le questioni, la sua soluzione non era mai una sola, perché, ci aveva spiegato, con i cani bisogna sempre tenere in considerazione un’infinità di variabili.
Presto avevo appuntato sul mio quaderno: all’esame, quando si è incerti su una domanda, rispondere sempre “dipende”. Si va sul sicuro.

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Sugli appunti avevo aggiunto anche qualche mia interpretazione personale, oltre alle nozioni impartite, per aiutarmi a memorizzare.
Ad esempio, Davide ci ha insegnato che i riflessi di difesa del cane sono tre, le tre “F”: Fight (lottare), Flee (fuggire), Freeze (immobilizzarsi). Sul momento, avevo pensato ai miei cani, cercando di ricordare come reagiscono loro di fronte al pericolo. E a quel punto avevo aggiunto la quarta “F”, quella esclusiva del rottweiler: Fart (no, mi spiace, questa non ve la traduco pubblicamente).

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Intervento dopo intervento, la prima lezione procedeva a sobbalzi, alternando momenti di spiegazione e risposte alle domande degli interessatissimi allievi.
Qualcuno, timoroso di infastidire Davide con l’ennesimo quesito, aveva detto timidamente: “potrei fare una domanda stupida?”
“Non esistono domande stupide! Dimmi.”
“Il mio cane quando lavora scodinzola troppo per l’entusiasmo. Come faccio a farlo scodinzolare di meno?”
Davide ci aveva pensato un attimo, poi aveva risposto: “ok, esistono le domande stupide.”
Poi aveva proseguito. Di tanto in tanto faceva qualche esempio pratico, simulando la situazione col cane al guinzaglio. Chissà perché, sceglieva sempre me per recitare la parte del cane.
In ogni caso, il primo weekend era proseguito, avevamo seguito le lezioni di veterinaria e tutto era stato molto interessante. Un po’ meno interessante era il titolare del bar, che mi guardava con odio perché gli avevo comprato in due giorni tutte le merendine esposte ed era stato costretto a rifarne scorta. Quando entravo nel locale per andare in bagno, poco ci mancava che si piazzasse di fronte alla vetrinetta dei dolci con un kalašnikov.
Essendo io orsa per natura, passavo le brevi pause per i fatti miei; ho impiegato un paio di weekend prima di relazionarmi con i miei compagni di corso, ovvero mi è bastato portare Piccolo Principe per attirare l’attenzione in un attimo.
Al secondo appuntamento, infatti, aveva lezione Valeria Rossi  (Davide Cardia: “ricordaglielo tu di venire, che lei col fatto che va sempre in giro col suo fidanzato tedesco rischia di dimenticarsene.” “Fidanzato tedesco? Quale fidanzato tedesco??” “Alzheimer”).
Aveva detto che potevo portarmi Piccolo in classe, e così avevo fatto. Piccolo aveva appestato la stanza di puzzette mefitiche a raffica, e quando non emetteva gas russava così forte da coprire la voce di Valeria, la quale stoicamente aveva portato avanti la lezione rimanendo impassibile. QUASI impassibile, almeno: ogni tanto era prossima ad avere qualche mancamento a causa dei gas tossici.
Nelle pause, Piccolo aveva poi conquistato con il suo “bang” (no, non è la superpuzzetta speciale: è l’esercizio in cui si finge morto quando gli “sparo” con una mano a guisa di pistola).

encifab1Nonostante la mia scarsa capacità di socializzare, quindi, Piccolo mi aveva catapultata nel gruppo. Ultimamente, in effetti, ho molti più amici di prima grazie a questo corso. Non che ci volesse molto, ad averne “di più” di quanti ne avessi prima.
Chi invece continua a non essermi troppo amico è Davide. Sarà lui il mio esaminatore a fine corso, ed io speravo che sarebbe diventato per me una sorta di mentore, come il docente tutor all’esame di maturità. Il fatto che ogni volta che mi vede continui a dirmi “tanto ti boccio”, però, non mi rassicura molto.
Però devo dire che non è così carino solo con me. Ormai tutte le sue lezioni includono ramanzine di vario genere.
“Cosa ho appena detto?”
“Scusa Davide, non abbiamo sentito, stavamo commentando la tua frase precedente. Puoi ripetere?”
“No, avevate da stare attenti. E questo ve lo chiederò all’esame. Affari vostri”
Malefico, vero? Soprattutto perché poi, in realtà, o non aveva detto nulla di rilevante, o la stessa nozione la ripete subito dopo facendo finta di niente, per aiutare chi non aveva sentito. Però nel frattempo li ha fatti cacare sotto, facendo loro credere di essersi giocati un punto al test.
Poi aggiunge, ogni volta: “oggi sono nervoso.”
“Solo oggi?”, gli chiedo io.
“Tu tanto sei bocciata.”
A volte, però, il suo umore migliora col passare delle ore, e capita che al momento della pausa pranzo dica “stamattina mi giravano, ma a stare con voi mi è passata e ora sono più allegro.”
Io la differenza non riesco proprio a vederla, ma non glielo faccio notare, se no mi ricorda la mia garantita bocciatura.

luca_gallinaPer fortuna non abbiamo solo Davide come docente. Abbiamo già conosciuto Luca Carli, apparentemente cinofilo, con un’insana e sospetta passione per le citazioni sulle galline. Di seguito, alcuni esempi.
“Il tubo? Il tubo è un esercizio facile. Per la palizzata ci vuole un cane rigorosamente sano ed esente displasia, quello sì che è un esercizio difficile; ma il tubo lo sa fare anche una gallina.”
“Se hai preso un pastore maremmano, hai un maremmano, non una gallina.”
“Se un dogo argentino non litiga con gli altri cani, ma preferisce scappare, non è un dogo argentino. È una gallina.”
Variante, sempre in tema ornitologico:
“Se hai preso un bull terrier, non hai preso mica una cocorita.”
Luca Carli talvolta è inquietante. Ha un’espressione serissima, spiega, e poi conclude con una frase tipo: “se vi comportate così, poi non stupitevi se il vostro cane vi salta alla gola”, e all’improvviso gli si dipinge in volto un ghigno compiaciuto e gli occhi gli si iniettano di sangue. Probabilmente, in quel momento sta immaginando la scena di uno di noi che viene sbranato.
A me è piaciuto molto, comunque. Per ora, è l’unico addestratore che non mi ha detto che Tonino è senza speranze per l’UD. Secondo lui, è solo cucciolo, e deve maturare. Tonino ha due anni e mezzo.
Per le lezioni pratiche mi porto lui (per l’obbedienza; per il morso, meglio portare Rebecca, se non voglio fare figuracce), e devo dire che le cose vanno bene. E’ bellissimo vedere tanti cinofili lavorare insieme con moltissimi cani diversi per prepararsi al meglio a diventare addestratori; tutti si impegnano al massimo.

fabianadavidetoninoDavide, però, non va matto per le mie tecniche. Ritiene che io sia “imbarazzante” per il mondo dell’addestramento. Non so, forse non gli piace il pre-marker che utilizzo per dire al cane che inizia la sessione di lavoro (“chivuoleilbomboooooo?”).
O forse non gradisce il modo in cui mi rivolgo al mio rottweiler (“Chi è il bravo cusholo della nonna? Lo fai il seduto, amore mio? Bravo il mio tesoro!”).
Oppure trova da ridire sui metodi brutali che talvolta mi vedo costretta ad applicare (Davide: “avete capito tutti cosa sia la punizione positiva?” Io: “Certo che sì, io la uso sempre! Quando il mio cusholo è un po’ monello, lo sculassho! Così non fa più il fu’bbetto!”).
Ma, oh, ognuno è diverso.
Io non sono Valeria Rossi, o Luca Carli, o Davide Cardia, quindi continuerò questo corso seguendo le indicazioni dei docenti meglio che posso, ma facendo le cose con il mio stile.
Tanto, non serve sforzarmi di imitarli: Davide mi boccia lo stesso.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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