giovedì , 23 novembre 2017
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Più bassotti per tutti

di VALERIA ROSSI – L’orribile vicenda della bambina uccisa dal cane degli zii sta procedendo sul piano giudiziario (madre e zio, proprietario della cagna Cloe, sono indagati per omicidio colposo), mentre la cagna è stata portata al rifugio di Villotta e i volontari si stanno adoperando perché non si arrivi alla soppressione (che sarebbe ingiusta ed assurda come lo è stata la morte di quella povera bambina). Sembra anche essere ormai assodato che la dinamica sia stata quella ventilata fin dal primo giorno: la bimba, per gioco, ha prima offerto e poi sottratto alla cagna (che dicono apparire denutrita) delle crocchette, e l’animale ha reagito con un unico morso che disgraziatamente ha colpito alla giugulare.
Tutto questo bisogna andarselo a pescare spulciando tra i giornali locali, perché la stampa nazionale ovviamente ha già messo tutto nel dimenticatoio… ad eccezione del “Fatto Quotidiano”, che dopo aver scritto fin dal primo giorno un pessimo articolo che criminalizzava il cane ha partorito ieri un’altra chicca di presunto “approfondimento” scritta da un professore di biochimica (che c’azzecca con i cani? Non ci è dato di saperlo) di nome Andrea Bellelli, che si basa  su improbabili statistiche – manipolandone pure un po’ le conclusioni a proprio uso e consumo – pur di pontificare sul fatto che i cani siano genericamente “pericolosi” per l’uomo (l’articolo si intitola proprio così: “Il cane è il migliore amico dell’uomo, o un pericolo?”)… e poi piazza la ciliegina sulla torta con questa illuminata frase:

Viene ovviamente da chiedersi se sia proprio necessario allevare cani grandi e capaci di causare gravi lesioni all’uomo: le razze create con l’allevamento, se si smette di allevarle, scompaiono. Come cani da compagnia vanno benissimo i bassotti.
Ora, a parte le evidenti lacune cinofile che invogliano l’illustre professore a citare proprio i bassotti (cani da caccia in tana con aggressività altissima) come perfetti “cani da compagnia” (ignorando, oltre a tutto il resto, anche il fatto che proprio due bassotti furono protagonisti del fatto di cronaca forse più inquietante degli ultimi cent’anni, avendo sbranato un neonato in Francia), mi piacerebbe sapere come fa, un giornale che alla sua nascita veniva presentato come alternativo a tutta la carta stampata faziosa e serva del potere, a pubblicare un testo che trasuda:
a) faziosità (ovviamente cinofoba)
b) ignoranza crassa
c) totale mancanza di rispetto per chiunque abbia allevato, allevi, possegga, lavori con cani di taglia superiore a quella di un bassotto.
Siamo forse equanimi e super partes solo quando ci conviene?
Nella fattispecie, l’esimio prof di biochimica ce l’ha con pitbull e rottweiler, che gli risultano essere le razze più “pericolose” in base ad uno studio del CDC americano che  – udite udite – riporta dati risalenti al periodo 1979 – 1998.
Dimentica però (forse perché ignora anche questo) che questo studio parla  solo di cani di razza e di incroci tra razze (perché a questo era mirato), mentre in tutte le statistiche mondiale i primi responsabili di morsi con ospedalizzazione del paziente risultano essere i meticci.

nicellirossiQuando con il collega Stefano Nicelli scrissi il libro “Cani pericolosi?”, nel 2003 (anno in cui si diede la stura a tutta la serie di ridicole ed inutili “black list”… liste che, tra parentesi, non hanno MAI compreso il pastore tedesco, guarda caso protagonista – anche se in forma meticciata – di entrambe le uccisioni di bambini degli ultimi due anni), consultai tutte le statistiche disponibili al mondo. Statistiche che non dicono molto, ovviamente, perché l’educazione e la gestione del cane non si possono ridurre in cifre… ma siccome da qualche parte bisogna pur partire, anch’io mi procurai questo tipo di dati. E i meticci la facevano da padroni in tutto il mondo.
Ma perché? Perché sono “più cattivi”?
Ovviamente no: perché sono i più diffusi!
Così come, nel periodo ’79-’98, pit bull e rottweiler erano “di moda” non negli Stati Uniti in generale, ma tra le bande giovanili che dilagavano in quel periodo nei vari ghetti. Le bande, ahimé, dilagano ancora: i cani un po’ meno (si sono accorti che per far attaccare un uomo da un pit bull bisogna faticare non poco, e son tornati ai vecchi, buoni coltellacci a serramanico). Quindi, probabilmente, una statistica più attuale riporterebbe razze diverse.

bassottixtuttiDetto questo, però, il concetto di “più bassotti per tutti” mi fa veramente venire la pelle d’oca. Non solo perché è palesemente nazista, non solo perché sono profondamente convinta che chi parla di estinzione di razze canine sia altrettanto disponibile a parlare di estinguere qualche razza umana, ma anche perché vorrei far presente all’esimio professore che l’uomo, inteso proprio come homo sapiens sapiens, è diventato il padrone di questo pianeta soprattutto grazie al cane.
E’ storicamente provato, infatti, che soltanto la presenza del cane ha permesso di passare dalla vita nomade a quella stanziale, dandogli la possibilità di praticare l’allevamento e la pastorizia (che prima del cane non esistevano), dandogli la possibilità di cacciare più efficacemente (e quindi di nutrirsi meglio) e dandogli la possibilità di dormire sonni tranquilli (perché c’era lui a fare la guardia), tutti fattori che hanno permesso all’uomo di sviluppare maggiormente le proprie capacità cerebrali.
Ora, a me piacerebbe vedere gli antichi pastori che piazzavano branchi di bassotti a difendere i propri armenti dai lupi; o i cacciatori di orsi, o di grossi ungulati (perché non è che ci fossero volpi e tassi sempre disponibili per tutti) con i loro bassotti-killer; o le famiglie che affidavano i propri beni e le loro case al bassotto da guardia.
Io adoro i bassotti, ne ho avuti tre e non escludo neppure di poterne avere un altro in futuro… ma sinceramente, quando ho deciso di tornare a fare un po’ di UD, un rottweiler mi è parso leggerissimamente più adeguato. Che poi il mio rottweiler sia un cane pericolosissimo solo quando ti piazza le zampe in spalla e ti massacra di leccate, è cosa nota a tutti i lettori di Tpic… ma è anche secondario. Sta di fatto che nelle gare di UD, a parte gli esercizi di difesa e tutto il cucuzzaro, c’è anche da saltare un ostacolo di un metro: e al bassotto ci vorrebbe la scaletta.

johnnybassottoMa anche ai giorni nostri: mandiamo la polizia a sedare sommosse con i bassotti (forse l’esimio prof aveva in mente “Johnny il bassotto” di Bruno Lauzi…).
Se qualcuno si perde in un bosco, spediamo il bassotto a cercarlo (che magari lo trova pure, ma nel frattempo il disperso fa in tempo a morire di vecchiaia… perché le zampe corte… sono corte, e più di tanto non possono andare)?
Al non vedente che ha bisogno di un cane guida, diamo un bassotto che per fargli evitare una transenna deve prima saltargli in spalla, perché da là sotto non la vedrebbe mai?
Se una ragazza di quindici-sedici anni vuole uscire tranquilla di sera senza rischiare che qualche homo strunzus strunzus la rapinie/o violenti, le piazziamo un bel bassotto al guinzaglio?
Ma come stracavolaccio si fa a pensare che i cani di grossa taglia siano un pericolo da eliminare dalla faccia della terra, e a non considerare minimamente tutte le attività sociali (anche volendo rinunciare a quelle sportive) in cui ancora oggi è coinvolto il cane.
Vogliamo bassotti da soccorso nautico?  Bassotti da valanga? E lo stesso discorso, ovviamente, vale per tutti i cagnolini che sì, certo, saranno perfetti come animali “da compagnia”: ma pensare che il cane serva soltanto alla “compagnia” è a dir poco riduttivo.
Quando leggo articoli  di questo genere, io penso sempre: ma a questa gente, cosa gli dice il cervello?
Ai posteri l’ardua sentenza. Posteri che, ad andare abbastanza avanti nel tempo (sempre che noi umani così carini e così è poco pericolosi non riusciamo ad autoestinguerci prima a forza di guerre e di bombe), potrebbero anche cambiarci nome.
Perché se i professori di biochimica, pure cattedratici alla Sapienza, scrivono articoli di questo tenore… figuriamoci gli altri. Quindi non mi stupirei proprio, se nei libri di scienze del 20015 la nostra epoca venisse definita come quella dell’Homo gnurant grurant.
Fortuna che non sarò lì a vederlo.


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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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